Paura del buio
Il vialetto, a mezzanotte, era sgombero. Un vento invernale soffiava impetuoso lungo le strade deserte e portava con sé ciò che la sua forza era riuscita a sottrarre.
Si udiva solo il rumore sordo degli stivali da pioggia che entravano a contatto con delle pozzanghere.
Tre bambini si incamminavano in solitudine all'ormai tarda ora notturna, dirigendosi verso una piccola villa in cima alla collina. Molti diffidavano di quel posto, specialmente del vecchio proprietario che si diceva fosse troppo anziano per occuparsene.
I tre, invece, non vedevano l'ora di trovarsi al calduccio davanti allo strepitio della brace nel camino.
La pioggia tamburellava sopra le pozze, formatesi pazientemente grazie alle gocce d'acqua e alle insenature nel terreno. Riccardo era intento a schivarle, tenendo per mano il fratellino di cinque anni, Luca; alla loro sinistra li affiancava Teo, il loro cugino. Riccardo era il più grande, aveva otto anni e stava guidando la ciurma verso la nave, in cima alla collina; forse però quella era più di una nave, e i veri pirati non erano loro.
Comunque tutti lo seguivano senza proferir parola e in poco tempo si trovarono, finalmente, all'asciutto. Sospirarono di sollievo non appena trovarono il caminetto acceso e un gran divano accogliente ad aspettarli. Si tolsero gli stivali e i giubbotti, cominciando a sfregarsi le mani, come per levarsi quel gelido inverno alle spalle.
"Non toccate niente, il signor Sergio arriverà a momenti e se vogliamo che ci accolga sarà meglio non combinare guai." Disse Riccardo, con tono intimidatorio, sperando di aver convinto gli altri due.
Teo gli scoccò un'occhiataccia e si distese sul divano a pancia all'aria, ottenendo il capriccio di Luca che si voleva sedere anche lui.
La notte proseguiva, ma di Sergio neanche l'ombra. Riccardo cominciava a preoccuparsi e le cose non stavano di certo migliorando.
Una finestra si spalancò improvvisamente e una folata di vento spense le fiamme ardenti del camino. Riccardo accese la luce, dato che prima l'unica fonte di illuminazione era il fuoco, e così si avvicinò per chiudere la finestra.
D'un tratto, però, si bloccò, vedendo una sagoma oscura oltre l'infisso. Era l'ombra del volto di un uomo di profilo, il naso adunco e i capelli radi sulla nuca. Ci fu solo per un istante, quel tanto che bastava a Riccardo per scorgerla, poi niente.
Il bambino si affrettò a chiudere la finestra, con mani tremanti. Si voltò e con il volto pallido fece per dirlo ai compagni, quando la luce si spense.
I tre si misero ad urlare: "Riccardo, accendi la luce!"
Riccardo ci provò, arrancando e inciampando su sé stesso, ma l'interruttore non voleva funzionare. Ci provò cinque volte, ma niente.
"Dev'essere guasto..." Si rassegnò. Subito dopo trasalì, non appena sentì il rombato ruggente di un tuono, il fulmine non tardò ad arrivare. Una scarica elettrica blu colorò il cielo, permise così ai ragazzi di vedersi negli occhi, i volti terrorizzati e i visi pallidi.
Il più grande si sedette accanto agli altri due, pregando che arrivasse il proprietario. Infine, Teo si alzò, stava cercando qualcosa per sconfiggere il buio. Fortunatamente trovò una candela, l'accendino riposto miracolosamente accanto.
La ripose sul tavolino, l'unica cosa che divideva i ragazzi dal freddo caminetto. Il colore della fiammella variava dal rosso al giallo, si muoveva come un oceano in tempesta, solo infuocato. I bambini si persero in essa ma tornarono alla realtà quando udirono un rumore sordo alle loro spalle. Riccardo prese la candela, illuminando ciò che si trovava davanti. Un vecchio libro era caduto dall'apposita libreria, finendo sulla rossa moquette. Come aveva fatto un libro a cadere, da solo, da una libreria? I tre non osarono guardarsi, sapevano solo che avrebbero trascorso una lunga nottata.
Si voltarono così per tornare a sedersi, quasi paralizzati dalla paura, ma ciò che trovarono fu l'intera abitazione a soqquadro. Il divano era capovolto all'ingiù, come se qualcuno lo avesse ribaltato; il tavolino era frantumato ma il caminetto era tornato a scoppiettare facendo divampare una fiammata ardente.
I cuori dei tre bambini battevano all'unisono, più forte di quanto avessero mai potuto credere.
Poi il camino si spense, provocando una nuvola di fumo che fece intossicare i tre.
Poi un rumore: Clik, Clak, Clik, Clak; che si ripeteva all'impazzata. Sembrava l'interruttore della luce, ma nessuno in quella stanza stava toccando niente, se non la candela che produceva quella poca luce, sulla quale i bambini si aggrappavano come ancora di salvezza.
Poi si udì un sibilo e anche quella fu spenta. Riccardo urlò, facendola cadere.
Ora la notte sembrava essere entrata anche in quella villa, situata in un'alta collina di un piccolo paese.
La grandine batteva sui vetri, i tuoni facevano sobbalzare di tanto in tanto i bambini, e i fulmini, insieme alla luna, producevano l'unica luce naturale.
Come se non bastasse, le tende delle finestre si chiusero ermeticamente, ora il buio regnava sovrano nella villa.
"M-ma che cosa sta accadendo qui?" Chiese Teo, sentendo il cuginetto più piccolo mettersi a piangere.
Nessuno rispose.
I sensi si acuirono non appena sentirono un rumore di passi alle loro spalle. I loro urli echeggiarono per tutto il salotto, i tre scapparono, prendendo una rampa di scale che li condusse in tre direzioni diverse.
"Luca..." Sussurrò il fratello maggiore, non appena si accorse che Luca aveva mollato la sua mano.
Tornò indietro, a perdifiato, inciampando su di un gradino e cadendo sul pavimento. Il buio era tale da non riuscire ad orientarsi.
Camminò alla cieca per un po', poi una superficie ruvida entrò a contatto con i suoi polpastrelli, era la parete. Non tardò a trovare l'interruttore della luce e, sperando in un possibile miracolò, provò a schiacciarlo.
Al primo contatto sentì qualcosa di liquido sulla sua mano, la avvicinò così al volto e sentì un indistinguibile odore acre, quella cosa di certo non era acqua.
L'interruttore era intriso di sangue.
Cacciò un urlo che, piano piano, guidò gli altri due verso di lui.
Riccardo aveva sempre pensato che avere paura del buio fosse una cosa stupida ma non avrebbe mai pensato che l'oscurità potesse celare così tante insidie.
La disperazione, a volte, può guidarci sulla giusta via. L'unica cosa che Teo desiderava, in quel momento, era andarsene, quindi un modo per uscire dalla villa era quello che si aveva utilizzato per entrare: la porta.
Provò a fare mente locale di dove si trovavano, poi ricordò dov'era situata la porta. Gli altri, sentendo il rumore dei passi, lo chiamarono, con voce strozzata.
Teo stava per afferrare la maniglia, quando la porta si aprì con uno scatto, da sola. Un cigolio ruppe il silenzio e Teo si trovò faccia a faccia con una figura alta e slanciata, quasi interamente calva, con il naso adunco, gli occhi stanchi e la bava alla bocca.
Il bambino indietreggiò frettolosamente, non trovando più la forza per urlare. Così facendo si trovò alle spalle la finestra, che si spalancò all'improvviso, facendolo cadere di sotto, nel vuoto.
Riccardo urlò disperato, poi sentì Luca abbandonare la sua mano.
La luminosità naturale che la notte concedeva, mostrò a Riccardo l'immagine di suo fratello, steso a terra, sbiancato dalla paura.
L'ombrosa sagoma dell'uomo non si era schiodata dall'uscio della porta d'ingresso per tutto il tempo: "Oh no, non svenire..."
Porse così la sua mano in avanti, chiudendo, ad una ad una, le sue dita, in modo rapido e deciso. Sembrava volesse prendersi Luca.
Il bambino, infatti, rinvenne all'istante. Una forza invisibile l'aveva fatto tornare in piedi. Riccardo si voltò verso il fratellino, che aveva gli occhi intrisi di rosso. Lo guardava con uno sguardo vuoto e allo stesso tempo sgargiante. Riccardo non aveva più voce, la gola secca. Il temporale era cessato, la luna si distingueva chiaramente oltre la finestra.
Improvvisamente, però, Luca e l'uomo presero a canticchiare una filastrocca, contemporaneamente:
"Nell'oscurità si può celare
un pericolo spettrale,
il dito di sangue hai bagnato
e il fratello è addormentato,
ora la notte devi temere
i peggiori mali lì potranno accadere..."
La filastrocca riecheggiava nelle orecchie di Riccardo, l'ultima cosa che vide fu il volto del vecchio custode di quella villa maledetta.
Se il prossimo a spegnere la luce sarai tu, stai attento, potresti non risvegliarti mai più.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro