Capitolo 13, Risveglio
Parto?
Era tutto vero?
"Saggia decisione, domani ti vengo a prendere alle 16:00. Non un minuto più tardi: ti lascio a piedi.
Ho poco tempo da perdere e vado subito via, così puoi salutare la tua amichetta.
A domani."
L'uomo se ne andò velocemente com'era venuto.
Io feci finta di non sapere nulla. Che mi avrebbe detto?
"Ehh?! Parti? Per dove? E per quanto!?"
"Sai già tutto."
Ah. Si era accorto che avevo origliato.
"Beh... non... non..."
Guardai il viso di Levi: aveva un'espressione indifferente.
"Non rendere le cose ancora più difficili. Parto, è deciso, ed è giusto così."
Mi guardava come a cercare di calmarmi, come se continuando ad agitarmi avrei potuto farlo vacillare.
"Un giorno tornerò."
Il suo sguardo tranquillo però mi fece ancora più male: possibile che non gliene fregasse nulla del non rivedermi più?
Strinsi i denti, cercando di ricacciare indietro le lacrime.
"Sai meglio di me che questo è un addio! Almeno evita di mentirmi!
Beh, buon viaggio, non so che altro dirti. Vorrei veramente essere felice per te, sai. Ma non ci riesco..."
Lui rimase in silenzio ad osservarmi, senza ben sapere cosa dire.
Ma vederlo ormai mi faceva male, e avevo bisogno di andare via, anche se questo avrebbe voluto dire salutarlo per sempre.
Per un attimo ebbi la tentazione di gettarmi fra le sue braccia e implorarlo di restare con me.
Ma non sarebbe cambiato niente.
Accarezzai per l'ultima volta con lo sguardo i suoi capelli corvini, il naso fine, gli zigomi, le labbra.
Gli occhi blu.
Dovevo andarmene, e il prima possibile. Non era un bene che restassi lì.
Abbozzai un sorriso.
"Ciao Levi."
Mi girai e uscii dalla stanza, salii le scale, sbucai nel vicolo.
Non dovevo girarmi, non dovevo guardare indietro.
Camminai spedita verso casa, ma a metà strada mi fermai.
Lo rividi, il momento il cui gli parlai per la prima volta.
Sentii la sua voce forte e chiara, il suo intimarmi di andare via e non tornare.
Avrei dovuto ascoltarlo.
"Su Hanji, vai avanti."
Feci qualche altro passo, e vidi il parco dove Moblit mi aveva confessato i suoi sentimenti, ma io ero corsa dietro Levi.
Non avrei dovuto aiutarlo.
"Dai Hanji, non manca molto."
Andai ancora avanti, ma una voce nella mia testa continuava ad urlare, voleva che tornassi indietro.
Sentii una mano sulla guancia, però non c'era nessuno.
Ancora ricordi.
"Sei quasi arrivata. Non puoi tornare indietro adesso."
Mi coprì le orecchie, come a cercare di fermare la voce che chiedeva di tornare indietro, e mi ritrovai di fronte alla porta di casa.
"È fatta."
Ripensai a tutte le volte che avevo cercato di avvicinarmi al suo cuore senza mai riuscirci, a come gli avessi imprudentemente regalato il mio.
Tutto per arrivare a questo.
"È finito tutto..."
Ero stata felice, ero stata bene, come se fossi entrata in un piccolo mondo parallelo dove la mia vita era un ricordo lontano, dove giocavo ad essere grande e a poter fare quello che volevo.
Come un sogno.
Sentii i miei urlare da dietro la porta, ed il rumore di piatti rotti.
"Buongiorno Hanji. I sogni prima o poi finiscono."
-
Erano le 15 e 40, e io, seduta di fronte alla scrivania, attendevo le 16:00 come se a quell'ora sarebbe finito il mondo.
Gli ultimi petali ormai secchi del crisantemo caddero sul tavolo.
"Non devo andare, ormai l'ho salutato. Se andassi salutarlo sarebbe ancora più difficile."
15:45
Volevo che il tempo passasse il più in fretta possibile, e contemporaneamente che non passasse mai.
Un tuono accompagno il rintocco della lancetta del mio orologio al suo spostarsi sul 50esimo minuto.
"Anche se andassi non riuscirei a salutarlo, è inutile. E poi piove a dirotto."
15:55
Coi gomiti appoggiati sulla scrivania, mi tenevo il viso tra le mani.
Fremevo, non riuscivo a stare ferma.
16:00
Correvo per le strade scivolose, sperando non fosse ancora partito.
Non avevo neanche un ombrello, solo il primo giacchetto che mi era capitato a tiro, e avevo freddo.
Ma che importava?
Avevo bisogno di rivederlo, volevo farlo a tutti i costi.
Alle 16 e 02 ero di fronte al vicolo.
Vidi una macchina allontanarsi.
"Non era lui, non era lui, non era lui."
Vidi la porta della casa sbarrata, così come la finestrella.
"Ah."
Scoppiai definitivamente, ed il dolore arrivò tutto insieme.
Perché il non poter più vedere una persona faceva così male?
"Sei un'idiota!"
Urlai al vento. Mi faceva stare meglio.
"Io ti amavo sul serio..."
Speravo di vedere la sua piccola figura sbucare da qualche parte e sgridarmi, dicendo che per strada non si urla.
Ma non lo vidi.
La pioggia scivolava sul mio viso, confondendosi con le lacrime.
Da quel momemto in poi, avrei dovuto vivere come se non fosse mai successo nulla. Ma non puoi vivere come se non fosse successo nulla dopo certi incontri.
Non potevo far finta di niente.
"Un giorno tornerò", così aveva detto.
Avrei dovuto credergli?
No, non dovevo aggrapparmi a quelle parole, non potevo.
Non volevo sperare inutilmente, ma in quel momento era di speranza che avevo bisogno.
Lui era il mio unico motivo per andare avanti ormai. Non ne avevo altri.
Non avevo scopi, obiettivi... mi ero sempre lasciata trasportare dai fatti.
Ma quello era il momento di camminare da sola.
"Va bene Levi, ho fiducia in te.
So che tornerai.
Ma nel frattempo, non me ne starò ferma a guardare.
Troverai un'altra Hanji, molto più forte, pronta a dirti in faccia tutte le parolacce che avrei dovuto dirti ieri...", Dissi ridendo tristemente, mentre saltellavo tra la pioggia, urlando al cielo grigio.
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Due Parole All'Autrice
Ed ecco qui, cari lettori, la fine della mia fanfic-
NAHHH CHE DICO!
Non è finita, ma anzi tornerà questo martedì (considerando i miei tempi, mercoledì) con un'altro capitolo, come sempre.
Quindi state tranquilli, ne avrete ancora da soffr- ehm, gioire.
La Theme Song di questo capitolo è Kiss The Rain di Yiruma, perché è bellissima.
Ecco il link:
Al prossimo capitolo!
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