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capitolo 43


KOLL

Correvo, correvo anche se sapevo che le forze mi stavano abbandonando, non avevo scelta, fermarsi adesso avrebbe significato morire. Anche se il continuare a correre non avrebbe assicurato la mia salvezza, mi portai una mano al fianco, la ferita sanguinava, i bastardi mi avevano colpito di striscio ma il sangue scorreva velocemente mentre la mia vista si annebbiava. Non c'era tempo per lamentarsi o prendere respiro, la mia unica speranza di salvezza era a dieci minuti da dove mi trovavo e dovevo percorrerli in fretta. Non mi ero sbagliato, gli uomini di cui Fei mi aveva parlato volevano davvero farmi la pelle ed erano più veloci e informati di quanto potessi credere. Avevo lasciato a Fei un messaggio per Gregor non doveva raggiungermi, doveva sparire il prima possibile, ma non sapevo neanche se l'avrebbe ricevuto senza che loro lo intercettassero.

Quando svoltai l'angolo mi ritrovai al porto, ricordavo le ultime parole che Fei mi aveva detto prima di darmi il nome del suo contatto.

- Scappa di qui Koll e vai al sicuro. Nessun posto in cui tu sia mai stato è sicuro ora – disse serio – loro ti hanno tracciato, conoscono perfettamente tutte le tue false identità, quindi non usarle. Va dove sei solo un fantasma e forse te la caverai. –

Sorrisi mentre un'altra fitta di dolore mi colpiva il fianco, un posto dove sono solo un fantasma, che ironia. Mi diressi con passo furtivo verso la grande nave mercantile e mi avvicinai alla sagoma di un uomo accanto al ponte levatoio.

- Lee? – chiamai in un sussurro.

Quello si voltò e sgranò gli occhi correndomi in contro – Koll! Che cazzo ti è successo? –

- Mi hanno sparato – dissi con un mezzo sorriso – il mio passaggio? Fei lo ha organizzato davvero o sono fottuto? –

Quello mi sorresse avviando entrambi alla nave – sei fortunato, non è un gran bel viaggio quello che ti aspetta, ma di certo lascerai Singapore senza essere visto. –

Entrammo nella nave che puzzava di acqua salmastra e un miscuglio di spezie che non avrei saputo identificare, ci dirigemmo verso il deposito con passo svelto. Fra i container e gli scatoloni di legno c'era una nicchia semi nascosta, la mia cabina di viaggio notai.

- Starai rannicchiato qui, zitto e con la testa bassa – mi informò – il capitano della nave non sa che sei qui, è un accordo sotto banco con i suoi marinai, non sognarti di andare in giro, ti avverto. –

- Ho capito – gli strinsi la mano.

- L'equipaggio ti porterà del cibo, ma non contarci troppo, potresti saltare qualche pasto – diede un occhiata alla mia ferita – lo dirò al tipo con cui mi sono accordato, ti farò avere un po' di disinfettante e qualche benda dall'infermeria, non posso fare altro. –

- Sarà un lungo viaggio. – constatai, una nave commerciale era lenta.

- Lungo e di merda, spero solo che arriverai vivo a destinazione ... –

- Lo spero anch'io. –

Poi mi distesi e vidi Lee sparire oltre le casse, ero solo adesso e dovevo resistere, sopravvivere per un mese, attraversare l'oceano per raggiungere l'unico posto sicuro che mi veniva in mente. Perché Tommy Fisher in realtà non si era mai trasferito a South Gate, non avevo mai attivato quell'identità e non l'avrei fatto. Sarei tornato a casa come un fantasma e se Gregor avesse ricevuto in tempo quel messaggio non sarebbe stato lì. Sarei stato del tutto invisibile ed al sicuro e per ironia della sorte anche dannatamente vicino a lui. Per ironia della sorte forse Seth sarebbe stato l'unico a potermi aiutare, a potermi tendere una mano e salvarmi dalla morte. Mi sarebbe toccato tornare strisciante al suo cospetto in quella città che avevo abbandonato nella notte come un ladro e chiedergli di nascondermi, proteggermi, farmi sparire agli occhi del mondo, salvarmi la vita. Sì, avrei potuto farlo, se solo fossi sopravvissuto a quella traversata, se solo quella ferita non facesse così male e quel sangue non fluisse così velocemente dal mio corpo. Forse era più grave di quanto pensassi, forse non ce l'avrei fatta, mi venne da pensare mentre la testa mi girava, chiusi gli occhi improvvisante stanco, improvvisamente privo di ogni linfa vitale. Un mese ... era troppo tempo ...

Seth ... fu l'ultima cosa che la mia mente elaborò, poi buio.

NIKOLAJ

In casa stava lentamente tornando la normalità, la famiglia stava cominciando a riprendere le normali attività e la paura febbrile dei giorni precedenti sembrava solo un ricordo confuso adesso. Tuttavia le conseguenze delle azioni di alcuni di loro erano ancora chiaramente visibili ovunque. Non mi era mai capitato di osservarli tanto ma mi sorpresi nel constatare lo strano comportamento di Wes e Seth, erano due persone estremamente particolari. Il primo era ancora intento ad eseguire il suo folle piano e procedeva nell'interpretare il ragazzo smemorato in presenza di Kevin che sembrava soffrirne immensamente. Osservare l'inglese e il modo in cui guardava Wes mi faceva male al cuore, tanto che fui tentato di svelare l'inganno. A cosa poteva servire continuare così? Perché punire quel ragazzo? Manipolarlo a tal punto ... era soltanto un gioco crudele.

Dopo pranzo Kevin si diresse al piano di sopra con aria sconsolata ed io decisi di seguirlo per parlargli in privato, lo vidi entrare in camera sua così mi apprestai a seguirlo quando mi sentii afferrare per un braccio. Mi voltai, era Seth. Eccolo il secondo uomo più assurdo della casa, non avevo dimenticato quello a cui avevo assistito e mi chiesi come stesse. Volevo domandarglielo ma l'intensità del suo sguardo mi mise una tale soggezione che mi costrinsi a tacere. Provai a liberarmi dalla sua presa ferrea ma lui non mi lasciò andare, i suoi occhi sembrava che mi stessero scrutando l'anima.

- Che stai facendo Nikolaj? –

Il tono che usò in quella domanda mi fece gelare il sangue. Per un secondo trattenni il respiro, i miei sensi di colpa mi spinsero ad interpretare quella domanda in un senso più ampio, come se lui sapesse il terribile segreto che mi stavo portando dentro.

- Io ... io ... - ero boccheggiante e quei dannati occhi scuri sembravano volermi ingoiare.

- Perché lo segui? – chiese ancora.

Al quel punto cercai di prendere un respiro e calmare i nervi – perché quello che gli sta facendo Wes non è corretto. – dissi alla fine con fatica.

- Non è a te che deve sembrare corretto – disse freddo – ti consiglio caldamente di farti gli affari tuoi – poi mi mollò – dopotutto tutti qui hanno i propri segreti e quello di Wes non tarderà ad essere rivelato. –

Poi lanciò un occhiata alla porta della camera di Kevin.

- Che vuoi dire? – chiesi turbato.

- Che il dolce inglese non resisterà ancora a lungo ... è giusto così – sentenziò – è come deve essere, c'è bisogno di un lieto fine –

- E tu? Il tuo lieto fine? – domandai ad un tratto quasi senza volerlo e me ne pentii immediatamente.

I suoi occhi mi furono di nuovo addosso affilati e accusatori – io non mi preoccuperei di me ... fossi in te.

Se ne andò così, lasciando impietrito e totalmente terrorizzato. Lo sa, si disse una parte di me, lo sa, sa di te e Matt, scossi la testa per scacciare quel pensiero, non era possibile. Ragionaci, mi dissi, è materialmente impossibile, Seth stava a casa poco e niente, non avrebbe mai potuto vederci. E se potesse vederti dentro? Si chiese una parte di me, mi vennero i brividi.

Mi ritrovai disteso sul letto in totale solitudine con la pagina del mio diario sul pc, raccontare quelle paure era quasi più terribile di viverle perché la mia mente elaborava sempre più spaventose possibilità. Cosa avrei dovuto tacere per far si che il mio segreto restasse tale, qual'era il Rapporto di Sostanziale Equivalenza che vi avrebbe legato?

Fu un rumore a destare la mia mente da quei tormenti, la porta si aprì e vidi la testa sorridente di Matt infilarsi piano in stanza, con fare circospetto si avvicinò a me, sdraiandosi sul letto.

- Un penny per i tuoi pensieri ... – mi sussurrò a poca distanza dal mio viso.

Ero incerto se condividere con lui le mie paranoie, così aggirai il problema – Pensavo a quello che tuo fratello sta facendo a Kevin ... –

Quello mi dedicò un sorriso vagamente colpevole – mi dispiace ... ma lui è fatto così. Kevin era nei guai dal momento in cui ha messo piede in questa casa e Wes ho la trovato interessante ... è la vita. –

- Tu non vuoi fare niente in proposito? Parlare a Kevin magari ... - dissi vago e ancora in ansia per quello che era accaduto poco prima.

- No ... insomma, non sono affari miei Nik. Il modo che ha mio fratello di fare le cose forse ti sembrerà pessimo ma è questo – rispose sollevando lo sguardo al tetto - e poi non credo che si sarebbe impegnato tanto solo per un gioco o un capriccio ... forse la cosa è più grossa di quello che pensa, ecco perché Seth lo sta lasciando fare ... –

Il suono di quel nome mi fece irrigidire – Seth? – chiesi vago.

- Sì - rise Matt – puoi scommetterci che se Wes trama qualcosa Seth sa sempre di che si tratta, quei due finiscono sempre in combutta alla fine. –

- Davvero sono così uniti? – domandai con leggero panico – tuo cugino sembra uno molto schivo. –

- Sì, è sempre stato così da che lo ricordi, ma è anche molto buono, soprattutto con Wes, non lo ha mai lasciato nei casini. Loro si guardano le spalle, lo hanno sempre fatto nonostante non si possano frequentare spesso per via della lontananza. – rispose tranquillo tornado a guardarmi.

A quel punto però la mia espressione preoccupata non gli sfuggì, mi passò una mano sul viso ed io gli poggiai sopra la mia.

- Che succede Nik? – mi chiese serio.

- Ho paura, Matt ... so che è estremamente vigliacco da parte mia dire una cosa del genere – sussurrai – soprattutto perché ci siamo in due in tutto questo ma ... ho paura che possano venire a sapere, che quello che facciamo arrivi all'orecchio di tua madre ... Matt ... -

- Ti preoccupi di Seth? – continuò ancora più seriamente.

- Ha detto una cosa poco fa ... che è meglio che mi preoccupi per me ... lo ha detto come se ...-

Non finii la frase, Matt fu su di me, con le labbra chiuse sulle mie in un bacio quasi disperato, un bacio per farmi passare dalla mente qualunque cosa non fosse lui.

- Non sa niente Nik ... nessuno sa ... non farti mandare in paranoia. – sussurrò a pochi centimetri dal mio visto.

- E' solo che ... –

- E' fatto così, mette paura a tutti, soprattutto quando è di cattivo umore ... non voglio che ci pensi – mi prese il viso fra le mani – non voglio che facciamo passi indietro noi due. –

- Nemmeno se questi passi indietro ci salvassero dalla fine ? Dalla disfatta? – chiesi ormai perso in quegli occhi così limpidi.

- Nemmeno se ci salvassero dalla più crudele delle punizioni. – sentenziò.

Le mie mani corsero ad afferrare i suoi fianchi, le sue labbra si unirono ancora alle mie, sentivo le sue dita scendere sotto la maglietta e quel tocco mi provocò infiniti brividi. Matt si mise a sedere a cavalcioni su di me, subito si liberò dalla sua t-shirt, poi mi aiutò a fare lo stesso. Stava accadendo di nuovo, quella frenesia, quell'abbandono, quel desiderio impagabile, avevano messo a tacere tutto il resto.

Purtroppo non potemmo crogiolarci a lungo nel calore dei nostri corpi, era meglio non sparire per troppo e destare sospetti, così ci rivestimmo presto. Mi voltai verso di lui e lo osservai abbottonarsi i jeans, lui lo notò e m venne incontro sorridendo.

- Sono felice Nik ... davvero – mi disse prima di lasciami un altro bacio delicato sulle labbra – insieme la faremo funzionare. –

Pregai fosse vero, pregai che una forza superiore avesse fatto andare tutto bene, perché il contrario di bene era il disastro. Ormai non potevo più tirarmi indietro.

CHRIS

- Dovresti girare qui ... forse ci siamo. - dissi a Rachel lanciando uno sguardo all'enorme campus universitario che si estendeva alla mia destra. Ecco Berkeley, l' Università più importante della California, nonché una delle migliori, a quanto si diceva – Scott sarà un riccone o un genio per potersi permettere una roba del genere, spero sia anche ragionevole ... -

E così alla fine avevo deciso di accettare la proposta, o meglio, le coercizioni di Lewis. D'altronde l'alternativa non mi sembrava poi così allettante, inoltre avrei potuto prendere un po' più di tempo dandogli l'impressione che stessi davvero cercando di parargli il culo con il suo ex ragazzo. Ma cosa diavolo avrei potuto dire o fare per convincere Scott a tornare con Lewis? Era stato tradito, aveva tutto il diritto di mollarlo e non volerci avere più nulla a che fare per il resto della sua vita, chi ero io per cambiare le cose? Nessuno, mi dissi, anzi, se proprio dobbiamo essere sinceri, tu sei la causa di tutto questo enorme schifo, quindi immagina un po' quanto simpatico ti troverà Scott!

- L'indirizzo è questo ... non mi sembra una casa che ogni studente universitario possa permettersi sinceramente ... - la voce di Rachel mi riportò alla realtà, mi voltai verso gli edifici sulla destra, erano tutti simili, ma molto carini e curati, con tanto di giardinetto davanti.

Smontammo dall'auto e ci guardammo intorno, confusi, ci avevamo messo quasi quattro ore a raggiungere il campus e pensare alle probabilità di un immediato fallimento mi faceva semplicemente troppa paura.

- Andrà tutto bene ... sai cosa dirgli, ne abbiamo parlato prima. - Rachel sorrise incoraggiante mentre si avviava verso il vialetto precedendomi.

- Immagino che farà i salti di gioia nel conoscere finalmente il ragazzo che gli ha scopato il ragazzo! - dissi con i battiti del mio cuore adesso accelerati. Perché cazzo ero finito in quella situazione di merda? Avrei dovuto fare attenzione con Lewis e invece ci ero andato a letto senza avere completamente idea di quanto fosse fuori di testa, ecco cosa accade quando lasci che sia il tuo amico lì sotto a ragionare e non il cervello, mi rimproverai mentalmente.

- Chris, andrà tutto bene. Non pensarci, non farà altro che farti perdere quel poco di coraggio che hai racimolato. Forza! - e poi lo fece, prima ancora che avessi potuto pensare, Rachel batté le nocche sulla porta di legno e mi trascinò letteralmente davanti all'ingresso.

Sarei voluto sparire, volatilizzarmi prima che quello avesse potuto aprire la porta, ma non successe. Mi ritrovai davanti un ragazzo alto, piuttosto magro, capelli chiari e viso gentile. Sorrise, guardandoci con un'espressione interrogativa sul volto.

- Emh ... i-io ... - le parole non volevano uscire. Come diavolo mi era venuto in mente di presentarmi lì? Senza neanche una spranga di legno con cui difendermi in caso di pestaggi poi!

- Cerchiamo Scott ... Scott Fields ... - disse Rachel molto più spigliata e reattiva di me.

Quello sorrise – Siete suoi studenti? Entrate pure, prego. Adesso ve lo chiamo! -

Suoi studenti? Incontrai lo sguardo della mia amica che mi fissò di rimando come se non fosse sicura di aver afferrato bene.

- Porca puttana ... è un professore! E' un dannato professore! Perché non me lo ha detto? Perché mi ha omesso questo dato non proprio trascurabile? - sussurrai al suo orecchio mentre Rachel mi spingeva ad entrare per primo.

- Sedetevi pure, è così pieno di lavoro ultimamente. E' periodo di esami, volete qualcosa da bere prima che me ne torni nel mio studio? - chiese quello con gentilezza. Quanto avrei desiderato che fosse lui quel dannato di Fields! Sembrava un angelo caduto in terra, ci limitammo a scuotere il capo in segno negativo.

- Ecco perché può permettersi una casa del genere ... credevo che fosse uno studente, invece a quanto pare Lewis se la faceva con un vecchio! - sussurrò Rachel seduta con la schiena drittissima accanto a me. Eravamo pronti alla fuga, eccome se lo eravamo.

- Lo credevo anch'io! Mio Dio, che casino enorme. Quel cazzo di psicopatico di merda ... - che bastardo, pensai, torcendomi le mani in grembo. Avevo davvero troppe faccende a cui pensare ... un professore incazzato non rientrava nelle mie possibilità.

- Avrei dovuto chiamare Ty ... quanto meno sa fare a pugni ... - ribatté Rachel con un sorriso tirato sul volto.

Quel nome mi fece un effettaccio, cercai di trattenere i brividi che mi percorsero il corpo. Era l'effetto Bradbury, era ciò che succedeva quando pensavo al suo dannato corpo perfetto e a quelle fottute labbra che avrebbero fatto gola perfino ad un cieco. Questo non è il momento giusto per farti sviare da certe visioni arrapanti, Chris, mi dissi, cercando di concentrarmi su quella terribile realtà che stavo vivendo.

Poi un rumore di passi ci annunciò l'arrivo di una terza persona in stanza, stavolta era senz'altro il nostro Scott Fields. Lo capii dal viso tirato e dagli occhi lampeggianti di cattive intenzioni. Posò la sua tazza di caffè sul ripiano del caminetto, aveva gli occhi contornati di viola ed una cera piuttosto malsana. Tuttavia non c'era davvero nulla da dire, Lewis aveva saputo scegliere bene, pensai, ritrovandomi a fissare il bel volto dell'uomo, di certo sulla trentina.

- Voi non siete miei studenti. - disse con voce bassa ma potente.

Aveva delle spalle massicce nascoste in parte da una giacca nera e mezza spiegazzata, eppure la sua stazza era bella grossa. I suoi pugni avrebbero fatto male, pensai, deglutendo rumorosamente.

- Noi veramente ... - Rachel iniziò – siamo qui per parlare con ... -

- Sono Wayright, quello che si è fatto Lewis. - dissi improvvisamente, alzandomi in piedi e preparandomi all'impatto che sarebbe conseguito a quelle parole.

Ma non successe nulla, riaprii gli occhi, il tipo se ne stava ancora lì, immobile come se non avesse neanche sentito ciò che gli avevo detto. Poi qualcosa cambiò sul suo viso, sollevò un sopracciglio e mi fissò, stavolta con attenzione. Sembrava soppesarmi, passò in rassegna ogni centimetro del mio corpo per poi puntare i suoi occhi scuri sul mio viso.

- Devi essere come minimo ritardato per presentarti a casa mia allora. - disse un attimo dopo.

- O disperato – aggiunsi, con i battiti del cuore sempre più accelerati, stava per venirmi un infarto – emh, sono venuto a parlare di ... di Lewis. Lui ... -

- Chi Lewis la puttana che manda a fanculo tre anni di storia per farsela con un ragazzino che a momenti se la fa addosso dalla paura? Quel Lewis dici? -

Non c'eravamo affatto, non con quelle premesse, pensai, rivolgendo uno sguardo disperato a Rachel che chiuse gli occhi, come se stesse per arrivarci addosso un uragano e forse era davvero così.

- S-sì, ma in realtà le cose non stanno proprio così. Lui è profondamente pentito per come si è conclusa questa storia, farebbe di tutto per ... per recuperare. Io sono qui per aiutarlo. - dissi cercando di non badare al viso dell'uomo che si faceva sempre più scuro ed arcigno. Qualsiasi cosa avesse in mente prevedeva di certo la mia completa disfatta.

- Ti sta minacciando? Ti ha costretto a venire qui, vero? Quel fottuto psicopatico ... non sembra male ad un prima occhiata, eh? Ma ti assicuro che è un fottuto maniaco del controllo pazzo. - Scott rise di gusto – e tu adesso sei nella merda ... ti sta bene, lo sai, vero?

- Suppongo di sì ... però, se posso avere l'ardire di spiegarti ... quello che c'è stato tra di noi è durato pochissimo! Lui non ti avrebbe mai lasciato per me, è stato un momento di debolezza, in cui tu eri lontano e lui ... -

- E lui è una puttana. Sprechi il fiato con me, come ti ho già detto lo conosco da tre anni, so di chi stiamo parlando. Non tornerò con lui neanche se mi costringessero a farlo puntandomi una pistola sulle palle. E' chiaro? -

Porca puttana, mi sentii affondare. Immediatamente mi si gelò il cuore, non potevo accettare un no, ne andava della mia fottuta reputazione in giro per South Gate! La mia vita sarebbe stata sconvolta e non ero pronto a quello, non ero pronto, che cazzo!

- Però tu arrivi a fagiolo. I miei amici continuano a chiedermi di Lewis ... credevo che prima o poi glielo avrei davvero presentato, non mi andava di spiegare quello che era successo. Quell'ammasso di checche mi considerano il duro del gruppo, non posso semplicemente uscirmene con un " scusate, quella troia del mio ragazzo diciottenne mi ha tradito con un idiota". Ne andrebbe della mia reputazione – Scott scosse la testa – ecco perché tu sarai il mio Lewis. Sei abbastanza carino e spigliato. Andrai bene. -

- Come scusa? - rimasi basito, non poteva aver detto davvero quelle parole – i- io ... -

- Hai sentito benissimo. Nel fine settimana c'è una festa al locale gay del mio amico Martin. Tu verrai con me, nessuno ha mai visto Lewis ... forse hanno visto qualche foto tempo fa, ma che importa, non ricorderanno nulla. Affare fatto allora. Domani ti farò sapere meglio come ci muoveremo. Vestiti bene, niente roba sportiva, mi piace chi veste classico e cerca di sembrare almeno maggiorenne. -

Poi le sue mani furono sulle mie spalle, mi ritrovai a camminare spinto unicamente da lui, Rachel mi seguiva senza fiatare ed in un attimo raggiungemmo la porta.

- No, che cazzo, aspetta! - dissi riprendendomi dallo shock di quel momento – non esiste! Non lo farò, ma per chi diavolo mi avete preso tu e quel dannato del tuo ex? Io non c'entro nulla con questa storia e ... -

- Non direi, sai? Se avessi saputo tenere il tuo amico nelle mutande adesso non saresti qui a subire minacce da ambo le parti. Se non vieni dirò a Lewis che non sei riuscito a convincermi, di andare al diavolo e restarci per sempre. A quel punto credo proprio che potresti ritrovarti nella merda, anche più di adesso, se sai cosa intendo. - non riuscivo a crederci, Scott sorrise mestamente. Era davvero un lurido figlio di puttana almeno quanto l'altro.

- In caso contrario cosa accadrebbe? - chiese Rachel con un filo di voce.

Quello finse di pensarci un po' su – Mmm, diciamo che potrei prendere un po' di tempo con lui ... è quello che ti serve, no? Un po' di tempo per pensare ad un piano con cui farla franca ... - mi fissò con attenzione a quel punto.

Mi sarebbe servito più di un piano, ma non ero così stupido da credere davvero che qualcuno lassù mi avrebbe dato un'opportunità migliore di quella che mi veniva presentata da Scott in quel momento. Potevo farcela, potevo uscire e fingere di essere Lewis e nel frattempo pensare ad un modo per cavarmela senza che tutta South Gate sapesse delle mie fottute inclinazioni sessuali.

- Ok, va bene ... ma dovrai essere convincente, dovrai tenermelo fuori dai piedi per un po'. Non riesco a ragionare lucidamente con le sue minacce sempre all'orecchio. - dissi alla fine, sconfitto.

Scott sorrise – Beh, farò cuocere quel bastardo nel suo brodo per un po', ma gli manderò un messaggio più tardi ... -

Mi ritrovai fuori dalla porta, perfino il cielo sembrava aver perso quella bella limpidezza che aveva avuto prima. Rachel mi strinse la mano nella sua, poi mi guidò verso la macchina, senza aggiungere nulla.

Stavo riflettendo, stavo pensando ad un modo per togliermi dai guai, in realtà sentivo che la situazione era perfino peggiorata rispetto a quella mattina. Tra incudine e martello, ecco come mi sentivo ... minacciato da ambo le parti, costretto a giocare a quel dannato gioco che avrebbe finito per farmi esplodere in aria.

Poi il cellulare di Rachel suonò, lei stava guidando così fui io a portarglielo all'orecchio.

- Che vuoi, Ty? Sto guidando ... non posso parlare. Tutto ok? -

Ero tutto orecchi, non vedevo Bradbury da tre giorni e sentire quel suo tono basso ed incazzato senza che me lo aspettassi mi mandò in pappa il cervello.

- Ho avuto un problema con una tipa. Devi andare in farmacia a prendere una pillola del giorno dopo e anche presto. - disse quello secco.

Il mio cuore mancò un battito, ero un coglione a rimanerci male per quelle parole ... sapevo chi era Bradbury, sapevo quanto fosse assolutamente privo di interesse nei miei confronti. Era andato a letto con qualcuna la sera prima ... e a quanto pare aveva concluso, almeno con lei.

- Ma che cazzo Tyler! Di nuovo? Perché non ci va lei? Chi è stavolta? - Rachel sbuffò e sbatté le mani sullo sterzo – non sono in città, tornerò tra qualche ora. -

- Andiamo, prendila da qualche parte lì intorno e portamela appena puoi. Muoviti. Io sono agli allenamenti con Louis, non posso muovermi ed è urgente. - poi staccò senza aggiungere altro.

Rachel scosse la testa – Lo detesto. Non sai quanto ti invidio, quanto meno tuo fratello è gay e non ti chiederebbe mai una cosa del genere. E' la quarta volta che lo faccio, non ne posso più. Quel bastardo ... -

Non dissi nulla, non volevo sapere altro, c'era qualcosa di diverso dentro di me. Era gelosia? Non ero mai stato un tipo capace di provare simili emozioni, non me ne importava un cazzo di chi si faceva chi ... ero diventato possessivo?

Alla fine dopo qualche ora accostò nei pressi di una farmacia e accontentò il fratello – ecco qui, così non rompe più. - lasciò il pacchetto davanti a me e continuò a guidare. Sentivo il suo sguardo posarsi sul mio viso di tanto in tanto, ma nessuno di noi aveva davvero voglia di parlare di ciò che mi stava succedendo. Ero sempre stato bravo a cavarmela fino a quel momento, ma adesso la posta in gioco si faceva più alta ed anche io avrei dovuto trovare nuove vie da seguire.

Poco dopo arrivammo finalmente a South Gate, Rachel lasciò l'auto nel vialetto.

- Chris ... troveremo un modo per mandare al diavolo quei due senza che tu finisca nei guai ... - cercò di consolarmi sorridendo appena.

Sapevo che non era vero, non c'era proprio nulla che lasciava ben sperare. La salutai, ringraziandola per essermi stata vicina poi mi diressi pigramente verso casa, troppo scosso per notare Bradbury all'orizzonte. Era sul suo skate, si stava lasciando trasportare dalla velocità e non sembrava intenzionato a rivolgermi la parola neanche quel giorno.

Ma non glielo avrei permesso, non quella volta. Mi gettai nel bel mezzo della strada, bloccandogli il passaggio.

- Che diavolo fai, coglione di un Wayright? - sbraitò lui, deviando appena e frenando a pochi centimetri dal mio viso bruciante di rabbia.

- Ti stai scopando mezza South Gate ma non hai neanche il coraggio di finire con me! - dissi in un sussurro concitato – sei un codardo di merda, uno stronzo irrispettoso che tratta la gente alla stregua di oggetti e io non ci sto più a questo gioco. -

Quello sgranò gli occhi – Quale gioco? Pensi davvero che voglia continuare a rendermi ridicolo con te? - rise poi – vai a fare in culo, non sei nessuno per me. -

- Non è vero! - dissi incazzato – mi hai trascinato in garage l'altra notte! Se non mi fossi fermato io tu saresti andato al sodo senza mezze misure. Io ti piaccio. -

Non so dove trovai il coraggio di dire quelle cose, non ci credevo davvero neanche io in fondo ma il mio tono suonò deciso e terribile perfino alle mie orecchie.

- Se fosse così dovrebbe piacermi anche mezza South Gate, come mi hai fatto notare tu stesso – sollevò un sopracciglio, divertito – gira a largo, Wayright. Non farti picchiare, non qui in mezzo al nostro quartiere.

- Hai ragione, sappiamo entrambi cosa succede quando mi metti le mani addosso ... - sussurrai ad un centimetro da quel volto così pieno di sé, Tyler fremette e non soltanto di rabbia. Vidi i suoi occhi puntati su di me, sapevo cosa avrebbe voluto fare, la mia mano si avvicinò a lui che scosse il capo e riprese la sua corsa.

- Stasera. Stasera ti aspetto al molo ... vicino alla nostra spiaggia. - non sapevo se aveva sentito, Tyler se ne andò veloce come un fulmine.




NOTE DELLE AUTRICI: Buongiorno a tutti ^^
Anche questa volta siete stati super veloci nelle visualizzazioni ... così ci siamo dette "Perché non aggiornare adesso??"
Questo è un capitolo molto succoso! Ricco di avvenimenti e personaggi, come vedete c'è anche un bel pov di Koll, sebbene non sia il massimo dell'allegria!
L'allegria non è di casa, non ditelo a Chris che adesso si ritrova tra incudine e martello, costretto ad avere a che fare con situazioni che avrebbe preferito evitare. Come credete che si svilupperà la sua storia?
E cosa ve ne pare di questo nuovo personaggio? Scott, non lo studente, ma il professore? XD come dire ... Lewis ha dimenticato di specificare qualcosina, ma nulla di troppo grave!
Speriamo di sentirvi presto e soprattutto ci auguriamo che anche questo nuovo capitolo vi piaccia e vi spinga ad andare avanti!
Grazie come sempre della vostra attenzione :)
Un bacio!

- BLACKSTEEL -

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