capitolo 89
RACHEL
- Non credevo che saresti voluta venire con noi ... - mia madre mi fissava con un sorriso felice sul volto - mi fa piacere che tu abbia accettato Brad ... - concluse soddisfatta mentre svoltavamo in una viuzza sulla destra e ci apprestavamo a salutare il suo nuovo compagno. Era sulla porta, aveva già caricato qualche valigia nel bagagliaio della sua auto, anche lui sembrava decisamente al settimo cielo quando si sbracciò per salutarci.
- Ciao Rachel, che piacere rivederti! Potete parcheggiare l'auto nel mio garage, lasciate soltanto le valigie così le sistemo e partiamo subito ... - disse affabile come sempre.
Quei due si conoscevano da molto ormai, quasi due anni, era stato lui a rimettere in piedi mia madre dopo la morte di Caleb. Non Luis, ma un perfetto sconosciuto che era riuscito ad entrare nella sua vita in punta di piedi ma allo stesso tempo con decisione, facendole capire quanto le cose con Luis fossero ormai totalmente logorate.
Ero felice per lei, non avrebbero più dovuto nascondere la loro relazione adesso, finalmente anche mia madre sarebbe stata bene.
- Tuo fratello? Speravo che anche Tyler avesse voluto unirsi a noi ... - mi chiese Brad dopo aver sollevato la mia valigia.
- Beh, lui è sempre impegnato ... - a scoparsi il tuo migliore amico, pensai, un attimo dopo. Migliore amico? Chris non era soltanto quello, purtroppo. Il mio stomaco venne stretto in una morsa dolorosa al solo pensiero delle mie ultime terribili scoperte. Ero andata via da quella casa per non dover sopportare quella realtà. Avevo cercato di mostrarmi forte, ma dentro di me stavo davvero di merda e la colpa era soltanto mia. Chris non era mai stato mio amico, capii, mi aveva soltanto usata per arrivare a Tyler ... ecco cos'era successo. Come avevo potuto essere così ingenua?
- Spero che la prossima volta decida di darci una possibilità. Vedrai, ci divertiremo ... ho una casa niente male e soprattutto ci sono un sacco di locali interessanti in zona. Saranno due giornate piene, te lo assicuro. -
Tutto è preferibile a quello che sta succedendo intorno a me, avrei voluto dire, ma alla fine tacqui. Non volevo sollevare domande, né mostrarmi di cattivo umore davanti a Brad. Così ci infilammo in auto e qualche attimo dopo partimmo. Provai a chiacchierare con loro, ma ben presto lasciai perdere, non ero dell'umore adatto per fingere. Fissai il cellulare, Chris continuava a farsi sentire come se niente fosse, forse anche più di prima, probabilmente voleva soltanto assicurarsi che le cose andassero bene per me dopo lo shock di quella scoperta.
Chris non aveva mai capito quanto cavolo ci stessi dentro con lui, d'altronde come avrebbe potuto? Lui era stato chiaro con me ... era gay, lo sapevo, eppure non ero riuscita a mettere un freno a quei sentimenti disastrosi che si dibattevano dentro di me.
Prima o poi ti passerà, mi dissi, quasi come se fosse stata una preghiera silenziosa, questa tua infatuazione passerà e tu ti darai della stupida per aver trascorso un'estate così penosa per uno come Wayright.
- Tesoro? Mi senti? - mi riscossi dai miei pensieri, incontrando subito dopo il volto di mia madre che si era appena girata verso i sedili posteriori.
- Come hai detto? -
- Ho detto che tuo padre mi ha appena scritto un messaggio. Dovrà passare a casa per portare via le ultime cose rimaste ... potresti chiamare Tyler e farglielo sapere? -
Annuii distrattamente, poi composi il numero di casa e lasciai squillare il telefono. A vuoto. Nessuno rispose ed immaginai anche il perché ... Tyler doveva essere occupato con Chris, non vedeva l'ora di liberare casa dalla nostra presenza. Ed ecco che anche stavolta tutto andava per il verso giusto, mio fratello aveva sempre ciò che desiderava, mentre io ... a me cosa rimaneva tra le mani? Soltanto enormi delusioni.
Vivere con Tyler era impossibile, anche Lex alla fine lo aveva capito. Non importava quanto fossi brillante, simpatica o intelligente ... Tyler riusciva sempre ad oscurare chiunque con la sua presenza scostante e misteriosa. Non lo faceva neanche di proposito, era semplicemente parte della sua essenza quella, uno strano fascino che spingeva la gente ad avvicinarsi a lui, ammaliata da qualcosa di impalpabile ma presente.
Era successo a milioni di ragazzi, poi anche a Chris ... il mio Chris! Perché, porca puttana? L'avevo sempre considerato diverso, uno che sapeva il fatto suo ed invece ... invece non era poi così diverso dagli altri. Tyler lo aveva distolto da me , eppure non aveva ottenuto nessuna punizione, non Tyler! A lui andava sempre tutto per il verso giusto.
Pensai che anche lui dovesse provare qualcosa di simile al dolore. Avrebbe imparato, sarebbe cresciuto e forse avrebbe smesso di giocare con la gente. Bloccai lo squillo a metà, interrompendo la chiamata.
Era arrivato il momento di pagare e stavolta toccava a lui.
CHRIS
Avevo appena portato a termine l'ultima relazione di letteratura per il professor Evans tra uno sbadiglio e l'altro, soltanto il giorno prima mi ero reso conto di quanto velocemente fosse trascorso il tempo, tra appena due settimane sarei dovuto rientrare a scuola e la mia voglia di riprendere la vita di tutti i giorni era pari a zero.
Capii di essere preoccupato per la prima volta nella mia vita, che cosa sarebbe successo una volta finite le vacanze estive? Come sarebbero andate le cose con Tyler quando avremmo ripreso la nostra solita routine scolastica? Domande del genere affollavano la mia mente, rendendo ogni altro pensiero superfluo e marginale.
Sarebbe tornato a tormentarmi come se niente fosse? Avrebbe dovuto farlo per mantenere rispettabilità agli occhi dei suoi amici, no? Eppure ... avrei anche potuto reggere questa messa in scena se avessi saputo, dentro di me, che le cose erano comunque cambiate tra di noi. Avremmo potuto continuare la nostra storia o quello che era lontano dai riflettori di South Gate, in fin dei conti eravamo anche vicini di casa. Quanto sarebbe potuto essere complicato vederci di tanto in tanto?
Beh, se anche lui lo volesse sarebbe semplice, pensai, interrogandomi adesso sulle sue reali intenzioni con me. Avrei dovuto parlarne con Bradbury, non c'era altra via, avrei rischiato di farlo incazzare, ma qual'era la novità? Tyler si incazzava sempre per un motivo o per l'altro, soprattutto se l'altro interlocutore ero io.
Con quei pensieri in testa notai che il ragazzo in questione mi aveva appena scritto, andai a leggere il messaggio in chat, non potendo fare a meno di sorridere appena. Era sempre così con lui, una strana sensazione allo stomaco, un tipo di tensione di cui stavo iniziando a non poterne fare a meno.
TyBury: Ci sei?
Iniziai a scrivere velocemente.
ChrisWay: Per te sempre :3
TyBury: -.-'' smettila. Allora? Mia sorella e mia madre hanno tolto le tende.
ChrisWay: Vengo a piantare le mie allora :D
Mi ritrovai ad afferrare velocemente il cellulare ed una maglietta pulita che indossai subito. Mi guardai allo specchio un attimo, chiedendomi che cosa ci avesse trovato uno come Tyler in me, dopotutto. Ero un ragazzo ordinario, forse la mia capacità di farlo incazzare era straordinaria però, immaginai, pensando ad una possibile risposta a quella domanda che sarebbe potuta scaturire direttamente dalla bocca di Tyler. Tornai un attimo al pc per spegnerlo, Tyler mi aveva inviato una faccina scocciata, come sempre.
Mio Dio, ma da quando in qua avevo iniziato a chattare con lui, mi chiesi, perplesso? Da un paio di giorni ormai, ci sentivamo raramente, eppure a volte ci beccavamo lì e parlavamo del più e del meno. Era normale?
Non avrei saputo dirlo, mi limitai a spegnere il computer e mi diressi a passi veloci verso la porta che chiusi dietro le mie spalle. Stavo per correre via veloce come il vento quando Seth mi si parò davanti, apparentemente sbucato dal nulla come al solito.
Lo guardai, sopportando il suo sguardo penetrante e decisamente incazzato.
- Che c'è? Hai bisogno della parola magica per levarti di mezzo? - ironizzai, venendo subito stroncato da un'altra occhiataccia pesante.
- Che cosa stai combinando, Chris? Anzi, aspetta. Lo so già. Stai andando da lui, te lo leggo in faccia ... sei così soddisfatto, come chi crede di avere il mondo in pugno, eppure non è così, lo sai, vero?
Sbuffai, perché dovevo affrontare anche Seth adesso? Come se non bastassero la marea di problemi che avevo avuto quell'estate.
- Non capisco perché tu abbia iniziato a farti gli affari miei, Seth. Davvero, non riesco a capirlo ... non credo di aver chiesto il tuo aiuto. -
- Certo che non lo hai fatto, sei troppo stupido per renderti conto di quello che sta succedendo. Se fossi abbastanza saggio da ascoltarmi sapresti che questa storia non porterà ad un cazzo di niente ... a parte alla tua totale distruzione. - disse quello accorato, intrappolandomi con la sua occhiata raggelante.
- Seth, per Dio! Smettila di atteggiarti a sommo profeta! Adesso basta ... tu non sai nulla di me, non hai idea di quello che ... -
Mi interruppe, la sua voce salì di un'ottava – Ne so abbastanza invece! So che a momenti non torni neppure a casa, che sei totalmente perso di lui e non avresti potuto scegliere persona più sbagliata al mondo! Bradbury è immaturo, lui non sa quello che vuole e non cambierà ... non farà altro che tenerti per sempre in questa condizione! Ma non capisci? -
Ero incazzato adesso, mi gettai contro il suo corpo, spingendolo via affinché mi lasciasse passare, ma Seth non mollò la presa, puntò i piedi contro il tappeto e resistette alla mia spinta allontanandomi ulteriormente dalle scale. Ero furioso.
- Che diavolo pensi di fare? Lasciami passare, Seth. Non voglio neanche risponderti, va bene? - invece volevo farlo, volevo mostrargli quanto quelle sue stesse parole fossero vuote dal momento che lui non ne aveva fatto tesoro – credi di essere meglio di me? Guardati! Fai tanto la predica a me, ma tu non stai messo meglio. Credi che Tyler sia l'unica mina vagante di South Gate? Te lo scordi! Koll, quel Koll ... - sputai il nome del suo ragazzo con rabbia – lui ti ha dato delle belle soddisfazioni invece! Eccome, l'ultima è stato ritrovarlo quasi morto sotto casa! Lui ti ama però, scommetto! -
Seth era spiazzato e provai gioia nel vederlo in quello stato – Non è la stessa cosa, io sono cresciuto e so prendermi cura di me, tu hai soltanto diciassette anni e ... -
- Non dire stronzate, non sei mai stato capace di prenderti cura di te – lo interruppi incenerendolo con lo sguardo – so quello che faccio, so i rischi che sto correndo, quindi fammi il piacere di non immischiarti nei miei affari ... hai altro a cui pensare, scommetto. -
Finalmente non oppose più resistenza, Seth rimase immobile dietro le mie spalle mentre correvo giù dalla rampa di scale con una furia indomabile.
Uscii di casa con il fiatone, non avrei mai immaginato di ritrovarmi davanti un Seth in quello stato. Come poteva soltanto pensare che non sapessi a cosa stavo andando incontro dal primo attimo in cui mi ero reso conto cosa Tyler stesse diventando per me?
Io non ero mio fratello, continuai a ripetermi con insistenza, mentre dimezzavo la distanza tra casa mia e quella dei Bradbury.
Passai una mano sulla porta e bastò quel gesto per scostarla appena, come sempre Tyler la lasciava aperta per me.
Oltrepassai il salotto e mi diressi in cucina, Tyler era lì, intento a riempire un bicchiere con della birra. Quando mi notò il suo viso mutò appena d'espressione, corrugò la fronte e mi fissò con attenzione.
- Che c'è? - chiesi sulla difensiva, guardandomi anche intorno.
- Con chi hai litigato? - mi chiese, stupendomi per la sicurezza che mostrava con quelle parole. Possibile che avesse capito?
- Come fai a dire che ... -
- La tua faccia. Hai la stessa espressione che usi con me quando ti faccio incazzare – spiegò lui con naturalezza dopo avermi allungato un secondo bicchiere di birra sul bancone. Ero stupefatto, non trovai nulla da dire, così bevvi un sorso di birra fresca, ancora scosso da quelle parole.
- Quindi? Chi ti ha mandato fuori di testa? I tuoi ti hanno fatto problemi per essere ormai un disperso che usa casa loro soltanto per fare una doccia veloce ed uno spuntino? -
- Non hai tutti i torti, ma non sono loro il problema stavolta, ho avuto una discussione con mio fratello. - ammisi alla fine, incerto su come continuare. Non potevo dirgli che Seth ci aveva scoperti, non osavo neanche immaginare il vortice di paranoie che avrebbe sopraffatto Tyler al sentirmi dire una cosa del genere.
- Come mai? - si fece più attento adesso, come un lupo che sta studiando la propria preda.
- Cose tra fratelli ... emh, opinioni non richieste, sai ... quel suo ragazzo Koll è tornato alla carica, ma adesso c'è anche un secondo tipo con cui Seth aveva preso ad uscire mentre Koll non c'era ... - dissi confusamente, senza riuscire a trovare motivazioni più plausibili.
- Dovresti lasciarlo in pace, farà quello che vuole, prenderà la sua decisione anche senza il tuo aiuto. -
- Lo so questo ... - infatti non avevo mai osato mettere bocca sui suoi affari, io ... avrei voluto aggiungere con una certa stizza, ma tacqui. I miei occhi caddero sul bel viso di Tyler, tutto intento a fissare una macchiolina di acqua lasciata dal bicchiere sul bancone di marmo. Le sue dita ci stavano giocando appena, il suo profilo era fantastico, per metà in penombra. Rimasi a fissarlo imbambolato, chiedendomi, ancora una volta, cosa avessi fatto in vita mia di così grandioso da per meritare di andare a letto con uno come lui.
Tyler mi beccò in quel modo, con lo sguardo in tralice, ancora puntato sul suo volto.
- Domande scomode in arrivo per me, lo so ... - borbottò lui coprendosi il volto con le mani. Mi ritrovai a ridere forte. Beccato in pieno.
- In effetti mi stavo chiedendo una cosa. -
- Lo so, te lo leggo in faccia, fottuto di un Wayright. Che vuoi? Andiamo subito al sodo così poi potrò trascinarti a letto senza altre rotture di palle. - quelle parole, pronunciate dal viso incazzato ed accigliato di Tyler mi provocarono uno shock non indifferente. Deglutii forte, cercando di calmare i battiti del mio cuore che avevano preso a palpitare nel mio petto in modo incontrollabile. Già, bisognava andare al sodo ... e subito, mi comandò il mio amico lì sotto, impaziente.
- Mi chiedevo che cosa ho fatto per meritarmi uno come te ... cioè, perché io e non ... il tuo compagno di squadra Paul Seymor ad esempio ... lui è un figo, davvero. Ecco, vi ci vedrei bene insieme, formereste una fottuta coppia perfetta. Alti, muscolosi, sportivi, odiosi ... invidiati da tutti ... - a mano a mano che parlavo il viso di Tyler si incupiva sempre un po' di più, a quel punto mi tappai la bocca, non avevo mai un'idea chiara di quando stessi per oltrepassare il limite del sopportabile per lui.
- Stai cercando di accoppiarmi con Seymor, per caso? Che discorso è questo? - Tyler era confuso, come sempre non aveva afferrato un cazzo di quello che avevo provato a dirgli.
- Sto soltanto cercando di dirti che lui sarebbe più adatto a te, cioè fate le stesse cose, siete praticamente due fotomodelli ... -
- Taci, Wayright. Non farmi pensare, ti prego ... - era disgustato e la cosa mi fece ridere – ho capito cosa vuoi dire, ma non so risponderti a dovere. Ci sei tu e vai bene, soprattutto quando ci da un taglio con queste stronzate. -
Andavo bene. Il mio cervello rimase su quelle due semplici parole per un tempo eccessivo, senza rendermene conto Tyler si era alzato dal suo posto ed era venuto verso di me, in un attimo mi ritrovai la sua lingua in bocca che senza ulteriori cerimonie cercava con violenza la mia. Mi aggrappai al suo corpo, sollevandomi e stringendomi contro il suo petto muscoloso e duro, risposi a quel bacio con un trasporto assurdo, la testa aveva iniziato a girarmi vorticosamente mentre la nostre lingue si toccavano e si ritraevano appena un attimo dopo, in una danza infinita. Avevo voglia di lui, un'incredibile desiderio che mi spingeva ad infilare le dita sotto la sua t-shirt chiara, a toccare quella pelle perfetta, seguire la curva della sua schiena con i polpastrelli, fino a scendere più giù, sul suo sedere sodo e muscoloso e stringerlo tra le mani, costringendolo ad avvicinarsi al mio bacino. Quel tocco ci mandò letteralmente fuori di testa, Tyler aveva il fiato corto, mi liberai velocemente dei miei indumenti senza badare a dove ci trovassimo. Non mi importava, il desiderio che avevo di lui era tutto ciò che contava in quel preciso momento.
Tyler passava in rassegna il mio petto con la sua lingua umida e calda, mi ritrovai a gemere forte quando stuzzicò i miei capezzoli, leccandoli e premendoli appena tra i denti, quel tanto che bastava per farmi rabbrividire e sperare sempre di più. Mi aggrappai alle sue spalle forti, senza rendermene conto mi ritrovai con la schiena contro il bancone, Tyler mi aveva sollevato come se non pesassi nulla.
- Mmm, qui in cucina? Sei proprio diabolico? - sussurrai ad un centimetro dalle sue labbra, prima di infilare la mani sotto i suoi boxer, gli unici indumenti ancora rimastagli addosso. Poi successe qualcosa di inaspettato, Tyler mi portò le braccia sopra la testa, bloccandole lì. Sorrise appena, mostrandomi il suo migliore sorriso malizioso che illuminava i suoi occhi di una luce cattiva.
- Visto che ti lamenti tanto ... - iniziò mangiandomi letteralmente con lo sguardo – dicevi che da quando esci con me ti manca qualcosa ... -
Deglutii, non capivo nulla, ero troppo eccitato per poter stare dietro alle sue parole, pensai, cercando di concentrarmi. Tyler mi divaricò le cosce, poi le sue mani iniziarono a vagare sulla mia pelle, facendomi boccheggiare terribilmente. Che cosa stava facendo? Tyler non mi aveva mai accarezzato in quel modo.
- T-ty ... c-che ... -
- Qual è il problema? Perché non ti rilassi? - sussurrò ad un centimetro dal mio addome che adesso aveva preso a baciare, leccare e mordere. Sentivo il suo petto sfiorare appena la mia erezione ancora coperta dal cotone degli slip ed ogni volta che accadeva il mio corpo era scosso da tremiti incontrollabili. Volevo che Tyler mi toccasse, ma non potevo muovermi, né riuscivo a mettere insieme uno straccio di frase sensata. Il mio cervello era stato soggiogato dal resto, mi ritrovai a gemere forte, sopraffatto da tutte quelle sensazioni spaventosamente forti e vivide.
Poi il viso di Tyler scese più giù, lì dove non avrei mai immaginato di poterlo vedere, quanto meno non nella realtà. Sgranai gli occhi, la sua bocca era sull'elastico del miei slip, stava cercando di sollevarlo ed io stavo per morire di qualcosa simile ad un infarto.
- Spero che tu non abbia di che lamentarti dopo questo. - disse con voce bassa e determinata prima di liberarmi da quella costrizione e, prima ancora che potessi credere ai miei occhi, accogliesse la mia erezione spaventosamente pronta dentro la sua bocca bollente.
Inarcai la schiena, sopraffatto da quella situazione fin troppo erotica per me. Stavo per impazzire, troppe sensazioni, pensare che quella fosse la bocca di Tyler mi distruggeva dentro. Stava succhiando terribilmente, con la sua solita aggressività, cercando di coprire quanto più potesse con la sua bocca. Mi resi conto che stavo urlando, gemevo alla ricerca di aria che non sembrava mai bastare. Persi completamente il contatto con la realtà mentre il mio corpo andava in fiamme, lembo di pelle dopo lembo di pelle, chiusi gli occhi, lasciandomi trascinare da quell'immane ondata di piacere che aveva preso possesso di ogni fibra del mio corpo. Stavo venendo, non erano trascorsi neppure due minuti eppure non riuscivo più a resistere a tutto quello.
- T-tyler ... TYLER! - urlai, avrei voluto avvisarlo, ci stavo provando con tutto me stesso ma lui non aveva neppure sollevato la testa, ancora immersa nelle mie cosce. Poi un'ombra oscurò una parte della stanza improvvisamente, mi voltai verso l'entrata della cucina, con gli occhi mezzi chiusi per l'orgasmo che sentivo arrivare con prepotenza, avrei voluto urlare, forse lo feci, ma nel frattempo venni. Venni dentro la bocca di Tyler mentre cercavo di indicare l'uomo ancora immobile sulla porta e mostrare tutto l'orrore che si perse nell'eccitazione dell'orgasmo smorzato da quella terribile visione.
- Tyler! - stavolta il mio urlo uscì forte e chiaro, era evidente che non fosse un gemito di eccitazione, era paura ... era terrore puro quello che proruppe dalla mia bocca mentre Tyler seguiva il mio sguardo e rimaneva lì, raggelato come me, ad incontrare il volto pietrificato di Luis Bradbury, ancora fermo sulla porta, troppo sconvolto per muoversi o parlare.
Portai le mani a coprire i miei genitali mentre costringevo il mio corpo a sollevarsi da quel bancone e nascondermi dalla vista di quell'uomo. Mi sentivo mancare mentre tentavo di capire cosa avrei dovuto fare a quel punto, a parte coprirmi come meglio potevo con i miei indumenti, disseminati per tutta la cucina però. Rimasi immobile anch'io, i miei slip giacevano a meno di venti centimetri dai piedi di Luis.
- I-io ... - fu proprio quello a parlare un attimo dopo, il suo viso era distorto in un'espressione di puro disgusto, qualcosa di indescrivibile a parole ma che non lasciava alcun dubbio su ciò che dovesse star pensando adesso.
Mi sentii male soltanto a sopportare quel suo sguardo che non era neppure diretto a me, ma Tyler rimase immobile, era pronto a tutto, capii, a prendere qualsiasi cosa fosse uscita da quella bocca. Ma Luis non parlò, non trovò la forza, ingoiò il suo disgusto e ci voltò le spalle, prendendo la via della porta subito dopo.
Pensai che sarebbe stato preferibile che parlasse, quel suo sguardo ... diretto al proprio figlio ... era qualcosa che non avrei mai voluto vedere negli occhi di mio padre. Era la fine di ogni speranza, era lo sguardo di uno che non credeva che suo figlio fosse degno di esistere.
Mi voltai verso Tyler senza parole per dare voce a quello che era successo, ripresi i miei vestiti e mi costrinsi a rivestirmi.
Ero sulla porta adesso, Tyler mi aveva voltato le spalle, lo vidi accasciarsi lentamente contro il bancone, la sua mano tesa era un monito affinché non mi avvicinassi. Così mi fermai subito, retrocedendo verso la porta.
Presi un respiro profondo, cercando di trattenere le lacrime per quello che era successo. Che cosa sarebbe successo adesso? Mi strinsi tra le braccia e mi trascinai in garage, distrutto dentro.
MATT
Mi sentivo come se non potessi nemmeno respirare, il mio corpo era percorso da una strana sensazione di gelo, me ne stavo lì rannicchiato nel letto ad attendere. Nik non era più salito in camera mia, forse le cose si erano messe peggio del previsto, mi veniva da vomitare. Avevo sentito i miei zii rientrare, io non avevo lasciato la mia stanza, ero troppo spaventato, resta qui mi aveva detto ed era quello che stavo facendo. Stavo aspettando ... ma cosa? Il non sapere nulla mia faceva tremare le ginocchia tanto che non avevo la forza di sollevarmi dal letto. Poi il rumore di qualcuno che bussava mi face sobbalzare. Deglutii e con passo incerto mi diressi alla porta, che rivelò il volto sorridente di mia zia Jane. Teneva qualcosa fra le mani, me la porse.
- E' arrivata stamattina – disse con tono compiaciuto – se è pesante, è un buon segno – mi strizzò l'occhio.
Io presi la busta e lei andò via, osservai la scritta sul mittente ed il mio cuore prese a battere fortissimo, Università di Saint Louise, strinsi la busta al petto, era un segno. Sì, quello doveva esserlo, la aprì e vidi la brochure dei corsi e del campus, la lettera con la firma del preside ... " le comunichiamo che saremmo onorati di averla come studente nella nostra facoltà" ... ce l'avevo fatta, i moduli erano lì, la notizia per cui avevo pregato giorno e notte era finalmente davanti ai miei occhi. Tutto quello che volevo era ad un soffio, fra Nik e Dylan era ormai tutto finito, lo era per forza ed io avrei potuto vivere al suo fianco, ogni giorno.
Uscii dalla mia camera contenendo a fatica l'emozione, dovevo dirglielo, dovevo fargli capire che nonostante tutte le paure c'era speranza. La vita ci stava sorridendo, bussai ed entrai in camera di Nik e lui era lì, sul letto con un espressione che non gli avevo mai visto sul volto. Era cupo, come se si fosse spezzato qualcosa dentro di lui, di certo quello che era successo con Dylan lo aveva segnato, non avrebbe mai voluto che lui scoprisse la verità in quel mondo atroce. Mi chiesi quando avesse cominciato a nutrire dei sospetti su di noi, se forse era stata colpa del mio comportamento.
- Nik ... senti ... a proposito di quello che è successo oggi – cominciai ad ogni parola sempre più incerto, il suo sguardo mi metteva a disagio – ho delle cose da dirti –
- Anch'io – disse ad un tratto interrompendomi – parlerò per primo e non mi ripeterò ... torno con Dylan –
Crack.
Fu un dolore fisico quello che mi percorse all'improvviso tutto il corpo, come una scossa elettrica.
- Cosa? –
- Ci ho pensato ... io e lui abbiamo parlato – il suo volto era impenetrabile – non ha senso gettare tutto al vento, è disposto a perdonare il mio tradimento ed io non ho intenzione di voltare le spalle all'uomo che amo –
- Ma ...- ero senza fiato.
- Niente ma ... io e lui abbiamo un passato che non posso ignorare ... e si è riacceso quando è arrivato qui ... siamo stati a letto insieme, quello che provo per lui è più forte di noi due – sputò quelle parole senza alcun tipo di riguardo.
- No ... - le mie lacrime stavano affiorando – non lasciarmi ... -
- E' quello che deve succedere ... torno a casa con lui dopo l'apertura del testamento. –
No, non volevo crederci, stavo ad ascoltare impietrito ma contemporaneamente non riuscivi a collegare e mettere insieme quelle parole. E se avesse ragione? Si intromise una vocina dentro di me, e se doveva andare così? Se era questa l'unica via fin dall'inizio? Ero un illuso, l'unico combattente a battersi per una guerra persa in partenza, non avevo fatto altro che dilaniarmi, scalpitare, lottare furiosamente per quella relazione contro tutto e tutti. Ero io quello che aveva messo in gioco se stesso in ogni momento, quello che si trascinava Nik dietro a tutti i costi, che puntava i piedi, io trovavo soluzioni mentre lui solo problemi. Mai come in quel momento tutto mi fu spaventosamente chiaro, non c'era luce alla fine del tunnel, non c'era mai stata, non c'era modo di farlo restare, perché lui non aveva mai voluto. Mi aveva giurato di tornare da me ed invece era rimasto con lui, aveva fatto l'amore con lui, quell'immagine mi mandò in pezzi. I loro corpi nudi, lui che gli sussurrava quanto lo amasse, quel dolore bruciante mi colse nuovamente, come se mi stessero grattando via la pelle dal corpo.
- Bene – dissi in un sussurro tagliente – dopotutto dovevo aspettarmelo ... lo hai sempre chiarito bene che per te era tutto un errore – ringhiai – dicevi che era diverso adesso, che eri convinto, ma erano solo balle... torna pure da lui ... vivete felici e contenti ... non avvicinarti mai più a me ... non pensarmi neanche Nikolaj ...- la gola mi faceva male – per tutti questi mesi ho lottato, ho speso ogni brandello di me per noi due ... ma ho imparato la lezione ... mi hai davvero aperto gli occhi ... non farà mai più lo stesso sbaglio ... mai più, Wes aveva ragione! Sei solo un bastardo! –
Uscii da quella stanza e per un attimo fu come sentire di perdere una parte di me, qualcosa del piccolo Matt era rimasta in quella stanza troppo distrutta per andare via. Barcollai lungo il corridoio e mi resi conto che Seth era appoggiato al muro accanto alla porta della mia camera, mi fissò per un attimo con quegli occhi stranamente dolci. Mi passò una mano sul viso, le sue dita mi accarezzarono teneramente ed un sorriso dolceamaro sulla sue labbra.
- Alcuni tipi di rivelazioni possono essere più devastanti di una rivoluzione ...- mormorò.
Poi si mosse, infilò le dita fra i miei capelli e mi accarezzò la testa fino alla nuca mentre si staccava dal muro e lasciava il corridoio. Io mi infilai in camera rapidamente, temendo di crollare, non volevo farlo lì. Chiusi la porta dentro le spalle e mi guardai intorno in quella camera buia, quelle parole mi vorticavano dentro la testa, vidi l'ammissione sul letto. Non ero nemmeno riuscito a dirglielo, la furia si impossessò di me, mi scagliai contro i fogli lanciandoli al muro. Ero totalmente pervaso dall'ira, ero furioso con me stesso, con lui, con qualunque cosa sulla terra mi avesse mai portato a quel giorno. Ero solo uno stupido che viveva di illusioni, che credeva che in questo mondo ci fosse spazio per chi vive di utopie. Ma eccoli lì, i miei demoni mi avevano raggiunto e stavano dilaniando tutto, nel mio cuore, nella mia mente. Raccolsi la busta ed i fogli e cominciai a strapparli furiosamente, facendo a brandelli quel sogno con le mie mani, dovevo cominciare a vivere nel mondo reale. Un mondo in cui lui aveva scelto Dylan, un mondo in cui io sarei andato il più lontano possibile da loro, il più lontano possibile da chiunque, in modo che nessun altro avrebbe potuto toccarmi, in modo che nessun altro avrebbe potuto lacerarmi l'anima. Wes aveva ragione ... Chris aveva ragione ... Seth aveva ragione ... tutti loro sapevano, tutti loro avevano sperimentato la sofferenza, avevano perso tutto ed io superbamente mi ero illuso di essere migliore, di non fare quegli errori, di possedere una ragione superiore che mi tenesse al sicuro. Credevo che il mio amore fosse migliore di quello di tutti loro, ma non era vero, io non ero speciale .. i miei sentimenti non lo erano ... mi passai le dita fra i capelli aggrappandomi furiosamente, tentando di soffocare quell'urlo che spingeva la mia gola per uscire. Io ero solo un Wayright come tutti gli altri ... e avrei sofferto come meritavo ... come il mio sangue reclamava che mi spettasse.
KOLL
Era circa mezzogiorno quando arrivai a casa sua, la ragazza mi sorrise, mi fece accomodare ed io mi tolsi la maglietta, poi mi sdraiai lungo il divano ed attesi che lei ispezionasse la ferita.
- Direi che ci siamo – disse dopo qualche secondo Ginevra – sembra che non ti darà più noie, si è rimarginata perfettamente –
- Ottimo – sorrisi.
Ricordavo poco di quella notte, era quasi un miracolo che fossi riuscito a trascinarmi fino a casa di Seth, che non fossi morto in qualche vicolo. Ricordavo poco anche di lei, ma mi aveva salvato la vita ed era sempre ben lieta di darmi un occhiata. Il dolore dell' estrazione dei punti mi riportò alla realtà.
- Cazzo! –
Lei rise – tutto fatto ... sei un uomo intero adesso –
Ricambiai il sorriso mentre la osservavo muoversi per la stanza e raccogliere la strumentazione.
- Lui è un bravo ragazzo o ti ha mollato filandosela? Perché sai ti devo un bel favore, posso rintracciarlo e pestarlo per te – mormorai.
Quella arrossì – comincia a vedersi eh? – io annuii – no - continuò lei con un tono quasi tenero - ... lui è davvero un bravo ragazzo ... a Settembre mi trasferisco da lui, vive vicino all'università di medicina che frequento ... vivremo insieme, voglio finire gli studi –
- Sarai un ottimo medico! Sei già praticamente in grado di salvare gente che ti piomba in casa mezza morta ... - le feci l'occhiolino e mi rimisi la maglietta.
Lei mi precedette verso l'uscita – e tu sei davvero un tipo strano Koll ... e terrò a mente che mi devi un favore! –
- Sempre pronto a saldare il debito ... -
- Senti ... ma che ci fa Seth con uno come te? – chiese ad un tratto – quella notte non sono riuscita a capire se fossi il suo ragazzo o la più grande disgrazia di questa terra ... -
Risi – Non ha ancora deciso – mormorai – il piccolo Seth è cresciuto, ora deve capire quello che vuole ... mi toccherà incrociare le dita –
Lei aprì la porta e proprio sul gradino della soglia c'era un ragazzo che ci fissò confuso, aveva un'espressione pacata sul viso che però incrociando il mio divenne sempre più dubbiosa.
- Non è mica lui ... quel Tyler ...- mormorò a Ginevra che divenne rossa.
- No! Questo è solo un amico ... stava andando via ... -
Io sorrisi, chissà perché non mi stupii che in una storia complicata il nome di Tyler spuntasse fuori, cercai di tranquillizzarlo, ma le mie rassicurazioni chissà perché non rassicuravano mai davvero la gente- non temere amico! Solo una sutura! Ho una cicatrice che può dimostrarlo – mi sollevai la maglietta e mi tolsi dalla porta – abbi cura di te Ginevra e grazie ancora per tutto –
- Non cacciarti nei guai – mi sentii dire a distanza mentre procedevo lungo la strada.
Mi stavo dirigendo nel buco di culo in cui passavo le mie giornate da quando Seth mi aveva chiesto di andare via, detestavo quel covo stantio ma non ero ancora sicuro di poter tornare al mio vecchio appartamento. Ad un tratto il mio cellulare squillò.
- Sì? –
- Koll...- la voce di Lee mi arrivò all'orecchio più spettrale del solito – Fei e i suoi uomini hanno cercato Gregor giorno e notte in questi ultimi giorni ... abbiamo pattugliato Singapore ... e l'abbiamo trovato .... Cazzo non sapevamo nemmeno se fosse lui all'inizio, era in un canale delle fogne ... la sua faccia era irriconoscibile ... quei bastardi lo hanno torturato –
Ecco, mi dissi, ci siamo, una parte di me era preparata a quella notizia, ma un'altra, quell'altra parte era distrutta, era totalmente devastata.
- Va bene – fu tutto quello che riuscii a dire.
- Cazzo, amico mi dispiace ... abbiamo tenuto un funerale per lui ... le sue ceneri sono in un sacrario qui, quando vorrai venire a fargli i tuoi omaggi ...- fece un'altra pausa carica di tensione – c'è un'altra cosa ... i cinesi ... hanno lasciato Singapore ... gli uomini incaricati di tenerli d'occhio li hanno visti prendere un volo in aeroporto ... Koll ... stanno venendo a prenderti ... ti hanno rintracciato tramite Gregor, devono avergli trovato addosso qualcosa ... non credo lui abbia parlato ... visto il modo in cui lo hanno ridotto –
- Va bene, Lee – mormorai – dì a Fei che non deve più occuparsene ... se loro sono qui adesso sono un mio problema ... -
Staccai la chiamata senza aggiungere altro, Gregor, sentivo una sensazione strana al petto, un bruciore corrosivo, una sensazione che un uomo come me non poteva permettersi di provare, non ora. Stavano venendo a prendermi e avrebbero usato qualsiasi mezzo per trovarmi, composi il numero di Seth sul cellulare, dovevo avvisarlo, era in serio pericolo. Non c'era linea, sbuffai, decisi di deviare ed andare al locale sperando di trovarlo lì.
Al Celtic però c'era solo Byron, se ne stava dietro al bancone, al telefono con qualcuno, il resto del locare era vuoto, ricolmo di silenzio. Chiuse la chiamata e quando mi vide sorprendentemente non mi fissò con astio ma mi invitò a farmi avanti.
- Sto solo cercando Seth – misi in chiaro – devo dirgli una cosa e sparisco –
- Siediti – mi rispose quello ed io ubbidì – Seth non c'è, verrà stasera ... prendi una birra prima di andare via –
- Come mai tanta gentilezza? Non sono tipo la persona che odi di più sulla faccia della terra? – chiesi accigliato.
- Non stai più da Seth ... mi ha detto – io annuì – ti ho sempre detestato per il modo in cui ti sei imposto con lui, il modo in cui hai cercato di dominarlo in quella relazione, di prenderti gioco di lui e delle sue sofferenze ma adesso ... da quando sei tornato Seth è diverso – disse – gli hai dato le risposte che voleva ed il suo animo adesso è più quieto ... è ancora tremendamente confuso ma tu gli stai dando spazio ... il vecchio Koll non lo avrebbe fatto, lo avrebbe solo assillato facendo perno sulle sue insicurezze ... mentre tu stai persino mettendo in conto il fatto che lui potrebbe scegliere Dominik ... hai davvero a cuore gli interessi di Seth e ad un uomo così posso offrire da bere –
Io sorrisi appena, un uomo diverso? Sì, era possibile, forse tutta questa storia mi stava rendendo un po' più umano, mi stava facendo avvicinare a quelle emozioni che avevo sempre tenuto nascoste ed anestetizzate.
- Mio padre è morto – dissi dal nulla alla fine e Byron mi fissò sgranando gli occhi.
- Merda ... allora una birra non basterà ... prendo qualcosa di più forte –
Si allontanò verso il magazzino ed allora io mi sollevai ed uscii silenziosamente dal locale, non era ancora il momento dei brindisi quello, non era il momento in cui i morti avrebbero potuto riposare in pace, quello era il momento di alzarsi e lottare. Per difendere Koll, quello che significava adesso per me, quello che era diventato, per difendere le persone legate a quel nome. Non avrei permesso a nessuno di portarmi via qualcun altro di importante.
- Pronto? –
- Clayton? Sono Koll ... ho bisogno di te ... diciamo presto –
- Bisogno di me? Qualcuno qui ha fatto il cattivo ... un pasticcetto appiccicoso e duro da mandare via con acqua e sapone? –
- Non ancora ... ma ho in programma di fare il culo a due musi gialli, vuoi unirti al ballo? –
- Tu? Qualcuno qui te le ha fatte girare parecchio se il buon Koll vuole sporcarsi le mani ... ma va bene ... diciamo che ci sto voglio, proprio godermi lo spettacolo-
- Bene, vieni a South Gate ... il prima possibile, il tempo scorre –
NOTE DELLE AUTRICI: Buonasera a tutti ^^ Cercatedi perdonarci per l'editing, sto avendo dei problemi con il testo oggi>_< sarò rincoglionita io? Il computer? Il sito? Non saprei, ma comunqueperdonoooo!
Questo capitolo è a dir poco SHOCK!!! Non vi abbiamo voluto preannunciare nullala settimana scorsa giusto per sconvolgervi meglio e prendervi di sorpresaeheheh scommetto che ci siamo riuscite! muahmuahmuah
A questo punto non vediamo l'ora di sentirvi, sperando che il capitolo vi siapiaciuto nonostante i molteplici colpi di scena, anche poco carini ... Vogliamoparlare di Tyler e Chris beccati proprio sul più bello??? O:
Grazie come sempre per il vostro sostegno :)
Baci!
- BLACKSTEEL -
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