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capitolo 34


CELINE

Kevin. Kevin era tutto ciò che mi aveva permesso di non impazzire durante quella terribile settimana. Anche se lontano rimaneva l'unico appiglio che mi era rimasto ed io non potevo fare altro che aspettare trepidante il suo arrivo. Percorsi l'enorme sala d'attesa con gli occhi, moltissime famiglie si riunivano proprio lì. Bambine che abbracciavano il proprio padre appena tornato da un viaggio, vedevo i loro visi felici aprirsi in enormi sorrisi. Anch'io ero stata una bambina felice, ma adesso stentavo a ricordare cosa significasse la serenità di una famiglia. Avevo vissuto dei giorni da incubo, chiusa in stanza per lo più, mi ero isolata del tutto da ciò che mi stava intorno. Ero sconvolta e disgustata dalla mia cecità, dalla mia assurda convinzione di far parte di un nucleo famigliare perfetto, non era così ... adesso me ne rendevo conto. La mia intera vita era una menzogna e non importava quello che i miei genitori provavano ancora a farmi credere, non c'era amore nella mia famiglia, soltanto bugie e spaventosi retroscena che Wes aveva tirato fuori, come scheletri sepolti in un armadio che crollava. Mi sentivo uno straccio, soltanto il pensiero di Kevin riusciva a farmi andare avanti.

E poi lo vidi, corsi verso di lui trepidante, gettandomi tra le sue braccia calde e confortevoli.

- Tesoro ... non vedevo l'ora di vederti ... - sussurrai, trattenendo le lacrime.

Lui sorrise e mi strinse con forza – va tutto bene, Celine ... sono qui adesso. Va tutto bene. - mi rassicurò ed io sprofondai un po' di più contro il suo golfino che sapeva di lui.

- Non è vero ... è tutto uno schifo. Cosa penserai adesso di me? Di noi? - era quello il problema in fondo, l'idea che Kevin si era fatto della mia famiglia. Me ne vergognavo, avrei voluto che lui non fosse stato presente quella terribile sera in cui Markus Reed si era fatto vivo.

- Smettila, Celine ... non esistono famiglie perfette e a me non importa. Dico sul serio. - lo guardai negli occhi, mi persi nella profondità di quell'azzurro limpido.

- Forse hai ragione, ma la mia ... la mia va in frantumi ... -

- Non è colpa tua, la gente sbaglia di continuo, l'importante è che tu stia più serena adesso. Possiamo andare? -

Lo baciai una seconda volta, godendomi la freschezza delle sue labbra terribilmente morbide. Stavo meglio adesso, i problemi non sarebbero svaniti via di certo, ma Kevin era con me, con lui accanto non avevo nulla da temere. Ci dirigemmo in auto, tenendoci per mano senza aggiungere altro. Il suo silenzio la diceva lunga, anche lui doveva essere pensieroso, nonostante avesse provato a rassicurarmi.

- Senti, tutto ok? Wes ti ha tormentata? - mi chiese un attimo dopo quando si sedette al posto del guidatore.

- No, non sono uscita molto dalla mia stanza ... - in parte era vero, tuttavia quelle poche volte che ero venuta fuori avevo notato quel suo sorriso soddisfatto e gongolante che mi aveva spinto a rinchiudermi ancora di più nella mia solitudine, ma questo preferii tacerglielo, in fin dei conti Kevin aveva abbastanza a cui pensare e sapevo bene quanto detestasse Wes.

- Bene ... non hai più parlato con i tuoi? -

Mi morsi le labbra, non volevo davvero parlarne, non volevo neanche pensarci – no ... non ho voluto. - dissi soltanto e Kevin dovette capire perché lasciò morire lì il discorso.

Il silenzio tornò padrone incontrastato, avevo rimuginato così tanto durante quella settimana, non solo sull'enorme casino che era la mia famiglia, anche sulla relazione tra me e Kev. Era diverso dal solito, forse un po' più distante, ma la sua presenza lì parlava chiaro. Non dovevo dubitare di lui, non dopo che aveva rinunciato alle sue vacanze per starmi accanto. Cercai la sua mano nell'oscurità dell'auto e la strinsi a me.

- Ti amo, Kevin ... ti amo da morire ... -

E quella era l'unica certezza che mi era rimasta.

