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capitolo 90


TYLER

Fu l'accendersi automatico delle luci in giardino a farmi riscuotere da quello stato in cui ero caduto. Mi guardai intorno, lasciando correre lo sguardo lungo la cucina adesso immersa nel buio più totale, mi strinsi più stretto tra le braccia, soltanto in quel momento mi resi conto di quanto freddo avessi essendo ancora del tutto nudo.

Nudo.

Nudo come Luis mi aveva trovato. Nudo, mentre facevo l'unica cosa che non avrei mai dovuto fare ...

Deglutii forte, avrei voluto urlare fino a liberarmi da quelle orribili sensazioni, ma non sarebbe servito a nulla. Il fragore dei miei pensieri sarebbe stato di gran lunga superiore a qualsiasi altra cosa, non c'era modo di sovrastare la vergogna che mi stava assalendo il petto attimo dopo attimo, come melma putrida in uno stagno . Mi costrinsi ad alzarmi, presi i miei vestiti e me li infilai, ancora tremante.

Non potevo starmene lì immobile, non riuscivo a sostenere il peso dei miei stessi pensieri, avrei dovuto trovare Luis. Cercai il suo nuovo indirizzo nel bloc notes che mia madre lasciava in cucina per appuntare le sue stronzate, dopo qualche attimo la scrittura di mio padre balzò all'occhio. Eccolo lì.

Uscii di casa un attimo dopo, senza rendermene conto non riuscivo a smettere di tremare, scosso da brividi terribili nonostante fosse ancora caldo lì fuori.

Mi misi alla guida con quelle immagini ancora davanti agli occhi, com'era potuto succedere? Che cosa ci faceva Luis lì? Perché non aveva ancora restituito la sua copia di chiavi a mia madre?

Ma non importava niente, quello che non riuscivo ad accettare era il dopo ... non era stato necessario che parlasse, la sua espressione di puro disgusto aveva espresso il concetto alla perfezione.

Perché stavo andando da lui?

Che cosa volevo?

Volevo ucciderlo, volevo strappargli via il cervello, privarlo di quegli occhi che continuavano a giudicarmi in ogni istante, per il resto della mia vita.

Ero schiavo di quegli occhi, ero indissolubilmente legato al suo giudizio, nonostante fossi riuscito ad allontanarlo da me, Luis viveva ancora dentro di me. Io ero Luis.

Smontai dall'auto a passi incerti, soltanto vedere il suo suv parcheggiato lì fuori mi faceva venire su la nausea. Spinsi il palmo sul citofono prima che mi risvegliassi da quella follia e me ne tornassi a casa, a distruggermi dentro per il resto della vita.

Aprì la porta qualche attimo dopo, il suo viso funereo si posò su di me, nascondendo a malapena la sorpresa nel vedermi lì sulla sua porta, a distanza di qualche ora da quello che era successo.

Deglutii, sentendomi improvvisamente più insignificante di un verme, quegli occhi ... duri e inamovibili. Il disgusto era ancora lì, riverso nella sua bocca tirata, nella sua postura rigida, in quel viso di pietra rivolto a me.

- Devo parlarti. - dissi con aggressività, cercando di formulare un pensiero sensato in quel tornado di sensazioni orrende.

- Non ce n'è bisogno, non sprecherò il mio tempo a sentirti, Tyler. - rispose lui duramente – non ho nulla da dirti. -

- Invece devi farlo! - Urlai, spingendolo in casa, lo seguii chiudendo la porta oltre le nostre spalle. Non c'era paura sul suo volto, soltanto quel terribile sguardo disgustato ancora posato su di me – tu ... d-devi dirmi cosa devo fare adesso. - la mia voce si spense in un sussurro concitato.

Stavo stringendo la sua camicia, Luis si ritrasse ed indietreggiò, liberandosi dalla mia stretta.

- Ho bisogno che tu mi dica cosa diavolo devo fare ... i-io ... -

- Tu cosa? Ti sei già stancato di giocare al maschio alfa del branco? - scosse la testa, con un sorriso amaro sul volto – beh, suppongo che non sia un ruolo che ti confaccia molto quello ... -

Dolore e vergogna pungente, sempre di più, automaticamente abbassai lo sguardo, non riuscivo a sostenere il peso dei suoi occhi. Che cosa avevo fatto? Che cosa ero diventato?

– Guardami. - mi ordinò un attimo dopo e, seppure con riluttanza lo accontentai – tu sei un debole, nonostante il tuo involucro perfetto, sei soltanto un ragazzino idiota e spaurito e sappi che io non ti ho cresciuto affinché diventassi un fenomeno da baraccone. Fatti il favore di provare un po' di amore per te stesso e stammi bene a sentire ... metti insieme quello che è rimasto del ragazzo che ho tirato su, ammesso che ci sia ancora qualcosa e rialzati. Perché quello che sei adesso ... non è un uomo. -

Silenzio. Chiusi gli occhi, avrei preferito mille percosse a quelle parole.

- Vedo che provi della vergogna quanto meno, mi domando come tu sia riuscito a guardarti allo specchio senza volerti cavare via gli occhi. -

- Basta ... - sussurrai, distrutto. Mi trattenni dal cadere a pezzi proprio lì, davanti al suo volto sempre più lontano ed indifferente, non c'era più rabbia in lui, soltanto la delusione di aver perduto per sempre un progetto durato una vita. Io ero quel progetto ed io avevo fallito.

- Vattene adesso, non ho tempo da perdere ... -

Con un cavallo perdente come te. Ecco cosa avrebbe voluto aggiungere, ma si limitò ad allontanarsi dal corridoio. Passo dopo passo raggiunsi la porta e la chiusi dietro le mie spalle. Parole su parole si ammassavano dentro di me, una più affilata dell'altra, mi davano il tormento, non avrebbero mai taciuto, perché le parole distruttive di Luis erano la stessa estensione dei miei pensieri. Mi vergognavo di me, dell'effetto che il corpo di Chris continuava a farmi, giorno dopo giorno. Quelle sensazioni non stavano scemando come speravo che sarebbe successo, no ... non facevano altro che crescere, divampavano come il fuoco sull'erba secca in una giornata afosa di agosto ed io non riuscivo a gettare neanche una fottuta goccia d'acqua per impedire a quell'incendio di dirompere.

Perché non ero un uomo, no ... ero un debole. Ero tutto ciò che detestavo, ero inaccettabile e sbagliato e meritavo il peggio che potesse esistere.

Ero a casa adesso, fermo sul viottolo da chissà quanto tempo senza che me ne fossi accorto, costrinsi le mie mani a lasciare lo sterzo e mi spinsi fuori dall'abitacolo. Il cellulare continuava a ronzare da qualche parte nel fondo delle mie tasche, ma non lo presi, sapevo che Chris era già lì da qualche parte, con mille domande da pormi e un enorme carico di dubbi e paure che avrebbe tirato fuori il prima possibile.

Non mi sbagliavo, vidi una sagoma lasciare i gradini sul quale era stato seduta fino a quel momento ed avvicinarsi velocemente verso di me.

Ma non era Wayright, il volto preoccupato di Lex venne fuori dall'ombra e per un attimo mi sentii totalmente confuso.

- Che ci fai qui? - chiesi guardingo.

- Smettila, Tyler, non trattarmi in questo modo. Abbiamo avuto dei problemi, lo ammetto, ma sono comunque tuo amico e ho appena saputo di tuo padre ... - fece una pausa, mi stava scrutando e non doveva aver trovato nulla di sensato sul mio viso – credevo di trovarti più rilassato adesso che Luis sta altrove, ma a quanto pare mi sbagliavo. Cosa c'è adesso? -

- A che gioco stai giocando? Il ruolo dell'amico attento e preoccupato non ti si addice più, Lex. - avrei voluto incazzarmi, ma per quel giorno avevo speso tutto le energie che avevo, ero spossato e non avevo voglia di fare la guerra anche con lui.

- E tu metti da parte questo tuo atteggiamento da cazzone almeno una volta nella vita – sbuffò quello scuotendo il capo – senti, ero solo preoccupato. Se non vuoi parlarne fai pure, comunque potresti rispondere al telefono di tanto in tanto, così non mi dovrai più vedere necessariamente di persona. -

Non era stato Chris a chiamare, capii a quel punto, una strana sensazione di ansia si stava facendo strada dentro di me. Perché non aveva chiamato? Presi il cellulare e controllai le chiamate perse, in effetti erano tutte di Lex. Ero stupito, c'era qualcosa che non andava, perché Chris non mi aveva cercato? Da quando in qua aveva smesso di essere quello stalker rompipalle che era sempre stato?

- Che ti prende adesso? Tyler? - Lex mi toccò il braccio e quel gesto mi riscosse dai miei pensieri. Riposi il cellulare in tasca, automaticamente fissai la villa dei Wayright, come se mi aspettassi di vedere Chris affacciato ad una delle finestre che dava sulla mia via. Non c'era nessuno lì. Lex era ancora in evidente attesa di una spiegazione, che ti importa, disse una parte di me, va fino in fondo anche con lui a questo punto. Peggio di così non sarebbe potuta andare.

- Ho fatto un fottuto casino – ammisi spontaneamente attirando subito l'attenzione di Lex.

- In che senso? Con una ragazza? -

- Magari ... - non ridere, pensai, non hai un cazzo da ridere, Tyler, ma non potevo farci niente. Mio padre, il Sergente Luis Bradbury, mi aveva appena beccato a letto con un uomo ... se non avessi riso mi sarei impiccato con ogni probabilità. Lex mi fissava stupefatto, non riusciva a capire il perché di quella mia reazione.

- Andiamo, che ti prende? In che senso? Non capisco ... -

Lo guardai dritto negli occhi, la vergogna era andata via, ero alla stregua di uno scarafaggio ormai, perché imbarazzarmi? Perché non iniziare a convivere con la mia stessa merda?

- Mi sono scopato un ragazzo. -

Il gelo più assoluto calò su di noi nonostante ci fossero almeno trenta gradi in quel giardino, Lex era stupefatto ed anche leggermente sconvolto, pensai, continuava a fissarmi, forse con la speranza che potessi ridere di lui e ammettere che lo stavo soltanto prendendo per il culo, ma non era così.

- T-tu ... oh, cazzo. Sei serio? Cioè ... tu ... a te piacciono le donne, no? Io ho sempre immaginato che ... - Lex si portò le mani sul volto, era in crisi e vederlo in quelle condizioni non faceva altro che ribadirmi quanto fossi lontano dall'idea che tutti si erano fatti di me fino a quel punto.

- Ero ubriaco – tentai di giustificarmi – almeno le prime volte ... -

Lex sgranò gli occhi – Quindi stai continuando ad andarci a letto? Porca puttana, Tyler ... mio Dio, non riesco a ... se è uno scherzo di merda giuro che ti apro in due, stronzo. - mi minacciò un attimo dopo, il mio viso era fin troppo serio però.

- Non è uno scherzo, Lex, è solo la triste realtà dei fatti. Mi sento come un fottuto criceto che continua a girare sulla sua fottuta ruota. Sa che è inutile e che non arriverà mai da nessuna parte, ma non riesce proprio a smettere di farlo ... -

- Da quanto va avanti questa storia? Perché non me lo hai detto prima? -

- Non ci siamo parlati per un po', inoltre non l'avrei comunque fatto ... non è qualcosa di cui vantarsi con gli amici. - commentai con amarezza evidente.

- Che cosa è successo per spingerti a parlarne con me allora? -

Una catastrofe. Il volto di Luis era ancora davanti ai miei occhi, cercai di tenere a bada i brividi di orrore che mi pervasero il corpo.

- Mio padre ci ha beccati. -

Lex era davvero sconvolto adesso, le sue labbra erano dischiuse, gli occhi leggermente strabuzzati, continuava a scuotere la testa – Cazzo ... sei fortunato ad essere ancora vivo. Tyler ... stai bene? -

Era la domanda di chi si stava chiedendo cosa avesse provocato in me questa lunga catena di eventi che mi avevano scosso la vita l'uno dopo l'altro. Stavo bene? Certo che no. Sapevo cosa avrei fatto in futuro? Ovviamente no. L'unica certezza che avevo? Che ero fottuto, irrimediabilmente fottuto.

- Senti, devo andare adesso ... ho delle situazioni da risolvere – era vero, continuavo a pensare a Chris ed al perché si stesse comportando in quel modo. Non era da lui sparire e basta, soprattutto dopo quello che era successo.

- Ok ... hai bisogno di qualcosa? -

- Tipo di un elettroshock per cercare di inibire queste mie tendenze? Grazie, ma ne farò a meno. -

Lex scosse la testa – Non sei così nella merda se hai ancora voglia di scherzare. Sappi che puoi chiamarmi quando vuoi ... solo una cosa – disse prima di aver ormai raggiunto il marciapiede – posso sapere chi è? -

- Che importanza ha? -

Lex scosse la testa – Hai ragione. Fatti sentire, Tyler e non fare cazzate. Questo non cambia niente, so che è duro crederlo ma è così. E' già infinitamente bello che tu abbia aperto gli occhi, se è quello che vuoi non farti troppi problemi. -

Ed invece cambia ogni cosa, Lex, avrei voluto aggiungere, ma non lo feci, scelsi di sorridere e far finta di nulla, avrebbe anche potuto crogiolarsi in quella stronzata per tutto il tempo di cui aveva bisogno. In fin dei conti anche il suo giudizio sarebbe arrivato prima o poi. Si sarebbe chiesto se per caso trovassi attraente anche lui, presto avrebbe smesso di farsi sentire, avrebbe detto che era tutta colpa degli impegni, invece di ammettere quanto fosse imbarazzante ritrovarsi a stare con il nuovo Tyler Bradbury troppo frocio per piacere a qualcuno. Froci a parte.

Era quello che volevo? No. Le chiavi dell'auto erano pesanti tra le mie mani, un peso confortevole che mi dava speranza. Va a fare una valigia e vattene da questo fottuto posto di merda, diceva la vocina ragionevole che risiedeva da qualche parte dentro di me, fatti una vita altrove, dopotutto Luis è andato, Rachel e tua madre staranno bene anche senza di te adesso.

Ma non potevo, non riuscivo ad andar via, perché non riuscivo a voltare le spalle a lui ...

Mi ritrovai al suo cancello, le sbarre erano calde sotto le mie mani, l'aria quasi soffocante adesso. Suonai il citofono prima di appoggiare la mia fronte contro il metallo. Chiusi gli occhi per un attimo, nel tentativo disperato di mandar via l'accaduto. Poi la bambina rossa aprì la porta di casa, la vidi fare qualche passo verso di me prima di aprire il cancello.

- Ehi ... c'è tuo fratello? - le chiesi vedendola arrossire nonostante fossimo quasi del tutto al buio.

- Quale dei due? - sussurrò timidamente.

- Chris. - la bambina fece su e giù con la testa, poi scappò all'interno della casa.

Che cazzo di famiglia i Wayright, pensai, senza riuscire a non notare quanto i suoi occhi fossero così terribilmente simili a quelli del fratello. I suoi occhi ... stavo davvero pensando agli occhi di Chris? Porca puttana, perché gli occhi? Perché sembravo essermi fossilizzato su di lui?

- Non è necessario che sprechi fiato, sta tranquillo – senza rendermene conto Chris mi stava fronteggiando, incrociò le braccia al petto e continuò – puoi lasciarmi, so che abbiamo mandato tutto a puttane. E so che non stiamo neanche insieme, quindi il verbo lasciare non è il più indicato, ma è il primo che mi è venuto in mente al momento. So che questo è troppo per te, quindi va bene, ma ti prego ... non trattarmi di merda. Non lo sopporterei. Almeno risparmiami questo. -

- Chris ... - che cosa aveva capito? Perché continuava ad incasinare tutto? Aveva pianto, il suo viso era pallido e gli occhi erano gonfi, non mi permise di parlare, mi voltò le spalle e con uno scatto veloce iniziò a correre verso casa. Lo rincorsi, i miei piedi avevano agito ancora prima del resto, riuscii ad afferrare il suo braccio un attimo prima che aprisse la porta.

- Voltati. Smettila di fare così. - Chris si agitava, continuava a darmi le spalle, stava piangendo, lo sapevo, nonostante non riuscissi a vedere il suo volto – Chris, smettila ... non sono venuto qui per rompere. Ero soltanto preoccupato. -

- Perché no? Tuo padre ci ha beccato a letto. Il tuo peggiore incubo si è avverato ... ho v-visto la tua faccia, ho visto il modo in cui lo hai guardato e so che non riuscirai a liberarti di tutto questo, l'ho visto! - la sua voce era concitata, stavo ancora cercando di fermarlo dall'entrare in casa. Lo presi con forza, bloccando il suo corpo contro il mio per un attimo. Sentivo il suo cuore battere all'impazzata contro le mie braccia, Chris continuava a darmi le spalle e singhiozzare.

- Sto bene, ok? - sussurrai ad un centimetro dal suo orecchio – te lo giuro, va tutto bene. Altrimenti non sarei venuto qui. Calmati un attimo, Chris. -

Dovevano essere delle parole magiche quelle, forse era tutto ciò che voleva sentirsi dire, perché un attimo dopo si voltò verso di me, asciugandosi velocemente le lacrime dal viso adesso accaldato.

- Non ti credo ... è soltanto una finta ... t-tu non puoi davvero ... -

- Vieni da me, la giornata è stata rovinata, ma possiamo ancora recuperare – io stesso non riuscivo a credere alle mie parole, semplicemente per quella sera tutto avevo deciso di vivere nella verità, niente cazzate, niente giri di parole per camuffare la realtà dei fatti. Quella sera avrei dato voce ai miei pensieri, perfino quelli più oscuri e tenebrosi. Non mi era rimasto più niente da perdere.

Mi staccai da lui soltanto quando capii che mi sarebbe venuto dietro, così ci allontanammo da casa sua per immergerci nell'oscurità della mia. Entrare fu doloroso, quel corridoio, la porta che dava sulla cucina ... tutto mi ricordava Luis adesso. Il suo viso.

- Hai parlato con lui? - la voce di Chris giunse da qualche parte dietro le mie spalle, continuavo a salire, deciso a lasciarmi indietro quello scenario devastante.

- Già ... mi ha dato del mostro, questo è il succo del discorso. Un fottuto mostro che non può essere il ragazzo che lui ha cresciuto, mi ha dato del debole, mi ha praticamente detto che dovrei morire piuttosto che vivere in questo modo. - dissi con apparente tranquillità, non volevo dare troppo peso a quelle parole, soprattutto non con Chris davanti. Il suo viso era una maschera di emozioni, tra tutte prevaleva la rabbia.

- Tuo padre è soltanto un fottuto figlio di puttana che merita di marcire lontano da tutti. Non devi ascoltarlo, Tyler ... sai anche tu che quello che ti ha detto è un'enorme stronzata. -

- No, non lo è. Quello è il suo parare e mi sta bene. L'ho odiato di un odio puro e infinito per anni e anni, non l'ho mai rispettato e sinceramente non me ne fotte un cazzo del suo giudizio, Chris. Pensi quello che vuole, ho chiuso con questa merda, sono libero adesso. -

L'avevo detto, adesso non mi restava che metterlo in pratica. Le labbra di Chris erano morbide, salate per le troppe lacrime versate, mi sciolsi nella sua stretta, mi aggrappai a lui, alla sua vita, a quel corpo caldo e fremente che si accendeva insieme al mio, Respirare diventava impossibile quando ci ritrovavamo a letto, i miei battiti erano accelerati, galoppavano insieme ai suoi. Passai i pollici sulle sua guance scarne, le sue labbra mi incantavano, i suoi occhi mi spingevano a non fermarmi mai. Bacio dopo bacio, pelle contro pelle, finimmo abbracciati, stretti l'uno all'altro, Chris affondò il volto nella mia spalla. La sua fronte era davvero bollente.

- Chris, stia bene? Sei caldissimo – dissi con un filo di voce che recuperai non so dove.

- Sto bene, abbracciami soltanto. -

- Ti sto già abbracciando – risi appena, anche Chris si lasciò andare ad una risata bassa. I suoi occhi erano terribilmente luminosi adesso, le guance colorite – Chris, tu hai la febbre, sei bollente come una stufa. Vuoi prendere qualcosa? Dovrei avere delle pillole di sotto ... -

- No, non ti alzare, ti prego! Non voglio. Rimani qui, non sono ancora del tutto certo che questo non sia nient'altro che un bellissimo sogno ... - la sua stretta aumentò ulteriormente intorno alla mia vita, poi nascose il viso contro il mio collo e non potei fare altro che affondare in quel calore che sapeva di lui, di quello shampoo alla vaniglia, l'odore che faceva il suo bucato adesso sparso lungo il letto. L'odore di Chris mi eccitava e allo stesso tempo riusciva a dare un freno ai miei pensieri. Faceva caldo, era quasi insopportabile, ma non osai lamentarmi né muovermi. Baciai la sua fronte bollente, lo aiutai a sistemarsi meglio sul cuscino, stringendomi a lui, cercando di mettere a tacere il rumore dei miei pensieri. Quella voce che continuava ad urlarmi di sollevarmi da lì e rispedirlo a casa, di tagliare i ponti e farmi una nuova vita lontano da Wayright.

Non la ascoltai, mi persi nella contemplazione del suo viso appena illuminato dai raggi pallidi della luna che penetravano attraverso la finestra. Era sereno come quello di un bambino felice dopo una lunga giornata trascorsa al lunapark.

Quanto tempo ci avrei messo a distruggere di nuovo ogni cosa?

Fissarlo mi faceva male. Cos'era quella sensazione oppressiva al petto?

Niente di quello che avevo mai sperimentato fino ad ora. Questo era spaventoso, questo era peggio di qualsiasi altra cosa.

Mi strinsi ancora di più a lui, cercando di chiudere ogni altro pensiero fuori.

L'ultima cosa su cui cadde lo sguardo prima di addormentarmi furono le chiavi dell'auto abbandonate sui jeans.

SETH

Quella sera il locale era pieno di gente nonostante fosse chiuso al pubblico, Mark, il socio, nonché amico di Byron era finalmente tornato. Gestire il pub non era l'unica manzione che aveva, Mark era anche un fotografo freelance per delle riviste di paesaggi selvaggi, molto spesso infatti partiva per mesi lasciando tutto nelle mani di Byron. Ricordava molto sua sorella Roxy per certi versi, estroverso ed incostante, ma molto ben voluto. Byron per il suo ritorno aveva organizzato una piccola festa invitando alcuni amici e così mi ero ritrovato anche io incastrato in quella serata. Fra gli invitati c'era Dominik e questo mi faceva piacere, volevo passare del tempo con lui per mettere a fuoco le cose e quella festa era l'occasione giusta. Mi ero arrovellato parecchio su come sistemare le cose con lui e Koll, per qualche motivo avevo ricominciato a portarmi dietro la collana di Koll, la tenevo nascosta nella tasca dei jeans. Ma su una cosa ero certo avrei mostrato a Dominik il vero me, confidato i miei pensieri e solo così entrambi avremmo potuto capire se potevamo stare insieme sul serio. Peccato che c'era anche Jack quella sera a rendere tutto più detestabile, sbuffai appoggiandomi al bancone, sentii un tocco leggero sfiorarmi la spalla. Era Trisha.

- Seth ... hai un'aria così sconsolata – mi disse sorridendo.

- Già ... le rimpatriate non mi entusiasmano – devetti constatare, spostai lo sguardo verso Dominik, lui era del tutto a suo agio.

- Tu e lui siete una coppia molto singolare - mi disse intercettando il mio sguardo.

- Non convinciamo neanche te? – chiesi.

- No, non direi che non mi convincete ... ma mi chiedo se vi siate confrontati apertamente – rispose – il non convinto chi è? Jack? Ti lancia occhiatacce da tutta la serata –

Io sorrisi – si fotta ... -

- E' il suo migliore amico ... di certo non può metterlo da parte per stare con te –

Sbuffai – già ... la gente con un po' di cervello non fa queste cose ... sono sempre il solito ragazzo fuori di testa ... -

- Sei solo parecchio egoista Seth – mi ricordò con un sorriso – ti piace possedere la gente ... c'è chi è disposto a farsi prendere e chi invece ha un altro tipo di carattere ... certo, non vorrei essere nei tuoi panni adesso ... hai a che fare con due tipi ostinati ... e l'altro giurerei di averlo visto fuori –

Io la guardai accigliata prima di staccarmi dal bancone per uscire , diedi un occhiata al marciapiede vuoto e poi mi accorsi di una piccola luce rossa ed una nuvola di fumo. Koll e la sua sigaretta se ne stavano ammantanti nell'oscurità, io mi avvicinai dubbioso mentre lui la spegneva contro l'asfalto.

- Che ci fai qu? – chiesi, dopo la discussione che avevamo avuto non mi aspettavo di vederlo comparire se non prima di una mia chiamata.

Deve essere successo qualcosa, mi disse una voce dentro di me e quella strana luce nei suoi occhi mi fece capire che era così.

- Non volevo disturbarti – mi disse – volevo solo dirti ... che dovrò mantenere un basso profilo per un po' ... loro sono qui ... -

Restai pietrificato – cosa? –

- Gregor è morto – la sua voce era tagliente e fredda – sei in pericolo anche tu, promettimi che resterai sempre al sicuro. Non andare in giro da solo –

- Koll ...- mio Dio Gregor era come un padre per lui – io ... -

- Promettilo! – ringhiò.

Il mio cuore si strinse appena ed annuii rapidamente - promesso –

A quel punto si voltò e cominciò ad allontanarsi.

- Dove vai tu? Che farai? – chiesi facendo un passo verso di lui.

- Quello che va fatto ... tu torna dentro Seth ... resta al sicuro - mi ordinò con voce ferma.

- Non farti ammazzare! – ribattei con lo stesso tono e questo lo fece voltare.

Lo vidi tornare velocemente indietro, mi afferrò per il braccio e mi attirò a se, mi baciò ferocemente, un bacio passionale e nostalgico, di uno che non vorrebbe mai allontanarsi, di uno che sarebbe tornato sempre.

- Promesso – mormorò e poi sparì nella notte.



Quando rientrai nel pub mi sentivo un po' stordito e preoccupato, era chiaro che Koll volesse liberarsi di quei tipi una volta per tutte e questo mi spaventava. Avevo paura sia che potessero fargli del male sia che fosse lui a farne a loro, Koll era capace di uccidere qualcuno? Lo aveva già fatto prima? Spostai gli occhi intorno alla sala per cercare di distrarmi da quei pensieri, non erano affari miei, dovevo starne fuori come avevo promesso.

Incrociai la figura di Dominik fra la folla, lui di certo non aveva segreti da nascondere, forse era quello che mi serviva per vivere bene. Ad un tratto notai che non era solo, stava chiacchierando animatamente con un altro ragazzo, quello rideva forte ed ad un tratto gli prese il braccio fra le mani, avvicinandolo appena a se. Qualcosa si contorse nel mio stomaco, il mio primo istinto fu quello di andare lì e strappargli quella mano, ma mi costrinsi a respirare. Devi stare calmo Seth, stano solo parlando, stanno solo ... ma il mio corpo si mosse comunque verso di loro, avevo preso la decisione di essere me stesso fino in fondo e lo avrei fatto per quando scomodo questo sarebbe risultato.

- Disturbo? – chiesi con una nota di stizza.

Dominik si voltò verso di me un po' preoccupato dal mio tono ma comunque sorridente – Ehi ... lui è Lucas, è il mio vicino di casa e cliente abituale del negozio –

Quello mi sorrise - piacere di conoscerti, sei il famoso Seth? –

Io mi irrigidii ancora di più – incantato, togliti dai piedi ora -

Quelli mi fissarono sbigottiti, io non attesi oltre, presi Dominik per un braccio e lo trascinai lungo la sala fino ad un punto isolato.

- Seth ma che ti prende? –

- A me? – ribattei accigliato – tu che te ne stai lì con quel tipo a chiacchierare e farti palpeggiare! –

Quello rise – Palpeggiare? Seth è solo un amico! Ci conosciamo da anni e non c'è niente di male nel parlare con qualcuno di diverso ogni tanto! –

Assottigliai gli occhi nervoso – sei hai qualcosa da dirmi, dillo e basta –

- Beh non c'è stata una volta in cui io ti abbia invitato con i miei amici e tu sia venuto, non ti ho mai visto interagire con altri che con Byron ... se parlo con qualcuno lo guardi come se volessi seviziarlo ... - si lamentò – metti tutti a disagio –

Risi stizzito – oh certo capisco ... scusa se ti ho disturbato allora – mormorai e mi voltai dirigendomi verso l'uscita.

Volevo prendere aria, detestavo quando mi si parlava in quel modo, come se fossi un ragazzino da educare, io ero fatto così, perché tutti cercavano di cambiarmi?

- Seth per favore non scappare – la voce di Dominik era vicina, mi aveva raggiunto fuori con aria preoccupata.

- Lascia perdere ... torna dentro dagli altri ... ti starò alla larga così eviterò di far paura a tutti quelli che conosci – tagliai corto.

- Non capisco perché tutto debba essere così tragico, perché non puoi unirti agli altri? Perché non puoi passare una serata tranquilla come qualunque persona normale? – sembrava una supplica.

- Non ne sono capace ... - confessai alla fine, fu come ammettere le mie colpe, come gettare la maschera, persona normale ... quanto faceva male sentire quanta distanza c'era fra me e quella parola – mi dispiace ... -

- Dom – la voce di Jack si intromise facendoci voltare entrambi – torna dentro, lascialo stare –

Quello parve confuso – No ... stiamo parlando adesso, lasciaci soli –

- Non c'è niente di cui discutere – continuò – non lo hai capito com'è? È un piccolo egoista bastardo, non è capace di stare con gli altri e vuole trascinarti nel suo mondo, come ha fatto con Tim –

Al suono di quel nome scattò qualcosa dentro di me – Sta zitto! Non nominarlo, non sai neanche cos'è successo! –

- Non so cos'è successo? So molto più di te ... so che hai portato quel povero ragazzo alla follia! – ringhiò.

- Chiudi la bocca! Tim aveva problemi che non sapeva affrontare, credeva che mentire e scappare fosse la soluzione a tutto ma non è così – replicai.

- Credi ancora a questa storia? – quelle parole mi lasciarono pietrificato – incredibile che non te ne sia reso conto dopo tutto questo tempo ... perché credi che sia andato via da South Gate? –

Io rimasi in silenzio a quel punto, totalmente in balia di quelle parole, persino Dominik ascoltava attento.

- Non riusciva più a sopportati Seth ... con la tua gelosia e il tuo controllo lo hai spinto lontano dai suoi amici, era un tipo insicuro è vero ma tu non hai fatto altro che esasperarlo e fare leva sulle sue insicurezze ...- disse – cominciò a mentirti ... non era vero che non poteva uscire o che doveva rientrare ad orari stabiliti, i suoi non erano così severi ... ti mentiva per vedere noi, per uscire con i suoi amici, stare a contatto con altra gente perché eri troppo opprimente, per andare in posti senza di te! –

I miei occhi erano sgranati, ero sempre preoccupato per la situazione a casa di Tim, non facevo altro che parlargliene, cercare di incoraggiarlo a reagire ma in realtà erano menzogne.

- Lo ha detto a loro Seth – disse con quel sorriso trionfante di chi sapeva di sconvolgere - gli ha detto che era gay ...non è per questo che è andato via alla fine, i suoi lo avevano accettato ... -

- Allora ... - la voce mi usciva appena – allora ... perché ... è ... -

- Per allontanarsi da te – disse gioioso – perché sapeva che lasciarti non sarebbe stato sufficiente, perché voleva andare dove tu non lo avresti raggiunto e tormentato ... - rise mentre qualcosa si spezzava dentro di me – ci siamo sentiti quasi tutti i giorni da quando è andato via, io ed un gruppo di amici lo andiamo a trovare ogni estate, dovresti vedere com'è felice adesso ... -

Le mie guance si rigarono di lacrime senza che me ne rendessi conto, si era aperto uno squarcio dentro di me, mentre quelle parole mi ferivano una voce mi ricordava che forse lo avevo sempre saputo. Che avevo visto Tim diventare sempre più strano, più io mi stringevo a lui e più lui tentava di allontanarsi, per questo ero cambiato, avevo cominciato a fingere, mettere da parte me stesso per cercare di farlo restare. Ma era stato tardi, lui ormai aveva preso una decisione irreversibile ed io mi ero giurato che non avrei mai più mostrato quel lato di me. Eppure era questo ciò che ero e Koll lo sapeva, Jack lo sapeva ed adesso toccava a Dominik.

- Vuoi fare la fine di Tim, Dom? – continuò quello – vuoi ridurti senza amici e poi a lasciare la città? –

Quello parve confuso, non poteva credere che quello che aveva sentito fosse vero, che io fossi capace di tanto, mi guardava come in attesa di qualche mia parola o giustificazione. Quello sguardo mi faceva male, quello sguardo stava cominciando a giudicarmi ogni istante più duramente.

- Seth ... insomma non dice sul serio...- quelle parole mi uccisero ancora di più, cosa potevo fare a quel punto? Mentre il suo sguardo era sempre più sgomento e disgustato, mentre vedeva tramutare la figura esile di un ragazzo con i capelli rossi in un mostro deforme e spaventoso.

- E se invece stesse dicendo sul serio? Se io fossi questo? –

Altro snervante, doloroso, distruttivo silenzio, non mi stava più guardando, teneva lo sguardo basso, era evidentemente spaventato, ecco cosa succede ad essere te, Seth. Le parole di Richard mi vorticavano in testa, sei sbagliato dentro ragazzo .... Tutti vanno via ...sono esasperati e nauseati da te ...

Ad un tratto vidi Byron venire verso di noi, doveva aver notato la nostra assenza all'interno, si avvicinò a me.

- Che sta succedendo? – chiese a nessuno in particolare, trovò la risposta stampata sul mio viso, a quel punto si voltò verso Jack – Che gli hai detto? –

- Quello che doveva sapere ... il vero motivo per cui Tim se n'è andato! –

Byron a quel punto fece un passo feroce verso Jack che retrocedette – il vero motivo è che è un vigliacco! Non esistono altri motivo dietro a quel gesto! Che non incolpi altri per le sue mancanze! –

- Il tuo amico è fuori di testa Byron! Non cercare di negarlo! – continuò ancora.

- Sparisci Jack prima che ti spacchi quella faccia di merda che hai ...- si voltò verso Dominik – e tu non hai niente da dire? – quello parlava spaventato, confuso, mi fissava come se vedesse uno sconosciuto, questo fece infuriare il mio amico ancora di più – perfetto! Sparite tutti e due allora! –

Jack scosse la testa sorridendo e poi trascinò Dominik di nuovo dentro, Byron si voltò verso di me a quel punto, si avvicinò e mi strinse forte, io rimasi perfettamente immobile.

- E' colpa mia se è andato via ... tu hai perso un amico a causa mia ... - mormorai.

Quello mi prese per le spalle e mi scosse appena – ascoltami bene, non è affatto colpa tua ... Tim è stato un vigliacco, non era capace di affrontarti ed ha lasciato tutto per non confrontarsi con chi sapeva giudicarlo davvero. –

- Da quanto lo sai? – chiesi distrattamente – da quanto sai che io sono il motivo che lo ha spinto ad andare via?-

- Dal giorno in cui ha preso quella decisione .... È venuto da me, cercando qualche tipo di consolazione o approvazione ... gli ho detto quello che pensavo di lui e di quello che ti stava facendo ... e che poteva dirmi addio quel giorno se aveva intenzione di andarsene ... è stata l'ultima volta che l'ho visto – rispose.

Troppe informazioni, mi sentivo annegare, volevo allontanarmi, pensare, volevo rintanarmi in un posto dove lo sguardo di Dominik non mi raggiungesse, in lui vedevo il giudizio del mondo.

- Sono stato uno stupido Seth – disse Byron ad un tratto – mi sono illuso che potesse essere quello giusto per te ... mi sono fatto annebbiare dal mio giudizio senza considerare che tu sei diverso da chiunque altro ... a te non è mai servito un bravo ragazzo, a te serve soltanto qualcuno che ti accetti e ti ami così come sei, anche se fosse la persona peggiore del mondo –

A quel punto sorrisi – non sei stato solo tu ad illuderti By ... per un momento ho sperato che lui fosse quello giusto, perché credevo che stare con uno come Dominik rendesse migliore anche me ...- poi mi voltai, mi ritrovai a stringere forte la collana dentro la mia tasca – torno a casa... non me la sento di rientrare ... io ... voglio stare solo –

Me ne andai di corsa senza aspettare che replicasse, volevo solo fuggire e lo desiderai tanto ardentemente da venire meno alla promessa di Koll. Le sue parole però mi tuonarono in testa mentre camminavo verso la metro, non andare in giro da solo, mi fermai ed ad un tratto mi sentii inquieto. Tirai fuori il cellulare, volevo chiamarlo, chiedergli di portarmi a casa, di tenermi al sicuro, dirgli che avevo finalmente deciso di non rinunciare a nient'altro. Se mi avesse voluto doveva prendermi com'ero fatto perché non mi sarei più trattenuto nemmeno con lui. Ero stanco di sentirmi sbagliato, volevo solo sentirmi me stesso. Niente accondiscendenza, niente stupidi compromessi con me stesso e con lui, niente attese ... solo io e tutto quello che questo comportava, sempre se lui volesse addossarsi questa responsabilità. Sempre che esistesse davvero qualcuno al mondo che potesse accettarmi totalmente.

- Gettalo – una voce cupa mi arrivò all'orecchio, mi voltai ed un uomo vestito di nero mi stava fissando, era un orientale, mi si gelò il sangue.

- Vieni con noi adesso – disse la voce di un secondo uomo che venne fuori dall'oscurità , mi avevano circondato, il secondo mi teneva sotto tiro con una pistola.

Tremai ma non dissi nulla, feci come mi avevano ordinato mentre il più alto mi perquisiva, prese il portafoglio, controllò i documenti e poi gettò tutto in un angolo della strada. Trovò anche la collana di Koll ma io gliela strappai di mano stringendola forte fra le dita, quello parve stizzirsi e mi afferrò per i polsi, li bloccò dietro la mia schiena e poi con una linguetta di plastica li assicurò ben stretti, tanto che mi feci male ma continuai a stringere saldamente la collana. Poi vidi l'altro avvicinandosi ghignando e mi mise sulla testa un sacco, non vedevo niente, ero totalmente alla loro mercé e per un momento credetti che mi avrebbero freddato in quel vicolo. Solo dopo sentii il rumore di un motore e poi degli spintoni, caddi in quello che doveva essere il retro di un furgone e poi sentii il rumore secco del portellone sbattere a pochi centimetri dal mio orecchio. Cosa ne sarebbe stato di me? Mi chiesi mentre stringevo quel piccolo aggetto fra le mani e la mia mente sussurrava una muta preghiera.



ANGOLO AUTRICI:

Eccoci qui con un nuvo aggiornamento .... vi comunchiamo che restano solo cinque capitoli alla fine XD ebbene ci siamo, gli avvenimenti sono molto chiari e noi non abbiamo molto da dire se non che siamo curiosissime di sapere che ne pensate e soprattutto sapere cosa credete che accadrà! Seth è nelle mani dei cinesi, cosa gli faranno? Koll riuscirà a salvarlo? Poi c'è Tyler che si confronta con il padre e con se stesso .... ne uscirà vincitore? Oppure qualcosa si è spezzata in lui? Fatevi sentire numerose!!! Noi vi salutiamo, ci vediamo presto con un nuovo e succulento capitolo! Vi annunciamo la presenza di tre POV ;)
A presto

BLACKSTEEL

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