Capitolo 11, Gelosia
"Ricostruiremo il teatro! Te lo prometto!"
Queste erano state le mie parole.
Parole delle quali ero fermamente convinta, una promessa che volevo mantenere.
Ma, ahimè, non sapevo neppure da dove iniziare.
Da soli non potevamo farlo sicuramente.
Servivano soldi, tanti soldi.
Troppi soldi.
Inoltre, quel teatro era in un edificio da demolire, e Levi non ne era considerato il proprietario.
Anzi, a livello legale era morto.
Riflettevo su una possibile soluzione di quei problemi mentre passeggiavo da sola lungo le strade asfaltate della mia città.
Era ormai inizio novembre, e il freddo si faceva sentire più che mai.
Assorta nei miei pensieri, non mi resi conto della figura contro la quale andai ah sbattere.
"Mi scusi! Mi sono dis-"
Alzai lo sguardo e mi ritrovai col viso di fronte a quello di Moblit.
"Ouh"
Mi guardava con occhi tristi, con l'espressione di chi non sapeva se dire o no qualcosa.
Decisi di rompere il ghiaccio.
"C-ciao..."
"Ciao Hanji."
Una smorfia che avrebbe voluto essere una specie di sorriso comparve sul suo volto.
Mi resi conto di quanto mi fossero mancati tutti i nostri giorni insieme, di quanto fosse di conforto la sua presenza.
"Non ci parliamo da un po', eh?"
"Già..."
Era davvero imbarazzato.
In effetti lo avevo rifiutato in una maniera orribile, non doveva essere stato bello.
Eppure in quel momento, rivedendo Moblit, mi resi conto di una cosa:
Se non fosse arrivato Levi avrei commesso uno sbaglio. Se avessi detto di sì a Moblit, avrei commesso uno sbaglio.
Se ci fossimo messi insieme, sarebbe stato sbagliato.
Quindi il fatto che non ci parlassimo più era.... giusto?
Il quell' istante, smisi di pentirmi di quella cosa. Era andata come doveva andare, ed era giusto così.
Sorrisi.
"Scommetto che tu sia stato bene anche senza di me."
Ecco il mio tentativo fallito di rallegrare la situazione, ed ecco Moblit arrossire.
"Non potrò mai stare bene senza di te."
Caddi in una sensazione di imbarazzo profondo: non ricambiavo quei sentimenti, come avrei dovuto rispondere?
Poi sentii qualcuno tirarmi la manica.
Abbassai lo sguardo, e vidi un ragazzetto dai capelli corvini accanto a me.
Ah.
Levi.
Quando era arrivato!?
Guardava Moblit con occhi gelidi e non sembrava molto a suo agio.
"Hanji, dobbiamo andare, stiamo facendo tardi.", disse trascinandomi via senza darmi neppure il tempo di ribattere, e lasciando Moblit solo sul marciapiede.
Usciti dal suo campi visivo, fermai Levi.
"Hey, ma che ci fai qui? Perché mi hai trascinata via?"
Il ragazzo fece spallucce.
"Passeggiavo come te. Mentre parlavi con qual tizio non sembravi molto a tuo agio, così ti ho portata via, tutto qui.
Dovresti ringraziarmi."
Lo osservai. C'era qualcosa nel suo comportamento che non avevo ancora visto. Come se il fatto che avessi parlato con Moblit lo avesse infastidito.
Un pensiero nacque in me.
"Geloso...?"
Per sbaglio lo dissi ad alta voce, e Levi mi fulminò con lo sguardo.
"Come posso essere geloso di quello sfigato?"
Ridacchiai. Appena lo avevo detto era partito in difesa, quasi come a confermare i miei sospetti e, a dirla tutta, mi provocava un certo piacere.
"Se lo dici tu..."
Nonostante l'espressione aggrottata, aveva delle guaciotte bellissime, e non riuscii a trattenermi dallo sfiorarle con le dita.
Lui arrossì impercettibilmente e scosto la mia mano.
"Quattrocchi, che fai? Sei strana."
Scossi la testa. Che stavo facendo?
"Già, me lo dicono spesso."
Levi mi fisso per qualche secondo, poi, voltandosi dall'altra parte ed incamminandosi verso casa, disse:
"Beh a 'sto punto vieni con me."
Il primo impulso fu quello di seguirlo, ma poi ricordai della moltitudine di compiti per il giorno successivo e dei recenti brutti voti da recuperare, e a malincuore mi fermai.
"Ah ma io... avrei da fare... non posso..."
Levi si fermò e mi rivolse un'occhiata un po' triste.
"Allora a domani." Disse, per poi svoltare ad un angolo e sparire.
Era sempre brutto doverlo salutare.
Mi voltai, e vidi un uomo con un cappello ed un giaccone dirigersi verso di me, mentre guardava nelle direzione in cui era andato Levi.
"Hey tu, chi era quel ragazzo?"
Mi gelai. Quell'uomo emanava sensazioni strane. Perché cercava Levi?
Un poliziotto forse?
O una vittima di qualche suo furto?
"Eh ehm ecco, un mio conoscente ma.. non so molto su di lui ahaha"
L'uomo mi guardò con occhi di ghiaccio del tutto simili a quelli del ragazzo.
"Come si chiama?"
Una goccia di sudore scese lungo la mia fronte. Quell'uomo mi faceva terrore.
"L-Levi."
Una luce si accese in quei fossi ghiacciati.
"Capisco."
Detto ciò, si getto nel vicolo, come a volerlo incontrare.
Diamine, perché avevo detto il suo nome?
Perché me lo ero lasciata sfuggire?
Confusa, corsi verso casa di Levi prendendo altre strade, magari sarei arrivata prima dei due...
Avevo paura che sarebbe successo qualcosa al mio amico, e solo per colpa mia.
Finalmente arrivai.
"Fa che quell'uomo non abbia trovato Levi... ti prego" pensavo.
Mi avvicinai alla porta, ma mi bloccai un attimo prima di bussare.
Voci?
Sentivo due voci.
Quella di Levi e..
Quella dell'uomo.
Entrai senza fare rumore. Era come origliare, ma ero troppo ansiosa, non mi importava.
Scesi le scale altrettanto lentamente e strisciai contro il muro, fino ad arrivare alla porta della camera giusto in tempo per sentire l'uomo dire
"Sì Levi, sono io tuo zio."
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Buonasera a tutti!
Il capitolo è uscito un giorno in ritardo perché ho passato il sabato a scarabocchiare con la tavoletta grafica.
È colpa sua, prendetevela con lei.
Ma basta con le chiacchere.
Ecco il momento che tutti stavano aspettando (no, non è vero):
La theme song di oggi è....
* rullo di tamburi *
The Shadow People
(Ho optato su qualcosa un po' più dark per trasmettere il senso di angoscia di Hanji)
P.S.
Mi sono appena accorta di aver fatto un casino terrificante a livello temporale. Sto correggendo. Scusate.
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