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1. Disastri in pausa pranzo

Venerdì, 12/01/2018
Seoul, Corea del Sud.
Uffici della KCIA.

Dagli odorini invitanti dei numerosi street food della città che giungevano prepotentemente alle narici di tutti i presenti all'interno dell'edificio della KCIA, si poteva dedurre che fosse quasi giunto il tanto agognato momento della pausa pranzo.

Ma, purtroppo, lo sarebbe stato per tutti tranne che per Kim Myungsoo e Jang Dongwoo, le due tanto celebri quanto giovani spie che erano state degradate agli umili lavori d'ufficio non molto tempo prima, dopo aver fallito una missione di fondamentale importanza che li aveva addirittura portati a prendere di mira persona sbagliata.

E con prendere di mira s'intende proprio uccidere nel vero senso della parola. Già, due colpi secchi di pistola, dritti al cuore, che avevano fatto cadere l'innocente vittima dalla terrazza di quell'enorme grattacielo in cui si era svolto lo scontro, che aveva ovviamente avuto esito negativo non solo per le due spie, ma per tutti i membri della KCIA, scombussolando loro tutti i piani d'attacco.

Ma, essendo entrambi due delle personalità più abili all'interno di tutta la squadra e avendo del potenziale niente male, il boss non avrebbe mai potuto in alcun modo espellerli così, senza un minimo di riguardo nei loro confronti, dato che sarebbe poi stato quest'ultimo ad averci da perdere, e in quel caso si trattava di perdere proprio dei pezzi grossi dell'agenzia... e non solo per modo di dire.

Insomma, alla fine dunque si era cercato un compromesso, e si era deciso di lasciare gli agenti Kim e Jang a lavorare per la KCIA, ma privandoli di tutti i titoli di merito e di avanzamento di carriera acquisiti fino a quel momento. E non erano cosa da niente, dal momento che - pur avendo entrambi venticinque anni tondi - lavoravano per la KCIA sin da quando avevano terminato le superiori.

Ad introdurli a questa insolita ma indispensabile professione era stato il signor Jang, il padre di Dongwoo, anche lui da sempre agente segreto... ma niente affatto segreto per il suo unico figlio, che con la sua spiccata intelligenza aveva già intuito sin da piccolo che il padre non fosse un semplice impiegato d'ufficio, ma che in realtà si occupasse di ben altro. Ed essendo Dongwoo orfano di madre sin dalla tenera età, non potè che essere entusiasta di avere l'onore di seguire le orme di suo padre, il quale però lasciò questo mondo soltanto un anno dopo averlo introdotto alla KCIA.

Ma Dongwoo, nonostante le iniziali grosse difficoltà nel superare il lutto, non ebbe mai grossi problemi a causa di questo, avendo sempre avuto al suo fianco il suo migliore amico nonché abile collega Kim Myungsoo, che invece era stato ripudiato dai genitori sin dalla sua adolescenza, quando aveva rivelato loro di voler diventare un agente segreto, mentre il signore e la signora Kim lo avrebbero sicuramente voluto obbligare a diventare un avvocato come loro, proseguendo l'attività nel loro studio. Myungsoo però si era categoricamente rifiutato, preferendo seguire il suo sogno e correre tutti i rischi possibili ed immaginabili per arrivarci, pur di realizzarlo.

Quindi, tirando le somme, tra un orfano e uno che non lo era ma che si era sempre ritenuto tale, alla fine i due si erano rivelati essere due ragazzi pieni di talento e di forza di volontà, dalla spiccata intelligenza e capacità d'azione, senza contare la loro ben allenata forza fisica, con la quale riuscivano a stendere anche i peggiori criminali o ricercati.

Tuttavia... beh, per quanto riguardava la loro ultima missione, avevano compiuto un errore madornale. Che fosse stato a causa loro o delle direttive sbagliate della KCIA, questo non si poteva in alcun modo scoprire, ma fu sicuramente inevitabile il fatto che alla fine la colpa fu data a loro.

Certo, in effetti erano stati proprio loro due quelli armati che si erano giocati il colpo della loro carriera, sparando all'individuo sbagliato e lasciandosi sfuggire quello giusto, ma non per questo significava che fossero agenti incapaci, dato che per anni avevano sempre svolto brillantemente il loro compito.

Fatto sta che erano stati relegati da ormai quasi due mesi ai lavori d'ufficio, un computer a testa e la scrivania dell'uno di fronte a quella dell'altro, di modo che potessero parlare fra di loro in tutta tranquillità. Tranne che quando passava da quelle parti il loro capo Lee Pil Mo, il che, nella sezione uffici, accadeva pressoché di rado.

«Agente Kim, agente Jang. Avete fallito la missione... ora vi aspetta la scrivania» era stata quella orribile frase pronunciata qualche settimana addietro dal loro boss, frase che li aveva costretti a cadere così in basso nei lavori d'ufficio, e il ricordo di quel giorno accompagnava costantemente i loro pensieri, adesso.

Però non si poteva escludere una possibilità di riscatto, anche se, dovevano ammetterlo entrambi, ci sarebbe voluto tanto, tanto tempo. Per questo preferivano non pensarci troppo e focalizzarsi invece sulla loro nuova occupazione.

Ma all'ora di pranzo era ben difficile, dal momento che il buon odorino del cibo caldo proveniente dagli stand poco sotto di loro era giunto anche attraverso le finestre di quel piano, stuzzicandogli le narici e facendogli venire una grande acquolina in bocca, specialmente a Myungsoo, che era sempre stato un buon gustaio sin dalla nascita.

Quest'ultimo, infatti, fece subito sentire il proprio languorino con un rumore di stomaco che fece voltare buona parte dei suoi colleghi verso di lui, in primis Dongwoo.

«Scusatemi... ho fame» si giustificò subito il ragazzo, portandosi una mano all'altezza della pancia e massaggiandosela sconsolato, dato che avrebbe potuto mangiare come minimo dopo un'ora.

«Yah, non farti distrarre dal cibo. Ti ricordo che fino a che non finiamo qui, non possiamo andare a fare la pausa pranzo con gli altri» gli ricordò allora Dongwoo, alludendo a tutti i loro colleghi d'ufficio che, non essendo ex spie degradate come loro, avevano diritto ad una normale pausa pranzo degna di essere chiamata tale.

Invece Myungsoo e Dongwoo dovevano sempre finire di scartabellare un sacco di carte e documenti prima di poter lasciare l'ufficio e mangiare un misero panino, per poi tornare subito dopo al lavoro fino a tarda serata. Già, perché oltre tutto erano stati pure obbligati a fare gli straordinari non pagati, pur di tenersi saldo l'unico lavoro che avevano.

«Uffa...» sbuffò Myungsoo con il suo solito broncio da bambino piccolo che, però, aveva effetti stranamente miracolosi su ogni giovane ragazza che posasse il proprio sguardo su di lui.

Peccato soltanto che di ragazze in quel loro piano non ci fosse nemmeno l'ombra... senza tenere conto della loro odiosa capoufficio, una certa Kim Namjoo.

«Potete andare in pausa pranzo... per venticinque minuti esatti. Tranne voi due, ovviamente, dato che dovete finirmi di archiviare quella roba»

Parlando del diavolo, ecco che sbucò subito fuori lei, Kim Namjoo, una donna sulla trentina che tutti definivano alquanto odiosa, soprattutto per la sua voce stridula, ma la cui bellezza ed intraprendenza avevano sempre attirato molti sguardi indiscreti all'interno dell'ufficio della KCIA.

Alle sue parole, comunque, si alzarono e lasciarono temporaneamente l'ufficio circa una decina di persone, la maggior parte delle quali già oltre la soglia dei quaranta, se non addirittura dei cinquanta. Svolgevano quelle mansioni da sempre, per questo ritenevano alquanto incapaci i due "novellini", che con le loro menti ancora lucenti e scattanti erano solo in grado di compiere azioni istintive, ma non di compilare moduli e altre cose noiose davanti ad un pc.

Ed in effetti era vero; abituatisi com'erano a trovarsi in situazioni a volte anche estremamente pericolose e a dover decidere per la vita o per la morte, ora stare lì davanti ad un computer non gli sembrava quasi vero. Anzi, era proprio quello che entrambi avrebbero definito l'apice della monotonia. Del resto, però, ormai ciò che era stato fatto non si poteva cambiare, e i due avrebbero dovuto continuare così ancora per molto, o meglio, fino a che Lee Pil Mo non si sarebbe deciso ad accoglierli nuovamente nella sezione "agenti segreti".

Quando tutti se ne andarono e la stanza rimase completamente vuota, Myungsoo e Dongwoo si rimisero a lavorare, non prima di essersi lanciati un eloquente sguardo.

Ma, dopo neanche mezz'ora, quando Dongwoo alzò finalmente la testa dal computer, vide qualcosa che lo fece imbestialire; e quando Jang Dongwoo si imbestialiva, non era mai una buona cosa. Specie se era per colpa del suo storico collega e dei suoi incorreggibili difetti.

«Sveglia, Mr. Ghiro! Hai tutto quel lavoro da fare e te ne stai lì a ronfare indifferente?» urlò infatti Dongwoo contro Myungsoo, notando con disappunto come quest'ultimo si fosse abbioccato con la testa ciondolante su una mano e la bocca semi aperta.

A quel severo richiamo, Myungsoo si riprese subito, scuotendo la testa e cercando di riassumere un'aria seria, non dopo aver sbadigliato profondamente.

«Yawn... Scusa, amico, è che fare tutta questa roba a stomaco vuoto mi fa venire sonno»

«Yah, ma insomma! Prima hai fame, poi però dormi! È per colpa tua che ci hanno ghettizzati qui, non ricordi? Vedi di impegnarti, se vuoi tornare ad essere un vero agente!» si innervosì Dongwoo, sbattendo una mano sulla propria scrivania e guardandolo torvo.

«Yah, calmati! Se solo tu non avessi sparato alla persona sbagliata durante la missione, adesso non saremmo in questa schifosa situazione!» ribattè a tono Myungsoo, cercando di discolparsi.

«Aish, ma che dici?! È nel lavoro di squadra che abbiamo fallito! Sei tu che hai sparato a lui solo perché un attimo prima l'ho fatto anch'io, ma con un solo sparo probabilmente non sarebbe morto!» gridò nervosamente il collega, ripercorrendo mentalmente per filo e per segno tutti i disastrosi avvenimenti che li avevano portati fino a quel punto.

«Certo, certo... come no!» rispose Myungsoo, senza sapere che altro dire. Non aveva mai avuto particolari abilità oratorie, e quando la situazione si metteva male preferiva sempre sviare il discorso o fare finta che non gli importasse nulla. Ma in realtà gli importava, eccome.

A quel puntò nemmeno Dongwoo ne poteva più di discutere così a caso e a stomaco vuoto, quindi con la sua voce autoritaria cercò di rimettere in riga lo scansafatiche.

«Aish, ora basta! Rimettiti giù a lavorare e poche storie, altrimenti qui facciam notte!»

Myungsoo gli indirizzò una linguaccia che, per sua fortuna, Dongwoo non vide, e fece come gli era stato detto, ma tenendo il pensiero fisso ad una sola cosa: che una volta uscito di lì avrebbe finalmente potuto mangiare.

✖️✖️✖️

Alla stessa ora in cui Myungsoo e Dongwoo stavano sudando sette camicie per potersi concedere la loro brevissima pausa, una giovane ragazza di nome Yoon Bomi, dall'altra parte della città, stava uscendo allegramente dall'edificio in cui lavorava, con zaino in spalla e berretto in testa.

Procedeva speditamente lungo il camminamento rialzato che costeggiava il magnifico fiume Han, ammirando i timidi raggi di sole che si riflettevano su tutta la città innevata, e canticchiava fra sé e sé un motivetto che ricordava molto la canzoncina dei Sette Nani, sebbene leggermente modificata: «Andiam, andiam, andiamo a mangiar!»

Anche lei, infatti, aveva sempre adorato mangiare sin da piccola, e non si faceva mai mancare un pasto degno di essere chiamato tale. Nonostante fosse così atletica, non aveva mai seguito diete o cose del genere, mangiava semplicemente tutto ciò che le capitava sotto il naso, anche se in presenza di sconosciuti preferiva cibarsi con calma piuttosto che trangugiare il pasto super velocemente come invece faceva a casa sua.

