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'Ti voglio adesso'

Stare tra le sue braccia era come stare in paradiso. Il suo cuore batteva piano, sembrava quasi una bellissima e lenta melodia. Aveva le dita della mano destra intrecciate tra miei capelli mentre la sinistra mi accarezzava la schiena. Passava le dita sulla mia spina dorsale lentamente, facendomi provare tantissimi brividi.
Era una situazione abbastanza strana e imbarazzante, non avevo mai dormito con un ragazzo che non fosse Ryley. Sapere, inoltre, che quel ragazzo stava per sposarsi mi faceva sentire sporca e non con la coscienza a posto. E se la sua ragazza lo avesse scoperto? Non volevo che lo lasciasse a causa mia. Justin meritava la felicità e per voler stare per sempre con una ragazza sicuramente con lei era felice. Ed io non ero la persona giusta per renderlo felice, questo era poco ma sicuro.
"Vieni più su." sussurrò, tirandomi leggermente. Con cautela dato il dolore alla coscia, mi alzai più su, sempre più su. Poggiai la testa nell'incavo del suo collo, cominciando ad accarezzarlo con i polpastrelli. La sua pelle era morbida. Cominciai a scendere più giù, fino ai pettorali. Imbarazzata, tornai su con le mani. Sentii i suoi muscoli contrarsi, segno che aveva appena sorriso. Mi alzò il viso con una mano, facendomi arrivare a pochi centimetri dal suo viso.
"Che mi combini?" chiese, sorridendo.
"Nulla" arrossii, e meno male che era buio.
Il chiaro di luna rendeva ancora più meraviglio il suo sorriso, già spettacolare di suo. I suoi occhi erano due perle marroni, che brillavano in mezzo al buio. La sua espressione, invece, era seria. Osservava i miei occhi, il mio viso. Io, da parte mia, osservavo le sue labbra, così dannatamente vicine e così dannatamente invitanti. Avevo baciato alcuni ragazzi, certo. Ma mai avevo sentito la necessità di perdermi tra un paio di braccia e affogare in un bacio.
"Sei bellissima." disse in un sussurro, facendomi arrossire ancora di più. "Sei così dannatamente bella." continuò, sempre sussurrando. Poggiò il palmo della sua mano dietro la mia nuca, intrecciando le dita con i miei capelli. "Perché ti voglio così tanto?"
"Vorrei saperlo anch'io." sussurrai, sentendo un brivido di adrenalina scorrermi nelle vene.
Non smettevo di fissare i suoi occhi, avevano uno strano luccichio. Avevo quasi l'istinto di avvicinarmi e sprofondare sulle sue labbra, ma non mi mossi di un centimetro. Non volevo essere una causa d'inciampo per il suo matrimonio. Assolutamente. Ma lo desideravo così tanto..
"Ti voglio." sussurrò, avvicinando la mia testa al suo viso. "Ti voglio adesso." sussurrò ancora, per poi fare pressione sulla mia testa spingendomi verso il suo viso. Le nostre labbra, finalmente si scontrarono. Strabuzzai gli occhi, incredula di ciò che stavo facendo. Aveva appena mandato a quel paese tutti i miei pensieri sul tradimento e sul fatto che non volevo intromettermi nella sua relazione, ma sinceramente non me ne poteva importare più di tanto. Lui chiuse gli occhi, io invece mi sciolsi e mi lasciai andare.
Muovevo le mie labbra sulle sue in una danza, una danza che avrebbe determinato a chi spettava il dominio. Non era ciò che si poteva definire un bacio casto, ma sicuramente era un bacio perfetto. Il suo alito sapeva di menta fresca e le sue labbra erano così morbide che da mordere erano perfette. E perfette, credetemi, era poco.
Istintivamente poggiai le braccia sul letto, sostenendomi con gomiti sopra il suo viso. I capelli pizzicavano sia il mio che il suo viso, ma sembrava quasi che a nessuno dei due importasse. La voglia di stringerlo sempre più era forte, tanto forte, ma come potevo? Con una gamba fasciata? Dovetti accontentarmi di quella posizione, ma mi andava più che bene. Finalmente, mi sentivo in pace con me stessa una volta averlo baciato. Il desiderio forte mi stava lacerando, e finalmente lo avevo placato.
"Becky.." sussurrò Justin tra i baci e col fiatone. Di staccarmi non volevo saperne, così lasciai che le mie mani toccassero il suo viso e che il mio corpo si appiccicasse al suo. "Becky.." ripeté, staccandomi di poco. Lo guardai dispiaciuta, non volevo interrompere quel nostro momento. Sembrò capirmi, infatti mi accarezzò il viso. "Se continuiamo così, penso che non riuscirò a fermarmi." rise facendomi arrossire. Non era poi tanto difficile capire cosa intendeva dire. Mi morsi il labbro reprimendo l'impulso di collegare ancora le nostre labbra e mi stesi nuovamente, chiudendo gli occhi.
"Buonanotte." sussurrai, sul suo petto.
"Buonanotte." ripeté, stringendomi forte.

Justin's POV.
Il suono di una sveglia aveva appena rovinato il mio sonno. Era domenica cavolo, perché svegliarsi così presto? Presi il cellulare di Rebecca tra le mani, spensi la sveglia delle sette e mezza e allungai il braccio per riposarlo al suo posto. Mi soffermai a guardare il volto di quella splendida ragazza che avevo tra le braccia. Finalmente ero riuscito a baciarla, non desideravo altro da giorni. Accarezzai il suo viso, dormiva ancora beatamente. Avrei voluto riposare ancora un po' anch'io, ma era praticamente impossibile col sole che prorompeva nella stanza dalla finestra. Con un gesto della mano, feci chiudere con una lieve folata di vento le tende della sua stanza così che i miei occhi non si infastidissero ancora.
"Ora va meglio." sussurrai, per poi riprendere a guardare quella ragazza che mi aveva fatto impazzire. Le accarezzai il viso per un paio di minuti, finché non cominciò a girarsi. Sussultò, non appena tocco con la parte ferita della sua coscia il mio ginocchio.
"Dio, che male." sussurrò, sedendosi sul letto e toccandosi la parte ferita.
"Vuoi che ti prenda del ghiaccio?" le chiesi, facendola più vicina a me, esattamente tra le mie gambe. Scosse la testa, poggiandola sulla mia spalla. Chiuse gli occhi, sospirando.
"Devo sopportare un po', poi passerà" annuii, allacciando le braccia attorno al suo bacino. La mia testa sprofondò tra i suoi capelli, profumavano così tanto. Di vaniglia, era un buonissimo odore. Mi feci spazio tra di essi, cominciando a lasciarle una lunga scia di baci lungo il collo, fino alla guancia. Scesi di nuovo, continuando la mia opera. Sentivo il suo battito cardiaco sempre più irregolare, era fantastico l'effetto che riuscivo ad avere su di lei. La strinsi sempre più a me. Sentivo che dovevo proteggerla. E sapevo che, per farlo, le sarei dovuto stare alla larga.
"Vuoi fare colazione qui?" la sua voce tremava, quasi come se avesse paura di una mia risposta.
"Piccola, se tuo papà o tuo fratello dovessero vederci, cosa gli diciamo? 'Ah ciao papà! Cosa ci fa qui Justin? Ah sì, si è intrufolato in camera mia e ha dormito con me.' Pensi che la prenderebbero bene?" imitai la sua voce, facendola ridere.
"Io non parlo così." continuò a ridere, aveva una risata stupenda. "Quindi, adesso andrai via?"
"Quindi adesso andrò via." sospirai, non volevo lasciarla andare già a prima mattina. Ma dovevo farlo, altrimenti i genitori di Becky si sarebbero arrabbiati e.. ciao ciao.
Mi alzai dal letto piano, non volevo aumentare il dolore che sicuramente provava. Si alzò subito dopo di me, era davvero tenera in pigiama. L'abbracciai forte, per poi darle un bacio sulla fronte.
"Ci vediamo dopo, va bene? Quando finisco di lavorare." annuì contro il mio petto, per poi baciarmi il collo data la differenza d'altezza. "A dopo, piccola."
Mi avvicinai alla finestra, la aprii e guardai in basso. Non era tanto alto, ma saltare sarebbe stato pericoloso. Deglutii, non sapendo cosa fare. Se avessi usato la forza del vento, sicuramente non avrei rischiato di rompermi il collo. Guardai indietro, notando che Rebecca stava spiegando le lenzuola. Senza perdere tempo, mi lanciai utilizzando il vento per cadere a terra più lentamente. Per non far capire a Becky ciò che avevo appena fatto, lasciai che per mezzo metro il vento si affievolisse. Non appena toccai con i piedi il suolo, questi emise un tonfo non molto forte. Becky si avvicinò alla finestra.
"Stai bene?" chiese, affacciandosi velocemente.
"Perfettamente." le mandai un bacio, per poi girarmi e correre verso casa mia.
Almeno non si era accorta di nulla.
Tirai fuori le chiavi dalla tasca anteriore dei miei pantaloni per poi entrare in casa. Dormivano ancora tutti, per mia fortuna. Salii in camera mia, feci una doccia veloce e mi asciugai, guardandomi alla specchio. I capelli biondi mi scendevano sull'occhio, i vari tatuaggi che avevo quasi non lasciavano più spazio al colore della mia pelle. Non ero più il ragazzino di una volta, ero diverso ormai. Fino a qualche anno prima, quando tutto era normale, i tatuaggi mi piacevano, certo, ma ne avevo solo uno. Una piccola aquila sul fianco, che feci quando avevo poco più di quindici anni con mio papà. Da quel giorno in poi, la mia vita cambiò radicalmente.
Avevo rischiato di morire, per poi rinascere diverso, forse anche migliore sotto certi aspetti. Una tempesta, un fulmine, l'occhio del ciclone. Tre elementi fondamentali, di allora e della mia esistenza odierna. A causa di quei tre elementi ero morto, a causa di quei tre elementi sono rinato. Forse mi avevano scelto, oppure fu solo una coincidenza. Una coincidenza, che aveva sconvolto la mia vita.
Una coincidenza, che mi aveva fatto diventare The Storm.

Rebecca's POV.
Scendere le scale in certe condizioni era praticamente impossibile. Menomale che mi ero già lavata e vestita, così avrei potuto preparare la colazione e rimanere in salotto senza dover scendere e salire nuovamente. Mi muovevo piano, ogni qual volta poggiavo la gamba a terra mi sentivo tirare. Avrei dovuto resistere per una settimana, dopodiché avrei levato i punti. Speravo solo che il dolore non continuasse ad essere così forte.
Fortunatamente, in cucina non c'era nessuno. Cucinai delle crêpes con la nutella, una macedonia e apparecchiai la tavola. Otto piatti, otto bicchieri, otto forchette, otto cucchiai, otto coltelli. E mancava Ryley. Non appena finii di preparare tutto, sentii i primi passi.
Mirabelle e Jhonny, mano nella mano, corsero in cucina.
"Becky!!" urlarono, aggrappandosi alle mie gambe. Strinsi i denti dal dolore.
"Piccoli miei" sussurrai, col magone. Sospirai e li staccai, sedendomi su una sedia. "Becky si è fatta male alla gamba ieri." sussurrai ancora, chiudendo gli occhi e sospirando.
"Scusa." dissero all'unisono, abbracciandomi. Sorrisi, ricambiando l'abbraccio.
"Non fa niente."
In poco tempo, la cucina si riempì. Tutta la famiglia, tranne il mio Ryley, era presente. Ci sedemmo insieme a tavola, cominciando a mangiare. La mamma, quella mattina, aveva un colorito più roseo e un sorriso più vivo. Stava cominciando a riprendersi, piano piano, anche se doveva ancora fare molta strada. Almeno era con noi, e quella era la cosa più bella in assoluto. Al secondo posto come cosa più bella, c'era il bacio che la sera precedente Justin mi aveva dato.

-

"Sicura di non voler venire?" chiesi alla mia mamma, sedendomi al suo fianco. Feci molta attenzione a non fare espressioni che le avrebbero fatto capire che ero caduta dalla moto, aveva già i suoi pensieri e non volevo si preoccupasse troppo per me.
"Sì tesoro, anche se c'è ancora bel tempo andiamo verso sera e le mie difese immunitarie non sono ancora efficienti." annuii, alzandomi di nuovo e prendendo per mano Mirabelle e Jhonny. Anche se erano appena le cinque, capii che aveva ragione.
"Ti comprerò un integratore." risi avviandomi alla porta.
Ryley mi stava aspettando in macchina, avevamo chiesto a papà di prestarci la sua altrimenti saremmo dovuti andare in treno fino in centro. E sinceramente, di correre appresso a cinque bambini era impossibile nelle mie condizioni.
Entrammo in macchina e Ryley partì piano. In poco tempo arrivammo in centro a Los Angeles. C'erano tantissimi negozi, tantissima gente. La vita lì non era mai monotona, avevi sempre qualcosa da fare, dove andare, con chi stare. Avevo anche conosciuto un sacco di persone famose, quando vivi vicino ad Hollywood è praticamente inevitabile.
Camminammo per un paio di orette circa, comprammo un po' di costumi ai bimbi dato che crescevano a vista d'occhio e i costumi dell'anno precedente non andavano più bene. Passammo anche per il negozio dove entrammo io e Justin quella volta che uscii prima da scuola per stare con lui, la settimana prima praticamente. Il vestito che avevo provato non c'era più. Peccato, perché era davvero stupendo.
"Becky, prendiamo le pizze e andiamo a casa? Sono le quasi le sette e domani abbiamo scuola" disse Ryley, tenendo la mano di Zack.
"Sì, va bene. Solito posto?" annuì, così tornammo indietro e prendemmo la macchina. Chissà se Justin è a lavoro.. La mia pizzeria preferita era anche il posto dove lui lavorava, ne avrei approfittato per vederlo dato che mi mancava terribilmente. La prima cosa che notai non appena arrivammo, era che non c'era tanta gente ai tavoli. Cercai con lo sguardo Justin, ma non lo trovai. Scoraggiata, mi avvicinai al bancone.
"Ciao Paul! Potrei avere nove pizze? Tre margherita, due salsiccia e patatine, una capricciosa, un'arrotolata e due wurstel e patatine." lessi velocemente il foglietto che avevo precedentemente scritto in macchina, per poi guardare Paul sorridendo.
"Fai prima a darmi il biglietto"
"Raul, priorità a questo!" sussurrò Paul al pizzaiolo, che annuì sorridendo. Mi fece un'occhiolino, ricambiai con un gesto della mano.
Cominciai a girarmi intorno, ma di Justin nemmeno l'ombra. Sì, mi aveva mandato un paio di messaggi, ma mi mancava il suo viso. Dopo la nottata appena passata, mi sentivo ancora più legata a lui. Mi aveva baciata. Aveva unito le nostre labbra, i nostri corpi. Eravamo diventati una cosa sola. Il solo pensiero della notte appena trascorsa, mi faceva battere forte il cuore.
"Paul?" lo chiamai, non appena strappò lo scontrino. "Quanto pago?"
"Sono settantadue dollari." annuii e presi il borsellino, dandogliene ottanta.
"Sai per caso..dov'è Justin?" mi grattai il collo, imbarazzata. Fece per darmi il resto, ma scossi la testa. "Tienilo tu." sorrise.
"Si trova nel suo camerino, dovrebbe finire tra poco la sua pausa." annuii.
"Potrei andare da lui, un secondo?" Paul si morse il labbro, per poi annuire.
"Va, tesoro, ma non farti vedere." sorrisi e lentamente mi avviai verso il retro del ristorante, entrando in un corridoio che portava ai camerini. Conoscevo dove si trovavano, papà spesso parlava con William, ovvero il capo, proprio in quel posto.
Arrivai fino alla fine del corridoio, entrando in una stanza che era lo spogliatoio. Camminai piano. Sentivo una voce, una voce femminile. Mi nascosi dietro un armadietto, sporgendo di poco la testa per vedere a chi appartenesse quella voce.
Mi si ghiacciò il sangue nelle vene. Non tanto per la ragazza bionda, ma per il fatto che quella ragazza stesse abbracciando proprio Justin.

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