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Nessuno può uscire dal bosco maledetto

L'aria invernale scorrazzava libera nel bel mezzo della notte, provocando un sibilo pari all'ululato di un lupo.
Nella fitta vegetazione del bosco, era esposta, alla luce della luna, una tenda, nella quale cinque ragazzi si tenevano svegli reciprocamente.
"Non possiamo starcene qui ancora, le provviste scarseggiano." Disse Miriam, una ragazza bassa, gli occhi acquosi risaltavano sul suo volto incorniciato dai capelli scuri.
"Se qualcuno non avesse perso la mappa, forse ora saremmo a casa!" Laicy invece era alta, amava litigare ed incolpare Lucas, anche se in fondo erano amici. I capelli biondi erano raccolti in modo disordinato in una coda e gli occhi verdi fissavano inviperiti il ragazzo.
"Non saremmo riusciti comunque a uscire da qui, forse non ti sei resa conto che qualcosa ha quasi cercato di ucciderci non appena siamo entrati." Hanry prese le difese dell'amico. Era il fratello minore di Laicy ed era uguale a lei: stessi occhi e stessi capelli, che gli ricadevano sul volto in un ciuffo biondo.
Aveva quattordici anni, a differenza degli altri che ne avevano quindici. La loro amicizia era iniziata ai tempi dell'asilo e come era loro solito, decidevano di trovarsi tutti insieme per passare una serata da amici almeno una volta al mese. Così decisero di andare a fare un'escursione in un posto da loro ancora inesplorato. L'escursione però stava durando più del previsto a causa di un'ignota creatura che aveva cercato di attaccarli, comportando così lo smarrimento dei ragazzi. Avevano in programma di dormire per una notte sulla tenda di Miriam, ma di notti ormai ne avevano passate due e il terzo giorno si faceva sentire. Si stavano razionando il poco cibo e la poca acqua che si erano portati e ancora non capivano perché i soccorsi tardavano ad arrivare. I genitori sicuramente si sarebbero preoccupati, infatti quando i ragazzi provarono a chiamarli non riuscirono a trovare campo. Erano segregati all'interno del bosco.
Andrew, un ragazzo dai capelli neri impregnati di gel per tenerli lontani dagli occhi altrettanto scuri, si arrampicò perfino sugli alberi per cercare di contattare qualcuno, ma con il suo pessimismo finì a terra non appena afferrò il quinto ramo.
Si ritirarono così nel sacco a pelo preparandosi alla terza nottata, diffidando di essere così vicini al pericolo.
I raggi del sole trapassarono il cielo notturno e mille gradazioni di colore presero il posto dell'oscurità. L'alba richiamò l'attenzione degli uccellini che si misero a cinguettare a squarciagola, svegliando così i ragazzi.
Uscirono tutti dalla tenda, sopportando le imprecazioni di Andrew. Lucas si passò una mano tra i capelli castani, sistemandoli per quel che poteva: "L'unica cosa che possiamo fare ora è cercare qualcosa di commestibile."
Così si misero alla ricerca di qualsiasi cosa potesse giovare al loro stomaco.
"Ragazzi, venite!" Urlò Miriam.
Sulla corteccia di un albero c'erano i segni di artigli, un animale doveva essersi arrampicato lì e a giudicare dalla dimensione dei tagli che aveva fatto doveva essere molto grande. Ma ad attirare l'attenzione della ragazza fu anche un'incisione, scritta di sfuggita, molto probabilmente l'artefice era lo stesso che aveva cercato di arrampicarsi.
"Se"
"Se cosa?!"
"È un messaggio, qui vicino ci sarà il resto della frase." Osservò Lucas.
Il punto è che lì vicino non trovarono altre parole, ma impronte.
"Queste cosa sono?" Laicy si avvicinò al terreno fangoso.
Delle impronte circondavano il tronco, sembravano quelle di un cane, solo il doppio più grandi del normale. Più avanti, però, scorsero un mutamento; le impronte si ingigantivano sempre di più fino a diventare simili a quelle di un umano, anche se a causa del tempo poteva esserci un errore, non erano del tutto nitide.
"Questo è decisamente strano" disse Hanry "non ci resta che seguirle."
"Io non ci penso proprio" sbottò Andrew.
Lucas lo guardò contrariato "Sempre positivo tu. Facciamo così, ci dividiamo. Io vado con Hanry, chi di voi viene con noi?" Tutti fecero un passo indietro. "Okay, vorrà dire che tornerete alla tenda, non è conveniente cercare cibo finché non scopriremo a chi appartengono queste impronte. Se troveremo qualcosa da mangiare, lo porteremo per tutti." Nessuno obbiettò, così si separarono.
Dopo un po' le tracce sparirono e i due furono costretti a girovagare alla cieca.
"Di questo passo ci perderemo, Hanry."
"Aspetta un attimo." La voce del ragazzo era tremula e gli occhi verdi si misero a fissare un punto preciso davanti a lui.
Lucas cambiò visuale e finalmente notò la seconda parola.
"Non"
"Se non...?" I due si guardarono, dovevano proseguire ma la faccenda si faceva seria ed era meglio riferirlo prima agli altri e proseguire insieme.
Poco dopo furono davanti alla tenda, notando che anche i loro compagni avevano novità.
Miriam prese la parola: "Finalmente! Guardate cos'ha trovato Andrew qui vicino."
Mostrò loro un foglio di carta:
Questo bosco è stato maledetto anni fa, nessuno può uscire da esso. Intere famiglie non vi hanno mai fatto ritorno. Ragazzi, voi dovete provarci comunque, prima che sia troppo tardi.
I vostri genitori sono in pensiero per voi, dovete andarvene prima che vi prenda.

La polizia.
"Chi è che dovrebbe prenderci?" Laicy stava andando in panico.
"Una cosa è certa, se restiamo qui a piangere moriremo più in fretta." I ragazzi ormai non avevano più fiato di ribattere nemmeno l'ironia di Andrew.
"Okay, manteniamo la calma, prendiamo l'occorrente e andiamocene."
"Nessuno può uscire da esso..." Miriam fissava il pezzo di carta con occhi vuoti e le sue parole erano un sussurro.
"Hey, Mir, sta calma." Laicy confortò l'amica in un abbraccio. "Lucas, hai qualche idea?" Cercò di far sembrare la sua voce più calma possibile, ma in fondo anche lei provava paura.
"Il bosco non può essere infinito, giusto?" Questa domanda retorica serviva più a confortare sé stesso che gli altri. "Se noi seguiamo una direzione, come una linea retta, troveremo un punto di uscita. Dato che l'unica via esplorata e sicura è quella delle incisioni, prenderemo quella."
"Ma... e se... ci venisse a prendere?"
"Oh andiamo, Hanry, siamo qui da tre giorni, non credi che se avesse voluto "prenderci" ci avrebbe già trovati?"
Così si trovarono davanti all'ultima incisione e proseguirono il cammino per un bel pezzo. Fecero qualche sosta per mangiare le ultime provviste, sperando di trovare qualcosa durante la camminata.
In realtà non trovarono nemmeno il resto del messaggio e presto il tramonto mise ancora di più malumore i ragazzi, finché non udirono un fischio in lontananza.
"Cos'era?!" Tutti acuirono i propri sensi.
"Sarà stato il sibilo del vento." Tutti tranne Andrew.
"Non sembra il ve..." Laicy si zittì non appena lo risentì, più forte e più chiaro. Un latrato squarciò l'aria e subito dopo un ululato ruppe il silenzio spettrale.
I ragazzi non se lo fecero ripetere due volte e corsero via.
"State dietro di me!" Urlò Lucas agli altri. Dentro di lui sapeva che sarebbe stato inutile, mettersi a correre dopo una giornata di cammino avrebbe di certo portato i ragazzi allo sfinimento in pochi minuti. Sperava solo che la paura li facesse resistere quanto bastava per riuscire a trovare l'uscita da quel bosco.
Ma invece di uscire, sembrava di addentrarsi sempre più al suo interno: presto dovettero farsi spazio tra la vegetazione, finché finalmente scorsero il resto delle incisioni mentre correvano come mai avevano fatto.
Tre arbusti, uno dietro all'altro, riportavano tre parole:
"Andate"
"Via"
"Subito"
"Se non andiamo via subito cosa?!" La voce di Laicy era strozzata. Stava piangendo, non avrebbe retto a lungo.
"Morirete." la voce si udì nelle vicinanze, improvvisamente tutti si fermarono, qualcosa era caduto dall'albero davanti a loro. O meglio, era atterrato.
Due intensi occhi grigi stavano fissando i cinque amici. Ormai era buio e le fronde coprivano la poca luce naturale, ai ragazzi fu possibile distinguere la figura non appena si fece illuminare da un raggio della luna. Gli occhi venivano incorniciati dalla scura peluria, presente in tutto il corpo. Il lupo si reggeva su due zampe e sul suo volto si dilatò un sorriso che sfoderò la dentatura della bestia.
I suoi lineamenti e i tratti umani vennero confermati dalla capacità di parlare: "Tempo fa ero anch'io come voi, spensierato e allegro. Decisi di fare un'escursione in questo bosco, sì proprio questo qui." La sua voce era divertita, anche se si percepiva una nota amara tra le sue parole.
"Poi però la natura decise di parlarmi, e cosa accadde? Be', mi trasformò, proprio così, e in cosa mi trasformò? In quello che vedete di fronte a voi, un licantropo." Seguì poi una risata piena di disprezzo.
"Sapete cosa disse la maledizione? Se vuoi ritornare un umano a tutti gli effetti, dovrai proteggere la natura. Non appena avrai ucciso le prime cinquanta persone che entreranno nel bosco, avrai la tua libertà.
Se i miei calcoli sono corretti, ne ho divorate quarantacinque. Guarda caso ne ho cinque proprio davanti a me."
Proseguì con la sua risata e pronunciò le sue ultime parole da licantropo con sarcasmo.
"Nessuno può uscire dal bosco maledetto".

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