Tuttavia, mentre camminava spensierata riflettendo che cosa avrebbe potuto ordinare quel giorno al ristorantino dov'era solita trascorrere la sua mezz'oretta di pausa pranzo, ecco che si vide venire incontro due biciclette, e fece appena in tempo a scostarsi di lato di qualche metro prima che entrambe inchiodassero proprio davanti a lei con una pericolosa frenata.

Bomi ebbe un attimo di spaesamento, trovandosi attaccata alla ringhiera del camminamento con una faccia piuttosto sconvolta, mentre uno dei due individui le rivolgeva le proprie scuse.

«Scusaci, non volevamo venirti addosso, è che coi riflessi del sole non ti avevamo vista» farfugliò timidamente, osservandola da sotto il suo berretto.

«N-non fa niente, non preoccupatevi...» balbettò Bomi in risposta, mentre lasciava finalmente la presa sulla ringhiera. La voce le era sembrata familiare, ma con lo spavento che si era presa avrebbe potuto anche essere un'allucinazione.

Stava poi per riprendere a camminare senza neanche guardare in faccia quei due, ma cambiò idea quando sentì pronunciare il suo nome. E fu allora che capì di chi si trattava.

«Bomi? Yoon Bomi?»

La ragazza si voltò allora verso i due individui in bicicletta, sperando che ciò che stava vedendo non fosse vero, ma purtroppo era proprio così.

Davanti a lei, infatti, c'erano nientemeno che il suo storico ex ragazzo in compagnia di quella che - a quanto sembrava - avrebbe dovuto essere la sua nuova fidanzatina.

Per non dover affrontare quella scena imbarazzante, Bomi avrebbe certamente voluto sotterrarsi, se solo avesse potuto.

«Oh... Woohyun-ah, ciao» fu infatti tutto ciò che riuscì a dire, accompagnandosi con un cenno di saluto della testa.

Lui però, contrariamente a Bomi, non sembrava affatto in imbarazzo, tanto che sembrò voler intavolare una conversazione che, forse, la sua nuova ragazza non avrebbe approvato con tanta gioia.

«Ehi, come te la passi?» le chiese infatti con un sorriso, anche se la risposta poteva essere ben più che ovvia, dopo tutto quello che era successo fra loro due.

«Bene... benissimo, direi! E tu?» mentì tuttavia Bomi, giusto per non dare l'impressione di essere una depressa, e sperò con tutto il suo cuore che la conversazione sarebbe finita il prima possibile, dopo i soliti odiosi convenevoli.

«Posso dire lo stesso... da quando sto con lei mi sento rinato!» esagerò invece Woohyun, alludendo alla sua nuova ragazza e lanciando a quest'ultima uno di quei sorrisi che, fino a due mesi prima, sarebbero stati capaci di far sciogliere Bomi in un brodo di giuggiole.

Ma, prima che la mente della povera ragazza potesse partire per la tangente e rimettersi a fantasticare su quei bei momenti che non avrebbe mai più potuto rivivere, l'audace mano della nuova ragazza di Woohyun si fece avanti, protendendosi verso di lei.

«Park Chorong, piacere» disse poi con voce sensuale, mentre Bomi la guardava perplessa. Non sapeva se augurare di morire a Woohyun oppure a questa qui, per la quale il suo ex l'aveva evidentemente lasciata. Nel dubbio, perché non augurarlo a entrambi?

«Yoon Bomi, il piacere è tutto mio...» le rispose poi a denti stretti, forzando un falsissimo sorrisetto, mentre intanto pensava: "Ma che possano morire ammazzati, lei e quel lurido di Nam!".

Seguirono due o tre secondi di intenso silenzio, colmato soltanto dai rumori del traffico non molto distanti, e fu allora che Bomi si accorse che la mano di Chorong che aveva appena stretto portava un brillante anello all'anulare, che sbrilluccicava intensamente alla luce del sole.

«Voi... siete già fidanzati ufficialmente?» azzardò quindi Bomi, maledicendosi subito dopo per essere stata così ficcanaso.

