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capitolo 86



Well, I don't know where, and I don't when
But I know we'll be lovers again
I'll see you some day before the end
I don't know where, and I don't know when
But oh, darling, my heart's on fire
Oh, darling, my heart's on fire
Oh, darling, my heart's on fire
You know those love songs break your heart
You know those love songs break your heart
You know those love songs break your heart

( Heart's on fire - Passenger)

MATT

Trascorsi il pomeriggio con Juri, completamente assorbito dalle sue stronzate, dalle risate e dalla leggerezza. Quella sera avrei dovuto parlare con Nikolaj ma non volevo pensarci, volevo godermi il mio migliore amico e la serenità che sapeva darmi.

Ma anche quel momento perfetto finì, nel tardo pomeriggio mi ritrovai ad abbracciarlo forte e a doverlo salutare.

- Non sparire – gli dissi – fatti sentire! E ricordati la scadenza delle iscrizioni per il College, sei sempre con la testa fra le nuvole! –

- Certo mammina – mi rispose lui sfottendomi - e tu ... - disse inchiodandomi con lo sguardo – ricordati quello che ti ho detto! Se credi di stare bene con lui infischiatene del resto ... se è il tuo grande amore rischia e basta! Il mondo è pieno di tipi come Jax .... Ma quanti Nikolaj pensi di trovare? –

A quella frase arrossii, era proprio quello il punto, era il dannato punto di tutto quanto, lui era unico per me.

- Testa alta Matty – mi disse abbracciandomi ancora – e non fare niente che io non farei – mormorò poi schiacciando l'occhio destro.

- Lo stesso vale per te Juri! Non cacciarti nei guai – gli raccomandai.

Poi il suono di un clacson ci comunicò che i suoi amici erano arrivati, si voltò e mi diede uno dei suoi baci a tradimento, mi dedicò un grosso sorriso e poi si diresse verso l'auto.

- Stammi bene angioletto! Mi aspetto racconti sorprendenti la prossima volta che ci rivedremo –

Se ne andò così, lascandomi un sorriso stampato in faccia ed il cuore più leggero, non so se mi sarei mai sentito tanto sollevato se lui non fosse passato a trovarmi, ero felice di avere un amico come lui.

Verso sera mi ritrovai seduto sul letto a fissare la porta, ci siamo, mi dissi, prima o poi lui busserà e tu lo affronterai, vi chiarirete una volta per sempre. Quel tira e molla faceva del male a tutti ed io ero stanco adesso, avremmo parlato e deciso una volta per tutte, o dentro o fuori e fine della discussione. Quando sentii bussare alla porta sobbalzai, le parole non mi uscirono di bocca ma la persona dall'altra parte entrò comunque, era Nik. Si chiuse la porta alle spalle, era molto serio, come se nella sua mente avesse pronta una riflessione puntuale e precisa. Non avevo mai visto il suo volto tanto risoluto e non mi era sembrato mai tanto bello come in quel momento, si fermò a pochi passi da me, di fronte al letto.

- So che ti ho deluso – cominciò tanto bruscamente da provocarmi il batticuore – so che ho ben pochi diritti e farti questo discorso non è fra quelli ... -

- Ma te l'ho concesso ... quindi ... puoi spiegarmi ... - dissi cercando di mantenere un tono neutro.

- Non ho fatto altro che credere di essere in errore con te Matt, sin dal primo momento. Non ho fatto altro che pensare che questa storia fosse sbagliata e che dovevo evitarla, non capivo che in realtà stava comunque succedendo nonostante mi dibattessi ... e questo ... l'ho compreso solo alla fine, quando ho capito di amarti davvero – quelle parole mi fecero venire i brividi – credevo di poter gestire tutto ... quando ero con te dimenticavo totalmente lui, dimenticavo la sua esistenza e poi mi sono reso conto di avertelo tenuto segreto troppo tempo ... ed a quel punto pensavo che avrei potuto evitare che lo sapessi. Credevo di riuscire a portare a termine il mio piano senza che tu dovessi soffrirne .... –

- Quale piano? – chiesi con un filo di voce.

- Quello per vivere insieme - rispose – volevo lasciare Dylan al mio rientro a Saint Louise, dirgli che avevo incontrato un altro e stare con te sul serio ... - quelle parole mi avevano lasciato in silenzio attonito – ero pronto, lui non avrebbe sospettato niente, avrebbe sofferto ... ma era inevitabile, alla fine saremmo tutti andati avanti ... ma poi – sospirò – è piombato qui ... ed è diventato tutto un casino ...tu, lui, il mio segreto, mi è sfuggito tutto di mano ... ed adesso siamo ridotti allo stremo ... avrei dovuto sapere che i segreti non avrebbero portato nulla di buono –

Mi strinsi le ginocchia la petto e riportai quell'immagine per la milionesima volta alla memoria – quella sera ... quando vi ho visti ...Dio è stato un incubo, mi sono sentito come se mi stessero lacerando, scorticando via la pelle ...è stato orribile ... sentivo di odiarti profondamente e... anche di desiderarti da morire – quasi mi vergognavo di dare così sfogo a quei pensieri che per giorni avevo tenuto segreti – vedendo quella scena, tutto quello che pensavo era a quanto avrei voluto andare lì ... mettermi in mezzo, urlargli che tu eri mio e che non poteva toccarti ... ma non potevo farlo, non avevo il diritto di farlo .... Perché io non potevo essere niente per te – le lacrime scesero involontariamente a rigarmi il viso, non riuscivo a fermale.

- Conosco quella sensazione ... - disse lui con voce altrettanto provata, aveva distolto lo sguardo da me – l'altro giorno ... quando ... quando ti ho sentito parlare al telefono con quel ragazzo ... e poi quando ti sapevo alla festa ... - arrossii al ricordo di quella notte – non volevo che ci andassi, non volevo che qualcun altro ti notasse o che tu potessi vederli .. io volevo tenerti con me ... volevo poter puntare i piedi e parlare liberamente ... quando ho visto Juri abbracciarti in quel modo, Dio ho perso la testa –

- Ho baciato un tipo – mormorai imbarazzato – alla festa ... uno degli amici di Juri ... ero così arrabbiato con te, così ... disilluso che potessimo ancora farcela ... ero amareggiato ... mi sono detto dannazione Matt, scordatelo. – esitai sotto il suo sguardo attento – non ce l'ho fatta ad andare oltre ... mi sono sentito strano, come se non fossi io ... mi sono reso conto che in fondo non volevo affatto ferirti ... io volevo solo che tu tornassi da me ... -

- Anche per me il bacio con Dylan non ha significato niente – adesso era più vicino le sue dita si protendevano verso il mio viso – è stato vuoto e lui ... se n'è reso conto ... lo ha capito Matt ... che io non sono più lo stesso, che il mio cuore ora appartiene ad un altro – mormorò – l'ho sentito poco fa al telefono, domani verrà qui e parleremo, vuole capire come stanno le cose, vuole delle risposte ed io gliele darò ... lo lascerò domani perché in qualunque modo andrà a finire tra noi, non posso vivere nella menzogna –

Sentire quelle parole infiammarono qualcosa dentro di me, quella strana energia vitale che si era affievolita negli ultimi tempi, un bracere al centro del mio petto stava ardendo. Afferrai quella mano sospesa e gettai il suo corpo sopra il mio, lui mi cadde addosso spaesato ma io non attesi niente, mi tuffai su quelle labbra.

- Dillo di nuovo! – ordinai mentre divoravo la sua bocca, come se fosse acqua fresca ed io un uomo perso nel deserto.

Lui si strinse a me, posizionandosi con più cura sopra il mio corpo, rispondendo avidamente a quel bacio – domani finisce tutto Matt ... domani comincerà il nostro futuro insieme ... sarai mio da domani ... -

Risi, non riuscivo a controllare la frenesia che quelle parole mi avevano scatenato, era vero, la speranza stava brillando. Per la prima volta forse dopo generazioni la buona stella dei Wayright aveva ripreso a sorriderci, forse per la prima volta eravamo destinati ad un futuro meno buio e gelido, meno spaventoso.

Sentii le sue dita su di me, mi stava accarezzando la pelle, gli presi la mano e la guidai verso il bordo dei miei pantaloni. I suoi occhi erano pregni di desiderio e non attese altri inviti per sbottonarmeli.

- Mi sei mancato Nik – disse mentre sentivo le sue labbra umide baciare il mio basso ventre.

- Anche tu piccolo ... -mormorò facendomi accapponare la pelle.

Ero totalmente perduto in quel delirio di sensazioni, totalmente perso dal piacere che mi stava dando, era tutto come volevo, ogni gesto, ogni emozione, ogni respiro. Mi sentivo il padrone indiscusso della mia vita, mi sentivo indistruttibile, sentivo che niente avrebbe più potuto ferirmi ora che lui ed io eravamo tornati insieme.

Mi ritrovai stretto nel suo abbraccio, regnava il silenzio assoluto adesso, il mio corpo gli apparteneva totalmente, come la mia anima e la mia mente.

- Sono il tuo ragazzo adesso? – mormorai quasi gongolante.

Lo sentii ridere appena e baciarmi la testa – l'unico ed il solo – garantì – domani chiuderò con Dylan ... ancora un giorno e dopo nient'altro potrà separarci ... -

- Ti amo Nik ... - dissi a quel punto abbandonandomi sempre di più a quel tepore, assaporando di poterlo sentire giorno dopo giorno per il resto della mia vita.

- Ti amo anch'io Matt – soffiò al mio orecchio – non ti lascerò più andare ... -

Sì, mai parole parvero al mio orecchio più dolci e veritiere.

TYLER

Quando mi svegliai quella mattina scattai su a sedere come se avessi avuto una molla al posto del corpo. Guardai febbrilmente la sveglia digitale sul comodino e, soltanto dopo un lungo momento, mi resi conto che non importava più. Niente allenamenti, niente Luis, era finita.

Sospirai profondamente, passandomi una mano tra i capelli. Avevo un mal di testa assurdo, dovuto alla bevuta della sera precedente. Mi resi conto di non aver dormito molto, Wayright ed io eravamo tornati a casa un paio di ore prima ed io non sapevo neanche perché mi stessi alzando. Mi vestii con le prime cose che trovai, i pantaloni della tuta e la canottiera bianca che usavo per giocare a basket, poi lasciai la stanza, attirato dalle chiacchiere al piano di sotto. Era una voce maschile quella?

- Già, abbiamo ospiti. Pare che la mamma si sia finalmente decisa a portarlo in casa ... -

Rachel era appena venuta fuori dalla sua stanza, soltanto vederla mi fece stringere lo stomaco. Adesso lei sapeva, non osavo immaginare che pensieri si fosse fatta nel frattempo, non volevo pensarci, ma che senso aveva evitare l'inevitabile?

- Vuoi parlarne? E' chiaro che non andremo da nessuna parte così. - mi invitò lei aprendo la porta della sua camera. Non potei fare altro che seguirla a malincuore. Rimasi in piedi mentre lei sedeva sulla sedia davanti allo schermo del suo pc, facendola cigolare appena – ok, inizio io ... quando avevi intenzione di dirmelo? -

- Dirti cosa? -

Sbuffò – Tyler, non sono idiota, nonostante possa suonarti come una novità questa, ok? -

- Bene, non c'è niente che debba dirti, Rachel, mi conosci. Questo è un problema solo mio che non riesco ad affrontare al momento, quindi sarebbe stato assurdo coinvolgerti. -

- Perché? Sono tua sorella! Avresti dovuto parlarmene! Ti avrei aiutato! -

- Come? - la fronteggiai – In che modo? Spiegamelo. Questa è una realtà a cui non voglio dare spazio nella mia vita, sto cercando di riprendere il controllo di me, Rachel, non è parlandone in giro che risolverò le cose. -

- Far finta di non vedere una cosa non la farà sparire, lo sai bene – ribatté lei – non c'è niente di male nel ... -

- No! - la interruppi immediatamente, non volevo sentire oltre – non continuare, so come vuoi concludere quella frase e giuro che ti picchio se lo fai. Non è un problema che posso affrontare questo, non voglio parlarne, non ho nient'altro da dire. Sto bene così, tu ne starai fuori e farai finta di nulla, per quanto ti è possibile. -

- Ma non posso! Chris è ... è mio amico e tu sei mio fratello ... -

- Ho cercato di metterti in guardia su di lui, questo devi riconoscermelo. - dissi con frustrazione.

- Anche lui è stato chiaro con me riguardo i suoi interessi, è tutta colpa mia se ne sono rimasta coinvolta comunque, ma davvero ... non devi farti problemi a parlarne con me. Io ci sono sempre, nonostante tutto. So che adesso stai passando un sacco di tempo con lui, ma una volta ero io quella con cui ti confidavi ... -

- Non c'è niente da dire, Rachel. - dissi seccamente per la terza volta di fila nel giro di troppo poco tempo.

- State insieme adesso? - silenzio, l'unico rumore percepibile erano le risate di sotto.

Ci stavo anche pensando? Era assurdo - No, noi non staremo mai insieme! Questo non è un fottuto film per teenagers dove alla fine si sistema tutto! -

- Tyler, ma ... -

- Basta adesso, lasciami in pace, porca puttana. Sono stato chiaro, non voglio più parlarne! Mai più! - la interruppi, poi me ne andai di lì sbattendomi la porta dietro le spalle. Ecco cos'avevo fatto ... era tutta colpa mia. Non avrei dovuto bere, non avrei dovuto coinvolgere anche lei ...

- L'ho invitato qui ... con la scusa che dobbiamo parlare. - Rachel mi stava venendo dietro. Quelle parole mi sconvolsero tanto da farmi immobilizzare.

- Perché lo hai fatto? - chiesi confuso – perché non inizi a pensare a te stessa? -

- Beh, volevo solo farti capire che posso essere la tua complice ... -

- Ma io non lo voglio ... non mi serve una complice! Mi serve ... - non lo sapevo, ecco qual'era il punto. Non avevo idea di che cosa avessi bisogno in quel momento della mia vita.

Fu il suono del citofono ad avvisarci del suo arrivo, automaticamente mi portai le mani al volto. Era tutta colpa mia, dopotutto. Se fossi stato più forte adesso non mi sarei trovato in quella situazione.

- Rachel, c'è Chris! - mia madre salì a metà scala – ragazzi, vi ho lasciato il pranzo in frigo. Cameron ed io facciamo un giro alla galleria d'arte, poi ci fermeremo a pranzare fuori, non è un problema per voi, vero? - non la vedevo vestirsi così accuratamente da molto tempo ormai, sembrava una donna del tutto nuova, rimasi a fissarla, quasi incantato per quel cambiamento repentino.

- No, va tutto bene, mamma. Divertitevi! Ci vediamo più tardi! - Rachel mi stava trascinando in salotto adesso, dove Chris aveva già fatto conoscenza del tipo con cui usciva mia madre.

- E' il fidanzato di mia figlia. - spiegò lei prima di prendere la borsa e salutarci di nuovo – a dopo, ragazzi! -

Li salutammo, i miei occhi erano piantati sulla moquette marroncina della stanza. Che situazione del cazzo, sentivo lo sguardo di Rachel passarci in rassegna uno ad uno, quasi in attesa di qualcosa ... quel silenzio mi stava uccidendo.

- Che ci fai qua? - sollevai un sopracciglio alla volta di Chris che fece spallucce, mostrandosi per niente turbato come sempre.

- Rachel ha detto che aveva dei problemi con la matematica ... -

Quella rise – In effetti ce li ho, ma voi ne avete di più grossi! Io vado in stanza ad aprire qualche libro prima della fine delle vacanze. Buon pomeriggio, ragazzi! - disse quella maliziosamente prima di svanire oltre le scale.

- Rachel! - la chiamai, senza ottenere risposta. Eravamo da soli, mia sorella aveva architettato ogni cosa. Guardai Chris, ancora perfettamente a suo agio, sulla poltrona che una volta era appartenuta a Luis, stava sfogliando una rivista come se niente fosse. Ci eravamo lasciati soltanto poche ore prima, dopo una nottata tutt'altro che tranquilla, non mi aspettavo di rivederlo tanto presto e sinceramente adesso non avevo idea di come mi sarei dovuto comportare.

