capitolo 58
CHRIS
Una brezza fredda mi riscosse dal torpore simile al sonno in cui ero caduto. Per un attimo mi guardai intorno, confuso, poi notai il profilo pallido e serio di Tyler a qualche centimetro dal mio viso.
Cercai di riprendermi, di allontanarmi dalla sua spalla muscolosa e guadagnare quel pizzico di dignità rimastami che stavo facendo di tutto per perdere. Trattenni uno sbadiglio mentre mi stiracchiavo appena, avevo la pelle gelata ... quanto tempo avevamo trascorso in quella posizione?
- Come fai ad addormentarti così? - mi chiese lui scuotendo la testa.
- Ho avuto una giornata piena – di avvenimenti schifosi, grazie anche a te e al tuo comportamento di merda, avrei voluto aggiungere, ma decisi di tacere. Non sapevo cosa gli stesse passando per la mente, ma non sembrava affatto propenso ad accettare critiche o risposte sarcastiche, anche più del solito. Guardai l'ora sullo schermo del mio cellulare, erano le quattro del mattino ... avevo davvero dormito sulla sua spalla per più di un'ora?
- Sto congelando. Andiamo a casa? - gli chiesi in un sussurro basso che suonò imbarazzato anche alle mie orecchie.
- Mmm ... - sempre di molte parole, pensai, guardandolo in tralice. Ci alzammo dalla panchina insieme e ci incamminammo lungo la strada che ci avrebbe portato al nostro quartiere. Continuavo a vederlo nella mia testa ... quel bacio. Tyler e quella tipa che passeggiavano sotto la doccia, scambiandosi effusioni come una coppia qualsiasi. Strinsi i pugni e mi morsi il labbro automaticamente.
Era finita, mi dissi, anzi non era neanche iniziata! Dovevo darci un taglio subito prima che fosse stato troppo tardi.
- Chi era quel tipo? - la sua voce giunse a qualche passo da me, era rimasto appena indietro, così mi voltai verso di lui.
- Chi? - chiesi confusamente.
Lo vidi sollevare un sopracciglio, come a voler dire "che idiota" - quello sul macchinone che ti ha lasciato davanti al parco giochi. -
- Oh, quello ... -
- Già. Che stai combinando? -
- E' l'ex di Noble. - era inutile mentire, sapevo che nonostante tutto potevo comunque fidarmi di Tyler, almeno da quel punto di vista – ci sto uscendo di tanto in tanto. -
Tyler sembrava perplesso, lo vidi corrugare appena la fronte – Ti sembra il caso? -
Mi venne da ridere – No, ma è quello che Scott vuole. Devo tenermelo buono se voglio evitare che Lewis dica a tutti ciò che sono ... è un circolo vizioso, sai? Scott tiene a bada Lewis mentre io tengo a bada Scott. - spiegai distogliendo lo sguardo dal suo. Sapevo che mi avrebbe giudicato, probabilmente dovevo soltanto ammettere la disfatta e lasciare che Noble mi sputtanasse in giro ... in fin dei conti quella situazione stava diventando fin troppo deleteria per me. Quanto avrei potuto reggere ancora?
- Beh ... se sta bene a te. - commentò lui, senza un tono ben preciso.
Mi voltai a guardarlo – Non è così, ma cosa vuoi che faccia? Sono nella merda. - ammisi.
- Cosa ti chiede di fare in cambio? - per un attimo non afferrai il senso di quelle parole, ma l'espressione sul suo viso era abbastanza eloquente. Dovetti diventare rosso di vergogna quando capii ciò che Tyler intendeva.
- No!!! Nooo, che pervertito che sei! Non mi chiede un bel niente ... - precisai facendolo ridere piano alle mie spalle.
- Non ancora, vorrai dire. Quanto ci metterà prima di chiederti qualcosa di più consistente di una semplice uscita? - mi morsi le labbra, fermandomi immediatamente. Sapevo che non ero indifferente a quel tipo, vedevo come mi guardava, neanch'io ero tanto stupido da non accorgermi di certe effusioni. Eppure ... si era comportato bene ... fino ad ora.
- Se mai si prefigurerà una cosa del genere ci penserò. - dissi sulla difensiva.
- Mi sembra giusto. A meno che non ti piaccia ... in quel caso sarebbe diverso, no? - i nostri occhi si incontrarono, c'era qualcosa di strano nel suo sguardo, il grigio cupo delle sue iridi era ancora più accentuato in quel momento. Come se due enormi abissi si stessero aprendo davanti a me, pronti a divorarmi con il loro strano magnetismo.
Non è lui che mi piace, porca puttana, pensai, digrignando i denti ma costringendomi a tacere quei pensieri– Sì, sarebbe diverso presumo. -
Quella risposta non dovette essere di suo gradimento, ma Tyler era fin troppo arrogante per ammetterlo perfino a sé stesso. Mi appoggiai al cancello di casa con una strana sensazione di insoddisfazione al petto. Dovevo lasciarlo andar via in quel modo? Senza aver capito cosa gli stesse passando per la mente? Perché non poteva semplicemente limitarsi a dire le cose come stavano? Cosa voleva dire quello sguardo?
- Hai qualcosa da dirmi? - mi ritrovai a seguirlo quasi spinto da una forza esterna. Tyler si voltò ed il suo viso era privo di espressione come il più delle volte.
- In che senso? -
- Quel tuo sguardo ... che voleva dire? - chiesi con insistenza. Perché dovevo umiliarmi con le mie stesse mani, pensai?
Tyler mise su un'espressione confusa – Quale sguardo? Ma che cazzo stai dicendo, Wayright? - scosse la testa – un giorno mi darai il nome del tuo spacciatore ... -
- Smettila con questa aria da duro a cui non frega un cazzo di nessuno. - l'avevo afferrato per il braccio adesso, dovevo proprio essermi bevuto il cervello per fronteggiarlo in quel modo – quella tipa ... quella con cui te ne andavi in giro a pomiciare allegramente ... chi è? - gli chiesi in un sussurro spaventoso.
Che diavolo stavo facendo?
- Una come tante altre ... qual è il problema? - era stizzito, ma non provò a scostarsi da me né a darmele di santa ragione come avevo immaginato.
- Che cazzo ... e l'hai anche baciata! Come hai baciato tutte le altre ... - dissi confusamente. Avevo mal di testa e mi sentivo un idiota. Continuavo a vederle, come fotografie stampate nel fuoco ardente della gelosia. More, rosse, bionde ... le loro labbra cercavano quelle di Tyler e si univano in baci casti, passionali, giocosi ... perché diavolo lo faceva? - è un gioco diabolico. -
Tyler sembrava perplesso – Che diavolo importa a te, comunque? Non capisco dove vuoi andare a parare con questo delirio ... -
- Che sono l'unico sfigato del cazzo a cui non hai concesso neanche un fottuto bacio! - l'avevo detto ... dovevo essere bianco come un cencio per lo shock, ma finalmente l'avevo detto – che cos' hanno più di me quelle sgualdrine? Io non capisco, davvero ... ti sei spinto molto più oltre di un semplice bacio con me, eppure non sono degno di baciarti a quanto pare ... -
- Già! L'ho fatto. Perché continui ad attaccarti a questa cosa allora? - ribatté lui con le mani al viso per la tensione – che diavolo ti importa di loro? E' solo un bacio ... -
- Ma perché non mi hai mai permesso di baciarti? Ti faccio schifo ... - cercai di calmarmi, ma sentivo il mio cuore martellare all'interno del mio petto – vado bene per quello ma non per un semplice bacio ... -
- Non è questo ... - non potevo crederci, dovevo aver sentito male. Lo guardai dritto negli occhi, Tyler stava rispondendo?
- E che cos'è allora? - la mia voce aveva assunto un tono piagnucoloso che avrei evitato con tutto me stesso. Mi ritrovai a difendermi dal freddo incrociando le braccia sul petto, mi sentivo un bambino scontento del proprio giocattolo.
- Non lo so ... - parlare gli costò molto, il suo viso era inespressivo, ma i suoi occhi chiedevano disperatamente aiuto – non voglio che si crei quel tipo di contatto tra di noi. - disse un attimo dopo.
- Come se non se ne fosse creato un secondo di un tipo ancora più intenso. - commentai con un sorriso nervoso sul volto – come se farlo per sette volte non sia abbastanza per creare un fottuto contatto! - cercai di non urlare, mi trattenni.
- Le hai contate? -
- Beh, sì! Scusami se il mio cuoricino non è ancora diventato di pietra come il tuo. - ribattei rabbioso.
Tyler mi incenerì con lo sguardo – Senti, che cosa vuoi da me adesso? E' un bacio che vuoi? - avvenne tutto in un istante, lo vidi abbattere le distanze che ci separavano in un singolo attimo. Era davanti a me adesso, le sue mani mi sollevarono appena il mento, portandolo alla stessa altezza del suo. Mi ritrovai ad annegare in quegli occhi in piena tempesta, incapace di muovermi, parlare, perfino respirare stava diventando arduo.
- Prenditelo. Hai la tua occasione. - mi invitò ad un centimetro dalle mie labbra. Sarebbe bastato il minimo gesto, anche un movimento incondizionato dettato dalla tensione, per farle sfiorare.
- Perché lo stai facendo? - parlare mi costò caro, mi ritrovai a sussurrare, incapace di distogliere lo sguardo dal suo.
- La mia vita è comunque andata a puttane, Chris, cosa vuoi che mi cambi un bacio? - disse sorridendo appena, ma il suo sorriso era amaro e non lasciava presagire nulla di buono.
- Che vuoi dire? - mi trattenni dal cedere a quelle labbra che istante dopo istante mi sembravano sempre più invitanti. Le avevo fissate un milioni di volte, le desideravo come non avevo mai voluto nulla in vita mia, ma non potevo prenderle in quel modo. Mi distaccai da lui, lasciando che la sua mano mi sfiorasse il viso ancora per un attimo prima di retrocedere una volta per tutte. Tyler sembrava un automa svuotato di tutto, abbassò il braccio quasi a rallentatore prima di lasciarlo cadere lungo il fianco.
- Ginevra aspetta un bambino che con ogni probabilità è mio. -
Ginevra aspetta un bambino ... fu come ricevere una secchiata gelida d'acqua nel bel mezzo del sonno. La sensazione di shock fu quella. Sgranai gli occhi, incapace di credere a quelle parole. Ginevra? Doveva essere la ragazza bionda, quella che avevo visto a casa sua un paio di settimane prima. Aspettava un bambino?
- T-tu ... s-sei sicuro? -
Tyler fece spallucce – Non ho avuto le palle per chiamarla, ma il mio migliore amico, anzi dovrei chiamarlo ex migliore amico dal momento che adesso mi detesta profondamente, sembra esserne certo. Beh, quanto meno Luis non l'avrà vinta al momento ... dovrà accontentarsi di pestarmi a sangue e basta. -
- Tyler, non essere idiota. Devi chiamarla! E devi farlo subito! - insistetti – da quanto tempo sarebbe incinta? E perché non ti ha detto nulla? -
Quello rise appena – Andiamo, Chris. Chiunque mi conosce anche soltanto relativamente sa che non mi piacerebbe sentirmi dire una cosa del genere. E Ginevra mi conosce parecchio. -
- Beh e chi se ne frega di quello che ti piace o no! - ero scosso, tutto sembrava complicarsi ulteriormente – se è tuo figlio ... ammettiamo che voglia portare a termine la gravidanza ... non puoi mollarlo ... -
- Perché no? Chi ti dice che sarei meglio di Luis? Forse dovrebbe crescerselo da sola. Certi uomini non sono fatti per essere dei padri ... - disse disgustato.
- Che diavolo vorresti dire con questo? Non nasconderti dietro l'incapacità di tuo padre ... non sei lui. -
Quello fece spallucce – Magari sono molto peggio. -
Mi ritrovai a rabbrividire, non avrei dovuto investigare ... avrei tanto voluto non saperne nulla.
- Me ne vado a letto adesso. Non dirlo a nessuno. -
- Aspetta. Domani andremo da lei ... non mi importa se non hai le palle di affrontarla da solo, verrò con te. -
Tyler si immobilizzò – Non sono affari tuoi questi ... -
- Sono affari che manderai a puttane senza di me - dissi con sicurezza – quindi dacci un taglio, smettila di respingere il mio aiuto e una volta tanto nella tua vita lasciati aiutare. -
Non rispose, lo guardai andare via con un nuovo peso sul cuore. Eccolo ... l'errore che stava aspettando, l'ancora di salvezza che gli avrebbe potuto impedirgli di seguire le orme del padre. Un bambino indesiderato da una donna che non amava ... a soli diciassette anni.
Ed io c'ero dentro esattamente quanto lui. Io ero quel ragazzino patetico che aveva finito per innamorarsi di un mostro che adesso non poteva più lasciare andare.
NIKOLAJ
Sospirai per quella che mi parve la centesima volta, mi passai la mano sul viso, dovevo farmela passare, si, non era più il caso di lasciare spiragli aperti. Non ero riuscito a confessare a Matt della mia relazione ma quello che era successo con Wes era esattamente quello che serviva. Dovevo allontanarmi dalla mia tenatazione e riabbracciare la persona che amavo.
Mi ripetei quell'ordine svariate volte, per convincermene nel profondo, per fare in modo che quel pensiero non mi suonasse più come un dovere ma come qualcosa di spontaneo. Da quando avevo cominciato a vedere Dylan così? Come se fosse quasi scomodo.
Ricordavo perfettamente il giorno in cui l'avevo conosciuto, ero appena arrivato al college ed ero francamente intimidito da quel posto. Era stracolmo di gente, tutti sembravano andare di fretta, era come se ognuno di loro fosse racchiuso in un mondo in cui tu non potevi entrare. Tutti sapevano cosa fare e come farlo, poi c'ero io, immobile, con la valiglia in una mano e la mappa dell'orientamento nell'altra, completamente spiazzato, pietrificato. Fu nel mio momento di massimo scoraggiamento che sentii una mano poggiarsi sulla mia spalla, era lui. Alto un centimetro più di me, capelli biondi e ondulati, un viso fanciullesco tanto che non mi parve neanche un universitario e quel sorriso, un sorriso radioso.
- Ti sei perso? – chiese gentile – sei una matricola, vero? –
Io non potei fare altro che annuire.
- Mi chiamo Dylan! E tu non essere spaventato! – mi incoraggiò – ti do una mano a scoprire dove devi andare –
Rimase con me per tutto il giorno, mi aiutò a sistemare la mia roba, mi fece fare un giro della struttura, mi diede tutte le dritte che conosceva. Era bello, intelligente, al secondo anno di medicina e nonostante mi sentissi in un enorme disagio a stare in suo cospetto non riuscivo a stargli lontano.
Finimmo per diventare amici, uscivamo tutti i sabati e bevevamo birra in un pub poco distante dal college insieme ad altri studenti. Nonostante la calca ed il casino lui si distingueva sempre, sembrava irradiare una sorta di luce perenne, Dylan era brillante. Lo era sempre, in ogni mossa, in ogni parola o battuta, lui brillava, non riuscivo a resistere a quel bagliore, me ne rendevo conto ogni giorno.
