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Pesto




Manuel si addormenta nel letto di Simone.

Non per sua intenzione, ovviamente: è crollato senza accorgersene e l'altro ragazzo ha fatto lo stesso poco dopo di lui, nel cuore della notte.

Quando apre gli occhi, il sole è alto nel cielo, a segnare mezzogiorno o qualche minuto in più. La camera in cui si trova è illuminata dall'esterno e deve strizzare le palpebre per abituare la vista.

Stringe il lenzuolo intorno a sé, a coprire il proprio corpo ancora nudo dal busto in giù.

Nudo è anche colui che riesce a scorgere in piedi davanti alla porta-finestra socchiusa, così da far uscire il fumo della sigaretta che si consuma tra le sue dita.

Tira leggermente il busto, reggendosi sui gomiti. «Ma te danno tanto fastidio dei vestiti addosso?» constata. Non che gli dispiaccia la visione, per inciso, al contrario, pensa sia una bella visione.

Simone mantiene per mezzo secondo lo sguardo sul giardino fuori. Farà caldo pure quel giorno. Aspira un tiro dalla sigaretta e soffia verso l'esterno il fumo. In seguito, si gira nella direzione di chi ha appena parlato. «T'imbarazza?» lo prende in giro. «Tanto hai già visto tutto, no?»

«Te prendi n'accidente.»

«Guarda che quello vecchio sei tu. Devi fare attenzione agli spifferi.»

Manuel alza gli occhi al cielo e si mette a sedere sul materasso. In realtà, potrebbe persino dargli ragione, dato che si è accorto che dopo i venticinque anni ad ammalarsi non ci vuole nulla e deve portarsi dietro il giacchetto quando gli capita di uscire la sera, oltre che una scorta di medicinali tra Moment, Tachipirina e via discorrendo, in una borsa che tiene in auto – non si sa mai.

Simone lo scruta e butta il mozzicone ancora acceso giù dal balcone.

«Sei scemo? Usa un portacenere!» viene subito rimproverato, ma ignora quella frase. Piuttosto avanza pigramente, sale sul letto e gattona nella direzione dell'altro. Si avvicina sempre di più. Il suo intento è uno solo ed è ben chiaro.

Manuel lo capisce nell'immediato: Simone vuole baciarlo.

Si affretta a bloccarlo, mette indice e medio sulle sue labbra prima che ciò si verifichi e lo scansa. «Che stai a fa'?»

«C'ho voglia.»

«De che?»

«De scopa', genio!»

Scoppia a ridere in modo un briciolo isterico, sia per la giustificazione usata, sia per la cadenza romana forzata – abita lì da una vita e pare milanese, a tratti.

«Dovemo mette' 'n chiaro 'na cosa» sentenzia «quello che è successo stanotte, è successo solo stanotte. Non accadrà di nuovo.»

Simone resta serio in un primo attimo, tanto che Manuel teme quasi di averlo ferito o chissà che e la sua coscienza comincia già a bacchettarlo: "ecco, ti sei approfittato di un ragazzino! L'hai fatta la cazzata. sei vomitevole!".

Poi, però, lo vede sorridere e sgranare gli occhi, lo sente replicare: «Certo, come no.»

«So' serio.»

«Sei stupido.»

«Perché sarei stupido?»

«Perché tu mi ecciti, io ti eccito, chiaro. Se abbiamo voglia, basta andare nella stanza accanto senza rischiare di prendersi una malattia venerea da uno sconosciuto di Grindr.»

Il suo ragionamento ha persino un senso, Manuel deve ammetterlo. Al contempo, è necessario per lui realizzare che non sono più le quattro di notte, che il sole è alto nel cielo e la razionalità, insieme alla maturità, devono prevalere. «E tu hai diciott'anni» dice.

«E allora?»

«Sei il figliastro di mia madre.»

«Non mi ha partorito lei e non condivido alcuna genetica.»

Altra ottima osservazione.

«Hai la ragazza» insiste.

A tal punto, Simone sbuffa e si tira indietro. Si siede a gambe incrociate e piazza un cuscino tra di esse, sufficiente a coprire le sue parti intime. «Laura non è la mia ragazza» confessa.

Manuel aggrotta la fronte. «Ma se l'hai baciata davanti a me 'na cifra di volte!»

Due contate, ma tant'è.

«Laura è lesbica.»

Okay, quello non se lo aspettava. Aggrotta le sopracciglia. «Come?» non pensa di aver capito bene. Forse si è confuso.

L'altro sospira. «È lesbica, sta con una ragazza di Frosinone, si vedono ogni due settimane.»

«E perché voi...»

«Perché non vogliamo dirlo ai nostri genitori, a scuola è pieno di stronzi omofobi, quindi fingiamo di stare insieme così nessuno ci rompe. Non le interessa affatto chi mi scopo io.»

Si tratta di una spiegazione così logica e lineare da tramortirlo, quasi. Di sicuro lo lascia senza parole.

Manuel abbassa lo sguardo. Un'ipotesi del genere non l'aveva presa in considerazione — come poteva?

Per quel poco che ha visto, in occasioni che si contano sulle dita d'una mano, parevano sul serio una coppia di due adolescenti innamorati, i classici piccioncini, come li definisce Anita: Laura sempre premurosa, gentile, a cercare il contatto con il ragazzo, i baci timidi sulle guance.

Due attori eccellenti, nulla da dire, degni di un premio Oscar.

«Non sono il tipo di persona che va con gli altri se sta con qualcuno, io» puntualizza Simone.

«No, certo, io—uhm, mica l'ho pensato.»

«Ma figurati.»

Se messo alle strette...

«Beh, uno o due volte» ammette Manuel. «Puoi biasimarmi?»

Non ottiene una risposta concreta. Piuttosto, lo vede scuotere il capo, sporgersi di nuovo in avanti per reclamare quel bacio negato poco prima, come se tutto il discorso appena avvenuto non avesse alcun peso e non fosse mai avvenuto.

Risolto!

Ancora una volta, tuttavia, lo respinge e ribadisce: «Ma quel che ho detto non cambia la situazione.»

«Sono tutte cazzate, come ti ho fatto notare.»

«Resti il figliastro de mi' madre e resti piccolo.»

Simone fa una smorfia di disappunto. Odia tale appellativo. «A parte il fatto che non sono piccolo» pronuncia tale parola con disprezzo «Mi spieghi che c'entra? Dobbiamo solo fare sesso, mica firmare per un impegno in eterno!»

Una risposta non sopraggiunge, non verbale.

Osserva il più grande alzarsi dal letto, continuare a coprirsi finché non è in grado di indossare i boxer raccattati da terra.

«Me vado a fa' 'na doccia» lo sente dire «tu vai a pulì de sotto che mezzogiorno è passato.»

Lo ignora, giocherellando con un filo della federa del cuscino. «Tanto ricapita prima di quanto immagini.»

Manuel schiocca la lingua sul palato.

Non ricapita, pensa.

Vorrebbe, certo, è stata una delle notti più passionali e travolgenti della sua vita, deve ammetterlo; quella elettricità tra loro, l'estrema attrazione tra i loro corpi finalmente esplosa lo inebria ancora.

Ma, come già appurato, è mattina e le scelte pazze, le follie, appartengono alla notte.

«Nah, tienite il ricordo» si congeda in modo spavaldo, nella piena convinzione di quanto ha appena affermato.

Lascia il ragazzino nella sua stanza, recandosi di fretta in bagno.

L'acqua calda lava via il sudore, il senso di colpa e ogni altro pensiero.

Ci impiega poco più di mezz'ora a fare tutto, compreso asciugarsi e mettersi dei vestiti puliti.

Quando scende al piano inferiore, il caos regna ancora sovrano e lui è pronto ad una strigliata vera — giusto perché non ha intenzione di prendersene una dalla madre.

Sì, è un uomo adulto, ciò nonostante Anita lo spaventa e lo farà per il resto della vita.

Ode dei rumori provenire dalla cucina, per cui capisce che è lì che si trova Simone. A mente già si prepara cosa dire e in che modo farlo: fermo, deciso, responsabile.

Stride col fatto che trenta minuti prima erano nudi in un letto insieme.

Cammina a passo deciso verso la meta. Trova il ragazzo vicino ai fornelli, di spalle — ha indosso solo i boxer e una maglietta bianca, ha trovato dei vestiti, a quanto pare, per quanto pochi  — e una pentola d'acqua messa su a bollire.

Si ferma sulla soglia della porta, appoggiandosi allo stipite. «Di là ce sta ancora casino, non dovevi mette' a posto?»

Ci va cauto, a discapito dei propositi.

Simone gli rivolge un'occhiata fugace. È impegnato a mescolare qualcosa in una ciotola di plastica bianca e opaca. «Ho fame» si giustifica «poi faccio.»

«Se mi' madre e Dante tornano e trovano...»

«Non trovano niente. Ti piace la pasta al pesto?»

«Stai cambiando discorso.»

Sì, lo sta facendo.

«C'è questo che non è male» si gira con lentezza e mostra un barattolo in vetro di pesto industriale, con una grossa etichetta blu e una targhetta rossa.

Manuel inorridisce. «Quello lo chiami pesto?» commenta con leggero disprezzo. La sua lotta per i cibi in scatola prosegue da qualche anno poiché ha trascorso l'infanzia a consumare solo quei prodotti e adesso li tollera poco.

«Che ha che non va?» chiede Simone, con innocenza. Per lui uno vale l'altro, basta che gli plachi la fame.

«Fai vedere ad un ligure che mangi il pesto della Barilla e sarai giudicato per il resto della vita.»

Aggrotta le sopracciglia, perplesso e, a tratti, pure divertito. «I liguri non devono per forza sapere questo nostro piccolo e innocente reato. Occhio non vede, cuore non duole. La vuoi la pasta o no?»

Se ci ragiona un attimo, a parte le tartine al buffet della mostra, Manuel non mangia qualcosa di concreto dal giorno prima e quasi gli mancano i piatti pesanti ed elaborati di Anita. Il suo stomaco brontola. «Seh, seh, va bene» si arrende.

Per quella volta può passare sopra anche al pesto Barilla, solo per questa volta.

La pasta che mette sotto i denti è scotta, il pesto è davvero terribile, ma, alla fine, spazzola un intero piatto per primarie necessità.

Quantomeno, riesce a distrarsi con i fusilli e non dare troppo peso a Simone che continua a guardarlo e che accidentalmente gli sfiora una gamba con il piede sotto al tavolo al quale sono seduti uno di fronte all'altro.

Sta continuando a stuzzicarlo nonostante il loro accordo sulle note del è successo solo stanotte.

Una intesa unilaterale, a quanto pare.

«La pianti?» lo rimprovera quando teme di cedere perché il suo tocco è delicato e, purtroppo per lui, nei punti giusti, partendo dal polpaccio che sfiora con la pianta del piede, salendo lentamente sulla coscia.

«Di fare?» è la replica data con estrema disinvoltura.

«Lo sai benissimo.»

«Ti dà fastidio?»

«Certo. E poi sbrigati a finire, c'hai 'na casa da sistemare.»

Simone non ha ancora terminato la sua porzione. La sta consumando in maniera estremamente lenta, troppo lenta. Ficca in bocca un fusillo. «Sì, tanto tu mi aiuti.»

«Te lo scordi.»

«O mi aiuti o io continuo a fare questo» il suo piede si sposta di proposito sulla parte più interna coscia dell'altro, il quale si affretta ad allontanarlo prima che sia troppo tardi.

Ridacchia. «Continuo a fare questo» ribadisce «e finiamo a scopare sopra al tavolo» ulteriore fusillo «scegli tu, io vinco in ogni caso.»

Manuel è pressoché sicuro che quel tormento sia stato mandato dal Diavolo in persona per metterlo alla prova con quante più tentazioni possibili e per vedere quante volte può cedere — e sta facendo un lavoro più che egregio, se è così, complimenti.

Ma lui si è già concesso a quel peccato una volta, di notte, e una volta può succedere. Due sono troppe e deve chiudere la faccenda.

Sii adulto, sii maturo.

Serra la mandibola, sbuffa dal naso. «Solo perché non voglio sentì mi' madre poi» usa quella come motivazione e non il fatto che, in effetti, ha un principio di erezione in mezzo alle gambe dovuto alla sua punizione divina.

Ha un sacco di soprannomi da affibbiargli.

Simone sorride, appagato. Le sue labbra sono sporche di pesto e Manuel prova l'impulso di leccarglielo via e poi baciarlo e poi spogliarlo e poi...

Basta.

Le successive tre ore trascorrono tra sacchi di immondizia, spugna, sgrassatore e imprecazioni varie di Manuel che è sin da subito stremato.

Fa incredibilmente caldo, più della media stagionale e sta per impazzire a causa del sudore che gli fa appiccicare la maglietta addosso e dovrà di sicuro fare un'altra doccia – due, se si tratta di bloccare bollenti spiriti di differente natura.

Si chiede il motivo per cui non sia stato un po' più fermo e deciso: è lui l'adulto, quello che dovrebbe tenere le redini e badare al piccolo di casa, invece ha ceduto ad un blando ricatto di un ragazzino solo perché non si sa controllare.

Bel coglione.

Ha appena finito di raccattare gli ultimi bicchieri di plastica abbandonati nel salotto — che spreco — quando si lascia cadere di peso e sfinito sul divano. In quel momento, il telefono che tiene nella tasca della tuta vibra.

Teme sia Anita, dato che non si fa sentire dal giorno prima ed è abbastanza sospetto, allora si affanna a recuperare il cellulare per controllare le notifiche.

Però non è sua madre.

Sono stata davvero bene ieri sera😊
Mi piacerebbe rivederti
Mercoledì prossimo sei libero?

Marta non si è arresa e non capisce il motivo.

Insomma, solo per lui è chiaro che è stato un disastro su tutti i fronti? Le loro conversazioni sono state sul tempo e l'inflazione.

«È Miss Noia?»

Simone spunta dietro di lui e Manuel sussulta. «Non t'hanno insegnato che non se spia?» lo rimprovera.

Come reazione ottiene soltanto una risata e l'altro che gli prende posto accanto con ben poca delicatezza.

Ora che ci pensa, non è che con Simone ci ha fatto chissà che discorsi. Anzi, a dire il vero sa poco e niente di lui, a parte remoti particolari di com'era da bambino, tipo che si portava dietro un dinosauro di plastica ovunque andasse e una volta era tornato a casa in lacrime perché i compagni di scuola lo avevano preso in giro, sostenendo fosse un giocattolo per bambini – cosa che era ed erano, ma tant'è.

Durante gli anni lontano da Roma, Anita gli aveva raccontato qualcosa di sporadico, ad esempio che frequenta il Da Vinci anche lui e che è nella stessa sua vecchia sezione – "pensa la coincidenza!" – oppure dei viaggi che faceva spesso per andare dalla madre a Glasgow.

Per quanto ne sa, in comune non hanno davvero nulla.

Se ci ragiona, forse è meglio, così lo può considerare al pari di uno dei tanti beccati su Grindr — zero impegno, zero sentimenti, zero approfondimenti e complicazioni, che è quello che cerca al momento, sebbene sull'ultima parte abbia delle riserve; insomma, se mai saltasse fuori quello che hanno fatto quella notte, dubita che a Dante starebbe bene.

No, lo ucciderebbe, ne è certo, insieme alla moglie.

Hanno una forte e radicata tensione e attrazione sessuale, questo sì, e una parte di lui ha sperato che cessasse una volta tolto lo sfizio.

Il problema è che non è sparita. Al contrario, è aumentata, è diventata avida e ne vuole ancora, ancora, ancora.

È un casino.

«Hai intenzione di rivederla?» domanda Simone. Ha aggiunto al vestiario un pantaloncino rosso e una maglietta blu a maniche corte.

Per fortuna, pensa Manuel. Ripone il cellulare in tasca. «Non so, poi vedo» borbotta. «Hai finito di là?» svia la questione.

«Perché ci vuoi uscire una seconda volta se è andata male?»

Di nuovo, viene ignorato. Alza gli occhi al cielo. «Ho detto che poi vedo, in futuro, non che ci esco ora, adesso, subito. E comunque non è andata male.»

«Ah, quindi la negazione ti appartiene proprio di natura.»

«Non è negazione, è...» prova a dire. La realtà è che nemmeno dovrebbe giustificarsi, non con lui. Corruccia le labbra in una smorfia e un ridondante «Non sono affari tuoi» gli esce fuori di bocca, con fare stizzito.

Perché ne stanno parlando?

Simone pare quasi si aspetti una simile risposta e ne rimane indifferente, scrollando le spalle. «Sto cercando di capire» spiega.

«Per quale motivo, mh?»

«Semplice curiosità» si sistema meglio sul divano, sedendosi a gambe incrociate. «Non mi rispondevi a nessuna delle domande su tua moglie e...»

«Ex.»

«Eh, vabbè, ex. Non mi rispondevi, hai sempre sviato l'argomento, allora ho chiesto qualcosa ad Anita.»

Manuel sbuffa — la conversazione preferita di sua madre, chissà con quanti altri parla della sua vita sentimentale. «E che t'ha detto?»

«Beh, innanzitutto che vi siete sposati troppo presto, che lei ha cercato di farti desistere, ma tu eri troppo acciecato dal fulminante innamoramento, cosa accaduta in due giorni, parole sue, e ha aggiunto che probabilmente non vedevi nulla a causa della luce sulla decolorazione eccessiva dei suoi capelli.»

Gli sfugge una risata: quella è proprio una descrizione che farebbe Anita Ferro riguardo alla sua declamata ex moglie Nina. «E poi?» lo invita a continuare, per curiosità.

«Niente, che avete affrettato troppo le cose, che non eri pronto e questo ha portato il vostro rapporto già precario a deteriorarsi nel tempo.»

È una visione approssimativa di ciò che è successo negli ultimi dieci anni della sua vita, ma, in parte, è persino d'accordo: ha chiesto la mano di Nina quando aveva a malapena ventuno anni, non si era ancora laureato, si è riempito di debiti prima di avere un reddito stabile, ha corso una maratona senza alcuna preparazione e poco fiato.

Spera che Anita abbia tralasciato ogni umiliazione che ha subito e continua a subire da parte della donna che non vede l'ora di portargli via le ultime briciole che gli sono rimaste, oltre alla dignità che gli ha strappato via con le unghie.

«Peró,» commenta «mi' madre non s'è risparmiata.»

Simone scrolla le spalle. «Ha usato un linguaggio un po' più colorito, ma non sto qui a ripeterlo.»

Fa una breve pausa e sospira. «Comunque tutto questo per dire che se hai affrettato le cose con la tua ex, forse non dovresti ripetere l'errore con questa tizia.»

«Non è detto neppure che ci esco.»

«Ci uscirai, anche solo per fare felice tua madre. Era così speranzosa sul fatto che stavolta ti potresti sistemare per bene.»

«Non avevate nulla di più interessante che parlare della mia vita sentimentale?»

«Te l'ho detto, la mia è solo curiosità.»

Manuel ammutolisce per un attimo. In linea di massa ha giustificato il provare ad uscire con Marta un mezzo per togliersi di testa colui che ora gli sta parlando, per distrarsi dalle sue provocazioni, per non cedere.

Non si è soffermato su un aspetto più profondo che è insito in lui: forse ha accettato anche perché era normale farlo, perché è normale che un uomo della sua età voglia sistemarsi — quanto odia quella parola — e dare una sorta di soddisfazione ad Anita dopo un decennio di delusioni.

Magari, in maniera inconscia, una parte di lui lo ha spinto in quella direzione per quella ragione, per adeguarsi ai maledetti canoni.

Dannazione.

E chissà che penserebbe tua madre a sapere che sei andato a letto col suo figliastro.

Simone interpreta a suo modo quel silenzio. Sospira sommessamente. «Senti, io mica do lezioni di vita» esclama «se vuoi continuare a uscire con questa tizia, fa' pure, però sappi che la mia proposta di stamattina rimane valida.»

«Che proposta?»

Alza gli occhi al cielo, pare persino scocciato dal doversi ripetere. «La cosa del io ti eccito, tu mi ecciti» ribadisce «possiamo divertirci un po', finché non incontriamo la persona giusta.»

Vede ancora l'altro esitare, perciò aggiunge: «Tanto continueresti a farlo con tipi a caso su Grindr, no? Ripeto, io sono nella stanza accanto alla tua e so usare bene la bocca, lo hai testato. Là fuori chissà che trovi! T'assicuro che con me non t'annoi.»

A Manuel non pare una grande idea.

La realtà è che nell'ultimo periodo non sa più nulla. Sono cose che capitano quando la vita si ribalta e ti lascia, nel vero senso della parola, in mezzo alla strada.

Scuote il capo. «Ci penso» conclude, mordendosi piano l'interno della guancia.

Simone allunga una mano, gli dà una pacca sulla coscia. «Ecco, bravo!» esclama e si rimette in piedi. «Ora sbrighiamoci che mi sono già rotto di pulire!»

Manuel vorrebbe far presente che lui si è rotto di farlo da almeno due ore, che neppure avrebbe dovuto aiutarlo, che alla festa manco ha partecipato e deve raccogliere dei rifiuti che non ha prodotto. Tuttavia, prima che possa parlare, l'altro ragazzo è già sparito dal salotto.

🏍️🏉


Fa una seconda doccia quando la casa è finalmente rassettata, il che accade più o meno alle otto e mezza di sera.

Quando Manuel finisce di asciugarsi e si mette una tuta pulita, la Villa è silenziosa. Intravede un filo di luce provenire da sotto la porta della stanza di Simone e deduce che si sia chiuso lì dentro dopo la fatica della giornata.

Magari dorme pure, bello tranquillo, ignorando quel tarlo che gli ha messo in testa e che non l'ha ancora abbandonato — e non lo farà presto.

È agitato, confuso, allo sbaraglio, timoroso di compiere un errore e, al contempo, bramoso di tuffarsi dentro ad esso.

Allora gli viene in mente di occupare il tempo con qualcosa che lo calma, che lo aiuta a rilassarsi (oltre al sesso, s'intende).

Scende al piano di sotto. Rovista nel frigo, pieno di qualsiasi cosa serva.

E Simone si è limitato ad una pasta col pesto pronto della Barilla.

A Manuel è sempre piaciuto cucinare, un po' perché da bambino ne era stato obbligato dato che Anita si era incastrata tra mille impieghi per mantenere la loro casa, pagare le bollette e spesso lo lasciava solo, un po' perché gli piace mescolare i giusti ingredienti per trovare l'equilibrio perfetto di sapori e adora osservare le facce che le persone fanno quando assaggiano i suoi piatti, cosa che non accade da parecchio; così come da parecchio non cucina.

L'ultima volta risale a due o tre anni prima – non ricorda con esattezza – quando Nina aveva definito il suo risotto alle ortiche come a stento commestibile, aveva gettato nella pattumiera la sua porzione e si era ordinata un poké subito dopo.

Non gli aveva neppure chiesto scusa all'epoca.

Col senno di poi, che c'è rimasto a fare con lei?

Ad ogni modo, trova del salmone e gli viene subito in mente una pietanza, senza alcuna ricetta da seguire alla lettera.

Ci impiega circa quaranta minuti a finire tutto, compreso apparecchiare la tavola per due e lavare le padelle e le ciotole di vetro che ha utilizzato.

Prima di poter servire la cena, torna al piano superiore e bussa piano alla porta della stanza di Simone, il quale ci impiega qualche secondo ad aprire, con la faccia assonnata e i capelli in disordine. «Mhm?» lo sente borbottare.

Appoggia le mani sui fianchi e «Vieni a mangiare? Ho fatto il salmone in crosta.»

«Il salmone in che

«Vieni sotto e scoprilo.»

«Sembra una proposta indecente, sai...»

Sospira. A dire il vero sta cominciando a prevedere certe risposte e reazioni. «T'aspetto sotto» conclude e si allontana.

Otto minuti trascorrono affinché Simone raggiunga la cucina. Si sorprende della tavola sistemata a dovere e dal profumo di spezie nell'aria. Trova Manuel che ha già preso posto, ma non ha ancora toccato cibo: lo ha aspettato.

«L'hai davvero preparato tu?» domanda, intanto che si accomoda davanti a lui.

«Eh, già.»

«Sembra—buono.»

«Lo so. Non me credevi capace?»

«Boh, prima che arrivassi, Anita è stata giorni a farci una testa tanta sul fatto che finalmente avresti di nuovo mangiato in maniera decente, credevo fosse perché non sapevi cucinare.»

«E invece...» Manuel dice e scrolla le spalle. Dopo impugna la forchetta. «Mangia.»

Si aspetta una replica come quella che ha ottenuto in bagno soltanto la sera prima, invece l'altro resta in silenzio ad assaggiare la pietanza.

Da un lato, meglio, poiché è in tal modo che la cena prosegue e i piatti si svuotano, a poco a poco.

Lui finisce per primo, fissa per un momento le briciole della crosta del salmone che sono avanzate e quelle minuscole che scorge intorno alla bocca di Simone.

Il tarlo che lo ha attanagliato per le ultime ore trova la sua risoluzione.

«Per me va bene» esclama, di getto, senza alcun preambolo, senza contesto.

Simone ne è frastornato. Spalanca gli occhi, butta giù a fatica il boccone e beve un sorso d'acqua per non rischiare di strozzarsi. «Per te va bene cosa

«La cosa della distrazione» confessa Manuel e scrolla le spalle. «Hai ragione, tanto me ne andrei in giro a farlo con gente a caso e—è vero pure che sai usare bene la bocca. Perché perderselo?»

Riesce persino a guardarlo negli occhi mentre parla, senza imbarazzo, seppur con un briciolo di ansia per la situazione in cui si sta infilando di sua sponte.

Insomma, ficcarsi in una—cosa? Scopamicizia, amici con benefici con un ragazzino...

Di sicuro non rientra nelle decisioni sagge e ponderate.

Il punto è che si è tenuto a freno per così tanto tempo che è ora di lasciarsi andare.

Il sorriso soddisfatto e compiaciuto torna a delinearsi sulle labbra di Simone: è una vittoria, l'ennesima. «Ottimo» commenta. Poi fruga nella tasca dei pantaloni.

Manuel allunga il collo per poter osservare meglio che ne tira fuori. «Te sei tenuto un preservativo in tasca?» commenta, vedendo ciò che l'altro regge tra indice e medio.

«Mi pare d'averti dimostrato che ho sempre ragione. Avresti accettato a breve e dovevo essere pronto.»

Okay, ha cominciato a prevederlo, ma non così tanto. Gli sfugge una risata e si passa un palmo sul viso. «Me manderai fuori di testa.»

L'hai già fatto.

«Beh, può essere considerato uno degli obiettivi» ribatte Simone con una sicurezza disarmante nella voce e nei gesti. Si scansa, trascinando la sedia sul pavimento e producendo un rumore sordo, e si alza in piedi con lentezza. Poi muove qualche passo confuso nella sua direzione. «Quindi, ora, per festeggiare, potremmo scopare su questo tavolo.»

Manuel lo fissa di sottecchi.

In che casino ti stai cacciando?, la voce della propria coscienza rimbomba in testa.

Quel ragazzino intraprendente e spudorato lo metterà in guai seri.

Peccato che lui in quei guai ci vuole sprofondare.

🏍️🏉

Lo fanno sul tavolo, in effetti.

E a terra, in bagno e sul divano.

Tutto fino alla domenica sera, quando un messaggio da parte di Anita li avverte che sono sulla via del ritorno e stanno portando crocchè e frittatine di pasta direttamente da Napoli per cena – altra roba leggera, che bellezza.

L'azienda del Brioschi ne è lieta.

Da un lato, Manuel ringrazia pure, almeno ha del tempo per riprendersi; non che si lamenti dato che, come ha potuto appurare, quel genere di sesso è spaziale, ma Simone è davvero insaziabile e per semplice natura fisiologica, lui ha bisogno di restoro.

Dante e consorte rientrano insieme a grandi sorrisi. Trovano la tavola pronta per la cena e sono subito pronti a riempirla di ogni leccornia, dolce e salata.

Si accomodano da un lato del rettangolo imbandito, mentre Manuel prende posto in quello opposto insieme a Simone.

«Allora? Come è andato il weekend?» domanda Anita. Ha la bocca mezza piena di una crocchetta di patate.

Il compagno accanto a lei sorseggia un bicchiere di vino rosso. «Sicuramente bene, visto che ti ho impedito di scrivere o chiamare ogni due secondi» commenta e poi sussurra in direzione dei ragazzi: «Le ho sequestrato il telefono.»

Tale gesto gli costa un colpo col gomito da parte della moglie, che scuote il capo. «Ed è stata una grande sofferenza!» aggiunge. «Che avete combinato?»

Manuel non se la sente di rispondere a quella domanda, sia perché non avrebbe altro da dire se non un bene striminzito, sia perché teme che la madre possa rincarare la dose chiedendogli di Marta e dell'appuntamento — e lo sa che se le dicesse che è andata male, lei insisterebbe e lo convincerebbe a riprovarci, cosa che non vuole assolutamente fare.

Per sua fortuna, in soccorso sopraggiunge Simone, che ha sminuzzato nel piatto una frittatina di pasta. «Bene,» esclama «Manuel mi ha spiegato anatomia.»

Formula quella frase con una naturalezza assurda e Manuel rischia di strozzarsi con un boccone di mozzarella di bufala. Sgrana gli occhi e si sforza di non guardarlo in faccia; spera che la sensazione di calore che prova non gli abbia colorato le guance di rosso.

«Anatomia?» cantilena Anita, perplessa.

Simone annuisce e continua a mangiare con disinvoltura. «Sì, per il test di medicina, sai.»

«Fanno domande di anatomia?»

«Un paio. Non capivo delle cose e Manuel è stato così gentile da spiegarmele.»

Probabilmente la situazione sta peggiorando.

Manuel non ha neppure idea se ci siano davvero domande specifiche di anatomia nel test di medicina, immagina che nemmeno Dante e Anita ne siano a conoscenza dato che sorridono e si congratulano addirittura con lui.

Sua madre aggiunge: «Ma dai, non credevo te ne intendessi, bravo!»

A quel punto, presume debba dire qualcosa, sebbene stia annaspando. Butta giù dell'acqua per riprendersi, dopo scrolla le spalle. «Uhm, beh» borbotta «con l'architettura, insomma, il corpo umano è tipo una struttura dove ogni—parte svolge un compito per... per far funzionare tutto, ecco.»

Ma che sta dicendo?

Dante e Anita lo fissano all'unisono, con espressione sia confusa sia curiosa riguardo a dove voglia andare a parare quel discorso.

Manuel pensa di voler sparire, sta montando una spiegazione priva di logica e nota, con la coda dell'occhio, che Simone non si è scomposto, al contrario continua la sua cena indisturbato.

Quanto lo odia, lo sta facendo di proposito. Di nuovo. Ha soltanto cambiato modalità.

«Beh, hai fatto bene a dargli una mano» Anita esclama, spezzando un po' il suo imbarazzo. Annuisce e giocherella col cibo nel piatto. «Simone ci tiene tanto ad entrare a medicina.»

«Anche se non avrà problemi, è un piccolo genio» puntualizza Dante, con tono fiero.

Per una frazione di secondo, Manuel ragiona sul fatto che quel tipo di tono non l'ha mai sentito riferito a qualcosa che lo riguardava, nemmeno il giorno della laurea presa per un soffio; soprattutto, non ha mai potuto udirla da suo padre.

Ma non si sofferma troppo su quel particolare. Ripone presto l'attenzione sulla definizione utilizzata dal professore: genio — tralascia il piccolo.

Sotto quell'aspetto, non ha ancora inquadrato Simone: ha tirato le somme da ciò che ha potuto vedere, ossia un ragazzetto a cui piace divertirsi, fare festa, fumare, sballarsi, e ciò non rientra nel prototipo di genio.

Magari le cose sono cambiate da quando andava lui a scuola e i geni erano coloro con occhiali spesso, schiena ricurva e baffetti.

Okay, forse è concentrato un po' troppo sugli stereotipi.

Il punto è che Simone non gli è mai parso appartenere ad una simile categoria.

«Un genio?» fa da eco.

«Sì, ha la media del nove a scuola, il primo della classe» conferma Anita e sorride.

«Che dovrebbe far copiare meno i suoi compagni, ma questo è un altro discorso» puntualizza poi Dante.

«Vabbè, possiamo smetterla di parlare di me? Grazie» Simone si lamenta.

Per la prima volta da quando è alla Villa, Manuel lo vede in leggera difficoltà, come se il padre avesse toccato, in qualche modo, un suo punto debole.

Dante mostra le mani alzate, in segno di finta resa. «Va bene, va bene, non ne parliamo più» dice.

La cena prosegue tra aneddoti vari e racconti dei giorni dei coniugi trascorsi nel capoluogo campano, tra i vari ristoranti che hanno potuto provare, le passeggiate sul lungomare di Mergellina e il fantastico tramonto sul Vesuvio.

Alla fine, Manuel si propone di sparecchiare e mettere i piatti in lavastoviglie, sostenendo che Dante e Anita hanno bisogno di riposare dopo il viaggio, e costringe Simone ad aiutarlo.

Pertanto, rimangono soltanto loro due in una cucina da riordinare nel silenzio della sera.

Manuel verifica che effettivamente Dante e Anita siano al piano superiore, così da non rischiare che sentano; sono in stanza per davvero, nessun pericolo.

Afferra uno straccio e lo lancia addosso all'altro ragazzo, che intanto sta cercando di sistemare le posate nell'apposito cestello.

«Ahia!» ode la sua lamentela, ma non gli ha fatto male – non potrebbe con un misero strofinaccio.

«Anatomia?» trilla e incrocia le braccia al petto.

Simone prosegue a infilare ad una ad una forchette e coltelli, senza scomporsi. Scrolla le spalle. «Se ci vedranno passare sempre più tempo insieme, faranno domande. Almeno abbiamo una scusa se ti beccano in camera mia» spiega.

Su questo Manuel non ci aveva ragionato ed ha persino un senso. Schiocca la lingua sul palato. «Giusto» ammette «ovviamente er piccolo genio de casa pensa sempre a tutto.»

Quell'affermazione gli costa il ritorno, dritto in faccia, dello strofinaccio che ha lanciato poco prima.

«Sono solo previdente» sottolinea Simone. «Porto avanti una finta relazione etero da due anni, ci so fare con queste cose.»

Manuel ha perso il conto delle volte in cui deve per forza dargli ragione e un po' lo detesta. Fa per parlare di nuovo, schiude le labbra, ma l'altro lo precede: «Beh, io ho finito. Ti aspetto di sopra?»

«Di sopra?»

«Sì, sai, per distrarci.»

«Ce stanno mi' madre e tuo padre a tre metri.»

«Ci saranno altre volte, basta essere silenziosi. Poi se Anita dice qualcosa, diremo che sono i gatti.»

«I gatti?»

«Ti ho appena detto che sono previdente! Muoviti, ti aspetto di sopra.»

Per la seconda volta in una manciata di secondi, Manuel è spiazzato e ammutolito. Aggrotta le sopracciglia e lo osserva andare via a passo lento — inconsciamente o meno, il suo sguardo ricade sul suo sedere e...

Okay.

Trattiene ogni genere di pensiero per poter finire di rassettare la cucina e poi andare di sopra.

***

[Note autore:

Ed eccoci qui con questo accordo prima unilaterale e poi no.
Quanto ci metteranno a spezzare la distrazione?

Grazie per aver letto.

Un bacio.
Lilith.]

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