capitolo 76
Chris
- Quindi questo sarebbe uno dei locali più trafficati della zona? - Sean lanciò una lunga occhiata attenta alla gente intorno a noi, non sembrava particolarmente impressionato. Di certo non eravamo a Los Angeles lì, ma che potevo farci ... era già tanto che mi fossi lasciato convincere da mia madre ad uscire ancora una volta con lui. Non che fosse particolarmente antipatico, anzi in realtà avevamo un sacco di cose in comune, come i nostri hobby, la propensione per gli studi, un atteggiamento sprezzante nei confronti dei bifolchi, la cotta per Bradbury ...
Ma quale cotta, pensai, depresso, magari si trattasse soltanto di quello. Ero pazzo di quel bastardo, fottutamente malato di Tyler ed ero stato ad un passo dal dirglielo quel pomeriggio ... non ero riuscito ad andar via da quella casa nonostante la rabbia che provavo dopo l'ennisima litigata, non lo avevo fatto, perché ero del tutto perso di lui. Mi chiesi se Tyler se ne fosse accorto, sperai soltanto che non si mostrasse troppo scosso nell'eventualità.
- Chris? Ehi? Ma mi senti ... - scossi la testa, soltanto in quel momento capii che Sean stava parlando con me, sbattei gli occhi e cercai di riscuotermi dai miei pensieri tutt'altro che innocenti sul mio vicino – sei proprio andato ... ti manca la tua ragazza? - continuò quello, beffardo.
- N-no ... cioè sì, certo che mi manca. - mi corressi subito dopo sotto le sue occhiate divertite – comunque sì, qui si raggruppa un bel po' di gente a quest'ora. C'è chi ci viene a fare l'aperitivo ... cose così. So che non è niente di che, ma è una città soprattutto notturna questa ... -
Sean annuì piano, sembrava piuttosto pensieroso – Che strano ... -
- Cosa sarebbe strano? -
- Stavo pensando al fatto che tu non faccia mai commenti su nessuno ... è così pieno di ragazze, eppure mai una volta che tu dica niente. - continuò, inchiodandomi con i suoi occhi chiari e terribilmente indagatori. Che odio, pensai, quel ragazzo mi metteva addosso una voglia disperata di atterrarlo con un pugno. Che mi stessi trasformando anch'io in Tyler?
- Sono impegnato ... cosa vuoi che dica o faccia? Sono fedele a Rachel. - dissi, subito sulla difensiva.
- Sì, ho capito. Ho un sacco di amici etero e fidanzati eppure i commenti sulle donne sono all'ordine del giorno ... tutto qui. -
Non lo sopportavo più – Le conosco quasi tutte da una vita, come avrai notato anche tu South Gate non è poi così grossa ... la maggior parte delle persone che mi ritrovo intorno è tutta gente con cui sono cresciuto, non mi interessano. - risposi, sperando che questo potessi zittirlo una volta per tutte. Fortunatamente proprio in quell'istante ci vennero portare le nostre ordinazioni e l'arrivo del cameriere lo distrasse un attimo dalle sue indagini. Che cosa credeva di ottenere con quelle supposizioni? Non gli avrei confessato un bel niente, questo era poco ma certo.
- Scusami, non volevo essere un rompipalle ... non riesco ad accettare la sconfitta di aver sbagliato sul tuo conto – disse un attimo dopo dietro il suo rhum e coca – ed invece quando si tratta di te sono destinato a fallire a quanto pare. -
- E dai, era soltanto una stupida gara organizzata dallo stato. Vedrai che ti rifarai, soprattutto quando tutte le Università a cui hai scritto ti vorranno con loro... - dissi intenzionato a cambiare argomento il prima possibile.
Sean sospirò forte – Lo spero davvero. Tu, invece? Hai pensato a dove vorrai iscriverti il prossimo anno? -
- Beh, qualche idea ce l'avrei ... ma niente di sicuro. Mio padre vorrebbe che studiassi legge e seguissi le sue orme e quelle di mio nonno Richard, in realtà non è quello che vorrei fare, ma abbiamo uno studio legale e mio fratello maggiore sta studiando altro, quindi ... -
- Che si fotta tuo padre, scusa il francesismo, ma non ti ci vedo come avvocato. - mi venne da ridere, Sean aveva ragione anche stavolta – fa quello che vuoi, la vita è tua, no? E poi Debby è una tipa sveglia, lei sì che ha la stoffa dell' avvocato! -
- Stai cercando di dirmi che sono un idiota? - commentai e stavolta fu il suo turno di ridere.
- Un idiota che mi ha comunque battuto ad una gara di chimica ... questo farebbe di me un super idiota? -
Ci ritrovammo a ridere forte, l'effetto dei due drink stava cominciando a farsi sentire e la vita tornò ad essere quasi bella, nonostante fossi lontano da Tyler e in una situazione tutt'altro che idilliaca. Portavo addosso i lividi della mia stupidità, ero stato ad un passo dall'andarmene da quella casa senza guardarmi indietro, forse sarei tornato in ginocchio da lui qualche ora dopo, ma non potevo saperlo se non avessi trovato la forza di dirgli ciò che sentivo o andarmene tacendo. Non potevo continuare così ... Tyler doveva saperlo, doveva rendersi conto di quanto fossi ufficialmente andato di testa per lui ... non era un gioco, non era una passatempo, non era una valvola di sfogo. Lui stava cominciando a diventare il mio fottuto universo e questo sarebbe andato bene soltanto se ne fosse stato un minimo consapevole.
Forse lo sapeva, pensai, magari stava soltanto facendo finta di nulla per non dover confrontarsi con nuovi problemi che poteva benissimo evitare.
- Oggi la causa di James verrà discussa in tribunale ... - per un attimo credetti che Sean stesse parlando con qualcun altro, soltanto in un secondo momento mi resi conto che i suoi occhi erano puntati proprio su di me. Senza rendermene conto il suo viso si era incupito, non c'era traccia dell'allegria che aveva mostrato fino a quel momento. Che anche lui stesse fingendo quel pomeriggio?
- James? E' il tuo ragazzo? - chiesi, perplesso, abbassando ulteriormente la voce.
- Ex ragazzo ... ci siamo lasciati quando è stato preso ... -
Wow, un teppista ... grandioso – Ci sei andato di mezzo anche tu? -
Sean scosse il capo – No, figurati ... per lui non ero abbastanza importante, non sapevo neanche che diavolo di problemi avesse fino a quando non sono venuti a prenderlo a casa mentre eravamo insieme ... -
- Droga? - dissi preso alla sprovvista da quell'inattesa confessione.
- Anche ... gestiva un racket vicino L.A ... una cosa grossa. Non riusciranno a farlo uscire così facilmente, ma che importa ... di certo non a lui, ha fatto di tutto per rovinarsi la vita. - parlò con disincanto nella voce, lo vidi mollare il suo drink e chiederne velocemente un altro con un gesto della mano.
- Mi dispiace, non credevo avessi una storia così drammatica alle spalle. - dissi con sincerità. Non sembrava un tipo capace di mettersi in certi casini, non con quel suo fare posato e quei piani favolosi per il futuro.
Sean rise, amaramente – Lascia perdere, ho sempre avuto una strana attrazione per i ragazzi cattivi ... i ribelli, quelli impossibili da conquistare ... ecco, a proposito di ragazzi particolarmente fighi e impossibili ... - vidi il suo sguardo muoversi dietro le mie spalle ed istintivamente mi voltai. Sta calmo, Chris, fu tutto ciò che riuscii a intimarmi.
Tyler era lì, bello come solo lui poteva esserlo, non mi aspettavo di vederlo tanto presto, soprattutto in un posto del genere. Per un attimo i suoi occhi incontrarono i miei, ma li distolse subito dopo. Vidi alcuni nostri compagni di corso chiamarlo a gran voce, si avvicinò al loro tavolo, le ragazze lo stavano letteralmente divorando con lo sguardo, come sempre.
- Questa è una di quelle volte in cui vorrei essere nato donna ... - commentò Sean con voce affranta prima di porgermi il nuovo cocktail che aveva ordinato – Margarita? -
- Perché no? - dissi, depresso, accettando il bicchiere e trangugiando metà contenuto in un paio di sorsi. Non volevo vederlo, non riuscivo a sopportare l'idea che quelle tipe continuassero a toccarlo e provarci così apertamente, mentre io dovevo starmene immobile, a fingere che Tyler Bradbury non fosse un problema mio. E invece lo era, almeno per me ... ma cosa rappresentavo io per lui? Che diavolo, Chris, come se non lo sapessi quanto poco gli importi di te ...
- Ok, ho bevuto troppo, devo andare in bagno. - commentai, ricevendo un'occhiata comprensiva da parte di Sean. Così mi defilai, ben attento che Tyler vedesse esattamente ogni mio movimento, volevo che mi seguisse con una scusa, che preferisse me a tutto al resto e che mi stesse ad ascoltare, perché non avrei più potuto tenere quelle cose per me.
Entrai nel bagno del locale, mi tremavano le mani, non riuscivo neanche a reggere il cellulare mentre provavo a chiamare il suo numero nella speranza che capisse. Mi guardai allo specchio, ero bianco come un cencio ed agitato. Avrei dovuto dirglielo quello stesso pomeriggio ... fanculo le conseguenze, fanculo tutto. Parlare in casa era decisamente meglio di attirarlo in quel bagno con l'inganno, ma dopotutto era giusto così, dovevo mettere in chiaro le cose prima che mi fossi davvero fatto male. Forse era già tardi per quello, forse ero già condannato al dolore, ma perché continuare a crogiolarmi? No, dovevo darci un taglio immediatamente.
- Avanti ... rispondi, stronzo ... - continuavo a fissare il cellulare febbrilmente. Stavo per perdere le speranze quando la porta del bagno venne aperta e Tyler fu dentro. Era incazzato, lo capivo dalla rigidità della sua mascella, era il Tyler che conoscevo meglio degli altri quello. Si parò davanti a me dopo aver lanciato un'occhiata in giro ed essersi accertato di essere da solo con me.
- Che cazzo ti prende? Che diavolo vuol dire questo? - sollevò il cellulare, le mie chiamate erano tutte lì.
Presi un profondo respiro – Significa che devo parlarti. - dissi con voce bassa e tremante, non riuscivo a controllarmi. La mia mano gelida toccò il suo polso, Tyler retrocedette appena, era perplesso e guardingo. Le spalle contro la porta e gli occhi puntati nei miei.
- Wayright ... non farlo ... - fu un sussurro, interrotto dalle mie parole precise e fredde.
- Non è un gioco per me, quello che abbiamo ... non è mai stato un gioco.
Tyler scosse la testa, faceva male, faceva sempre male avere a che fare con lui – Wayright, non continuare ... non voglio sentire. -
- E invece lo farai, porca puttana. Starai a sentirmi e soltanto dopo potrai mandarmi al diavolo, se vorrai – incalzai con un ardore che non avevo mai avuto prima – mi sono innamorato di te, cazzo. - lo dissi con rabbia, come se fosse stata l'ultima ammissione che avrei mai voluto fare, ed era davvero così. Fu come marciare verso la fine di ogni cosa, ma allo stesso tempo fu come ingoiare un enorme peso bloccato da chissà quanto tempo all'altezza della gola.
Tyler rimase raggelato, potevo vedere l'orrore prendere possesso di ogni fibra del suo corpo mentre apriva appena le labbra e scuoteva la testa – No, non è così ... -
- Per me lo è. Ne sono sicuro ... non mi sono mai sentito così, mai ... per nessuno. Devi saperlo, non voglio giocare ... tu sei importante, Tyler. . - continuai sotto lo sguardo sempre più furioso di Tyler che mi spinse via con violenza pur di mettermi a tacere. Colpii il pavimento, una fitta dolorosa percosse le ossa dei miei gomiti mentre lo sentivo farsi più vicino. Mi voltai giusto in tempo per venir afferrato alla t-shirt dal suo pugno.
- Tu non hai idea di quello che stai dicendo. Tu ... tu non sai niente, sei soltanto ubriaco. - il suo viso era pallido, gli occhi intrisi di furia – è finita. -
- T-tyler, aspetta ... so che è complicato per te – dissi a denti stretti, non dovevo piangere, non dovevo spezzarmi fino a quel punto – sapevo che lo avresti detto ... non puoi accettarlo ... va bene. -
- Non si tratta di accettarlo, io non provo un cazzo per te, Wayright. - quelle parole furono come lame dirette contro di me, non seppi neanche come riuscii a mettermi in piedi ed incontrare il suo sguardo assolutamente calmo – tu non conti niente, quello che è successo non conta un cazzo. -
Annuii, non riuscii a fare nient'altro, sapevo che se mi fossi mosso la mia facciata sarebbe crollata e non potevo permettermelo, non davanti a Tyler, non potevo mostrarmi così terribilmente fragile, perché nonostante tutto non potevo fare a meno di preoccuparmi di quello che avrebbe pensato vedendomi crollare a pezzi davanti a lui come un bambino.
- Non farti vedere, se dirai una parola a qualcuno su quello che abbiamo fatto ... - mi puntò un dito contro, non c'era più niente del vecchio Tyler di qualche ora prima - ... se soltanto oserai dire qualcosa in giro giuro che ti ammazzo. Per quanto mi importa saresti meglio da morto. -
Rimasi raggelato, lo guardai andar via senza voltarsi neanche un istante. Sentii le mie gambe cedere, tanto che dovetti appoggiarmi al lavabo, i miei occhi erano gonfi di lacrime non piante, le mie nocche bianchissime mentre stringevo con violenza la porcellana del lavandino tanto da farmi male. Ma non mi importava, io meritavo quel dolore ... meritavo di assaporare il veleno che stava prendendo possesso di ogni fibra del mio petto, espandendosi in ogni punto del corpo, facendomi stringere lo stomaco e stritolare ogni organo. Lo meritavo, l'avevo cercato quel dolore, gli ero andato incontro a braccia aperte, incurante del dopo, di quello che inevitabilmente avrei attirato su di me. Disastri, macerie su macerie, offese continue, umiliazioni senza fine, e parole spaventose che non avrei mai potuto dimenticare.
Fu la voce di Sean a riscuotermi da quella sorta di trance in cui ero caduto, mi voltai verso di lui, senza accorgermene mi ero diretto fuori, lui mi stava venendo incontro.
- Ehi, ci hai messo un bel po' ... credevo che stessi male, stavo venendo a cercarti, mi sono preoccupato ... -
- Ho solo mescolato troppa roba, ho avuto un capogiro, stavo aspettando che mi passasse, mi dispiace per averti fatto preoccupare. - dissi prontamente con una voce che non riuscivo neanche a ricollegare alla mia. Sean sembrava perplesso, ma annuì prima di darmi una pacca sulla spalla e guidarmi oltre l'ingresso. Non mi guardai indietro, non avrei mai più guardato indietro, pensai, con una voglia orribile di trovarmi da solo e dare sfogo a tutte quelle sensazioni a cui non riuscivo neppure a dare un nome.
- Sali su, ti porto a casa. Hai una cera spaventosa ... avresti dovuto dirmelo che non avresti retto tutta quella roba ... - lo seguii in auto, non ero nelle condizioni di fare nulla, rimasi a fissare la strada scivolare sotto di noi per un tempo indefinito. Le parole di Tyler continuavano a vorticarmi in testa come una danza spaventosa e senza fine, erano state terribili ... anche più di quanto avessi mai immaginato. Ero pronto a tutto, ma non a così tanto ... avrei preferito che ogni osso del mio corpo fosse stato spezzato piuttosto che affrontare quello ...
- Chris? Vuoi che ti porti dentro? Sei ... non so ... - solo in quel momento mi resi conto che eravamo arrivati. Mi sollevai dal mio posto perfettamente calmo, Sean continuava a fissarmi in attesa di qualcosa. Devi rispondere, mi dissi.
- Ti ringrazio, posso farcela. Ci sentiamo domani, va bene? Grazie per il passaggio. - e sorrisi, lo feci davvero, piegai le labbra in quello che doveva essere qualcosa di simile ad un sorriso. Durò un istante che mi costò tutte le poche forze che mi erano rimaste. Non attesi una risposta, non attesi proprio nulla, camminai lontano da lì, strisciando nell'oscurità del mio soppalco in garage come il verme che ero e che meritavo di essere. Il materasso frenò la mia caduta.
Ero da solo adesso. La mia maschera crollò.
NIKOLAJ
Dovevo essere forte e cauto, il sottile equilibrio che dominava quelle giornate dipendava solo da me. L'incontro fra Dylan e Matt era andato bene, avevano chiacchierato e nessuno dei due sospettava nulla. Matt aveva persino creduto che quella di Dylan fosse stata un'idea davvero carina, venirmi a trovare, passare un paio di giorni delle sue ferie a conoscere la famiglia ritrovata del suo migliore amico. Morivo dentro ogni volta che quei due si salutavano e cercavo di portare Dylan il meno possibile a casa, solo qualche altra settimana mi ripetevo, poi le cose sarebbero andate bene. L'universo me lo doveva!
Anche quel giorno avevo in mente di portare Dylan lontano, dove non avrebbe potuto nuocermi, così cominciai a prepararmi per uscire. Sentii la porta aprirsi alle mie spalle e quando mi voltai vidi la figura di Matt entrare con cautela dopo essersi guardato intorno. Nessuno di noi voleva avere a che fare con Wes di nuovo, non io, non adesso, sarebbe davvero stata la ciliegina sulla torta.
- Ti stai preparando per uscire? – mi chiese con un tono quasi dispiaciuto.
- Già ... sai Dylan non si fermerà qui per molto ... quindi sto cercando di fargli passare delle vacanze divertenti ... - spiegai con rammarico – è venuto per me ... sai, con il suo lavoro non ci vediamo spesso!-
Lui mi sorrise – Capisco, fare il chirurgo non deve essere facile, scommetto che ha degli orari allucinanti ... è bello che sia venuto a trovarti –
A quel punto mi rilassai anche io, in qualche modo la balla era ancora in piedi e con un po' di fortuna nessuno avrebbe mai scoperto la verità.
- Mi dispiace se non possiamo passare tanto tempo insieme – gli dissi.
A quel punto lui si avvicinò e intrecciò le braccia intono al mio collo – lo so ... anche io vorrei passare più tempo ... ma capisco, non preoccuparti ... - avvicinò le labbra alle mie – ti aspetterò .... –
Io non resistetti e mi gettai sulla sua pelle morbida, su quella bocca meravigliosa che al solo contatto mi faceva perdere la cognizione del mondo. Lo strinsi a me e sentii le sue braccia cingermi ancora di più, il bacio all'inizio casto si infiammò presto e lasciarci fu difficile. Lui mi fissava con gli occhi pieni di desiderio che sembrava strisciare in quell'azzurro come se fosse vivo.
- Matt ...- mormorai in un sussurro colmo di sentimento, lo sentivo il suo corpo così pericolosamente attaccato al mio.
- Promettimelo Nik ... stasera ... quando sarai tornato ... - sussurrò alle mie labbra trepidanti – prometti che verrai da me ... che passeremo la notte insieme... ti voglio da morire ... -
Lo guardavo, guardavo il suo viso,i suoi occhi e non riuscivo a pensare nulla, solo a quanto lo desiderassi a mia volta, e quanto volevo renderlo felice, non volevo scontentarlo, non ne avevo la forza.
- Sì ... certo ... verrò da te stanotte ...- gli promisi – staremo insieme ... non vedo l'ora Matt ... credimi ... non vedo l'ora di un sacco di cose ... -
Lui sorrise stringendomi in un abbraccio ferreo – anche io Nik ... non vedo l'ora che questa estate passi ... anche se è quella del nostro incontro, non vedo l'ora di lasciarcela alle spalle ... per vivere altri giorni, altre estati ... lontani .... Insieme –
Io lo strinsi a mia volta e non potei che unirmi anche a quella preghiera, altri posti, altre estati, altri giorni e Matt con me, tutto andava bene, tutto era come doveva essere, era un sogno così dolce.
Terminai di prepararmi e alla fine ci salutammo, mi posò un altro bacio sulle labbra e mi disse che non vedeva l'ora fosse stasera ed io ero in trepidante attesa quanto lui.
Poi finalmente uscii e presi la macchina che Norman mi aveva prestato, mi diressi a prendere Dylan per poi andare alla spiaggia e a visitare la zona del molo. Lui era già in strada ad aspettarmi con un enorme sorriso sul volto, ogni volta che lo guardavo in faccia una parte di me si sentiva schiacciata. Lo vidi allungarsi verso di me e per poco non mi scostai, dovevo restare fermo, dovevo restare calmo. Sentii le sue labbra sulle mie in un bacio fugace e familiare, a fior di pelle, un bacio maturo di chi aveva passato anni insieme, un bacio che nella sua brevità significava tanto.
- Scusa l'attesa – mormorai.
Lui fece un segno sbrigativo con la mano – lo sai che sono sempre in anticipo ... dove mi porti? –
- Alla zona della baia, c'è una spiaggia che a Saint Louise ce la sogniamo – risposi sorridendo e lui parve entusiasta – ci sono anche dei locali molto carini, possiamo bere qualcosa –
- Ovvio che berremo! Dobbiamo ancora festeggiare! – mi avvertì con una luce vispa negli occhi – a Settembre cambia tutto!-
Il mio petto si strinse per un secondo, ma il mio viso non mi tradì, l'espressione allegra e serena era ancora salda. Guidai fino alla destinazione ed una volta trovato un parcheggio scendemmo in spiaggia. La giornata era bellissima e calda, il mare cristallino, mi distesi al sole osservando Dylan nuotare e lasciarsi trasportare dalla corrente. Chiusi gli occhi per qualche istante e ripassai mentalmente da quanto conoscevo quell'uomo, sette anni ...
Sentii qualcosa di umido e gelato sul mio petto e riaprii gli occhi di scatto, Dylan mi osservava dall'alto grondante d'acqua, aveva la sua solita espressione divertita che gli illuminava il viso, sorrisi anche io a quel punto.
- Come mai tanto pensieroso? – sussurrò al mio orecchio dopo essersi sdraiato accanto a me.
- Pensavo a quanti anni sono passati ....- dissi ancora con la mente a quei ricordi – a tutto quello che abbiamo fatto insieme ... e tutto il supporto che mi hai sempre dato –
Lui rise ancora nascondendo il viso nella mia spalla – Cristo Nik! Ma ti senti? Sembra il discorso di un moribondo! Va tutto bene? –
Stringi i denti Nik, mi dissi – sì, certo ... solo che mi capita spesso di pensarci ... a noi due ...al giorno in cui ti ho visto al campus ... -
- Anche io ci penso ... - ammise vagamente imbarazzato – ma non a quello .... Al dopo! Ai mesi in cui mi tormentavo chiedendomi se fossi etero o meno ... a chiedermi se mi avresti notato, come fare a farti capire che mi piacevi ... volevo conquistarti ma tu sembravi sempre così ermetico! Cazzo, se non era dannatamente arrapante! –
Scoppiammo a ridere entrambi – quindi ero arrapante? –
- Lo sei ancora, idiota! E per niente facile da capire! Sei sempre un mistero per me Nikolaj Wayright .... – sussurrò a pochi centimetri dal mio orecchio.
- Meglio così ... almeno non ti annoi – scherzai attirandolo a me con un gesto così naturale che non dovetti nemmeno pensarci, lui era lì a pochi centimetri dal mio viso – Dylan io ... - non ti amo più, di quella giovane coppia di tanti anni fa sei rimasto solo tu, sono diverso adesso, mi sento diverso, amo un altro e per quanto mi dispiaccia ammetterlo ho confuso l'abitudine con l'amore, trova un uomo migliore di me a cui dare il tuo cuore ... - sono contento che tu sia venuto –
Lui mi abbraccio e posò la testa sulla mia spalla, restammo così a parlare di futilità, di quello che aveva fatto senza d me, di quanto fosse eccitato all'idea del trasferimento e di come fosse felice che io avessi trovato la mia famiglia. Era così Dylan, aveva una parola buona per tutti ed era tenace, se si incaponiva non mollava la presa, questo lo rendeva un ottimo medico, uno di quelli che non si rassegna, ma al contempo lo rendeva dannatamente pericoloso.
Verso sera tornammo indietro e ci fermammo a bere in uno dei club vicino la spiaggia, molto elegante, Dylan ordinò da bere per entrambi e alzammo i calici.
- Brindiamo a te! Alla fantastica opportunità che hai avuto ... a questa nuova avventura ... e alla tua famiglia ritrovata – dichiarò e facemmo tintinnare appena i bicchieri.
- Salute!- dissi prima di mandare giù la tequila.
Il liquido bruciò nella mia gola, lo sentii scendere e bruciarmi il petto, vidi Dylan con la mia stessa smorfia sul viso ma al contempo era anche divertito ed euforico.
- Un altro giro! – dichiarò ridendo.
- Scherzi? Io devo guidare! – lo ammonii.
- Vorrà dire che prenderemo un taxi! – ribattè – si festeggia niente obiezioni! Non fare il vecchio palloso! –
Sorrisi ed alla fine acconsentii, i festeggiamenti di Dylan alla fine si tramutavano in bevute alla nostra salute fino allo sfinimento, era sempre così e questa volte non fece eccezione. Ci furono più di un secondo giro, ci fu il terzo, il quarto, il quinto, al settimo smisi di contare. Era passata la mezzanotte ed eravamo totalmente ubriachi, Dylan rideva e mi abbracciava mentre io a stento mi reggevo in piedi, il taxi fu l'unica opzione disponibile. Ci portò fino all'hotel di Dylan dove scendemmo entrambi barcollanti, lui mi teneva ancora sotto braccio più incapace di me a reggersi, mi spinse contro la parete del palazzo e mi baciò con passione.
Quando ripresi fiato parlai – a casa ... dovrei ... tornare a ...- le parole faticavano a venire fuori.
Quello mi strinse di più – no ... dai ... resta qui ... -
Il suo corpo si strinse ancora al mio e sentii le sue gambe intrecciarsi alle mie, il viso di Dylan era ad un centimetro dal mio ed i suoi occhi lucidi mi fissavano con desiderio, il mio petto si infiammò e anche qualche altra parte del mio corpo, più in basso.
- Solo ... solo ... ti porto in camera ... - mormorai accecato da quello sguardo.
Lui annuii continuando a sghignazzare e mi trascinò lungo la hall e poi su per le scale, inciampammo, ridemmo, attraversare il corridoio in linea retta fu impossibile. Finalmente arrivammo davanti alla camera di Dylan e lui a fatica riuscì ad aprire la porta, ci infilammo entrambi dentro e lui chiuse la porta. Fu in una manciata di istanti che mi ritrovai spinto sul letto, boccheggiante con il suo corpo sopra il mio, la stanza girò per un momento. Le sue labbra schiavizzarono le mie, sentivo le sue mani sui miei vestiti, sentivo il suo inguine che si muoveva per stimolare il mio. Fu lì che la mia mente si annebbiò ancora, perduta totalmente fra tutte quelle sensazioni, la bocca di Dylan che si muoveva lungo il mio corpo, la sua pelle bollente e i suoi gemiti. Il suo corpo nudo era sul mio e si strusciava avidamente, sentivo la sua bocca premuta sul mio orecchio, la sua lingua leccarmi il lobo.
- Nik ... oh ... Nik ... è passato così tanto ...- mugolava contro il mio collo, sentivo la sua mano andare sempre più giù a sfilarmi l'intimo – non resisto ... -
Il mio corpo si muoveva in automatico, incapace di sottrarsi a quella sensazione, a quel fuoco e quella voce supplicante. Mi ritrovai a scivolare dentro quella danza, a baciare quel corpo, a provocargli gemiti, a desiderare un contatto sempre maggiore. Vidi Dylan voltarsi e aprire le gambe, pronto ad accogliermi, pronto a soddisfarmi ed io accettai quell'invito. Entrai dentro di lui, prima lentamente e poi sempre più veloce, più voglioso.
- Si ... Nik .. non fermarti ... ti prego ... - i suoi sussurri si facevano sempre più alti.
Il suo bacino andava a ritmo col mio e presto il nostro piacere arrivò all'apice, ci liberammo entrambi completamente sfiniti, l'alcol e il sesso ci avevano sottratto ogni energia e collassammo sul materasso. Fu tutto buio immediatamente, appena lasciai che il mio corpo si riposasse la mia mente si spense, cadendo in un sommo comatoso.
Quando mi svegliai mi resi conto che era pieno giorno, la luce filtrava insistente dalle finestre ed un mal di testa epico esplose improvvisamente. Mi misi a sedere sul letto e per un momento non ricordai nemmeno dove mi trovassi, solo quando vidi Dylan dormire accanto a me ricordai. Mi passai una mano sul viso totalmente frastornato e dopo poco notai che anche Dylan si stava svegliando.
- Buongiorno – dissi ironico.
Lui non si disturbò nemmeno a rispondere, i dopo sbornia di Dylan lo riducevano peggio di uno zombie, si limitò a rannicchiarsi in posizione fetale nel letto coprendosi la testa con in lenzuolo. Io sorrisi e gli accarezzai le spalle coperte.
- Io vado a casa adesso ... ho bisogno di una doccia e un caffè ... ti chiamo stasera se sei ancora vivo – gli dissi dandogli un bacio in testa.
Quello annuì malamente e grugnì qualcos'altro, raccolsi i vestiti e li indossai, poi finalmente lasciai la stanza.
Quando rientrai corsi dritto al bagno e finalmente mi gettai sotto il getto di acqua ghiacciata, mi sentii rinascere e una volta fuori tornai in camera mia e mi misi addosso qualcosa che non puzzasse di tequila e acqua di mare. Stavo per uscire nuovamente per preparare una buona tazza di caffè quando vidi Matt sulla porta. Il vedere il suo volto mi fece tornare bruscamente indietro a quella notte, i ricordi che avevo rimosso tornarono a galla e ad'un tratto quello che avevo fatto mi si stagliò davanti inesorabile. La gola mi si seccò ed il cuore cominciò a cavalcare, lui mi fissava con uno sguardo un po' triste.
- Ti ho aspettato ieri ... - cominciò.
- Sì ... cazzo, Matt ... mi dispiace – dissi con voce tremante – so che dovevamo vederci ma abbiamo bevuto un sacco ... ho preso un taxi e sono rimasto a dormire da Dylan ... -
- Oh ...- mormorò lui con un tono che non capii fino in fondo – immaginavo una cosa del genere ... -
- Non volevo saltare la nostra serata ... ci rifaremo – dissi avvicinandomi a lui ed accarezzandogli una guancia.
- Certo ... non è un problema, non per me almeno ... - sussurrò – Nik ... lo sai che ti amo vero? – mi chiese guardandomi dritto negli occhi.
- Sì ... anche io ti amo Matt ... - risposi.
Vidi le sue mani salire lungo le mie braccia e cingermi il viso, i suo occhi erano in grado di ipnotizzarmi.
- Allora promettimi di mantenere le tue promesse ... - disse questa volta con un tono che riuscii ora a comprendere, era gelosia.
- Matt ... non devi –
Mi interruppe subito – lo so che siete solo amici ... ma quando non ti ho visto arrivare ... mi sono venuti brutti pensieri ... - confessò- prometti ... -
Sei un verme Nik, si disse una parte di me, con che coraggio lo tocchi adesso, dopo quello che hai fatto, dopo quello che ti ha detto, lo stai guardando negli occhi e gli stai dicendo altre menzogne. Da quando sei una persona tanto miserabile? Devi solo resistere continuava un'altra parte quella a cui stavo dando retta con tutto me stesso, mi urlava che il tempo stava scadendo, che presto avrei avuto solo Matt come era giusto che fosse. Perché nonostante quello che era successo la notte prima io non provavo più nulla per Dylan, quella era stata la conferma finale. Oltre l'impeto dettato dall'alcol e l'eccitazione, nessun sentimento era rimasto dentro di me, nessun pensiero o rammarico, era quella La Retta Via.
- Sono tuo Matt ... questo posso promettertelo. –
ANGOLO DELLE AUTRICI: Buonasera ragazzi ^^ non ve lo aspettavate questo aggiornamento notturno, eh? Invece eccoci qui con un capitolo piuttosto pieno di situazioni strane.
Nikolaj e Tyler. Il primo è un uomo adesso fermo nelle sue convinzioni, pronto a mentire pur di difendere il suo sogno ... e poi c'è chi i sogni li riduce in frantumi. Entrambi stanno proseguendo strade pericolose, entrambi stanno giocando con il fuoco per motivi diversi. Lasciamo a voi i commenti su questo capitolo, sperando che vi sia piaciuto :)
Un bacio e alla prossima!
P.S: la frase finale è scritta in maiuscolo per un motivo ben preciso. The Way Right -> La retta via.
Ci è sembrato carino farvi notare la scelta del cognome che abbiamo dato ai nostri protagonisti, non è stata fatto a caso! :)
A presto!
- BLACKSTEEL -
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