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Capitolo 5

Quel messaggio mi aveva sconvolta, avevo paura. Vidi una macchina nera avvicinarsi a me e quando si fermò vidi Sherlock e mio padre venirmi in contro. Uscii con le lacrime agli occhi e andai ad abbracciare mio padre, quanto mi era mancato. Si era messo il profumo che gli aveva regalato la mamma per il suo compleanno, mi piaceva molto. Era vestito come al solito, un giubbotto grigio con sotto il maglione e la camicia bianca. Sherlock aveva il suo fidato cappotto aperto che lasciava in mostra la sua bella sciarpa azzurra e la camicia viola attillata accompagnata da una giacca nera. I suoi capelli erano più scompigliati del solito e i suoi occhi erano di un verde chiaro miscelato all'azzurro e all'oro. Mi staccai da mio padre che mi guardava preoccupato e abbracciai anche Sherlock che al contatto con me si irrigidì e mi diede leggere pacche sulla schiena. Restammo per un attimo in silenzio poi mio padre disse:

<<Beh sarà meglio andare, dopo parleremo di tutto quello che è successo. Sherlock, prendi la tua macchina e vai con Rosie, io prendo la Lamborghini. Ci vediamo a Baker Street.>>

Sherlock annui e ci avvicinammo alla macchina mentre mio padre prendeva la Lamborghini. Salimmo dentro e io mi accomodai sul posto passeggieri. Sherlock girò la chiave e partì stando concentrato sulla strada. Io lo guardai per un attimo e poi per smorzare quel silenzio dissi:

<<Chi è che ha mandato quegli uomini a prendermi? Che cosa vuole da me?>>

<<Non lo so chi è stato ma lo scoprirò presto.>>

Sherlock non disse più nulla, io intanto mi persi con lo sguardo fuori dal finestrino, guardando la città che scorreva veloce intorno a me. Il mio telefono vibrò e mi riportò alla realtà, la cruda realtà. Sherlock non si era mosso di un centimetro, era concentrato sulla strada con le mani sul volante, guidava in modo fluido ma deciso. Presi il telefono, lo sbloccai. Era lo stesso numero sconosciuto... Il messaggio diceva:

"Smile, i'm watching you."

Sentivo il sudore freddo sulla mia pelle e la sensazione come se stessi cadendo nel vuoto. Bloccai quel numero, incominciai a torturarmi le mani guardandomi intorno febbrilmente. Sherlock mi guardò facendo passare i suoi pezzi di ghiaccio su di me. Io mi girai verso il finestrino e piansi, non per tristezza, per paura, stress e rabbia, un fiume di emozioni concentrate in quelle goccioline trasparenti che mi bagnavano le guance. La mano di Sherlock indugiò sopra la mia ma poi la poggiò delicatamente, come se avesse paura che io mi frantumassi. Guardai prima lui poi la sua mano. Il suo sguardo era apatico, la sua pelle era calda e mi faceva percorrere, piccoli e piacevoli brividi sulla schiena. Lui fece scorrere la sua mano sulla mia gamba, accarezzandola per un attimo e ritirandola per cambiare la marcia. In quell'istante mi ero resa conto di aver trattenuto il fiato e di essermi irrigidita al suo contatto, avevo guardato i piccoli e eleganti movimenti della sua mano. Mi morsi il labbro internamente, sentii il sapore metallico e caldo del sangue, così piacevole... Durante il viaggio nessuno dei due parlò, c'era solo in sottofondo Demons degli Imagine Dragons. Mi sentivo leggermente a disagio, non so il perché. Dopo un tempo per me infinito arrivammo a Londra, mi era mancata tanto. Dopo altri venti minuti di estenuante silenzio arrivammo a Baker Street. Appena Sherlock si fermò mi precipitai fuori sentendomi l'aria mancare. Sherlock mi seguii subito dopo. Cercai con lo sguardo mio padre ma non vidi ne lui ne la Lamborghini rossa. Mi avvicinai al portone. Sherlock lo aveva aperto ed era rimasto appogiato sullo stipite. Mi avvicinai ancora di più alla soglia ma Sherlock non aveva intenzione di muoversi. Mi infilai allora in una piccolo passaggio tra lui e la porta facendo strusciare i nostri corpi. Ebbi una strana sensazione... Lui forse lo aveva fatto a posta ma non ne capivo il motivo. Salii velocemente i gradini infilandomi nell'appartamento e sdraiandomi sul divano, lasciandomi cullare dal silenzio nelle braccia di Morfeo. Nel mio sogno ero in un appartamento di lusso a New York, si vedeva, dalle enormi finestre la maestosità della città con i suoi colori e le sue luci, Central Park era davanti a me, bellissimo e rigoglioso sotto le chiare luci dei lampioni. Dopo aver contemplato la magnifica città, mi ero avvicinata ad una poltrona su cui sedeva un uomo. Gli avevo passato una mano dietro al collo in modo sensuale, ero andata  davanti a lui e mi ero seduta sul suo ginocchio accoccolandomi su di lui. Indossava un bellissimo completo scuro, una cravatta nera con sopra dei teschietti che risaltavano sulla perfetta camicia bianca, al confronto con il mio vestito blu era nulla. Appena mi ero appoggiata sulla sua spalla, lui mi baciò il collo, passando le labbra sulla mia pelle
poi mi aveva baciata alla base del collo mentre le sue mani calde mi accarezzavano lentamente sul corpo facendomi godere. Lo guardai in faccia e vidi solo i suoi capelli neri perfettamente pettinati all'indietro. Sentii delle labbra sulle mie e mi risvegliai. Trovai Sherlock seduto nella sua poltrona mentre mio padre era in cucina. Mi stroppiciai gli occhi sbadigliando e chiesi con voce roca

<<Mh... Che ore sono?>>

<<Hai dormito un ora.>>

Disse Sherlock con voce freddamente calma.
Mio padre tornò dalla cucina con tre tazze di thè, ne passò una a Sherlock poi una a me. Sherlock incominciò a bere soffiando sulla superficie calda, il mio sguardo cadde sulle sue labbra perfette e rosee, distolsi immediatamente lo sguardo accorgendomi che Sherlock mi guardava. Credo di essere arrossita in quel momento. Mio padre se ne stava in silenzio e ci guardava con un piccolo sorrisetto sulle labbra.      "Ma non penserà veramente che io provi qualcosa per Sherlock vero?" mi chiesi. Mio padre si alzò dalla poltrona e andò di nuovo in cucina, dopo qualche secondo disse ritornando
<<Io devo andare all'ambulatorio, mi hanno chiamato. Rimanete qui. Ah, Sherlock, comportati bene>>

Sherlock roteò gli occhi e fece segno a mio padre che poteva andare. John si avvicinò a me, mi diede un bacio sulla fronte e se ne andò. Quando sentii mio padre chiudere il portone mi riallungai sul divano chiudendo gli occhi. Li riaprii un attimo dopo e mi ritrovai il volto di Sherlock vicino al mio. Sussultai, sinceramente non lo avevo sentito arrivare. Le sue iridi celesti si soffermarono sui miei occhi. Ingoiai a vuoto sentendomi la gola improvvisamente secca, il mio cuore accelerò e il mio stomaco incominciò a frullarmi. Sulle labbra di Sherlock si formò un piccolo sorriso mentre si avvicinava a me. Mi sentivo indifesa, bloccata sotto di lui, sentivo il buon profumo di thè e menta. I nostri volti erano vicinissimi, potevo sentire il suo respiro caldo sulle guance. Mi tirai indietro con i gomiti  rialzai un po' il busto appoggiandomi sul bracciolo. Lui era sempre li vicino, si avvicinò ancora di più a me, sentivo un intero zoo nel mio stomaco e l'aria mancarmi. Cercai di dire qualcosa ma lui mi zittì subito appoggiando un dito sulle mie labbra. Il mio battito accelerò ancora, sentivo il viso andarmi a fuoco.
<<Sher_ _>>

Non riuscii a finire che le sue labbra si posarono sulle mie. Il cuore mi impazziva e la mente non riusciva a ragionare razionalmente. All'inizio fu un bacio leggero, ma poi diventò appassionato. Intrecciai le mie dita dietro alla sua testa accarezzando quei ricci ribelli, lui appoggiò una gamba in mezzo alle mie continuando a baciarmi, le sue labbra sapevano di menta, di thè e di tabacco, la sua lingua giocherellava con la mia, la prendeva con la sua, la arrotolava facendomi bruciare dal desiderio. Le sue mani mi accarezzavano il mio corpo sotto la maglietta, passava le sue dita affusolate nei miei capelli. Sentimmo dei passi, subito lui si staccò da me e tornò sulla sua poltrona, io mi sistemai ma ero ancora rossissima per quello che era appena accaduto. Volevo baciarlo, lo desideravo. La signora Hudson disse bussando:

<<Cù cù. Ragazzi ho portato qualcosa da mangiare>>

Entrò con in mano tre scatole di pizza, finalmente qualcosa di buono da mangiare. Mi alzai sistemandomi alla ben e meglio la maglia e i capelli andando in cucina seguita da Sherlock. La signora Hudson dopo aver appoggiato le scatole se be andò canticchiando lasciando Sherlock e me di nuovo da soli.

Spazio autrice

Ma shalve mie care Sherlocked e Sherlockian! Ecco a voi il mio nuovo capitolo! Spero che l'attesa sia valsa la pena, mi sono divertita molto a scriverlo questo capitolo. A quanto pare tra lei e Sherly c'è intersse, mhm....😏😂😂 Lo so che sono stronza perché li ho interrotti ma mi diverto. Al prossimo capitolo!
XXX
JM

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