- Ops, sembrerebbe che siamo rimasti soli ... - sorrise quello, accavallando la gamba.

- Non gongolare troppo, ho dormito pochissimo stanotte e sono di cattivo umore. -

- Quale sarebbe la novità? - scherzò lui, guadagnandosi un'occhiataccia da parte mia.

- Smettila, Wayright. - afferrai la rivista dalle sue mani e la riposi sul tavolino. Era dello stesso modello di quello che avevamo distrutto qualche settimana prima, la prima volta che l'avevamo fatto. Ricordavo la furia, la rabbia e tutta quella violenza ...

- So quello che stai pensando ... mi sono sempre chiesto che scusa tu abbia piantato ai tuoi per la rottura del tavolo ... -

- Ho detto la verità, volevo schiacciare una zanzara fastidiosa ma ci ho messo troppa pressione - risposi, cupo.

Chris rise prima di fissarmi con uno sguardo più profondo - L'altra notte è stato diverso, è questo quello che stai pensando, vero? - mi voltai verso di lui, il modo in cui riusciva a parlarne mi stupiva sempre, così calmo, così pacato ... - so che non vuoi parlarne, evitiamo di litigare. Facciamo una partita? -

Mi aveva appena lanciato una fottuta ancora di salvezza ed io mi ci stavo aggrappando con tutte le forze che possedevo – sì. - tirai fuori in fretta e furia la play e qualche gioco. Poi gli passai il joystick e mi sedetti accanto a lui.

- Quel tipo è il nuovo ragazzo di tua madre? Sembra uno ok ... -

- Sempre meglio di Luis ... - commentai iniziando a giocare.

- Si è fatto più sentire? -

- No, sa che non deve neanche provarci. Sa cosa succederebbe se lo facesse ... - un attimo di silenzio – senti, sono in debito con te comunque, per quello che hai fatto, per la lettera ... -

- Sei stato tu a trovarla, Bradbury -

- Ma tu mi hai dato delle informazioni importantissime, quindi se adesso va bene qui dentro è anche per merito tuo. - tirai fuori a fatica, sentivo il suo sguardo sul mio viso, poi mi concentrai sulla partita di calcio. Scelsi la mia squadra ed iniziammo a giocare. Incredibile ... un pomeriggio come un altro, trascorso davanti alla play, a giocare con un mio coetaneo. Poteva anche essere in quel modo, pensai, c'era ancora della normalità nella mia vita.

- Che stronzo! Che fallo di merda! Bene, sei rimasto in dieci. - sghignazzò quello, tutto preso dalla partita – e daii, non vale! Fammi almeno toccare la palla! -

- Certo che vale. Fai proprio schifo, Wayright! - sghignazzai forte.

- Porca puttana, magari fosse sempre così ... niente scuola, niente stress, soltanto il pensiero che tra poco meno di venti giorni saremo di nuovo in quel buco di merda tremo!

- A chi lo dici. Potremmo mettere su un teatrino alla Woodland Hills. Qualche arma da fuoco, una buona dose di follia ed il gioco è fatto. Niente più scuola, niente più compagni di merda.

Chris rise forte – Quanto sei radicale! Oppure possiamo finire questo ultimo anno scolastico e filarcela il più lontano possibile da qui subito dopo. A proposito, visto che ce la facciamo insieme non mi picchierai più, vero? -

Fu il mio turno di ridere adesso – Ma come? Pestarti è una vecchia tradizione che va mantenuta intatta, non dire cazzate. Era praticamente l'unico motivo per cui mi alzavo dal letto il lunedì mattina. -

- Ti ringrazio, è per merito tuo che mi sono sempre sentito come la proverbiale gazzella africana che deve correre più veloce! Per fortuna che le cose si sono evolute in modo diverso poi.-

- La fortuna di chi? Non la mia. - commentai ritornando sul gioco.

- E' così che la vedi? Non è la cosa peggiore del mondo questa, Bradbury. -

Lo era ed il fatto che nessuno volesse ammetterlo non aveva alcun senso per me. Ero stato cresciuto come un piccolo soldato, ogni tipo di debolezza era stata bandita dalla mia vita, dovevo essere forte e determinato in qualsiasi scelta, ero un uomo ancora prima di essere un ragazzo. Gli errori non erano ammessi e di certo scoparmi un maschio lo era eccome.

- Luis non è più qui, non c'è nessuno a giudicarti ... -

- Nessuno? Ed il mio giudizio a chi lo lasci? Ma tu non puoi capire, non ha senso neanche parlarne. -

Chris mise la partita in pausa, poi mi guardò con attenzione – Che vuoi dire? Perché non ha senso? -

- Tuo padre è una persona normale, Wayright! Non sei stato cresciuto come una fottuta macchina da guerra! Non puoi capire e basta. -

- Certo, sei l'unico che ha sofferto al mondo. Ma sentiti ... credi che a mio padre farebbe piacere sapere che sono gay? Ovvio che no! Ha puntato la sua intera esistenza su di me da quando Seth lo ha deluso. Lui è diventato tutto quello che mio padre non vorrebbe. Studia arte nonostante Norman abbia uno studio legale, è gay e non gli darà mai un fottuto nipote, non lo sta mai ad ascoltare neanche di striscio ... mentre io ... io sono la speranza. Quello che dovrebbe seguire le sue orme e che potrebbe dargli dei nipotini che portino ancora il nostro cognome ... che diavolo ne sai tu dei nostri problemi. -

Rimasi in silenzio, Chris stava riprendendo fiato – Non ce la facciamo proprio ad avere un confronto tranquillo tu ed io ... -

Lo vidi scuotere la testa – Quello che voglio dire è che ognuno di noi sta combattendo una battaglia. Non sei l'unico a non sapere cosa diavolo fare ... non sei l'unico a desiderare un'altra esistenza. Credi che non sarebbe piaciuto anche a me essere come tutti gli altri? Non dovermi preoccupare di chi frequento, poter uscire tranquillamente con la persona che amo senza venir costantemente giudicato? Invece no, ci piace tanto sentirci superiori agli altri, americani dalle larghe vedute ... e poi, poi non riusciamo ad accettare neanche il normale sviluppo di qualcosa di naturale. -

- Non farmi la predica, non sono come te. Prima di metterti le mani addosso in quel senso non avevo mai avuto alcuna avvisaglia, né dubbio ... - dissi seccamente – sono andato a letto con una miriade di ragazze e mi piaceva pure. Adesso non so che diavolo mi stia prendendo. Non è così semplice. -

Chris si portò le mani al volto – Cristo, basta. Fa come vuoi, pensala come meglio ti aggrada. Io sono stufo di stare a ragionare, andiamocene da qui. -

Vidi la risolutezza sul suo viso mentre si metteva in piedi e spegneva la play – ti sei rincoglionito, Wayright? -

- A furia di starti a sentire è probabile. Andiamocene, facciamoci un giro lontano da South Gate! Andiamocene ... che so ... a Los Angeles! Passiamo una serata a Los Angeles!-

- Chi? Io e te? Perché mai dovremmo farlo? - ero confuso, non riuscivo a stargli più dietro, non con così poche ore di sonno. Le sue mani mi spinsero verso le scale – dai, va a cambiarti! Ti aspetto qui io. -

- Che cazzo è? Una sorta di appuntamento? Te lo puoi sognare, Wayright ... non sono ancora così frocio. -

Lo sentii ridere piano, poi lasciò la stanza di tutta fretta. Era assurdo, avere a che fare con lui diventava ogni giorno più strano ... ma che cazzo di problemi avevano i Wayright? Entrai in stanza e finii davvero per cambiarmi, incentivato dai colpi di clacson che sentivo provenire da fuori. Avrebbe allarmato tutto il vicinato, quell'idiota. Rachel affacciò in stanza, era perplessa.

- Che state combinando? -

La guardai, sollevando il volto dalle scarpe che stavo allacciando – Ce ne andiamo a Los Angeles, ma non dirlo alla mamma. Inventati qualche scusa ... -

- Sicuro! Divertitevi allora. -

Come no, pensai, le mie ferite non si erano ancora rimarginate ed io stavo già sognando di prenderlo di nuovo a calci, sapevo che anch'io gli avrei fornito dei buoni motivi per incazzarsi e provare a pestarmi. Presi il portafoglio e le chiavi di casa, le infilai nelle tasche dei jeans e corsi di fuori, correndo velocemente verso la sua auto.

- Ti avevo detto di cambiarti, ma non di essere così figo ... - commentò lui lanciandomi un'occhiata di fuoco mentre metteva in moto.

- Non dovresti lamentarti, Wayright, so che potrebbe essere un bello shock passare da uno come Noble a uno come me, sei un ragazzo molto fortunato. -

Chris rise forte – Bradbury tu sei la modestia personificata! Lasciatelo dire. E comunque Noble aveva delle doti nascoste ... -

- Immagino. Tipo? La follia dilagante? -

- Anche! Ma non solo ... - commentò con un tono basso e malizioso – era uno che si lasciava andare parecchio a letto ... -

Lo guardai – Stai cercando di irritarmi, Wayright? No perché potresti riuscirci ... sentiamo un po', cos'aveva che io non ho, questo Noble? -

Quello rise ancora – Non la metterei in questi termini. Siete troppo diversi, non posso mettervi a paragone. -

- Perché non reggerebbe – commentai, irritato – dai, forza ... diciamo le cose come stanno. Cosa c'è di diverso? -

- Partendo dal fatto che ero io a scoparmi lui mentre nel nostro caso sei tu a scoparti me? - Chris sembrava pensieroso.

- Ti manca? -

- No ... cioè, non so. La sensazione di avere il comando è molto soddisfacente, inoltre l'altro processo non era doloroso come questo, ma ... è strano, non avevo mai sperimentato la sensazione di appartenere a qualcuno prima di adesso ... è come se ti appartenessi, no? Almeno durante il sesso ... -

Un silenzio carico di imbarazzo, almeno da parte mia. - E tu? Cosa c'è di diverso tra me e le altre tipe? A parte le tette ovviamente ... - eccolo tornare alla carica, pensai, affranto.

- Ed è un peccato che tu non le abbia, sappilo – scherzai, facendolo ridere – beh, è complicato. Posso essere violento con te, posso essere me stesso fino in fondo ... -

- Tutto qui? - Chris era deluso all'inverosimile.

- Chi lo sa ... adesso basta, metti un po' di musica. Stai parlando un sacco e mi hai anche rotto le palle. - lo precedetti, misi su la radio ed evitai di guardarlo.

C'era rimasto di merda come sempre, incredibile come non ci avesse ancora fatto l'abitudine. Ero quello che ero, e niente poteva cambiarmi o rendermi meno me stesso, avrebbe dovuto iniziare ad accettarlo ormai ... forse, invece, gli risultava troppo duro.

Era vero, non ero stato sincero con lui. Non gli avevo detto che mi piaceva il suo corpo, il profumo che faceva la sua pelle, il modo che aveva di muoversi, di toccarmi e di baciarmi. Mi piaceva il gusto della sua bocca, il contatto con i suoi capelli, mi piacevano i suoi gemiti ... non c'era una sola cosa che non mi andasse a genio in lui, ma quelle erano cose che non avrebbe mai dovuto sapere. Era un confine da non superare, l'ultimo baluardo che mi permetteva di conservare quel pizzico di dignità che mi era rimasta.

ANGOLO AUTRICI:

Con un pò di ritardo eccocci qui .... un capitolo parecchio succulento! Grazie a Juri, Matt e Nik sono riusciti a chiarire finalmente tutto quello che c'era in sospeso, il caro zietto per la rpima volta in vita sua è stato sincero con il giovanotto e finalmente sembra essere tornata la pace. Voglio darsi una possibilità, voi come la vedete?
E poi c'è il nostro infaticabile Chris XD non perde occasione per spronare Tyler e con l'aiuto di Rachel ne ha approfittato anche stavolta .... Quei due da soli in giro per LA, cosa credete che accadrà? Dove pensate che possano essere diretti? XD Siamo curiose di sentire cosa ne pensate, quindi .... Fatevi sentire! Noi siamo qui pronte a rispondere ad ogni vostra domanda e teoria!
Grazie a Tutti per aver seguito la storia fino a qui! Un bacione!

BLACKSTEEL

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