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Grindr




Manuel ha realizzato di essere bisessuale un pomeriggio di agosto, quando al mare un ragazzo biondo con gli occhi azzurri gli ha fatto la corte e a lui non è dispiaciuto; anzi, pensa di aver flirtato e non poco. All'epoca era sposato, quindi con quello sconosciuto non ci ha combinato nulla.

Ora neppure ricorda il suo nome e non ha nemmeno così tanta importanza.

Ha avuto la conferma dopo la separazione dalla moglie Nina, nel momento in cui ha scaricato l'applicazione di Grindr che conosceva per nomina, ha chattato per due giorni con un certo Mattia ed è finito a farci sesso nella propria auto di notte nel parcheggio di un supermercato.

E dopo ci sono stati Fabrizio, Marco, Giampaolo, Luca e altri di cui, sinceramente, non rimembra bene.

Sempre e solo storie di una notte, non ha mantenuto i contatti con nessuno di loro, ma è stata una scelta.

Sta affrontando un divorzio, non ha tempo per una relazione e neppure ne cerca disperatamente una.

Si è messo addosso l'etichetta di bisessuale con orgoglio.

Prima di allora, non si era mai fatto domande sulla propria sessualità, è cresciuto con la convinzione di essere etero e basta, ritenendo di essere forse troppo cresciuto per scoprire di essere anche altro.

E invece...

Non lo ha ancora confidato a nessuno, nemmeno a Chicca.

Non sa perché, forse teme il suo giudizio — quello di tutti, visto che è sempre stato con donne e magari qualcuno potrebbe commentare con frasi tipo "hai cambiato sponda? sei confuso? ma come è successo?", e non crede di essere in grado di affrontarlo.

Gli stereotipi non si sprecano e lui non ha voglia di litigare contro chi non capirebbe.

Per ora, va bene così, poi si vedrà.




«Ti devi presentare all'udienza, Manuel, non mi interessa!»

«Ti ho detto che—»

Tu-tu-tu.

Nina gli ha appena chiuso il telefono in faccia.

«Stronza» commenta tra i denti. Vorrebbe lanciare l'apparecchio per aria, ma si tratta di un iPhone 15 Pro di cui sta ancora pagando le rate, per cui... meglio evitare.

Sbuffa dal naso e si lascia cadere di peso sul divano in vimini nel porticato di Villa Balestra.

Il vento leggero di fine agosto gli accarezza le guance.

Socchiude le palpebre. Incredibile come a chilometri di distanza Nina riesca comunque a rovinargli la vita.

Lo fa da quando l'ha conosciuta in quinta superiore.

È stato solo troppo cieco per accorgersene, eppure i segnali c'erano tutti.

C'erano quando lei demoliva ogni suo successo, sminuiva ogni suo gesto – ha avuto da ridire persino sul modo in cui le ha fatto la proposta di matrimonio, sull'abito che ha indossato alla cerimonia, sul lavoro che poi ha trovato in un famigerato studio d'architettura a Bolzano.

Chi ti ama, non ti distrugge, gli ha sempre detto Chicca e Nina non lo ha mai amato, lo ha soltanto fatto a pezzi.

La parte peggiore è che glielo ha lasciato fare in maniera consapevole.

«Tutto bene?»

Quando riapre gli occhi, trova Simone seduto al proprio fianco. Neppure si è accorto del suo arrivo. Volta di poco il capo, lo vede mentre posiziona del tabacco in una cartina.

«Seh», risponde, con noncuranza.

«Stai sbraitando al telefono da un quarto d'ora.»

«Quindi?»

«Quindi non credo che vada tutto bene» puntualizza Simone. Porta il lato della sigaretta alla bocca per inumidirla con la lingua e chiuderla. In seguito, estrae l'accendino blu dalla tasca dei pantaloncini per accenderla. «Come procede il divorzio?» dice, prendendo un primo tiro.

La leggerezza con cui pronuncia quella frase a Manuel dà fastidio; certo, quell'aspetto della propria vita è di dominio pubblico e non è neppure la prima volta che l'altro gli pone quesiti sull'argomento, però, ecco...

Non gli va di parlarne, non con un ragazzino, per giunta.

«Tuo padre lo sa che fumi?» rimbecca allora, devia l'argomento come solo lui sa fare.

Per risposta e per dispetto, Simone gli soffia spudoratamente il fumo in faccia. «Vuoi fare la spia?»