Una sera rientrammo dal dormitorio più ubriachi del solito, io mi sforzavo di mantenere l'equilibrio appoggiandomi alla parete mentre Dylan era quasi del tutto collassato sulla mia spalla.
- Hei Nik ... credo ... credo di non arrivare ... alla ... alla – non riusciva nemmeno a mettere in fila due parole.
- Non ti preoccupare – bisciacai – qui c'è camera mia, resti da me –
La mia camera era buia e solitaria, il mio compagno di stanza era in vacanza, entrammo a fatica e aiutai Dylan a stendersi sul mio letto. Io mi diressi prima in bagno a sciacquarmi la faccia e poi tornai in camera, lui era lì come l' avevo lasciato, bellissimo, con il volto leggermente illuminato e serafico. Un ciuffo di capelli gli cadeva sugli occhi, così mi avvicinai a lui e mi sedetti sul letto, allungai la mano e infilai le dita tra i suoi capelli. Finalmente potevo toccarli, quei fili dorati e morbidi, persi qualche secondo in cui gli massaggiai la sua cute mentre lui se ne stava lì immobile ed incosciente. A quel punto un desiderio emerse dal fondo della mia mente annebbiata, un bacio, mi dissi, solo un bacio ... così mi avvicinai al suo viso e poggiai le labbra sulle sue in un tocco così delicato che parve impercettibile. Ma questo bastò, sentii la sua voltarsi ed il panico mi assalì, cercai istintivamente di scostarmi ma la sua mano mi afferrò la nuca e mi spinse nuovamente in basso. Sentivo le sue labbra impadronirsi delle mie selvaggiamente, il cuore mi scoppiava mentre la testa mi girava, le nostre lingue si intrecciavano. Mi staccai alla fine senza fiato, il mio viso era rosso di vergona, i suoi occhi lucidi di desiderio.
- Ce ne hai messo di tempo ... - mormorò alla fine passando un dito sotto il mio mento.
- Io ...- ero del tutto sopraffatto, poi lo vidi di nuovo tornare all'attacco e lo fermai – sei ubriaco Dylan ... davvero ... sarà meglio che – non potei terminare.
- Ho mentito – bisbigliò con una punta di vergogna – non ero così ubriaco, ho fatto finta solo per potermi intrufolare in camera tua – a quel punto il mio cuore perse un battito – mi piaci da morire Nik ... sin da quando ti ho visto impalato all'ingresso quel giorno ... non hai mai dato l'impressione di essere gay ... stavo impazzendo nell'incertezza –
A quel punto mi arressi, sentire quelle parole mi aveva sbloccato, mi gettai nuovamente sulle sue labbra, ricominciarono i baci passionali.
- Dylan ... - mormorai fra un bacio e l'altro – anche tu ... mi sei piaciuto subito ... e quando poi ti ho conosciuto ... tu sei ... perfetto –
E lo era, si Dylan era perfetto, era tutto quello che volevo, era tutto quello di cui mi importava, era il mio mondo ed io il suo. Ci mettemmo insieme quel giorno, dopo un anno affittammo un appartamento fuori dal college e cominciammo la nostra convivenza. Avevamo entrambi un lavoro part-time e di certo casa nostra non era niente di speciale ma era bella solo perché potevamo starci insieme. A Natale di quell'anno lo presentai a mio padre, andarono d'accordo immediatamente. Dylan era uno tosto che si faceva rispettare, il genere di persona che a Richard piaceva. Otto anni, otto anni di relazione, otto anni di vita insieme, di difficoltà, di gioie e momenti indimenticabili. Otto anni era una vita intera e adesso mi ritrovavo ad un bivio, un bivio che non volevo che esistesse perché il mio amato Dylan non lo meritava, eppure era lì ogni giorno. Matt era quel bivio, era quella scelta così dannatamente allettante, aveva quel fare oscuro ed intrigante, quegli occhi profondi. Ero un bastardo solo per stare pensando quelle cose, risi mentre mi passavo una mano sul viso, faccio schifo, mi dissi.
Uscii dalla camera, dovevo assolutamente distrarmi e sembrare risoluto, non volevo che in casa cominciassero a sollevarsi domande e mormorii, profilo basso, mi ripetei, profilo basso. Peccato che il cielo me la rese difficile, la prima persona che mi beccò entrando in soggiorno fu Seth. Il suo sguardo attento fu su di me in un lampo, come un predatore sulla selvaggina. Io cercai di sembrare tanquillo e mi sedetti accendendo la tv, un rumore dietro di me annunciò l' arrivo di qualcun altro, mi voltai appena e notai che era Matt. I nostri sguardi si incrociarono per un brave istante, ma fu sufficiente, fu un occhiata fugace ma intensa, tremendamente intensa. Gli mancavo da morire, potevo leggerlo chiaramente nel fondo delle sue iridi e lui mancava a me. Non volevo mostrarlo, non avrebbe reso la cosa più facile, ma non riuscii a trattenermi, vidi il suo labbro inferiore tremare per un istante e le dita della sua mano fremere. Rimase distante appoggiandosi appena alla libreria, il suo corpo era rigido, fui sul punto di esplodere e dire qualcosa ma non lo feci, vidi il suo sguardo puntarsi verso l'ingresso e farsi spaventato e triste. Mi voltai anche io e vidi Wes sulla soglio, ci stava scrutando, Matt abbassò gli occhi e puntò la testa giù a fissare le scarpe come un ragazzino in castigo, poi strinse i pungi ed uscì con passo prepotente dalla stanza. Dal canto mio non dissi o feci nulla, rimasi lì con il cuore in corsa ad osservare il fratello che lo fissava malamente e poi scompariva verso l'ingresso. Una volta da solo ripresi a respirare, non mi ero nemmeno accorto di aver smesso di farlo, mi passai una mano sul viso.
- Hai un aspetto orrendo – disse Seth ricordandomi all'improvviso della sua presenza in quella stanza – entrambi lo avete –
Deglutii, avevo paura a parlare.
- Andiamo Nik ... lo sai che lo so ... - mormorò – sembri un cucciolo abbandonato sotto la pioggia ... cristo sei un adulto, comportati come tale –
Gli lanciai un occhiataccia – come fai tu di solito? Mostri sempre un gran controllo e maturità – il mio tonò uscii acido e accusatorio.
Lui non parve arrabbiarsi però, rise – si presuppone che in quanto figlio di Richard tu sia un essere umano impeccabile ... in quanto a me si dice che io non sia umano del tutto! –
Un essere umano impeccabile ... non ne avevo mai visto uno, persino papà non lo era, mi voltai verso Seth capendo solo dopo qualche secondo la finalità di quella frase, ma lui non c'era più. Non esistevano esseri umani impeccabili, la perfezione non è di questo mondo si dice ... siamo continuamente preda delle nostre emozioni, a volte è dura venirne fuori. Seth stava cercando di consolarmi, forse era il suo modo strano di dirmi che non mi stava giudicando. "Si dice che io non sia un essere umano del tutto", si forse era proprio vero ... forse Seth non era di questo mondo, ecco perché lui soffriva così tanto, cercava e si batteva ostinatamente proprio per quella perfezione impossibile da trovare.
ANGOLO AUTRICI:
Ed ecco a voi un nuovo aggiornamento. Siete state parecchio celeri, forse per via degli ultimi avvenimenti disastrosi ... anche se con i Wayright non mancano mai! XD poveri loro. Nuovi terribili sviluppi vi attendono, siete pronte? Fate le vostre supposizioni, non vediamo l'ora di sentirvi Emoticon smile baci e grazie per il vostro enorme e continuo sostegno. Baci e alla prossima!
BLACKSTEEL
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