«Già, ci amiamo talmente tanto che non abbiamo voluto aspettare oltre» le rispose con vanto Chorong, per poi allungarsi verso Woohyun, stando ben attenta a non inclinare troppo la bicicletta, e coinvolgerlo in un intenso bacio.

E, mentre Bomi li osservava incredula, sentì il mondo caderle addosso. Le emozioni che provava in quel momento altro non erano che rabbia, gelosia, frustrazione... e non la si poteva neanche biasimare per questo.

Diamine, non era possibile che, dopo soli tre mesi che lei e Woohyun si erano lasciati, lui si fosse già sistemato con quella lì, e le avesse regalato un preziosissimo anello che a Bomi non aveva mai regalato nei cinque anni in cui erano stati insieme!

Già... Non ci poteva credere, ma a quanto pare era successo davvero.

«Oh, interessante» farfugliò quindi la ragazza di tutta risposta, non sapendo che altro aggiungere. Poi si ingegnò e, per rimediare al danno fatto, cercò la prima scusa utile per potersela filare.

«Ora però devo scappare, devo vedere... il mio ragazzo» mormorò, rendendosi conto di aver spudoratamente mentito, ma per una buona causa.

A quelle parole, Woohyun spalancò gli occhi, come se fosse sorpreso del fatto che anche lei si fosse di nuovo fidanzata.

«Ah, quindi ti sei ben sistemata anche tu» constatò, annuendo appena.

«Sì, e lui è... è semplicemente fantastico. Viviamo già insieme e... penso davvero che sia la persona giusta per me. Dovreste conoscerlo» continuò Bomi, facendo la finta soddisfatta e rendendo pan per focaccia a quel lurido del suo ex, anche se la reazione di quest'ultimo non fu proprio quella sperata.

«Son contento per te» fu infatti tutto ciò che disse Woohyun, non aggiungendo altro che facesse intravedere la sua probabile gelosia o altre cose che Bomi aveva inutilmente immaginato.

Del resto, però, che altro poteva sperare che le dicesse? Ormai lui aveva Chorong, e di lei non le importava più niente. Sì, era stata una bellissima ed indimenticabile storia d'amore, ma ora era tutto finito, e non si poteva più tornare indietro.

Infatti Bomi fece finta di non sentire questa sua ultima affermazione, riprendendo invece a camminare e salutandoli svogliatamente con una mano.

«Allora ciao, ci si vede in giro»

Poi, senza nemmeno aspettare la loro risposta al suo saluto, accelerò velocemente il passo e sperò con tutta se stessa di non incontrarli mai più nella vita, dato che, se li avesse ancora visti insieme, era sicura che il suo represso instinto omicida avrebbe fatto sentire il proprio effetto su entrambi.

✖️✖️✖️

Quella stessa sera, dopo cena, Bomi incontrò la sua migliore amica Naeun al solito bar appartenente a suo cugino Lee Sungyeol, la cui attività andava alla grande sin da quando l'aveva aperta.

Quando le due ragazze ebbero preso posto al solito tavolo, dopo aver preso le ordinazioni, Bomi esordì con aria sconsolata: «Naeun-ah, non sai cosa mi è successo oggi...»

«Oddio, Bomi-yah, è qualcosa di grave?!» si allarmò subito Naeun, protendendosi in avanti sul tavolo con aria preoccupata.

«Ho visto il mio ex con la sua nuova ragazza, e...» cominciò allora Bomi, bloccandosi proprio sul più bello.

«E...?» la incalzò Naeun, già più tranquilla, avendo temuto il peggio.

«È stato terribile, ho scoperto che sono già fidanzati ufficialmente dopo solo due mesi! E mi sono dovuta trattenere per non mandarlo a quel paese mentre si sbaciucchiava spudoratamente con la sua lei davanti a me!» si sfogò la ragazza, affondando la testa fra le proprie mani e scuotendola con disperazione.

«Cara, dai, cerca di non abbatterti troppo!» provò quindi a consolarla Naeun, accarezzandole una spalla. «Da quando non state più insieme sei diventata troppo irascibile ed emotiva, devi assolutamente trovarti un nuovo ragazzo!»

«Facile dirlo per te, che stai con lui felicemente da due anni!» ribattè con invidia Bomi, indicando Sungyeol poco distante da loro, che in quel momento stava servendo dei clienti al tavolo affianco.

Già, perché il destino aveva evidentemente voluto che la sua migliore amica Naeun si innamorasse proprio del cugino buono di Bomi, e quest'ultima si era offerta di fare loro da cupido due anni addietro, quando stava ancora con Woohyun e di amore ci capiva ancora qualcosa.

«Ma Bomi-yah, la questione è più semplice di quel che credi: devi soltanto cercare di dimenticarlo e di ricominciare daccapo» cercò di tranquillizzarla l'amica, con voce pacata.

«Lo so, lo so! Ma ho un vuoto mentale quando lo vedo, ho rinunciato a tutto per lui» si innervosì ancor di più Bomi, mentre si sforzava di non lacrimare proprio lì davanti a lei.

«Ecco, è proprio per questo che devi ricominciare!» esclamò allora Naeun, prendendole un braccio e stringendoglielo forte per infonderle coraggio.

«Già, ma come? A parte quel trentenne di Sungkyu che abita vicino a casa tua, non conosco nessun altro ragazzo decente!»

«Bomi-yah, ma è così facile!» scosse la testa Naeun, sorridendo divertita.

«Che vuoi dire?» le chiese l'altra, sollevando un sopracciglio.

«Incontrali online, ci sono tanti di quei siti per incontri... vedrai che basterà un click a trovarne qualcuno di sexy!» le rivelò l'amica, per poi farle un occhiolino che lasciava ad intendere tutto.

Bomi sgranò gli occhi, non credendo alle proprie orecchie.

«Yah, e tu credi che mi fiderei di gente conosciuta online? Non lo sai che potrei finire sgozzata, se si trattasse di qualche pazzo assassino?!»

«Ma che dici?! Al massimo finirai per trovare un ultra cinquantenne già divorziato tre volte e con sei figli, e a quel punto nessuno ti vieterà di dartela a gambe!» rispose Naeun, buttandola sul ridere, anche se, a dire il vero, le preoccupazioni di Bomi non erano del tutto infondate.

«Sei proprio rassicurante, Naeun-ah...» borbottò ironicamente quest'ultima, assottigliando gli occhi.

Allora Naeun la guardò seria come non mai, insistendo ulteriormente per convincerla.

«Tu fallo, e ti assicuro che non te ne pentirai»

«Non credo proprio, Naeun-ah» disse Bomi, che ancora non demordeva e, se fosse stato per lei, non si sarebbe mai arresa a degli squallidi incontri online per nulla al mondo.

"Ah, no? Beh, allora staremo a vedere..." pensò allora Naeun con un impercettibile sorrisetto malefico dipinto in volto, dato che in realtà aveva già in mente un piano perfetto per far trovare all'amica la sua anima gemella e potersi sdebitare finalmente con lei per tutto ciò che Bomi aveva fatto per lei e Sungyeol.

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Spazio autrice:

(Da quant'è che non ne facevo più uno? AHAHAHAH)

Okay, okay... innanzitutto buonasera a tutti, cari lettori! Come va la vita?~

Ho deciso di fare lo spazio autrice soltanto per dirvi che... beh, per questa nuova fanfiction diciamo che mi sono voluta cimentare in un esperimento, ovvero inserire tante belle gif sclerose dei vari personaggi ogni 3x2 AHAHAH

Devo ammettere che come mia prima volta è stato piuttosto faticoso, ma spero vi sia risultato piacevole durante la lettura :3

Mad_Mark Vivianlee99 Jushichan flavjk Angela2512 Alienxxjing Voglio in particolare la vostra opinione, ehehe~

Comunque vi giuro che trovare le gif giuste per ogni occasione porta via almeno mezz'ora, oppure sarà che sono io ad essere incantata dato che non l'avevo mai fatto prima d'ora AHAHAHA

In ogni caso, ora che ho scoperto come inserirle nei capitoli, aspettatevi tante belle gif anche nei prossimi, e perché no, anche nelle mie altre fanfiction, quando avrò voglia di mettervi mano per modificarle LOL.

Detto questo, spero che il capitolo vi sia piaciuto, e... niente, restate in linea per il prossimo xD

Ariel Carter

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