Capitolo 7, Soli (Assieme)
"Vieni pure", mi aveva detto.
Alla fine anche lui, nonostante il suo animo freddo, ha ammesso a se stesso e anche a me di sentirsi solo.
Mi somigliava per certi versi.
Due anime incomprese.
La differenza era che io avevo Moblit e lui...
Ah. Moblit...
Mi ricordai improvvisamente di lui, mentre ero ancora lì ad osservare Levi che sistemava la stanza già perfettamente ordinata.
"Oh no, io... ho lasciato un amico... ah...
Devo andare....
Torno domani..."
Lui non disse niente, si limitò a voltarsi verso di me e a salutarmi con un lieve cenno della testa.
Corsi fuori e tornai al parco, ma Moblit ovviamente non c'era più.
Gli lasciai un messaggio sul cellulare:
"Scusami per oggi pomeriggio, domani me riparliamo..."
Non rispose.
La mattina dopo lo cercai a scuola, ma mi evitò in tutti i modi possibili.
Alla fine riuscii a rimanere sola con lui.
"Moblit, per ieri, io..."
Mi guardò con occhi tristi.
"Sei corsa dietro un altro ragazzo mentre stavi dicendo che anche io ti piacevo o sbaglio?"
"Ah ehm se la metti su questo piano, ecco... volevo solo... aiutarlo..."
"Aiutare uno sconosciuto a rubare? Sei uscita di senno per caso?!"
Era scandalizzato.
"No Mob dai, lui è un mio... amico?..."
"Un amico dici?
Ora capisco...
È già un po' di tempo che ti comporti in maniera strana, sei sempre distratta e all'uscita scappi per andare chissá dove...
Se ti eri fidanzata bastava dirmelo: siamo amici da una vita! Non ti fidi di me?"
"No, no, no! Che hai capito! Non sono assolutamente fidanzata! Non c'è nessun ragazzo!"
Moblit guardò in basso e scosse la testa, dopodiché girò i tacchi e andò via.
Tentai invano di chiamarlo: lui non tornò indietro.
Provai un sapore amaro: avevo perso l'unica persona che teneva a me.
L'unica... o quasi.
Uscita da scuola, invece di andare a casa tornai da Levi.
Entrai nell'edificio abbandonato e scesi le scale mentre lo informavo a gran voce della mia presenza.
"Hey quattrocchi, non mi avevi detto che tu fossi una piagnucolona."
Non me ne ero accorta, ma avevo le guance rigate dalle lacrime.
"Ahahaha... già, quante cose devi ancora scoprire..."
Risi tristemente mentre mi asciugavo con la manica le guance.
"Adesso sono veramente sola come un cane..."
Chissà perché sentii il bisogno di confidarmi con quella che forse era la persona meno adatta per farlo.
Ma che importava?
Era comunque quella di cui mi fidavo di più, in un modo o nell'altro.
"Ho litigato col mio unico amico... credo che non ci parleremo più..."
Levi mi guardò storto per qualche secondo.
"Tch... le persone sono così, alla fine vanno tutte via..."
Lo vidi dare un'occhiata fugace al violino, appoggiato al muro lì accanto.
Guardandolo, notai un'incisione sul legno.
Era un nome: Isabel.
Avrei dovuto forse trattenermi, ma non ci riuscii, così gli chiesi:
"Isabel.. perché c'è scritto quel nome sul violino?"
Lui si irrigidì per un attimo.
"Perché quel violino prima era suo."
Iniziai a riflettere.
"È forse la ragazza che hai....perso?"
Mi guardò freddamente.
"Sì."
"E lei... com'era?"
Fissò il vuoto, come se cercasse di ricordare.
"Lo vuoi davvero sapere?"
"Sì."
"Bene..."
Con mia sorpresa prese il violino e l'archetto, lo spolverò con un fazzoletto (anche se in effetti non ce n'era bisogno) ed iniziò a suonare.
Le note riempirono la stanza, e mi sentii come trasportata in un altro posto.
Mi sembrava quasi di vederla, quella ragazza.
Non lo stava spiegando a parole, eppure, per qualche motivo, ero convinta che se lo avesse fatto avrebbe detto "Era un raggio di sole nel buio", poiché era ciò che la musica mi suggeriva.
Quanto doveva aver sofferto per quella perdita, se la considerava così importante da non parlarne neppure pur di non sciuparne il ricordo?
Quella musica era talmente bella da far salire le lacrime agli occhi.
Levi era completamente concentrato nella sua esibizione, ma sul suo viso scorgevo un velo di tristezza.
Mi resi conto che nonostante lui fosse sempre bellissimo, quando suonava i suoi occhi si illuminavano di una luce particolare.
Forse era perché parlava di lei, o forse perché amava profondamente la sua musica.
Provai una leggera gelosia: anche io volevo che qualcuno parlasse di me in questa maniera.
Quando la musica finì, calò il silenzio.
Non volevo spezzarlo, sarebbe stato come rovinare la perfezione di quegli attimi.
Fu lui a parlare.
"Lei era così. Contenta?"
Tutta la mia curiosità esplose in un attimo, volevo saperne di più.
"E perché non c'è più? Cosa le è successo?"
Fu un azzardo che forse non avrei dovuto permettermi, poiché ciò che restava di magico e sacro dell'esecuzione musicale di Levi sparì, per lasciar spazio ad un'atmosfera triste e cupa.
"Cosa deve esserle successo secondo te?"
Levi mi rivolse uno sguardo tremendamente truce.
Decisi di non ribattere.
"Levi, comunque tu suoni benissimo, meglio di qualsiasi altro violinista che io abbia mai sentito.
È vero, non ne conosco molti, eppure riconosco nella tua musica qualcosa che in quella delle altre persone non c'è:
La tua è viva e ti trascina con se nelle proprie storie.
Non ho mai conosciuto quella ragazza, eppure adesso per me è come una vecchia amica.
Perché vivi ancora qui?
Perché rubi e ti riduci ad una vita da ratto quando hai un talento non trascurabile?
Io... non lo capisco."
Il ragazzo sospirò.
"Non capisci perché non sai.
Non posso abbandonare questo posto, e non lo farò."
Mi avvicinai a lui e gli presi le mani.
"Allora ti prego, lascia che io sappia..."
Ritrasse le mani.
"Perché dovrei dirtelo?"
Feci un sorriso un po' triste e lo guardai negli occhi, così vuoti e freddi...
Ma bellissimi.
Era davvero testardo.
"Perché sono pronta ad ascoltarti."
Mi studiò per qualche secondo, poi uscì dalla stanza ed entrò nel corridoio all'inizio del quale si trovavano lo scale. Però non si diresse verso di esse.
Lo seguì, mentre camminavamo in quel condotto buio.
Un incendio aveva lasciato segni evidenti su soffitto e pareti, rendendoli pericolosamente fragili.
Eppure quel vecchio posto dava l'impressione di essere stato a suo tempo splendido, e tracce di ricche tappezzerie ormai sparite si intravedevano qua e là.
Il pavimento scricchiolava sotto i nostri passi, come se potesse sfondarsi da un momento all'altro.
Il corridoio si concludeva con una porta piuttosto grossa.
Levi afferrò la maniglia in ferro e tra un cigolio e l'altro, seppur con gran fatica, la aprii.
Dopodiché si girò e con un gesto mi invitò ad entrare nel posto che meno mi aspettavo di trovare là sotto.
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
Due Parole All'Autrice
Heylà, come state?
Sono stata in grado di lasciarvi abbastanza suspense?
(Sì come no)
Se sì bene, era il mio intento.
Premetto che nello scrivere questo capitolo sono andata in crisi, ero completamente a corto di idee.
Ne ho tirato giù una prima bozza ma non mi convinceva per niente, così ho dovuto riscrivere tutto in modo diverso.
Ad ogni modo, adesso sono di nuovo ispirata e pronta a continuare la mia storia.
Grazie per il vostro supporto❤
P.S.: il titolo è rubato da una canzone di Emis Killa.
Theme Song Capitolo 7:
(Consideratela un po' la canzone suonata da Levi)
Se avete consigli sulla musica, non esitate a dire la vostra.
A sabato prossimo❤
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro