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capitolo 4.

Capitolo 4

CHRIS

"Maturare non vuol dire rinunciare alle nostre aspirazioni, ma accettare che il mondo non è obbligato a soddisfarle." Nicolàs Gòmez Dàvila

Non era possibile dormire con Seth, di questo ne avevamo già discusso una marea di volte quando i nostri genitori si erano decisi a rimodernare le vecchie stanze ai piani superiori e spostarmi lì. Eppure l'arrivo frettoloso dei parenti aveva scombussolato parecchio la mamma che aveva dovuto occuparsi di sistemare letti e corredi per tutti, ignara del fatto, però, che gli inglesi si sarebbero portati dietro un quarto incomodo: Kevin, il ragazzo di mia cugina Celine. Così avevo dovuto lasciare la mia stanza a lui e momentaneamente per mia grande sfortuna Seth ed io eravamo finiti insieme.

Mi posizionai meglio il cuscino sulle orecchie, chiudendo gli occhi e stringendo i denti, ma nulla ... la sua musica martellante continuava a perforarmi le orecchie anche con tutto quel cotone tra me e lui. Mi rigirai, incenerendo con lo sguardo quella figura immobile, con gli occhi aperti puntati al soffitto e le braccia lungo i fianchi. Sembrava morto, eccetto per la lampadina tascabile che di tanto in tanto accendeva e spegneva senza alcun motivo.

- Seth!!! Ehi, Seth!!!! - mi mossi come un terremoto tra le coperte prima di sollevarmi da lì e togliere con violenza le cuffie dalle orecchie di mio fratello che continuò a guardare il soffitto. - la vuoi finire? Abbassa questa musica, non riesco a dormire! Lo capisci? -

- Arrangiati. - sussurrò prima di riprendersi le sue cuffie e mettersele su come se niente fosse.

- Ecco, i crimini in famiglia comincio anche a capirli adesso ... avevo dimenticato cosa volesse dire vivere con uno psicopatico per fratello. Cazzo ... - mi alzai da lì rovistando sul pavimento per trovare una t-shirt o qualcosa del genere. Me la misi, poi lasciai la stanza, sbuffando ed augurandomi dentro di me che il suo fosse un riposo eterno. Il corridoio si estendeva all'infinito e il buio era pressoché padrone di ogni anfratto, l'unica luce appena percepibile proveniva dalle finestre alla fine del corridoio e fu quella la direzione che seguii. Quella casa di notte mi dava sempre i brividi, le assi dovevano essere antiche ed il pavimento scricchiolava in continuazione. Il colpo di grazia mi fu dato dall'enorme gigantografia del nonno Richard che apparve nel bel mezzo del salotto, illuminata tra l'altro da un piccolo lume rosso. Mi si accapponò la pelle e forse mi bloccai per un istante.

- Mio Dio, che cosa lugubre ... oh, ti prego ... non balzare fuori da quella foto, ti supplico. - mi diressi quasi correndo oltre la porta d'ingresso, inserii il codice per sbloccare l'antifurto e uscii finalmente all'aria fresca della notte.

Respirai, respirai a pieni polmoni. Scesi in veranda dove mi sedetti su una delle panchine a dondolo che tanto piacevano al nonno, ricordai con un sorriso sul volto le estati passate quando lui veniva a trovarci di tanto in tanto, ci metteva sempre a lavoro. Eravamo stati io e Seth a riverniciarle di recente. Ma la calma durò poco, ben presto un'ombra scura sbucò fuori da alcuni roseti all'inizio del vialetto. Balzai in piedi, pronto a darmi alla fuga in qualsiasi momento. Scappare era praticamente ciò che sapevo fare meglio, nonché mia grande fonte di soddisfazione, ma quella sera non ce ne fu bisogno.

- Ehi ... non volevo metterti paura, sono io ... la tua vicina ... - Rachel Bradbury si fece avanti ed il suo viso venne subito illuminato dai fiochi raggi della luna. - che faccia che hai! Dovresti vederti! -

Il mio cuore allora tornò a battere normalmente – Oh, Rachel ... scusami, sono piuttosto agitato, sai. Ombre nel vialetto ... sembra il titolo di un film horror, invece è soltanto la mia vita. - dissi, tornando a sedere sulla panchina sospirando forte.

Quella rise appena o così mi parve. - Lo so, mio fratello non deve renderti la vita semplice, vero? Glielo dico sempre di lasciar perdere. Solo che è un tipo piuttosto esuberante ... - disse dopo essersi accomodata accanto a me.

Tyler Bradbury era un tipo esuberante? No, non era quella la prima parola che mi veniva in mente pensando a lui, ma ehi, cosa ci si aspetta che dica una sorella?

- Oh, sì ... è anche piuttosto selvaggio, come una sorta di animale spietato e incazzato che non vede l'ora di sbranare l'intera giungla senza un motivo ben preciso. Forse è ora che la sua piccola giungla venga spostata su al centro di massima sicurezza per minorenni socialmente pericolosi. - aggiunsi, mordendomi subito la lingua un attimo dopo. Ma Rachel rise, mostrandosi tutt'altro che offesa. Si allungò un po' su di me prima di stringermi con vigore il viso contro il suo seno più che abbondante.

Boccheggiai – Oh, come sei carino, Chris. Sei anche piuttosto intelligente, vero? - non riuscii a rispondere a quella domanda, non riuscivo neppure a respirare. - perché non viene su a casa mia? Vedo che non riesci a dormire e anch'io stento a prendere sonno. Tranquillo, Ty non c'è, è andato a fare l'ultima baldoria del mese prima che il bastardo torni dalla missione. Sai, sarebbe dovuto essere già qui, ma il suo aereo ha portato ritardo per fortuna. Questo mi ha avvicinato alla fede ancora una volta, sai? -

Sbattei gli occhi, adesso cominciavo a capire perché l'altrettanto esuberante Rachel portasse quella sera una semplice polo rosa e un pantalone scuro. Nonostante tutto non potei evitare di abbassare gli occhi sul perizoma nero che sbucava prepotentemente dai pantaloni.

- Allora? Che ne dici? Mia madre si è sbarazzata di tutto l'alcol che avevamo in casa, ma sono riuscita a sgraffignare una bottiglia ... - rise, poi mi fece l'occhiolino. Alla fine fu semplicemente sulle mie labbra. Dovetti sgranare gli occhi, la mia lingua collaborava con scarsi risultati ed iniziavo davvero a sentirmi male. Non mi piacevano le ragazze, non riuscivo a portarmele a letto in condizioni normali, quello era un mio grosso limite. L'avevo fatto con alcune, dovevo nascondere la mia condizione a scuola altrimenti sarei finito morto in qualche vicoletto fuori città, eppure quel suo profumo, la saliva fredda che continuava ad impastare con la mia mi provocò una lunga serie di sensazioni schifose che non riuscii a camuffare.

La spinsi via, tremante. - O-oggi è morto mio nonno ... sai, sono piuttosto traumatizzato in questo momento. - biascicai con gli occhi puntati sul suo viso arrossato. Si era perfino liberata della maglia e adesso mi fissava con i suoi grandi occhi improvvisamente colmi di lacrime.

- Oooh, mi dispiace ... mi dispiace un sacco. Avresti dovuto dirmelo subito. -

Scossi la testa e iniziai a singhiozzare piano. - oh, sì. Noi due eravamo così uniti ... il caro vecchio Richard era come un secondo padre per noi – piagnucolai portandomi le mani al volto per nascondere le lacrime che non sarebbero venute mai e poi mai fuori – ricordo quelle serata passate davanti al camino. Aveva quel suo modo particolare di raccontarci quelle storie dei suoi tempi, sembrava che riuscisse a far rivivere davvero quelle epoche – la guardai con gli occhi lucidi per l'impulso di vomitare che mi aveva provocato baciandomi.

- Oh, Chris mi dispiace davvero tanto. Non sapevo che tuo nonno fosse morto, è davvero tremendo. Era uno dei pochi vecchi a non avere allungato le mani su di me. - disse poi stringendosi con più vigore contro il mio petto – sta tranquillo, per questa sera farò tutto io vorrà dire. -

Panico. Panico Totale. Era troppo tardi per scappare, Rachel aveva già tirato giù la cerniera dei miei pantaloni e adesso perfino le mutande. Si inginocchiò davanti a me ed in men che non si dica fu tutto suo.

- Oddio, non è il posto più adatto questo. - sussurrai, preso dall'orrore. Volevo morire. Non poteva succedere davvero, non era possibile. Rachel Bradbury mi stava facendo un lavoretto ... - R-rachel? -

- Sta zitto, Chris. E goditelo. - disse lei maliziosamente.

Ok, mi dissi, devi sopportare. Non c'è via di scampo ormai. Non è Rachel quella lì sotto, no. E' quel tipo alto e muscoloso, il biondino che vedi sempre al campo di basket, quello con cui non hai mai avuto il coraggio di attaccare bottone. Quello sì che sembra uno che potrebbe fare al caso tuo, Chris, mi dissi. Ha quelle labbra così rosse e carnose ... sì, è proprio lui quello qui sotto. Pensai di passare le mani su quei capelli lisci e morbidi, per poi scendere lungo quel viso magro e lievemente allungato.

Ma no, la mia mano toccava tutt'altro. Mi ritrovai tra le dita un grosso ricciolo nero e quando aprii gli occhi la magia scomparve del tutto. Per poco non urlai dall'orrore, ma Rachel era imbestialita adesso. Il mio amico non voleva saperne di collaborare e questo non doveva esserle piaciuto neanche un po'.

Si alzò da lì in un lampo, i suoi occhi chiari erano socchiusi, brillavano di cattiveria. - Non sono abbastanza per te allora! Cosa c'è che non va in me, Chris? Cosa diavolo c'è che non va? - iniziò pronta a balzarmi addosso con quelle terribili unghie affilate.

- Oh, n-no ... non è così! Sei davvero bella, sei il sogno erotico di ogni ragazzo, è solo che mio nonno ... -

- Tuo nonno un cazzo, Chris Wayright! Ti sei appena scavato la fossa con le tue stesse mani! - urlò, adesso rossa in viso dalla rabbia. Poi fece qualcosa di totalmente inaspettato, il suo braccio prese la rincorsa, pensai che ben presto mi sarebbe finito spiaccicato in faccia ma non fu così. Rachel si colpì con forza sulla guancia destra, tanto da cadere perfino a terra.

- Ma che cazzo stai facendo adesso? - sussurrai con gli occhi sgranati per l'orrore.

Un attimo dopo mi fu addosso, le sue unghie mi penetrarono dritte nella carne del collo, facendomi urlare dal dolore. - Dio, ma sei fuori di testa? Perchè??? Perché stai dando di matto? -

Rachel stava respirando normalmente adesso, i suoi occhi chiari erano terribilmente luminosi. Lo conoscevo bene quello sguardo, era molto simile a quello del fratello. Era come fissare un inferno che gelava.

- Sei un ragazzo morto, Chris Wayright. Guarda cosa mi hai fatto! Ti sguinzaglierò dietro Tyler. -

Rimasi a bocca aperta, non riuscii neppure a supplicarla di non farlo, lei stava già correndo verso casa sua e in un attimo scomparve oltre la siepe. Ok, quella era davvero la fine. Tyler Bradbury mi odiava senza alcun motivo ed era già terribile così, ma presto ne avrebbe avuto addirittura uno anche se non riuscivo a capire cosa le avessi fatto di così grave.

- Oddio, oddio ... sono morto. Sono morto. - sussurrai portandomi le mani adesso gelide sul volto. Nonno Richard lo diceva sempre: il primo apre la via verso il regno dei morti, ma dopo di che ne seguiranno altri due . La Falce ne vuole sempre tre, non si scomoderebbe mai per un vecchio e basta. - il signor Bullock dietro la strada sta male, dicono sia in coma ... ed io sarò il terzo! - sussurrai, sconvolto. - aaaaaaaaaah. Sono troppo giovane e pieno di speranze per morire. -

Poi una grossa auto nera comparve all'orizzonte, era quella di Tyler Bradbury ed io avevo giusto due minuti di tempo per nascondermi in casa e non uscire fino alla fine dei tempi.

NIKOLAJ

"La principale caratteristica della gentilezza disinteressata è di essere irriconoscibile, inconoscibile, invisibile, insospettabile, perché un beneficio che dica il suo nome non è mai disinteressato." Amélie Nothomb

La notte precedente non chiusi occhio e quella mattina non mi sentivo certo più rilassato, sarei dovuto tornare in quella casa nuovamente. Al funerale ero semplicemente uno dei tanti, nessuno mi aveva notato, né aveva fatto domande su chi fossi. Ma adesso era diverso, sarei entrato nuovamente in quella casa, questa volta come Nikolaj Wayright, il figlio di Richard. L'altro figlio, quello nascosto, quello avuto fuori dal matrimonio, quello che adesso doveva essere accettato e messo sotto giudizio dagli altri. Sospirai, mi sentivo poco bene, con uno strano mal di stomaco che mi faceva stare anche peggio.

- Sta' tranquillo – disse Robert con il suo solito fare calmo – ci sono io con te, le volontà di Richard verranno rispettate, sei loro fratello e lui desiderava questo per te. –

Annuii anche se non ne ero convinto fino in fondo, tuttavia riponevo in mio padre abbastanza fiducia da rischiare. Così salii in macchina e mi diressi con Robert alla gigantesca villa dei Wayright.

- Li ho avvisati del nostro arrivo, non sanno nulla ... non ancora, ma sistemeremo tutto. - mi disse poco prima di scendere.

Attraversammo quel lungo giardino curato e profumatissimo, poi Robert suonò il campanello, non fu una lunga attesa, la porta si aprì rivelando la figura di un uomo. Era alto, con occhi castano chiaro celati dietro un paio di occhiali da vista, aveva uno sguardo severo che mi ricordava tremendamente quello di mio padre. Senza dubbio si somigliavano molto.

- Norman, buongiorno. – salutò Robert con un sorriso.

- Avvocato Miller, è un piacere averla qui – si strinsero la mano – ho detto agli altri che sarebbe venuto, la stanno aspettando nel mio studio – poi passò gli occhi su di me – è un suo nuovo praticante?-

Io sgranai gli occhi improvvisamente terrorizzato – No. - disse in fretta lui – preferirei parlarne dentro, se non è un problema ... -

- Non è venuto anche al funerale? – disse l'uomo in un sussurro come se stesse ripercorrendo con la memoria gli eventi del giorno prima, alla fine ci cedette il passo e ci guidò fino alla grande porta che precedeva lo studio, aprendola rivelò altre due figure in attesa all'interno della stanza elegantemente decorata. Mi guardai intorno, ma non lasciai il fianco di Robert, mi sentivo come un bambino spaventato e perso ... la sensazione crebbe ulteriormente quando Norman chiuse la porta dell'ufficio alle nostre spalle e l'attenzione di tutti fu su di noi.

- Robert! Quanto tempo ... va tutto bene, vero? Volevi parlarli di qualcosa? - chiese la donna con un filo di preoccupazione nella voce. Era molto bella, bionda e con occhi chiari, doveva averne preso dalla madre, perché ad una prima occhiata non mi sembrò molto somigliante a papà. – lui è un tuo amico? – continuò lei.

Nessuno di loro capiva il nesso fra me ed una discussione strettamente riservata alla famiglia, in cui nemmeno i consorti erano stati informati, non ancora almeno. Mi ritrovai a fissare il volto magro e lievemente affilato dell'altro fratello. Doveva essere Benjamin, quello di mezzo, era alto e magro come Richard, ma il suo viso era più fanciullesco rispetto a quello di Norman e di mio padre.

- Monica, Norman, Benjamin, so che quello che sto per dirvi non è facile da comprendere, che lo shock sarà non indifferente ma vi chiedo di essere ragionevoli al riguardo – Robert fece una breve pausa indicandomi - questo è Nikolaj .... lui è vostro fratello minore. –

Silenzio.

Un enorme ed opprimente silenzio aleggiò per svariati minuti nella stanza, Monica aprì e richiuse la bocca un paio di volta senza dire nulla, Norman si passò una mano sugli occhi, Benjamin scuoteva la testa, sconvolto.

- Come ... - mormorò alla fine il più grande – com'è possibile una cosa del genere? Insomma ... lui ... come lo sai? – formulò quelle domande senza neanche guardarmi, con gli occhi rivolti ad un angolo della stanza.

- Vostro padre lo ha avuto da una donna più giovane, conosciuta durante uno dei suoi viaggi di lavoro, tutto questo dopo la morte di vostra madre - cominciò a spiegare – ma purtroppo anche la madre di Nikolaj era malata ed è venuta a mancare sei anni fa. Vostro padre si è sempre curato di lui, lo ha trattato come un vostro eguale e il suo ultimo volere dispone che voi lo accettiate in famiglia. –

- Ah, vorrebbe questo? – sbottò Benjamin – chi cazzo se ne frega di che cosa vorrebbe? Ormai è morto, perché adesso? Perché non portarlo qui a casa da subito? Non accetto qui dentro uno sconosciuto piombato dal nulla che vuole solo la parte che credi gli spetti! –

- Piantala Ben – intervenne Monica – lasciamolo parlare – poi si rivolse a me – insomma tu .... Esattamente chi sei? Di che ti occupi? Vivi da queste parti? –

Io deglutii agitato, parlare mi sembrava decisamente un'impresa ardua con quegli occhi che mi scrutavano da capo a piedi.

- Io ... ehm ... io sono uno scrittore – dissi a stento – scrivo anche per dei giornali ma soprattutto scrivo romanzi, abito a St. Louise. – presi un respiro profondo – ho ventotto anni e sono molto felice di conoscervi. Mio padre mi ha parlato di voi, da piccolo, ma io, ecco ... io non ho mia voluto conoscervi – quelli parvero sorpresi – non mi andava di turbare la vostra tranquillità ma questa situazione è una volontà esclusivamente di papà e quindi non ho voluto venire meno alla sua decisione, soprattutto adesso che non c'è più. –

- Cristo, non chiamarlo papà! – sbottò Benjamin.

- E come dovrei chiamarlo? – chiesi in un impeto di frustrazione.

- Piantala Ben – stavolta fu l'altro fratello a zittirlo, poi si rivolse a Robert – esattamente cosa si aspetta da noi signor Miller? Ci sta chiedendo molto ... se ne rende conto? -

- Semplicemente che onoriate la volontà di vostro padre, Nikolaj resterà qui, conoscerà l'altra parte della famiglia e rimarrà finché la situazione dell'eredità non sarà risolta. Dopo che ognuno avrà la sua parte sarà libero di tornare a casa – sentenziò – lui è un erede legittimo come gli altri e vostro padre lo ha inserito alla pari nel testamento. Anche se voi non lo conoscete, lui ha fatto parte della vita di Richard e lui della sua, quindi mi auguro che possiate conoscervi senza alcun tipo di rancore. –

Altro silenzio imbarazzate, sentivo il disagio montare dentro di me ed era soffocante, ognuno di loro mi fissava con espressioni diverse ma nessuno era davvero felice che io fossi lì. Del resto ero solo uno sconosciuto piombato indelicatamente alla morte del padre, questo era un forte limite per tutti, una sorta di imbarazzo collettivo. Alla fine fu nuovamente Norman a muoversi, in quanto fratello maggiore probabilmente.

- La ringrazio, avvocato Miller – disse tendendogli la mano – non si preoccupi, lasci pure a noi il giovane Nikolaj ... faremo d tutto per farlo sentire a casa – i due si strinsero la mano e poi finalmente uscimmo dalla stanza.

Sentivo alle mie spalle Benjamin mormorare qualcosa mentre Monica era rimasta totalmente tramortita. Recuperammo le mie valige dal bagagliaio dell'auto, poi, dopo le ultime raccomandazioni, Robert andò via e rientrammo in casa. Senza il mio personale scudo umano mi sentivo dannatamente in svantaggio in quella casa, sudavo freddo al pensiero di dover condividere la mia vita con quella gente a cui sicuramente io non piacevo affatto.

- Ti presentiamo al resto della famiglia adesso – mi informò Norman, poi si rivolse alla sorella – riunisci tutti in soggiorno, per favore. Sarà meglio parlarne subito. –

Così si avviò mentre io continuavo a stare male, le gambe mi tremavano ed il pensiero di rispondere ad altre domande mi tramortiva. Quando entrammo nel grande salone erano tutti lì, consorti e figli, tutti curiosi di sapere che stesse succedendo.

Entrammo e Norman prese subito la parola – Questo è Nikolaj, so che sarà una sorpresa per tutti ma lui è figlio di Richard, quindi nostro fratello. –

Sulle mogli apparve un espressione di puro sbigottimento e confusione, persino sul viso di una ragazza seduta sul divano che stringeva la mano di un ragazzo altrettanto sconcertato. Poi si sentì qualche risata e un lungo fischio decisamente irriverente, il viso di Monica parve contrariarsi alla vista del comportamento di quel ragazzo.

- Allora Nikolaj – disse quest'ultima – ti presento i miei figli, Wes – indicando proprio il tipo rumoroso – e Matt – quando spostai lo sguardo rimasi stupito da quel viso, mi fissava gentilmente e mi sorrise sereno, il primo sorriso da quando mi ero ritrovato lì dentro.

- Piacere di conoscerti ... -

- Questi sono i miei figli e mia moglie Jane – intervenne poi Norman – Seth, Chris e Debby – i tre ragazzi stavano seduti vicini su un divano, il più grande e la più piccola avevano i lineamenti molto simili a quelli della madre e gli stessi capelli rossi. L'altro somigliava più a Norman.

- Io sono Amanda – disse poi l'ultima donna senza aspettare che il marito la presentasse – sono la moglie di Ben e lei è mia figlia Celine, con il suo ragazzo Kevin. –

Il silenzio tornò ad aleggiare, per un momento ebbi il timore che accadesse di nuovo quello che era successo nello studio, quell'aria pesante e silente, non volevo che durasse per sempre.

Poi il ragazzo di nome Wes iniziò a ridere – Caspita che coincidenza amico, giusto in tempo per il testamento eh? – disse fra le risate, la madre lo fulminò con lo sguardo.

- Weston! – esclamò furiosa – Nikolaj sarà trattato come uno di famiglia e niente commenti idioti. –

- Voglio proprio vedere ... - sibilò lui divertito.

Mi trovai a riflettere sul fatto che forse il silenzio era preferibile – Ecco mi dispiace per questo scompiglio ... - iniziai – è stato un volere esplicito di vostro nonno che io venissi qui. Insomma, io non avrei mai voluto disturbare ... -

- Ah – rise amaramente Seth – non temere ... è tipico del vecchio, no? Scatenare un bordello immane quando poi nessuno sarebbe più andato da lui a chiederne conto - disse con stizza – è il suo personale modo di risolvere le cose, buttare carne al fuoco e darsela a gambe. Scommetto che dall'inferno si starà divertendo un sacco nel vederci qui. –

- Seth – tuonò ad un certo punto Norman, quel tono terrorizzò anche me, ma al ragazzo non parve importare – vedi di non essere insolente – poi fece un profondo respiro e si voltò verso la moglie – Jane ... per favore una camera per Nikolaj, deve riporre le sue cose. –

La donna annuì – C'è quella al secondo piano, l'ho preparata oggi. –

- Ma non era per me? – intervenne Chris visibilmente disperato.

- Beh, ti sistemeremo altrove appena possibile, per ora resti da Seth. – quell'affermazione lo mandò decisamente in crisi, lo vidi nascondersi il viso tra le mani.

Ad un tratto Matt si sollevò – lo accompagno io in camera e gli mostro anche la casa – disse e mi fece cenno di avviarmi e seguirlo.

Fui grato di un gesto così magnanimo, non riuscivo più a sopportare le occhiate strane e prolungate di quella gente. Matt mi guidò lungo i corridoi enormi della villa, doveva essere molto antica e di certo emanava un certo fascino. Alla fine dopo un lungo giro ritornammo al secondo piano, dove Jane aveva sistemato le mie valigie.

- Questa è per te – ìdisse Matt sorridente, mostrandomi la stanza – la mia è in fondo a corridoio se ti dovesse servire qualcosa. –

- Grazie ... io – ero stupito, doveva essere proprio un ragazzo dall'animo gentile – ti sono debitore. Sei stato l'unico qui ad accogliermi senza ... beh, non volevo piantare grane, te lo assicuro. -

Sorrise – non temere ... prima o poi ci faranno l'abitudine – poi si intristì appena – in quanto a quello che ha detto Wes ... ecco lui fa sempre così con tutti. Non è cattivo, fa solo il rompipalle. Non voleva offenderti o robe simili – poi fece una pausa – per Seth non saprei che dire, è sempre stato un tipo strano, ha avuto da ridire con il nonno per tutta la vita quindi non fare caso alle cattiverie che dice. –

- D'accordo, grazie ancora. –

- Adesso ... dovrei tipo chiamarti zio? – mi chiese soffocando una risata.

- Oh, no ti prego! In fin dei conti non so neppure se posso davvero essere considerato vostro zio, mia madre non ha mai avuto a che fare con questa famiglia, io sono ... - cos'ero io per quella gente? La prospettiva di quella risposta mi feriva molto.

- Un bastardo? – disse lui all'unisono con la mia mente – non è così Nikolaj, non farti trattare come se lo fossi. I Wayright sono molto snob e superbi, soprattutto zio Ben, ma il nonno non era così, era un folle ed era totalmente fuori dagli schemi. Se ti ha amato e cresciuto allora sei figlio suo quanto gli altri – quelle parole mi fecero sentire meglio – ma non ti chiamo zio ... diamine, hai tipo qualche anno in più di Seth e gli zii sono vecchi, troppo strano. –

Risi anch'io, il primo sorriso di quel giorno – già ... tu invece quanti anni hai? –

- Diciannove. –

- Sul serio? – lui parve vergognarsi.

- Già sembro un ragazzino ma ehi ... fra qualche mese andrò al College – ridemmo di nuovo – sistemati come meglio puoi, il pranzo è all'una e la cena alle venti, se hai intolleranze di qualche tipo puoi dirlo a mia madre o a zia Jane, si occupano loro dei pasti. –

Annuii e lo guardai andar via silenziosamente. Era stata una giornata pazzesca, di certo avevo ricevuto la peggiore accoglienza di tutte ma non mi aspettavo di meglio. L'unica nota piacevole e del tutto inattesa era Matt, forse anche in una famiglia problematica come quella dei Wayright avrei potuto trovare il mio posto, dopotutto.


NOTE DELLE AUTRICI : Eccoci qui con la famiglia più incasinata d'America ed i loro fantastici protagonisti. Avete visto il visino fanciullesco e un po' cupo di Seth? Cosa ne pensate? Ve lo aspettavate così? Fatevi sentire, ci farebbe davvero piacere leggere pareri diversi, soprattutto perché ci potrebbero essere utili per capire cosa funziona e cosa no in questa storia, anche se è un po' presto per dirlo. Per il resto il poor poor Nikolaj è stato gettato definitivamente nella mischia >_< nessuno vorrebbe essere al suo posto, anche se l'eredità di quel piccolo complottista di nonno Richard potrebbe fare gola a molti u_u rimanendo in tema di poveri ... anche Chris sembra essere finito nei casini ... non vi resta che leggere i prossimi capitoli per vedere cosa ne sarà di loro!
Nel frattempo ci teniamo a ringraziare tutti voi che avete iniziato a leggerci, seguirci, recensirci e così via. Fatevi sentire su su su!
Grazie e un bacio!
- BLACKSTEEL - 

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