Lo fa sempre, con irriverenza, come se traesse beneficio dal semplice dargli fastidio

Manuel agita le mani per scacciare quella leggera nuvola grigiastra. Sta cercando di smettere con la nicotina e quella è la seconda settimana che non tocca una sigaretta — e sta impazzendo – non vuole vanificare tutti gli sforzi compiuti. «No, che me frega» borbotta.

«Per caso vuoi un tiro?»

«Ho smesso.»

Simone sbuffa e scuote il capo. «Allora?»

«Allora cosa?»

«Era tua moglie al telefono?»

Manuel alza gli occhi al cielo.

Si deve ancora abituare alla versione insistente, a un Simone adolescente e non più bambino che con lui si sta prendendo una confidenza non solita, il che è assurdo perché, in pratica, sono due sconosciuti.

In quei primi cinque giorni trascorsi alla Villa, Simone lo ha riempito di domande su qualunque cosa, gli ha fregato il cibo dal piatto due volte ed entrato in bagno mentre si faceva la doccia tre — "colpa tua che non chiudi a chiave, mica mia", questa la sua giustificazione; Anita lo ha scusato col fatto che quel bagno lo utilizza soltanto lui, per cui adesso deve abituarsi ad avere un ospite.

Sarà.

Tutto questo rende difficile nascondere e trattenere quel brivido lungo la schiena che sopraggiunge ogni volta che la distanza che li separa è minima — perché la versione adolescente di Simone, quello a cui faceva da babysitter, si avvicina terribilmente all'aspetto di Mattia, Fabrizio, Marco, Giampaolo e Luca, ergo esattamente il suo tipo.

Ma sussistono due grossi problemi: Simone ha dieci anni in meno di lui (quasi undici, ad essere onesti), è il figlio del compagno di sua madre e non è gay o bisessuale.

No, in quei cinque giorni lo ha visto in qualche occasione insieme alla sua ragazza Laura, ha sentito Anita porgergli domande su di lei, sui loro futuri progetti insieme dopo il liceo, una coppia di perfetti piccioncini, non c'è assolutamente nessun motivo per sostenere il contrario e provare a...

Deve riscaricare Grindr, ha capito, almeno pensa ad altro e finisce là.

«Sì, era lei» riprende il discorso di malavoglia, giusto per zittirlo.

«Avete discusso?»

Non si zittisce, il maledetto.

«Stiamo divorziando, è ovvio.»

«Era per chiedere per cosa avete discusso.»

«Non sono affari tuoi.»

Simone sbuffa ancora una volta, scocciato. «Non ti ricordavo così antipatico» commenta. «Eri decisamente meglio anni fa quando mi facevi fare l'altalena in giardino.»

Manuel si morde forte l'interno della guancia. Sarebbe stato meglio non puntualizzare quel dettaglio, soprattutto quando quel fastidioso brivido torna prepotente e gli fa brontolare la pancia.

«So' cose da grandi» aggiunge, stizzito.

«Guarda che non sono mica un bambino, le capisco certe dinamiche.»

«Sei minorenne.»

«Ho diciotto anni, non sono minorenne.»

«Sei comunque piccolo

Ammonisce lui e fa anche da promemoria a sé stesso con un'unica frase.

Si alza in piedi con uno scatto, stringendo in mano il telefono. «Butta la cenere che se te becca tu' padre t'ammazza» lascia quel consiglio nell'aria e non si accerta che venga effettivamente sentito.

Non è neppure certo che possa servire o che abbia in qualche modo il diritto di darlo.

Rientra in casa. Non ci ha fatto attenzione, ma ha tre nuovi messaggi da parte di Nina:

Se non ti presenti all'udienza sei finito
Sei solo un SENZA-PALLE
Ti tolgo tutto basta che lo sai


Vorrebbe rispondere per le rime. Non lo fa poiché già saturo di lei, delle sue urla, delle sue minacce.

Dio, se potesse, cancellerebbe la sua esistenza con uno schiocco di dita.

Sarebbe più facile se le persone che odiamo sparissero a seconda di un blocco su Instagram, a dirla tutta, e invece.

Chiude WhatsApp — potesse bloccarla anche lì, lo farebbe. Non agisce solo perché il suo avvocato gli ha detto di non farlo e di mantenere rapporti civili.

Con quella iena gli pare alquanto improbabile.

Mentre sale le scale per tornare nella propria stanza, installa Grindr.

O meglio, re-installa Grindr.

Che poi ha una relazione malsana con quella applicazione dato che la scarica, la utilizza per una settimana e poi la elimina — un loop continuo.

Però è in stato d'emergenza a causa di un ragazzino a cui faceva fare l'altalena in giardino.

Il brivido che prova in questo momento è ben diverso.

La password del proprio account la digita a memoria senza far finta di averla dimenticata e il profilo è subito nuovamente attivo.

Si sdraia sul letto dopo aver chiuso la porta — non a chiave. Inizia a scorrere tra profili di ragazzi, impostando un filtro sull'età che vada almeno sopra i ventitré anni, giusto per scrupolo e, forse, dignità.

I volti che appaiono non lo ispirano, nessuno è davvero il suo tipo. Scorre quella griglia infinita di immagini per mezz'ora, ricevendo una dozzina di messaggi da account senza faccia.

Si arrende e risponde all'unico che lo colpisce almeno un po', un uomo di trentacinque anni dal nome Bruno.

Chatta con lui per qualche ora, si danno appuntamento la sera stessa.

Lo schema è uno che conosce già e fin troppo bene: si incontrano in un luogo appartato, spesso il parcheggio di un supermercato all'aperto, si scambiano uno sguardo attraverso il finestrino aperto, uno sale nell'auto dell'altro, si tirano giù i pantaloni tanto basta per compiere l'atto sessuale e poi...

Saluti.

Succede così anche con Bruno. Tredici minuti e quarantotto secondi di appuntamento, battendo ogni record.

Sulla via del ritorno a casa, Manuel ha persino tempo di fermarsi al McDrive e prendere un cheeseburger, giusto perché ha avvisato che avrebbe mangiato fuori e sarebbe strano se tornasse presto e affamato.

Rientra a Villa alle dieci e mezza di sera — minuto più, minuto meno. Posa le chiavi nello svuota-tasche di ceramica bianca posto su un mobile all'ingresso, accanto alla porta; Anita si è raccomandata di farlo e glielo ha ripetuto talmente tante volte che ha il terrore di dimenticarlo e subire le sue ire, in più, le chiavi non vuole perderle.

Appena dentro l'abitazione, un chiacchiericcio importante attira la sua attenzione.

Con distrazione si dirige verso il salotto, segue quel rumore.

Nel nuovo ambiente trova due volti conosciuti e due mai visti prima: Simone è seduto sul divano, le gambe allungate in avanti ad appoggiarsi al tavolino da caffè in vetro riempito di ciotole di patatine al formaggio e lattine di Coca-Cola (che schifo, lui beve la Zero); sulle sue cosce adagia la testa una ragazza bionda dai grandi occhi azzurri, Laura, e più in là, accomodati a gambe incrociate sulla poltrona e a terra sul tappeto, due ragazzi che ingurgitano dei panini al salame.

Vorrebbe scappare poiché non c'è niente che gli fa più paura di un gruppo di adolescenti riunito e magari annoiato.

A volte, quando li incrocia per strada, cambia marciapiede.

Ne è terrorizzato.

Insomma, ricorda il modo in cui scherniva gli adulti a quell'età e non vuole essere dalla parte di colui che viene presto per bersaglio.

Per cui spera di passare inosservato, tornare indietro e chiudersi in camera propria e...

«Ehi, Manuel!»

Niente da fare.

Si blocca sulla soglia della porta e le mani ficcate nelle tasche dei pantaloni in tessuto.

«Ehi» replica, svogliato, e saluta con un cenno del capo.

«Vuoi bere qualcosa?»

Gli viene da ridere. «Direi di no.»

«Guarda che abbiamo anche le birre» ci tiene a puntualizzare Simone.

«Avete l'età per bere almeno?»

«Ancora? Guarda che abbiamo tutti diciotto anni qui dentro!»

Schiocca la lingua sul palato per richiamare l'attenzione di uno dei due ragazzi. «Giù, hai voglia di prendere in frigo?»

«No, ma non serve, tanto vado a dormire e...»

«Dai, non fare il vecchio

Ecco, quella è una frase che infastidisce alquanto Manuel; insomma, lui può fare battute sulla propria età anagrafica – tante e finché ne vuole – ma se gli altri si permettono di fare la stessa cosa, impazzisce, in particolar modo se essa viene da uno con dieci anni in meno.

Sì, perché adesso che è sulla soglia dei trent'anni ha realizzato che a venti non sai nulla della vita e se reputi un trentenne vecchio, hai proprio sbagliato ogni cosa.

Poi il fatto che il proprio corpo se ne sente novanta, di anni, tra mal di schiena e dolori alla cervicale... quello è un discorso differente.

Alza gli occhi al cielo. «Vabbè» commenta. Striscia i piedi fino al cuscino vuoto del divano, sul quale si accomoda.

Laura, la fidanzata di Simone, si tira su per concedergli spazio e accavalla le gambe, sorridendogli per saluto.

Giù, invece, corrisponde a Giulio, il quale ha gli occhi eccessivamente arrossati e porta in salotto sei bottiglie di birra ghiacciata tutta in una volta – e non fa cadere nulla; l'altro ragazzo, ancora con la bocca piena di salame, invece, si chiama Aureliano e Manuel pensa che i suoi genitori non gli abbiano fatto un favore ad affibbiargli un nome del genere, forse lo odiano.

«Che stavate a guardà?»

Si ritrova a porre un quesito del quale non gli interessa la risposta, giusto per fare conversazione e un briciolo si sente pure patetico, dato che quello è l'ultimo posto dove vorrebbe stare e il richiamo del piano superiore è fortissimo.

Lancia uno sguardo verso Simone e, in maniera inspiegabile, i loro occhi si incrociano e lui percepisce lo stomaco ribollire e contorcersi.

Non ne capisce il motivo: Simone è su quel divano con la sua ragazza, la quale gli ha appoggiato una mano sulla coscia e piano lo accarezza.

Più etero di così.

Scuote il capo per riprendersi.

«Un film che ha scelto Aure» spiega Laura e contorce le labbra in una smorfia. «Solo che nessuno di noi ha visto i precedenti, per cui...»

«Per cui non ce capiamo 'n cazzo» aggiunge Giulio, ridacchiando.

«Sì, e io mi stavo annoiando!» esordisce Simone. Toglie i piedi dal tavolino e divarica appena le gambe, costringendo chi gli è di fianco a interrompere ogni gesto affettuoso. «Facciamo un gioco, invece?»

La parola "gioco" fa rabbrividire Manuel e il sorso di birra che ha preso gli va di traverso. Alza le mani in cenno di resa. «Fate un gioco» rimarca, il che gli costa un'occhiata storta dal ragazzo che ha avanzato la proposta e un «Facciamo! Te l'ho già detto di non fare il vecchio.»

Di nuovo quella definizione. Sta per impazzire.

Sbuffa. Non ne ha voglia. Oltretutto, ha bisogno di una doccia.

«Che gioco?»

Però si arrende, per chissà quale motivo.

Forse è solo stupido.

Forse gli dà fastidio essere considerato un vecchio, soprattutto da lui.

«Giochiamo a hai mai.»

Al liceo ci giocava spesso: era un modo come un altro per poter bere e a volte per provocare drammi adolescenziali che adesso riconosce inutili e privi di senso. Presuppone sia lo stesso per loro.

Come unico adulto responsabile presente dovrebbe farli desistere, ma, del resto, sono in casa, sono pochi... nulla di male potrebbe succedere.

«Daje, ce sta!» esclama Aureliano. Batte piano due dita sul tavolino di vetro. «Chi inizia?»

«Io» replica Laura «ma le regole ve le ricordate, giusto?»

Annuiscono tutti.

Sono regole facili e basilari: uno tira fuori un'azione compiuta, chi l'ha fatta durante la vita, beve, il resto si astiene; niente di complicato.

«Okay, allora» continua la ragazza «io non ho mai fatto sega a scuola.»

Una clamorosa risata si solleva nel salotto – per il senso della frase e probabilmente per la parola usata.

Bevono tutti un sorso di birra.

Manuel pensa che è nella posizione dove potrebbe dirlo ai loro genitori se solo fosse più serio e puntiglioso. Scuote la testa e il gioco prosegue.

Tocca a Giulio: «Io non ho mai copiato in un compito di latino.»

Di nuovo, ogni presente butta giù altra birra.

«Degli adolescenti modello, eh!» commenta Manuel e gli sfugge una risata.

«Ehi, hai bevuto anche tu, non eri mica meglio di noi» rimbecca Laura e gli tira un leggero colpo con il gomito.

Proseguono per qualche turno, quasi sempre con cose inerenti alla scuola e sì che Manuel finisce per sentirsi vecchio dato che ha dato la maturità in un tempo che neppure ricorda.

Tuttavia, quando tocca per la seconda volta a Simone, questo assottiglia gli occhi, fissa il collo della bottiglia piena per metà che regge tra le dita ed esclama: «Io non ho mai... fatto sesso con una persona più piccola.»

Nessuno beve, però Manuel si ritrova gli sguardi di tutti addosso e in un primo momento non comprende il motivo. Di quei ragazzi presenti non ha mai sentito parlare, però non può essere certo del contrario.

«Mai stato con qualcuno di più piccolo» si giustifica, gli viene istintivo, anche se è una grossa bugia «della mia età o più grande.»

«Oh, ma dai!» è il primo commento che viene fuori dalla bocca di Giulio. «Non ci credo!»

«Perché no?»

«Beh,» interviene Aureliano «Simone ci ha raccontato che al liceo cambiavi una ragazza a settimana, praticamente eri un idolo! Non ci crediamo assolutamente che non sei mai andato con una più piccola con tutte quelle che ti morivano dietro!»

«Evidentemente a Simone hanno raccontato una versione sbagliata. So' 'na persona seria, io.»

Manuel vorrebbe pure puntualizzare che essere considerato un idolo solo perché cambiava una ragazza a settimana è abominevole, solo che sono particolari che si capiscono crescendo e spesso nemmeno tutti riescono a farlo.

Sorvola, sarebbe come parlare ad un muro.

«Non è vero, me lo ricordo, non me lo hanno raccontato!» puntualizza, invece, Simone.

«Vabbè, ma vorresti?» la domanda sopraggiunge da Laura.

È l'ultima persona dalla quale Manuel si aspetta tal quesito. «Cosa?»

«Beh, avere una storia con una persona più piccola. Ti farebbe sentire più giovane, no?»

«A parte che non ho bisogno de sentirme più giovane» ci tiene a sottolineare – Dio, gli adolescenti! – «non c'ho un piede nella fossa! E poi no, grazie. Sto bene così.»

«Contento tu, fratè!» interviene Giulio «Io a trent'anni voglio solo ventenni.»

«Perché le ventenni guarderanno te di sicuro,» rimbecca Aureliano «ti stai già stempiando ora.»

«Ma sta' zitto.»

«Dico solo la verità. Guarda che è genetica, vedi tuo padre.»

«Mio padre ha ancora tutti i capelli.»

«Sì, dopo il trapianto in Turchia.»

Nuovamente delle risate aleggiano nel salotto, il che di sicuro distoglie l'attenzione dalle guance di Manuel che si sono appena arrossate e che ringrazia che l'argomento sia stato dirottato.

Seppur nolente, il suo sguardo ricade di nuovo su Simone e, come in precedenza, non comprende il motivo per il quale gli risulti così tanto istintivo. Lo coglie a fissarlo, ancora, ma dura una frazione di secondo, un flebile battito di ciglia in mezzo agli schiamazzi.

I loro occhi si scontrano e respingono, dopo tutto finisce.

Butta giù a fatica della saliva e si passa una mano sul viso. «Bene, uhm» esclama, alla fine «grazie pe' la birra, vado a finirla di sopra.»

Si alza in piedi. Deve fuggire il prima possibile.

«Ma dai, abbiamo appena iniziato» Simone prova a trattenerlo.

«Continuate senza di me» replica e solleva la bottiglia per congedarsi. «Questo vecchio deve riposare» fa l'occhiolino in direzione di Laura, la quale ridacchia. Poi, finalmente, può congedarsi e andare a chiudersi in camera.

Si butta sul letto con ancora i vestiti di fuori e già sente i rimproveri della madre che non vuole assolutamente che ci si appoggi sulle lenzuola pulite prima di aver messo il pigiama o abiti dediti soltanto alla casa — ma tanto ora non può vederlo, quindi.

Rimanda la doccia di qualche minuto, però poi decide che è ora di togliersi il sudore acre di Bruno di dosso.

Si reca in bagno, si accerta – controlla per tre volte – che la porta sia chiusa a chiave e finalmente può gettarsi sotto il getto d'acqua calda.

Anita e Dante non sono rientrati, immagina che dormiranno da qualche loro amico o in albergo; lo fanno spesso, a quanto sa, soprattutto se bevono un po' troppo e non reputano sicuro guidare.

Una scelta saggia che a lui non appartiene.

Con ancora i capelli umidi e il terrore di averne persi troppi nello scarico — il suo incubo più grande, non ha i soldi per un trapianto in Turchia — torna nella propria stanza.

Il vociferare del gruppo di adolescenti proviene ancora dal piano inferiore. Presume che stiano approfittando degli ultimi giorni di vacanza prima che ricominci la scuola, il loro ultimo anno di liceo.

A stento ricorda il proprio.

Rimembra soltanto che voleva finirlo al più presto per poter fare il viaggio della maturità. Sognava la Grecia, la Spagna, gli Stati Uniti, magari.

Alla fine, lo ha fatto ad Ostia in compagnia di Nina che non lo ha lasciato andare coi suoi amici per passare quanto più tempo possibile insieme prima dell'università e lui, stupidamente, le aveva dato retta. Conserva la cartolina da Ibiza che gli hanno mandato Chicca e Matteo e nulla più.

Non ha sonno, per nulla, il che è strano perché di solito crolla abbastanza in fretta, a causa della stanchezza, ma anche per l'età; quello è l'unico aspetto sul quale deve concordare riguardo al fattore "vecchio" perché, davvero, dopo i venticinque anni il ciclo del sonno è del tutto stravolto e se dorme meno di sette ore e mezza, il giorno successivo sarà un incubo.

Perlomeno, per l'indomani non ha impegni importanti, non presto; quindi, addormentarsi più tardi non gli causerà danni irreparabili.

Come fa sempre quando l'insonnia lo tormenta, comincia ad entrare e uscire dalle applicazioni del telefono: Instagram, Twitter, TikTok, YouTube e di nuovo, un ciclo perpetuo e noioso, post tutti uguali, discussioni inutili.

Inevitabilmente va a finire pure su Grindr: scopre di avere settantadue notifiche in sospeso — Bruno gli ha scritto per vedersi una seconda volta e procede a bloccarlo.

Insomma, già non era esattamente il suo tipo e durante l'atto non è stato nemmeno così eccellente.

Tanti saluti.

Non controlla nello specifico chi altro gli ha inviato un messaggio, piuttosto si fissa sulla home a sfogliare quel catalogo di ragazzi che gli si para davanti.

In passato ha considerato le app di incontri molto squallide, piene di gente in cerca di scappatelle, storie fugaci e, in effetti, nella maggior parte dei casi è davvero così — lui conferma la regola, ad esempio. Tuttavia, da quando si è lasciato con Nina, ha trovato in esse l'unico modo per avere un contatto con persone nuove.

Ulteriore punto a sfavore dell'essere vecchi: farsi nuovi amici è difficile, scovare qualcuno con cui uscire ancor peggio.

Gli è sembrato un buon compromesso, un modo per colmare desideri fisici e sgombrare la mente, almeno per un po'. Come già detto, non cerca l'amore della sua vita lì sopra, non è neppure convinto che esista a tal punto.

Scorre tra i vari profili.

Trova ragazzi che sono il suo tipo stavolta, ma non scrive loro e li scarta ugualmente per semplice noia.

Scorre ancora, ancora e ancora fino a che...

«Ma che cazzo!»

Crede di averlo soltanto pensato, invece no: l'esclamazione gli viene fuori di bocca più forte del previsto, tanto da farlo scattare seduto sul materasso.

Sullo schermo del telefono che tiene in mano appare Simone, 24 e una foto in bianco e nero con gli occhi socchiusi del ragazzo che occupa la camera accanto alla sua; lo riconosce subito e storce il naso poiché l'età non è vera e poi...

Che ci fa Simone su un'applicazione di incontri gay?

Okay, la risposta è abbastanza ovvia ed è stupido questionarsi.

Apre il profilo per istinto, per curiosità, mordendosi così forte l'interno della guancia da rischiare di farsi male.

La biografia riporta "Roma😼" e nulla più, c'è la sua altezza, 1,88m (ha mentito anche su quella, ne è sicuro), la specifica sulla posizione a letto, passivo, e ulteriori foto, primi piani e qualche ritaglio sui suoi addominali e l'elastico dei pantaloni appena abbassato, a fare intravedere la scia di peli scuri che arriva al pube.

Ecco, sta tornando il brivido, oltre la salivazione che aumenta.

Si passa una mano sul volto, scuote il capo.

Non può essere.

Fissa quelle foto per un tempo eccessivamente lungo, non normale, e boccheggia.

Vorrebbe prendersi a schiaffi.

Lottando contro ogni istinto, blocca il suo profilo.

Dopo abbandona il telefono con lo schermo rivolto verso il basso sul comodino accanto al letto.

Forse è meglio dormire.

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