CHRIS

Dovevo uscire dalla mia stanza, lo capii dopo le ricorrenti incursioni di Wes e la sporadica apparizione di Seth. Ero riuscito a far preoccupare Seth! Come diavolo aveva fatto ad accorgersi di qualcuno diverso da lui? Ero stato davvero fin troppo latitante ed anche mia madre mi fissava con preoccupazione crescente. Le sorrisi e la baciai come se niente fosse, non potevo destare sospetti. Dopotutto ero giunto ad una tregua con me stesso, una risoluzione finale, vale a dire: non era successo nulla.

Non era successo proprio nulla quel pomeriggio di quattro giorni fa, nessuno aveva fatto niente ed io non avevo fatto niente con nessuno. La vita sembrò tornare a sorridermi dopo quella nuova consapevolezza, non badai neanche alle occhiate guardinghe di Wes, che pensasse pure ciò che voleva, io non avevo fatto nulla quindi non avevo nulla da nascondere. Gli sorrisi a quel punto, godendomi la sua espressione adesso confusa.

- Ti sei ripreso a quanto vedo ... sei proprio strano tu ... -

- Ripreso da cosa? Non capisco proprio una parola! - dissi continuando a ridere come un idiota. Era divertente vedere il mio cugino impiccione rimanere sempre più perplesso – e tu che fai qui in salotto? Sembri un gatto in attesa di un topo ... -

Quello rise, divertito – In effetti il paragone non è poi così assurdo. Sto aspettando Barrows e la sua fiamma piegata dagli scandali! -

Ovviamente, eravamo alle solite, Wes ed i suoi piani di conquista – Ma perché non li lasci in pace quei due? Hanno già abbastanza casini senza che ti ci metta anche tu. Le hai praticamente distrutto la vita, che altro vuoi? Dalle una tregua! -

- Ma sei idiota? Non hai imparato proprio nulla dal tuo cugino scaltro! Questo è il momento adatto per stringere ancora di più la morsa sul cuoricino inglese di Kevin il confuso! Lascia fare a me, tu hai altro a cui pensare ... - poi sghignazzò - ... c'è una visita in arrivo a quanto pare! - annunciò un attimo dopo con il viso premuto contro la finestra che dava sull'ingresso.

Oddio! Tyler! Mi ero promesso che non avrei neppure pensato a nessun nome che iniziasse per quella lettera da qui a mezzo secolo e adesso mi ritrovavo miseramente a fallire. No, non poteva essere lui, dovevo essere ragionevole, non si sarebbe mai fatto vivo a casa mia, a meno che non avesse deciso di dare fuoco alla nostra villa con me dentro per dimenticare l'accaduto.

- Che cazzo di faccia ... sta tranquillo, è solo Rachel Bradbury! - disse poi Wes con la mano sul pomello della porta. Non feci in tempo a fermarlo, anche se con ogni probabilità non mi avrebbe ascoltato. Mio cugino era lì per rompere le palle e divertirsi un po', lo conoscevo fin troppo bene.

- Ma prego ... accomodati pure ... sei venuta qui per il nostro Chris, vero? Eccolo! - non le lasciò neppure il tempo di parlare, la spinse dentro. Rachel era imbarazzata, lo vedevo dal suo sguardo, chissà che diavolo di film si era fatta per giustificare la mia scomparsa di quegli ultimi giorni. Beh, qualsiasi fossero stati non si sarebbero neppure avvicinati alla terribile realtà dei fatti, questo era assodato.

- E-ehi ... Chris, io ... emh ... - iniziò, arrossendo tanto che mi senti in dovere di interromperla.

- Rachel! Devi proprio scusarmi, non sono stato bene ... ho avuto un sacco di pensieri per la testa, avrei dovuto chiamarti, ma non ero proprio dell'umore. - dissi subito. Ovviamente avrebbe subito pensato a Lewis e alla nostra situazione di merda, era una buona scusa quella, di certo era preferibile alla realtà.

- Lo so, scusami se sono stata insistente con le telefonate, gli sms, i sassi contro la finestra ... - ci ritrovammo a ridere, beh come stalker ci sapeva fare senza ombra di dubbio, ma non me l'ero presa.

- Va tutto bene. Che fai? Tutto ok? - soltanto in quel momento notai che era truccata e vestita di tutto punto – stai andando da qualche parte? -

- Sì! La festa di Simon Kent! Quella di cui continuavo a scriverti in chat ... non hai letto nulla? -

No, non avevo fatto molto, a parte rotolarmi a letto e commiserare la parte che avevo avuto quel dannato pomeriggio.

- Ok, lo prendo come un no. Allora? Ti va di venire? Ci divertiremo un mondo e tu hai bisogno di staccare la spina! Inoltre mio padre mi ha dato il via libero, ci ubriacheremo un sacco!

Rachel era euforica, la guardai, titubante. Una festa non era ciò che avevo in mente, temevo di incontrare chi non avrei mai e poi mai voluto rivedere, come suo fratello che purtroppo mi viveva accanto.

- Senti ... non so, non mi sento molto in vena. Non mi va di vedere gente. -

- Ma dai! Se ti preoccupi di mio fratello sono certa che non verrà. Odia quelli della squadra di football e comunque ... so che non mi crederai ma non è stato lui a dire in giro di Lewis ... - ancora quella storia, ancora quella stronzata colossale.

- Finiremo soltanto per litigare se continui a difenderlo. - era vero, era stato lui, non credevo alle coincidenze, ma non volevo neanche parlare di lui ... con nessuno, mai più nella mia vita tra l'altro. T non esisteva e se anche fosse esistito di certo non aveva nulla a che fare con me – ok, andiamo allora, ma non nominarmelo. -

Rachel rise, felice, poi mi strinse forte per il braccio e mi trascinò fuori prima ancora che riuscissi ad avvisare i miei. Mi ritrovai a camminare verso sud, non ero mai stato ad una festa del genere e la cosa mi incuriosiva per certi versi. Ci sarebbe stato alcohol a fiumi e nessuno si sarebbe trattenuto più di tanto, non quando Simon Kent disponeva della stanza buia.

- Ci sarà la stanza buia? -

Rachel sghignazzò – Perché credi che ci stia andando praticamente mezza South Gate? Tutti vogliono spassarsela senza essere visti. -

La stanza buia era una zona isolata della casa, solitamente uno scantinato o una mansarda dove si poteva fare di tutto godendo di una relativa oscurità che non era mai abbastanza. Da quelle feste venivano fuori gli scoop più succulenti, gente improbabile che se la faceva con gente ancora più improbabile. Come T e me, ad esempio. Quel pensiero mi fece quasi soffocare. Avevo trascorso quei quattro giorni impegnandomi al massimo per negare l'accaduto ... io non mi ero fatto scopare da Tyler Bradbury, eppure i miei ricordi erano piuttosto persistenti, tendevano a farsi vivi praticamente ogni cinque secondi, quindi come fare? Come potevo eluderli? Forse, semplicemente, non potevo.

La villa di Simon Kent sorgeva non molto distante al centro della città, era grossa e poteva benissimo contenere quella calca assurda che effettivamente c'era. In realtà la vera invitata era Rachel, io ero lì come accompagnatore-imbucato, ma nessuno sembrava fare caso a me, così entrare fu facile come rubare le caramelle ad un bambino. Non ero un frequentatore assiduo di quelle serate, non facevo parte di quel giro a scuola, ma dovevo ammetterlo ... quell'atmosfera era davvero pazzesca. Nessuno ci stava molto con la testa e anche Rachel voleva perdersi il prima possibile.

- Trovo qualcosa da bere e sono subito da te! - mi urlò all'orecchio prima di schioccarmi un bacio sulla guancia.

La musica era forte ed elettrizzante, mi ritrovai a battere il ritmo con il piede mentre gente di cui ricordavo più i visi che i nomi continuavano a dimenarsi intorno a me come ossessi. Fu proprio uno di quelli a dirigersi verso di me con un'espressione tra il sollevato e l'imbarazzato.

- Ehi Wayright! Per fortuna ti ho beccato ... è da un po' che ti cerco in giro, devo parlarti. -

Rimasi un attimo perplesso, mi concentrai su quel volto che non aveva alcun segno particolare in cerca di un indizio che mi aiutasse a ricordare chi diavolo fosse quel tipo, ma niente.

- Sono Leonard! Leonard Hitch, facciamo educazione musicale insieme con Gorman. - disse quello che doveva aver compreso la mia confusione.

- Ah! Ma certo, Leonard! Scusami ... - feci finta di ricordare e sorrisi, affabile – dimmi ... hai bisogno di lezioni? Sono un po' impegnato in questo periodo, ma forse posso aiutarti. -

- No, non è per questo ... - non bene, pensai, quella situazione stava diventando strana – senti, è una cosa delicata ma ho poco tempo, c'è una tipa lì che sembra disposta a darmela, quindi taglio corto. Ti ho visto l'altra sera con Noble ... -

Sgranai gli occhi, non avrei dovuto farlo, se c'era un'ammissione di colpevolezza era proprio quella mia reazione, ma che diavolo ... porca puttana, non me lo sarei mai aspettato.

- Sta tranquillo! E' tutto sotto controllo, Bradbury mi ha minacciato, mi ha fatto promettere che non avrei fatto il tuo nome con nessuno ... ecco, potresti dirgli che ho capito? Ho una strizza spaventosa di lui, ti prego ... digli che è tutto risolto. -

Confusione. Confusione pura. Perché colui che portava quel nome che iniziava per T si era preso la briga di tenere la bocca chiusa a quel tipo?

- Sono stato un cazzone, lo ammetto. Ho raccontato questa storia davanti ad un gruppetto di ragazzi, tra questi c'era pure Tyler ... non ho mica fatto caso che tu stai con la sorella adesso, ho soltanto parlato troppo. Non mi importa che tu te la faccia pure con i ragazzi, io non apro bocca. Diglielo e basta, per favore. -

Non dissi nulla, non ne ebbi il tempo, lo vidi semplicemente allontanarsi da lì. Che diavolo era successo? Lewis era finito nella merda mentre io ... io ero stato graziato dall'intervento di Bradbury? Doveva aver pensato alle reputazione di Rachel, dopotutto secondo l'opinione comune lei ed io stavamo insieme, non ne sarebbe uscita incolume quando tutti avrebbero scoperto che il suo ragazzo se la faceva con un maschio. Così era stato quel Leonard ad averci beccato, sicuramente alla festa in spiaggia ... sapevo che non eravamo stati abbastanza cauti quella notte, avevamo bevuto troppo e Lewis era stato così rumoroso ...

- Vodka lemon per noi! - Rachel mi abbracciò con forza poi mi mollò tra le braccia un'intera bottiglia di vodka – andiamo via da qui, non è divertente! Andiamo a dare un'occhiata alla stanza buia prima che si affolli troppo! - disse ridacchiando allegramente. Mi lasciai trascinare, appiccandomi alla bottiglia senza farmelo ripetere due volte, se c'era una cosa che desideravo era dimenticare quel fottuto groviglio del cazzo che era diventata la mia vita. Rachel aveva avuto ragione, se soltanto fossi venuto a saperlo un poco prima non mi sarei presentato a casa di Bradbury e non me la sarei presa con lui, questo avrebbe cambiato il corso degli eventi. Non ci saremmo saltati addosso, lui non mi avrebbe detto quelle parole spaventosamente schifose. Eppure le cose erano andate proprio in quel modo, era inutile pensarci adesso.

Mi appoggiai alla ringhiera, continuavamo a salire e salire, urtando di tanto in tanto la gente che veniva in senso opposto al nostro, c'era chi vomitava, chi si stendeva sulle scale troppo ubriaco per continuare, chi pomiciava e perfino chi era in procinto di farlo senza curarsi del via vai di gente.

- Ma lo hanno capito che la stanza buia è un po' più su? - rise Rachel stretta contro il mio braccio.

Risi, era tutto piuttosto assurdo e dopo aver trangugiato quasi mezza bottiglia mi sembrava tutto un po' più divertente, sentivo il calore dell'alcohol prendere possesso del mio petto istante dopo istante, fino a togliermi il respiro, a costringermi ad arrestarmi in cima alle scale, quasi in prossimità della stanza. Mi piegai sulle ginocchia, sorretto da Rachel che per poco non cadde carponi sulla moquette, ci tenemmo l'uno con l'altro fino a quando non riuscii a sollevarmi un po' di più.

Alzai il viso e per un attimo rimasi immobile. Un misto di emozioni così violente da sferzarmi il volto. Tyler era lì, appoggiato contro il muro davanti a noi, la sua mano continuava a spingere il capo di una ragazza mora contro il suo inguine, aveva le labbra dischiuse, un'espressione di pura goduria sul volto mentre una seconda tipa lo attirava a sé, tempestandogli il collo di baci e leccate.

- Mio Dio ... sto per vomitare! Fai schifo! Proprio nel bel mezzo del corridoio? - urlò Rachel rivolta al fratello ma stava già ridendo.

Fu un attimo, Tyler aprì gli occhi che subito incontrarono i miei. Mi irrigidii, anche le due ragazze si erano fermate adesso, fissavano Rachel con una certa ostilità, ma Tyler chiuse di nuovo gli occhi – fottiti – fu soltanto un sussurro, un attimo dopo ripresero da dove avevano lasciato con ancora più convinzione.

Distolsi lo sguardo a fatica, porca puttana ... faceva male, faceva male da qualche parte dentro. Era qualcosa di pungente e caldo, terribilmente caldo. Sensazioni che non avevo mai sperimentato prima di quel momento ... era ... no, non poteva essere.

- Andiamocene prima che vomiti! Porca puttana, è proprio fuori di testa in questo periodo ... davanti a tutti ... e quelle due sgualdrine ... - non la stavo ad ascoltare, mi concentrai soltanto nel semplice atto di camminare il più lontano possibile da lì.

NIKOLAJ

- Beh, sono davvero sorpreso ... - disse per la seconda volta Dylan dall'altra parte del telefono.

- Sono brave persone, te l'ho detto. Ormai mi sento a casa sul serio, non credevo che l'avrei mai detto! – terminai il mio racconto ampiamente revisionato di quei giorni.

- Sono felice per te, è bello sapere che hai una famiglia, nonostante tuo padre non ci sia più! – esclamò con il suo solito tono dolce.

- Già ... non mi dispiace essere figlio unico – ammisi – insomma è complicato, andare tutti d'accordo sembra un'impresa ... sai, certe volte questa casa è un delirio ma ... mi piace. –

- Non ti nascondo che sono un po' invidioso ... tu sei in un posto così bello, a pochi passi dalla spiaggia e ti godi l'estate!- mormorò leggermente triste – ed io sono qui chiuso in un ospedale a cambiare bende in giro. E con i turni al pronto soccorso da fare per tutta la notte ... -

- Mi dispiace per la nostra vacanza – dissi leggermente a disagio – mi farò perdonare ... –

Hai molto più di una vacanza da farti perdonare, disse una voce cattiva dentro di me. Che diavolo mi stava succedendo? Cosa stavo facendo? Quelle conversazioni erano sempre più difficili, io mi sentivo sempre più un verme.

- Su Nik .. sto scherzando! Non ti devi mica buttare giù! E poi se davvero vanno così bene le cose, potremmo andarci l'estate prossima insieme da quelle parti ... -

- Come?! – mi lasciai sfuggire con un filo di isteria.

- Da quelle parti! Dico se vanno bene le cose, non vorrai rivedere i tuoi fratelli? – mi chiese incerto.

- Sì ... sì certo, hai ragione, ti ci porto sicuramente qui, è fantastico. – mormorai cercando di riprendere il controllo.

- Beh, la mia pausa è finita, devo tornare a lavoro! – mi informò controvoglia – ti chiamo presto ... ma potresti chiamare anche tu ogni tanto. – precisò facendosi sfuggire una risata.

- Mi dispiace di essere stato un po' distante di recente ... - ammisi al massimo della mia vergogna.

- Non dirlo! So che sei stato incasinato. Ci sentiamo presto Nik ... ti amo. –

- Anch'io ... -

Chiusi la telefonata e mi lasciai andare ad un lungo sospiro, come avrei gestito la situazione? Dovevo dirlo a Matt, sicuramente Dylan era una motivazione sufficiente per spiegargli perché non potevamo stare insieme, oltre alle altre varie problematiche. Ma ogni volta che ci provavo il solo guardarlo in viso mi fermava, lui mi faceva dimenticare ogni cosa, mi faceva dimenticare di chiunque.

Lasciai la mia stanza per cercare di distrarmi un po', scesi in salotto e notai Wes sdraiato sul divano, stranamente era solo, il più delle volte se ne stava a confabulare con qualcuno, non ero certo però che fosse rassicurante quella visione.

- Ma guarda, Zio Nikky! – disse ridendo fra sé e sé.

- Come mai tutto solo? Seth non è in casa? – gli chiesi sapendo che spesso passavano il tempo insieme.

- Seth non è in casa ... mi sa da ieri. Allo scadere delle quarantotto ore direi di chiamare la polizia. – rispose tranquillo.

- Mi sembri di buonumore tuttavia - dovetti notare preoccupato.

- Sono stato un bravo bambino, quindi adesso aspetto il mio regalo di Natale! – fu la sua risposta enigmatica.

- Siamo in piena estate ... - gli feci notare.

- Non è mai tardi per un regalo di Natale ben accetto! – mi fece l'occhiolino.

Poi qualcuno suonò il citofono e lui scattò in piedi sghignazzando. Passarono pochi secondi però e tornò leggermente deluso a distendersi sul divano.

- Gente noiosa per te! – mormorò.

Mi alzai aggrottando la fronte confuso, mi diressi verso la porta e notai all'entrata la figura familiare di Robert, mi dedicò un sorriso ed io gli andai incontro.

- Che bella sorpresa! – dissi stringendogli la mano.

- Se non vi dispiace sono venuto a controllare come vanno le volontà del mio defunto amico – mi riferì – hai qualche minuto per parlare? –

- Certo ... credo che ci sia Norman nello studio, Jane è uscita con Monica a comprare qualcosa per la cena. – dissi mentre lo guidavo verso lo studio di Norman al terzo piano. Lui era lì come previsto, si salutarono e ci accomodammo nelle poltrone accanto alla scrivania. Vidi mio fratello trafficare con una bottiglia di scotch, poi dividere il liquore in tre bicchiere e passarceli.

- Allora Norman, come va? – disse Robert dopo averne preso un sorso.

- Non ti nascondo che potrebbe andare di gran lunga meglio – disse francamente mio fratello – ma siamo ancora qui. –

- Non credevo sarebbe stato così complicato stare insieme per voi ... – commentò sorpreso l'altro.

- Non si tratta esattamente di questo – precisai – le cose fra noi vanno bene, io stesso mi sento davvero parte della famiglia ora ... e vorrei ringraziare papà per questo – lui sorrise – ma ecco ... ci sono delle questione personali di questa famiglia che non rendono facile le cose. Anche se ognuno di loro sembra mettercela tutta ... –

Quello parve riflettere per un momento – sai ... ho sempre pensato che Richard fosse un uomo furbo e pieno di risorse, infinitamente scaltro. Quando venne da me con questa sua proposta e questa clausola non gli nascosi il mio stupore. – sorrise ancora - non capivo dove diavolo volesse andare a parare con questa sua trovata ... ma sai, col tempo mi chiedo se in realtà avesse capito più di quanto si immagini del cuore di questa famiglia. –

- Se questa fosse la realtà – intervenne Norman intristito – se lui sapesse o intuisse cosa si nasconde davvero sotto la superficie della nostra famiglia ... allora è stato davvero un uomo molto sadico. –

Non me la sentii di replicare, abbassai lo sguardo e mi resi conto che se non fosse stato per quella convivenza forzata certe cose non sarebbero mai venute fuori e forse, per qualcuno, sarebbe stato meglio.

- Sono certo che questa esperienza vi stia facendo maturare – ribadì Robert sollevandosi dalla sedia.

Noi lo seguimmo fuori dallo studio, nuovamente diretti all'ingresso.

- Certamente, non tutto il male viene per nuocere – convenne alla fine Norman – non so cosa mantenga in me questo insano ottimismo però. –

- Beh ... sei quello che mi ricorda di più Richard ... l'ottimismo deve essere una sua eredità. –

In quel momento il suono di passi attirò la nostra attenzione, Ben stava scendendo le scale, ci osservò per un momento.

- E' venuto ad osservare l'opera del vecchio? – disse a Robert in tono sprezzante – fa schifo, eh? In pieno stile Wayright direi. -

Nessuno ripose, mi sentivo profondamente a disagio per la sua situazione, non doveva essere semplice per lui, mi dispiaceva immensamente per i problemi che si erano creati tra lui ed Amanda.

- Nonostante le rimostranze sei ancora qui Benjamin. – osservò l'avvocato.

- Solo fino alla fine di questa pagliacciata, poi non metterò più piede in questo paese. – ringhiò sparendo oltre la porta del soggiorno.

Sospirammo, riconoscevo i motivi dietro le azioni di mio fratello e di certo il suo carattere non agevolava la risoluzione dei problemi. Salutammo Robert e Norman tornò al suo lavoro mentre io decisi di mettermi all'opera. Risalii al piano di sopra e nell'attraversare il corridoio mi imbattei in Matt, era in costume, il petto pallido e nudo, le gambe magre in bella mostra, rimasi interdetto per qualche istante.

- Ciao ... – mormorò ridendo della mia espressione.

- Ehm ... ciao ... vai ... a nuotare? – cercai di non sembrare troppo ridicolo, forse non riuscendoci.

- Sì, non so se te ne sei accorto ma in questa casa c'è una piscina pazzesca ... perché non vieni anche tu? – propose.

- Non è il caso ... devo lavorare ... e poi non ho il costume. – mi precipitai a dire.

- Ne prendi in prestito uno da Norman! Andiamo! –

Non ascoltò le mie rimostranze, mi prese per un braccio e mi trascinò nuovamente al piano di sotto per portarmi in piscina.

Alla fine mi ritrovai a galleggiare nell'acqua, nella tranquillità irreale di quel posto, con le orecchie ovattate ed il corpo sospeso e leggero. Ad un tratto mi sentii toccare le spalle, voltandomi notai Matt dietro alle mie spalle, stava passando una mano sul mio petto mentre poggiava la punta del naso al centro della mia schiena.

- Sei pensieroso ... – disse.

- Già ... l'aria che tira mi da pensiero – confessai – spero che la situazione migliori qui intorno. –

- Non è bello per nessuno, ci sono da ingoiare più di un rospo e non tutti sono disposti a farlo! – esclamò.

Poi si mosse nuovamente e fece il giro intorno a me, piazzandosi davanti alle mie braccia, si appoggiò sul bordo della piscina e mi attirò verso di sé intrecciando le gambe intorno alla sua vita.

- M-matt – un brivido mi si arrampicò lungo la schiena – siamo in piscina ... se qualcuno ci vede ... -

- Non c'è nessuno, calmo ... - mormorò.

Poi mi baciò, un bacio appassionato come faceva sempre più spesso ed io cedetti immediatamente a quelle labbra. Accarezzai la sua pelle bagnata e prima che il contatto diventasse troppo focoso ed impossibile da gestire lui si staccò. Mi lanciò un sorriso e si distanziò lasciando liberi i miei fianchi, mi dispiacque da una parte e dall'altra mi vergognai per quel sentimento.

- Voglio che sia chiara una cosa ... - disse poi – so che quello che facciamo è sbagliato e che tu nutri più di un dubbio al riguardo. Quindi la prossima volta sarai tu a decidere se vuoi che accada qualcosa tra di noi, non farò niente per provocarti, anche se tu decidessi di lasciar perdere. Ho capito come ti sei sentito, non voglio che accada ancora. –

Poi si allontanò riprendendo le bracciate lungo la piscina ed io rimasi lì, galleggiante e totalmente incantato ancora una volta da quel ragazzo meraviglioso, conscio di essere sempre più prigioniero dei miei sentimenti.



NOTE DELLE AUTRICI: Rieccoci qui dopo una lunga settimana di attesa! Speriamo che non sia stata vana e che anche questo capitolo vi abbia lasciato qualcosa, possibilmente qualcosa di positivo :)
Ognuno sta cercando di far fronte ai proprio problemi a casa Wayright. C'è chi ha visto le proprie certezze crollare, chi non riesce a sopportare ciò che ha fatto, chi non riesce a sfuggire alle proprie passioni pur volendolo con tutto il cuore. Di certo i Wayright hanno un sacco di casini a cui badare ... siamo certi che riusciranno ad uscirne nel migliore dei modi? :P
Pronostici? Ipotesi? Nel prossimo capitolo ci sarà un incontro molto atteso ... Kevin tornerà negli States e Wes, beh lui lo sta aspettando a braccia aperte xD
Speriamo che il capitolo vi piaccia, come sempre aggiorneremo in base alle visite. Questa settimana siamo state fuori casa, ma da adesso in poi riprenderemo come sempre!
Un bacione e a presto!


- BLACKSTEEL -

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