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Capitolo 10, Cenere

La mattina successiva mi svegliai con una bella sensazione: probabilmente lo avevo sognato.

Osservai il fiore arancione nel vaso di vetro sulla mia scrivania.

Ero felice.

Nel dirigermi a scuola, la tentazione di svoltare un angolo prima del dovuto era forte, ma riuscii a resistere e, arrivata al punto dove di solito mi aspettava Moblit, quasi non lo cercai con lo sguardo.

Una piccola parte di me sperava ancora che le cose si potessero sistemare, ma probabilmente a lui non importava più di tanto.
Allora perché avrebbe dovuto importare a me?

Arrivata in classe, passai le prime ore a fissare il mio riflesso sul vetro della finestra.

"Forse dovrei i capelli sciolti?
O togliermi gli occhiali?
Come starei meglio?"

Ma i miei pensieri vennero interrotti da una voce dolce.

"Terra chiama Hanji! Terra chiama Hanji!"

Mi rinvenni improvvisamente.

"Oi Petra... scusa, mi sono distratta un attimo... che succede?"

"Un attimo? Vivi proprio sulle nuvole!
La professoressa oggi ritira i temi.
Lo hai fatto?"

"Temi? Che tem- ah."

Tirai fuori dalla cartella un foglio accartocciato e pieno di scarabocchi.

"Hanji, che ti prende?
E dire che sei sempre andata benissimo ad italiano!" Disse Petra ridendo.

"Fammi indovinare, qualche violinista ti ha dato un bel colpo in testa?"

Arrossii.

"No! Non ho più voglia semplicemente!
Piuttosto, tu che hai scritto, pigrona?
Di solito odi scrivere temi."

"Beh sì, hai ragione, ma questo è stato davvero intetessante da fare!
Ho scoperto che fino a dodici anni fa c'era un teatro sotterraneo in questa città, ma poi è andato a fuoco, e poi anche un treno che-"

Mi bloccai.
Teatro sotterraneo?!
Ricordai di aver addirittura letto la notizia qualche giorno prima, eppure ero talmente distratta da non essermi resa conto dell'evidenza.

"ASPETTA ASPETTA ASPETTA.
Petra! Parlami di più di questo teatro!"

"Ti interessa?"

"Assolutamente!."

"Oh, okay.
Beh c'era questa famiglia che possedeva un piccolo teatro, e a quanto pare erano i migliori musicisti della città!
Infatti ai loro spettacoli veniva sempre un sacco di gente, ed erano amati da tutti.
C'era una ragazza in particolare che suonava il violino, e la definivano "un angelo", per quanto bene suonasse.
Ma 12 anni fa avvenne una tragedia, il teatro andò a fuoco e con esso morì anche la famiglia di musicisti, compresa la ragazza ed il figlio più piccolo, di cui però non è mai stato ritrovato il corpo.
Si dice che il suo spirito non abbia mai trovato pace, e vaghi per le rovine del teatro impedendo ai più curiosi di entrare."
Interessante, vero?"

Ed ecco che tutti i pezzi tornavano al proprio posto.
Eccola lì, la storia di quel ragazzo.
Un bambino di 8 anni che si ritrova solo nel posto in cui è cresciuto.
Una realtà che va in frantumi, e le sicurezze che si perdono.

Otto anni sono troppo pochi per poter affrontate da solo tale devastante perdita, eppure lui lo aveva fatto.

Ed era ancora lì, legato a quel passato che non sarebbe potuto più tornare.

"Il bambino... non è morto!"

Petra mi guardò stranita.

"Eh? Che intendi?"

"Beh..."

No, non gliel'avrei detto.
Era meglio che non sapesse, era una storia fin troppo intricata da spiegare e giustificare.

"N-nulla, lascia stare. Che storia triste..."

"Già..."

Inutile dire che per quel tema non presi un bel voto, ma in cambio, grazie a Petra, molte delle mie domande ottennero finalmente una risposta.

                              -

"Hey Levi..."

Chiamai il suo nome, ma non ottenni risposta.

Non sapevo neppure che cosa gli avrei detto una volta trovato.

La verità è che volevo abbracciarlo e dirgli che non era più solo, ma sapevo bene che non era un cucciolo bisognoso di compassione, e gli avrei solo dato fastidio.

Controllai nella stanza ma non c'era.

Non era neppure nel teatro, né dietro le quinte.

"Sarà andato da qualche parte.", pensai.

Ricordai la faccenda del portafoglio e scossi la testa.

Non era un bene che vivesse così, ma in fin dei conti non potevo biasimarlo.

Già, io per lui che potevo fare?

Mentre lo aspettavo mi misi a lavorare al piano.

Avevo portato tasti e corde di ricambio, attrezzi vari e tanta pazienza.

Non sapevo neppure perché lo stessi facendo: ero partita con l'idea di proporre a Levi un duetto, ma dubitavo che avrebbe mai accettato.

Comunque devo ammettere che fu divertente dar nuova vita a quel vecchio pianoforte.
Mentre lo aggiustavo, immaginavo gli eleganti pianisti in frac che prima di me avevano sfiorato quei tasti: la luce puntata su di loro che, al centro della scena, iniziavano quel valzer di dita, e lo scroscio degli applausi al termine della loro esibizione.

Sorrisi pensando a come per quanto quel posto fosse malandato, era come se parlasse ancora. Una vecchia creatura morente che traspirava spettacoli passati.

Che desiderava una nuova vita.

Mi lasciai così prendere la mano che nel giro di una giornata finì di lavorare ed iniziai a suonare.

Iniziai con "Sonata al chiaro di luna" di Beethoven, che mi era sempre piaciuta, e terminata quella partii subito con Chopin:
"Fantasia improvvisa", che era la mia preferita.

"Niente male."

Ero così presa dall'esecuzione che non mi accorsi di Levi che, tornato chissá da quanto, era in piedi di fronte a me e mi osservava.

Smisi di colpo di suonare.

"Grazie.
.....dov'eri?"

Alzò un sopracciglio.

"Devo farti l'elenco di tutti i posti in cui vado per caso?"

Sospirai.

"Ah va bene, non importa..."

"Ero a "lavorare". Ma vedi di non farmi nessuna predica, sono già abbastanza stanco per sopportare le lamentele di una mocciosa."

Ci avevo indovinato allora.

"Ah, tranquillo, non te ne farò."

Calò un silenzio imbarazzante.
Non sapevo che dire.
Lui era sempre di poche parole, quindi di solito ero io a trainare il discorso, ma in quel momento anche io ero a corto di parole, poiché pensavo alla storia raccontata da Petra quella mattina.
E lui se ne accorse.

"Quattrocchi, che ti succede? Sei silenziosa. Hai litigato con qualche altro amichetto del cuore?"

".....qual'è il sogno di cui parlavi l'altro giorno?"

Si sorprese.

"Ti danni per certe cavolate?
Non pensavo che tu fossi così fragile."

"Non mi sto dannando!
Piuttosto, rispondi."

"Ah, ti piace insistere sui tasti dolenti, eh Hanji?"

Chissà perché il mio nome detto da lui era molto più bello.

Levi prese un bel respiro e mi guardò negli occhi.
Era uno sguardo diverso dal solito, così dolce e malinconico...

"Sai, esisteva una persona una volta, e ti giuro che esisteva davvero, che sorrideva sempre.
Io non so come facesse, ma era così e basta. Per quanto potesse essere stanca, triste o arrabbiata, mi rivolgeva sempre un sorriso, anche quando non me lo meritavo.
Suonava, e anche molto meglio di quanto potrò mai farlo io, e diceva che il suo sogno era poter trasmettere a tutti, grazie alla sua musica, un ricordo che portasse con se un sorriso anche a distanza di anni. Si allenava duramente, e quando si esibiva tutti la amavano.
A me piacerebbe essere come lei, ma guardami, ti sembro uno che sorride?"

Quella frase ironica detta da lui mi fece venire ancora di più voglia di abbracciarlo, ma mi trattenni e continuai ad ascoltarlo.

"Ormai quella ragazza non c'è più, e neppure il posto dove ero solito vederla. Eppure quando le penso mi viene quasi voglia di sorridere.
Era unica."

Guardò per terra.

"Tua sorella dev'essere stata una persona meravigliosa."

Levi si voltò verso di me di scatto.

"Tu come..."

Sorrisi.

"Levi, ti prometto sulla mia stessa vita che ricostruiremo il teatro!"

Levi sgranò gli occhi, sempre più sorpreso. Poi sbuffò.

"Ah, non è possibile..."

"E invece sì! Te lo prometto!"

Ero fronte a lui, cercando di guardarlo nel modo più deciso possibile.

Per un attimo vidi un luccichio in fondo ai suoi occhi vuoti, che ricordava molto quello che vedevo quando suonava.

"Beh", disse infine,

"Sappi che se mi stai mentendo non ti perdonerò."

A quel punto ero talmente emozionata e piena di idee che lo strinsi a me senza neppure accorgermene.

Sentii il suo fiato sul collo e le sue braccia stringersi intorno alla mia vita.

Davvero non mi aveva spinta via?

"Tutto quello a cui tenevo è bruciato..."

"...vedi di non diventare cenere anche tu."

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Due Parole All'Autrice

Buonsalve, prodi lettori.
Con questo festeggiamo il DECIMO CAPITOLO DELLA MIA FAN FICTION TEMA BUCHI, VIOLINI E CANTINE!
Se siete arrivati fin qui, devo dire che avete un bel coraggio (non a caso siete i miei prodi lettori) e beh, ve se ama.
A sto punto CIANCIO ALLE BANDE e vi do il titolo della

Theme Song Capitolo 10

A New Dawn Awaits

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