Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo 5, Il Tuo Nome

Occhi blu, come quelli che mi osservavano da una sedia poco distante dal letto su cui mi trovavo.

L'ultima cosa che avevo visto prima di svenire, e la prima al mio risveglio.

Ero in una piccola stanza dove l'unica fonte di luce era una finestrella lunga e stretta posta vicino al soffitto.

Ci misi un po' a capire, ma poi realizzai.
Il violinista mi aveva salvata.

Con la sua espressione apatica, mi osservava in silenzio.
Che aspettasse qualcosa?

Cercai di alzarmi ma non ci riuscii, era troppo doloroso.

Mi guardai: ero di nuovo vestita.

Poi mi resi conto di quello che sarebbe potuto succedere se non fosse arrivato lui, e iniziai a piangere di nuovo, piangere di gioia, ma anche per smaltire tutta la paura, lo stress, la rabbia....

"Grazie.. grazie... grazie..."

Era tutto quello che riuscivo a dire. Lui invece continuò a stare in silenzio.

Si limitò a girarsi dall'altra parte, un po' infastidito, come se non gradisse quella manifestazione di gratitudine da parte mia.

Cercai di calmarmi.
"Tu.. perché lo hai fatto?"
Dissi infine, riuscendo a sedermi sul letto.

Mi guardò e finalmente si decise a parlare.
"Pff... non ne potevo più di tutto quel baccano..."

Alquanto altruista come movente.
Eppure non ero sicura che fosse veramente per quello.

"Tu... come ti chiami?" Chiesi.

"È meglio che tu vada."

Di già? Io non volevo andare.

Finalmente potevo parlargli, e non volevo perdere quell'occasione.

"Io.. non credo di riuscire a camminare."

In fondo era vero.

"Che seccatura..."

Sospirò, si alzò e prese il violino.
Iniziò a suonare una melodia estremamente triste e dolce.
Era forse un gesto per farmi capire che per me non aveva tempo e non voleva essere disturbato?

Sentivo che non gradiva particolarmente la mia presenza, tuttavia rimasi ferma a guardarlo.

Era ipnotico: muoveva l'archetto con un' eleganza tutta sua, e sembrava completamente assorto nella sua musica, eppure sapevo che era attento a ciò che lo circondava, con le orecchie tese come un animale che cerca di prevedere il pericolo.

Meraviglioso.

E non solo la sua musica.

Era vero, era il miglior violinista che avessi mai visto, ma mi resi conto che lentamente avevo distolto lo sguardo dalle sue mani per portarlo più in su, lungo le sue forti braccia, fino al viso, così fine e privo di qualsiasi difetto, sul suo piccolo naso, sulle lunghe ciglia, sulle labbra socchiuse...

Poi lui mi lanciò, freddo ed incurante dei sentimenti che stavano nascendo in me, un'occhiataccia seccata.

Ma io non distolsi lo sguardo.
Non volevo farlo.

Con decisione, lo guardai negli occhi, fino a che lui non esitò ed abbassò lo sguardo, per poi voltarsi dall'altra parte ancora più infastidito di prima, se possibile.

Sbagliò una nota.

Concluse frettolosamente la canzone e posò il violino.

"Ancora qui?"

"Sì, sono ancora qui."

Era ad un metro di distanza da me, in piedi di fronte al letto, che mi guardava a braccia incrociate.
Non era tanto, eppure avrei voluto che fosse più vicino.

"Non farmi pentire di averti aiutata e vai via.
Ah, e non tornare più per cortesia: è fastidioso sentirsi costantemente osservati."

Per un attimo pensai che avrei potuto anche ascoltarlo, ma poi lui mi si avvicinò e mi prese per un braccio per portarmi verso l'uscita, e al suo tocco sentii una sensazione che mai avevo provato prima d'allora, come se tutto ciò che c'era di bello nella mia vita fosse racchiuso in quel ragazzo scorbutico di fronte a me.
E io non volevo perdere le cose belle.

Così mi bloccai davanti alla porta.
"Mi fai male..."

"Questo posto non è un ospedale, non puoi rimanere qui, inoltre non sei ferita gravemente, dunque puoi anche andare."

"Perché vivi qua sotto?"

"Non ti interessa."

"Invece sì."

"Invece no."

Mi appoggiai allo stipite della porta.

"Beh, non me ne andrò via finché non risponderai alle mie domande."

"Chi sei tu, per darmi ordini?"

"Nessuno, ma non mi sembra di chiedere molto. Ti senti così importante da considerare la tua identità un'informazione preziosa?"

Lui mi guardò con rabbia.

"Importante dici?
A nessuno è mai importato di me, e a chi è importato non è più possibile starmi accanto, come posso considerarmi importante?
Ormai, nessuno sa il mio nome, ed è tutto ciò che ho, insieme al mio volino. Preferisco tenerlo per me "

Lessi nei suoi occhi un dolore profondo, che probabilmente lo accompagnava ogni giorno della sua vita.

"Lei... come si chiamava?"

Il ragazzo si bloccò un secondo, incredulo e sorpreso.
"Lei? Tu come.. come fai a..."

"L'ho sentito dalla tua musica... ho pensato che probabilmente suoni per qualcuno che non c'è più, date le tue melodie così tristi, e tu stesso me lo hai confermato un attimo fa dicendo che a chi importava di te ormai non può più starti accanto, inoltre mi tratti come se volessi sbarazzarti di me al più presto... è forse perché ti ricordo una ragazza che hai perso e a cui preferiresti non pensare?"

Non seppe rispondere.

Bingo.

"Questo è troppo."

Mi spinse fuori dalla stanza, verso delle scale.

"Ahia! Aspetta io non intend-"

"Non tornare più, vattene via."

"Dimmi almeno il tuo nome..."

"Perché ti interessa così tanto saperlo?!"

"Così qualcuno si ricorderà di te"

Rimase un secondo in silenzio.
"Non ho bisogno che una ragazzina si ricordi di me."

"Ma io ho bisogno di ricordarmi di te.
Tanto non tornerò più, ma almeno il volto della persona che mi ha salvata avrà un nome."
Tremai nel pronunciare la seconda frase.
Sarei veramente riuscita a non tornare più?
Quel ragazzo mi sembrava sempre più una specie di angelo nero.

Ma lui, senza rispondere, mi spinse sulle scale, costringendomi a salirle.

Sbucai in una stanza terribilmente malandata: le finestre non avevano vetri, e per terra erano sparse macerie derivate da travi e pareti crollate.

Davvero viveva in un posto così pericolante?

Mi trascinò verso una porta di legno, dove gli infissi reggevano ancora per puro miracolo.

La aprì e mi ritrovai nel vicolo.
Sentii la sua mano sulla mia schiena, poi la porta sbattere.

Silenzio.

Aspettai non so neppure io cosa, forse che riaprisse la porta e chiedesse scusa, ma non lo avrebbe fatto, e ne ero consapevole.

Stavo per bussargli e chiedergli di aprirmi, quando lo sentii dire:

"Levi!"

"Eh?"

"Levi, idiota!"

Poi dei passi che via via si allontanarono.

Levi..? Era il suo nome?

Me lo ripetevo in testa, come se avessi paura di scordarmelo, mentre tornavo a casa.

Levi, Levi, Levi....

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
Due Parole All'Autrice

Buongiorno, miei cari e pazienti lettori.
Mi duole informarvi del fatto che non garantisco l'uscita del prossimo capitolo questo sabato causa Lucca Comics, e da brava cosplayer quale sono (insomma) ci andrò tutti i giorni.

Voi ci andate?
(Se vedete una Touka o una Hanji mezza drogata sapete chi è).

Detto ciò, ringrazio tutti quelli che stanno ancora leggendo codesta * indica la propria storia * robaccia, e per la vostra pazienza spedisco a casa buoni sconto sugli chanteclair (proposta del Levi nella mia testa).

Quindi, al prossimo capitolo ;)

Theme Song Capitolo 4:

(Forse è un po' strano mettere un ost di un'altro anime ma boh è bellissima)

((Kaname🔝))

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro