Capitolo 1
12 Dicembre 2007
Il ticchettio incessante delle gocce di pioggia sulle finestre impolverate, i tuoni in lontananza e gli improvvisi bagliori mi incantavano e rilassavano. Ascoltavo le note leggere del pianoforte nella mia testa e con le mani lo imitavo come se stessi suonando io quella melodia. Lo scoppiettio invitante del fuoco e il piacevole calore rendevano quell' appartamento meno freddo, lo rendava più vivace. Le fiamme danzavano una danza sconosciuta che incantava lo sguardo, l'odore della legna bruciata si alzava leggermente ma non era fastidioso, era molto piacevole. Mi sistemai meglio sulla vecchia e logora poltrona rossa di mio padre lasciando i piedi nudi vicino al fuoco; mi avvolsi nella vestaglia grigia del mio pigiama accoccolandomi tranquilla a guardare il fuoco e sentire il ritmico ticchettio della pioggia. C'era molto silenzio apparte per la caotica e sempre attiva Londra fuori. Era quasi come fossimo isolati, come se il tempo non scorresse mai, sentivo il mio respiro e il suo respiro tranquillo. Sherlock era seduto di fronte a me gli occhi chiusi, i polpastrelli delle dita uniti in una piramide che gli sfiorava le rosee labbra. I suoi ricci erano scompigliati ma erano perfetti allo stesso tempo e incorniciavano il viso affilato e particolare del consulente, era vestito elegante con una camicia nera attillata, pantaloni dello stesso colore e una vestaglia color magenta. Non lo conoscevo da molto, mi ero trasferita solo da qualche settimana . Mio padre mi parlava molto di Sherlock, loro si erano conosciuti per caso al laboratorio dell'ospedale, avevano un amico in comune. Mi alzai per prendere la tazza di the caldo che avevo preparato in precedenza e mi riaccoccolai sulla poltrona. La bevanda mi rilasciava un po' di vapore caldo piacevole, il calore si espandeva in brividi di piacere sulla mia colonna vertebrale. Dopo aver finito di assaporare il gusto speziato dell'infuso appoggiai la tazza bianca sopra il comodino alla mia sinistra e rimasi a guardare le vivaci fiamme che illuminavano la stanza riempiendola di ombre e calore. Con il notturno di Chopin mi lasciai andare all'immaginazione dormendo un sonno beato e tranquillo cullato dal suono soave del pianoforte.
~°~°~°~°~°~°~°~°~°~°~°~°~°~
Sherlock
Nel mio palazzo mentale cercavo disperatamente qualcosa da fare, la categoria dei criminali si stava facendo una bella vacanza lasciando la città nella pace assoluta... Era così snervante quella situazione, io volevo qualcosa per allenare il mio cervello, qualcosa di stimolante. Non potevo ancora fare uso della cocaina, sinceramente mi annoiava anche quello. Sbuffando riaprii gli occhi e vidi che Rosie si era addormentata sulla vecchia poltrona rossa dove un tempo si metteva John. Mi alzai e avvicinandomi la guardai meglio, il suo respiro regolare, i suoi capelli biondo cenere sparpagliati disordinatamente, la sua pelle chiara e le labbra rosee e carnose dischiuse. Il suo corpo snello e minuto era coperto dal pigiama grigio e la vestaglia dello stesso colore. Mi avvicinai ancora di più a lei, la presi in braccio cercando di fare piano e non svegliarla, lei si mosse appena e si accoccolò tra le mie braccia strusciando la testa contro il mio petto. Sentivo il respiro caldo e regolare, il battito calmo. Era strano. Era bello averla vicino. Scacciai immediatamente quel pensiero e la riportati nella sua stanza un tempo quella di John. La appoggiai delicatamente sul letto e le rimboccai le coperte. La guardai un attimo per assicurarmi che non l'avessi svegliata e ritornai lentamente verso il salone, presi il mio violino e incominciai a suonare guardando fuori la città ancora attiva illuminata dal bagliore dei lampioni a gas e dai lampi di quella tempesta.
.............................................
13 Dicembre 2007
Mi svegliai ritrovandomi nel mio letto. La sera prima mi ero addormentata sulla poltrona e sicuramente Sherlock mi avrà portata nella mia stanza. Mi stiracchiai poi mi alzai stropicciandomi gli occhi infastidita dalla troppa luce. Camminai a piedi scalzi verso il bagno della stanza guardando la pessima condizione dei miei capelli, sembrava quasi che un uragano avesse intrecciato e messo in quel modo i miei lunghi capelli biondi. Sbuffando sonoramente mi armai di spazzola e incominciai a spazzolarmeli cercando di non strapparli. Dopo una ventina di minuti i miei capelli erano ritornati lisci, belli e strecciati. Scesi di sotto andando nell' appartamento, appena entrata c'era una forte puzza di bruciato. Mi avvicinai tossendo e cercando di scacciare quell'odoraccio con la mano. Sherlock era in cucina, fermo immobile, come pietrificato. Si girò verso di me e vidi che era tutto sporco di nero e aveva i capelli dritti come aghi. Tossì una nuvoletta di fumo, era ricoperto davanti di fuliggine, sembrava uno scienziato pazzo a cui era malriuscito un esperimento. Scoppiai a ridere vedendolo in quello stato, lui al contrario di me rimase serio, leggermente imbarazzato. La cucina era un disastro così lo aiutai a pulire tutto cercando di non rovesciare le numerose provette contenenti misteriosi liquidi colorati.
Dopo un paio d'ore eravamo riusciti a sistemare quel disastro apparte per Sherlock che era ancora sporco. Lui si tolse gli occhiali prottettivi rivelando i suoi spettacolari occhi eterocromici* che in quel momento erano di un azzurro intenso come il mare. Si passò una mano tra i capelli ricci sospirando. La sua faccia era ancora sporca tranne per la parte che era coperta dagli occhiali. Appena incrociai il suo sguardo abbassai gli occhi . C'era un leggero imbarazzo insieme all'assoluto silenzio. Mi avvicinai a lui e gli passai delle salviettine umidificare per levare almeno un po' di sporco superficiale. Lui la prese sfiorando le mie dita che si ritirarono al contatto con la sua pelle. Lui incominciò a passarsi lentamente la salvietta mentre io mettevo a posto delle tazze su di un ripiano molto alto. Lui mi osservava e vedendo che non riuscivo a mettere l'ultima tazza a posto mi andò dietro prese la tazza e la posizionò ordinatamente sullo scaffale. I nostri corpi erano in contatto, eravamo come immobilizzati ma dopo appena cinque secondi di contatto scivolai via andando verso la poltrona rossa.
*vuol dire che gli occhi cambiano colore a seconda del tempo e della luce del sole.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro