'Justin, ci sono novità'
"Mamma allora io e Ryley andiamo. Pattie arriverà tra cinque minuti, Zack è da un suo amico e Jhonny andrà al parco con i nipoti di Sonia e, ovviamente, anche sua madre. Quindi qui con te rimarranno solo le tre piccole donne. Va bene?" mi sistemai bene la borsa sulla spalla destra e presi le chiavi della macchina di mio fratello, dato che ancora non avevo ricevuto la mia Ducati. E no, non sapevo che fine avesse fatto.
"Amore mio, non preoccuparti" mia madre mi sorrise dolcemente, dandomi poi un bacio sulla fronte. "I miei piccoli di casa sono diventati grandi e sono contenta che passerete un po' di tempo insieme" annuii, abbracciandola. Anch'io ero contenta di passare un po' di tempo con mio fratello, anche se avrei preferito passare del tempo con lui mangiando un gelato e non andando a fare delle analisi per capire cosa eravamo sul serio.
"Allora a dopo" salutai mia madre e i bambini, uscendo poi con mio fratello. Una volta entrati in macchina, sospirai. Sentivo le mani tremare e non era una bella sensazione, l'ansia faceva davvero brutti scherzi. Mio fratello sembrò accorgersene, infatti mi prese la mano e mi sorrise dolcemente.
"Andrà tutto bene" ricambiai il sorriso, anche se sapevo che non andava poi tutto così bene. Ciò che mi infuse un po' di speranza, fu il fatto che mio fratello parlava al futuro. Magari, sarebbe davvero andato tutto bene.
"Come mai pensi che sia stata Brigitte a farti diventare così?" gli chiesi, ricordando la conversazione avuta la mattina.
"Perché è da quando sto con lei che sto cominciando a notare questo cambiamento nel mio corpo. Prima non avevo bisogno del calore per sentirmi bene, adesso invece trovo che sia fondamentale per me dovermi fare la doccia con l'acqua calda o toccare qualcosa di caldo per poterne assorbire l'energia, capisci?" annuii, perché in effetti anch'io provavo quelle sensazioni. "In più, della prima volta che sono stato a casa sua non ricordo nulla. Ha semplicemente detto che sono svenuto. Il punto è, che da quel momento in poi la mia vita è cambiata. Com'è possibile? Io non riesco a spiegarmelo" si passò una mano tra i capelli, mordendosi poi il labbro. "So solo che non ce la facevo più a tenermi tutto dentro, Becky."
"Hai fatto bene a dirmelo, Ryley" gli accarezzai la spalla, sorridendo. "Perché ciò che è accaduto a te, è accaduto anche a me. Sono andata a casa di questo ragazzo, Taylor. Mi ha detto che dovevamo lavorare ad un progetto, quando invece non ricordo nulla di quel pomeriggio perché ha detto che 'sono svenuta'. Sta di fatto, che da quel momento in poi mi sono ritrovata con questi super poteri" ammisi, sentendomi subito meglio.
"Secondo te, Taylor e Brigitte hanno un legame?" chiese mio fratello, parcheggiando fuori al vialetto di casa Allen.
"Sono fratelli" chiusi gli occhi, guardandolo.
"Cosa?" sbottò mio fratello, guardandomi incredulo.
"E c'è dell'altro. Sai, no, che Brigitte stava per sposarsi?" mio fratello annuì, così che continuai. "Stava per sposarsi con Justin"
"Cosa?!" ripeté, ancora più incredulo.
"Hai capito bene, fratellino" sospirai. "Penso che sia tutto collegato, penso che ci sia qualcosa sotto di molto grosso più grande di noi. Non so cosa vogliono da noi o da Justin, so solo che è una situazione che non dobbiamo farci sfuggire dalle mani altrimenti le conseguenze potrebbero essere catastrofiche"
"Troppe informazioni in troppo poco tempo" si schiarì la voce mio fratello, stringendo le dita sul volante. "Ma piuttosto, hai detto a Charly che siamo qui?"
Sobbalzai, menomale che mio fratello mi aveva avvertita altrimenti saremo invecchiati aspettando la mia migliore amica. Digitai velocemente il messaggio, per poi poggiare il cellulare in tasca e aspettare. La conoscevo abbastanza da sapere che non avrebbe risposto con un sms ma che sarebbe uscita direttamente di casa, per cui non mi preoccupai di controllare più e più volte il telefono. Infatti, dopo pochi minuti la vidi scendere in tutto il suo splendore. Non portava i soliti jeans attillati ma una tuta abbastanza morbida col cavallo basso, di colore grigio chiaro con qualche borchia. Aveva una maglietta color oro e la felpa dello stesso colore dei pantaloni. Bellissima come sempre dopotutto. Dietro di lei, vidi Barry. I suoi occhi chiari erano sempre stati in perfetto contrasto con i suoi capelli scuri e la carnagione chiara. Era davvero un bel ragazzo, ma non era Justin.
Non sapevo come mai ci fosse anche lui, non volevo che anche lui sapesse di me ma evidentemente, la mia migliore amica non aveva saputo tenere la bocca chiusa con suo fratello aka fidanzato ideale.
"Ciao ragazzi" ci salutò Barry, gli sorrisi attraverso lo specchietto retrovisore.
"Ciao Barry" io e mio fratello, all'unisono, rispondemmo. Mi venne da ridere, eravamo davvero gemelli.
In poco più di venti minuti arrivammo ad Hollywood. Charly ci fece da navigatore, sapeva a memoria la strada per poter arrivare da Ryan. Non sapevo come mai si conoscessero, era piuttosto strano dato che Ryan era specializzato nell'analizzare metaumani mentre Charly era ancora al liceo. Le piaceva la scienza, tra cui la chimica e la fisica, ma non mi aveva mai detto questa sua strana passione per il mondo metaumano. E sinceramente, non pensavo di poterci mai averne a che fare.
Eppure, ero un metaumano senza nemmeno saperlo.
Arrivati fuori casa di Ryan, mi sentii un po' sotto pressione. Non sapevo a cosa andavo incontro, ma sapevo che sarebbe stato qualcosa che mi avrebbe completamente sconvolta. Sentivo che c'era qualcosa di più oltre a ciò che già sapevo e desideravo così tanto Justin al mio fianco, sentivo così tanto la sua mancanza.
Mio fratello capì che c'era qualcosa che non andava, così mi strinse forte la mano. Ero contenta di avere almeno lui a darmi supporto, era la mia roccia e mi sentivo ancora più legata a lui. Quando stava male, riuscivo a capirlo. Quando stava bene, ero felice con lui. Avevamo una sottospecie di telepatia, ci capivamo al volo e avevamo un'intesa pazzesca - l'intesa dei gemelli.
"Hei, chi sei tu?" Ryan non finì nemmeno di aprire la porta, che subito puntò il dito contro mio fratello.
"Ryan, è mio fratello" ridacchiai, notando l'espressione di Ryan addolcirsi e Ryley socchiudere gli occhi. "Anche lui sta cominciando ad avere poteri simili ai miei" continuai, guardando con la coda dell'occhio Barry. Sembrava piuttosto agitato anche lui.
"Più ne siamo meglio eh, no?" Ryan sorrise, mentre io e mio fratello invece rimanemmo seri.
"No" sbottai, sorridendo subito dopo. "Vorrei che tutto questo non fosse mai successo"
"Sarebbe successo ugualmente, Becky" si intromise Charly, torturandosi tra le dita una ciocca di capelli biondi.
E aveva ragione: sarebbe successo ugualmente. Nel mio DNA già era presente il metagene, prima o poi si sarebbe manifestato. L'unica cosa di cui ero contenta, era che avevo al mio fianco persone stupende come Charly e mio fratello e qualificate come Ryan. L'unico intruso era Barry, ma prima o poi avrei capito il perché della sua presenza.
"Di chi sono queste voci, Butsy?" un'altra voce, maschile, mi fece sobbalzare. Okay, forse Barry non era l'unico intruso.
"Chaz, ma cos'è che non hai capito?! Dovevi rimanere dentro, dovevo prima prepararli" Ryan inveì contro il moretto, che sorrise. "Tu non capirai mai."
"E se fosse tutta un'illusione?" continuò il ragazzo, Chaz, avvicinandosi a Ryan.
"Un'illusione?" ripetei, attirando l'attenzione di Chaz. Barry si allontanò, ridendo sotto i baffi assieme a sua sorella, che non aveva i baffi.
Cosa mi nascondevano?
"Sì, Rebecca" ripeté, guardandomi negli occhi. "Un'illusione, come questa" schioccò le dita, trasportandomi in una realtà diversa. Non ero più a casa di Ryan, ma in un deserto. Il caldo era cocente, quasi asfissiante. Un velo copriva il mio viso, vedevo poco quanto niente: solo il viso di Chaz. "Io posso trasportarti in posti che neanche immagini" schioccò nuovamente le dita, dopodiché mi ritrovai nella galassia, in una navicella spaziale. "Posso farti immaginare tutto ciò che voglio, posso viaggiare nei tuoi ricordi,-" continuò, schioccando ancora e le dita. E mi ritrovai al parco, ero sull'altalena con Ryley. "-sia i più remoti,-" ancora uno schiocco. E mi ritrovai a casa di Justin, sotto il suo corpo nudo coperto solo da un lenzuolo, mentre era intento a darmi un bacio. "-che i più recenti" e ancora schioccò le dita, facendomi tornare alla realtà. "Posso prenderti e portarti in un'illusione dopo l'altra con un semplice schiocco di dita, posso manipolare il tuo cervello e renderti pazza nel capire se quella che stai vivendo è o meno la realtà. Ma con te non lo farò,-" schioccò ancora le dita, facendoci tornare al momento in cui io e Justin ci eravamo uniti per sempre. "-Justin è mio amico e non gli permetterei mai di fargli un torto simile, altrimenti potrebbe farmi volare in un'altra galassia" ancora uno schiocco, di nuovo la realtà. "Sono Illusion, piacere Blazing" mi prese la mano, baciandomi piano le nocche.
'Sai, Illusion, che non si baciano sul serio le nocche delle ragazze, ma che semplicemente le si avvicinano alle labbra?' pensai, guardando Chaz.
"Lo so, ma hai una pelle davvero morbida" Chaz sorrise, sorrisi anch'io guardandolo.
"Mi hai letto nel pensiero?" corrugai le sopracciglia, dato che non avevo parlato ad alta voce ed eppure mi aveva risposto.
"A dire il vero, sei tu che hai parlato a me" corrugai ancora le sopracciglia, sentendo lo sguardo di tutti addosso.
"Penso che ci sia qualcosa che non va"esclamai, grattandomi la tempia.
"Se c'è, lo scopriremo" Ryan mi poggiò una mano sulla spalla, sorridendomi rassicurante.
Mentre Ryan analizzò le analisi del sangue di mio fratello, io mi spogliai. Non volevo incendiare improvvisamente i miei vestiti, per cui avevo preferito entrare nei panni di Blazing e di recitare al meglio la mia parte, che faceva però parte della mia vita reale. Se davvero volevo essere una supereroina, dovevo cercare di nasconderlo al meglio. La mia vita era completamente cambiata dopo quello che avevo scoperto di essere e non potevo semplicemente far finta di non avere nulla, dovevo cercare di reagire. Non sapevo però esattamente come, prima di tutto dovevo capire come usare i miei poteri. La mia vita era diventata un'incognita, non sapevo più cosa volevo diventare e dove volessi essere o dove volessi arrivare. Avevo paura di quella nuova situazione, ma sapevo che mi avrebbe aiutata a crescere e a maturare.
Hei, ero appena diventata un metaumano. Ed era davvero una grande responsabilità.
"Ryley, come tua sorella anche tu avevi già il metagene e anche nel tuo caso hanno usato l'Accelerator, che serve appunto ad attivare i metageni dormienti" mio fratello guardò Ryan con un espressione che lasciava trasparire solo tanta confusione, ed in effetti non potevamo dargli torto: ero ancora molto shoccata anch'io.
"In pratica mi stai dicendo che ero già un metaumano.." mio fratello si grattò la cute, mordendosi poi il labbro.
"Proprio come tua sorella" ripeté Charly, nel momento esatto in cui una persona arrivò al suo fianco alla velocità della luce: Barry.
"Proprio come noi" continuò Barry, scomparendo e riapparendo velocemente con Chaz al suo fianco.
"Tu sei The Flash?" sbottò mio fratello, sorridendo subito dopo. Barry annuì, mentre io guardai Charly.
'Avresti dovuto dirmelo' pensai, riferendomi alla mia migliore amica.
"Lo avrei fatto" continuò, mordendosi poi il labbro.
"Rebecca, lo stai facendo ancora" Chaz si affiancò al computer, digitando qualcosa sulla tastiera.
"Cosa sto facendo ancora?" chiesi, guardandolo.
"Mi hai parlata attraverso il pensiero" rispose Charly, facendomi pietrificare.
Era la seconda volta che mi accadeva, ed io non sapevo perché. Non volevo parlare attraverso il pensiero, ma era più forte di me. Quelli che io pensavo fossero pensieri, erano vere e proprie frasi che dicevo solo alla persona a cui stavo pensando ed era strano, molto strano. Non mi era mai successo, come non mi era mai successo di sputare fuoco dalle mani. Era tutto così nuovo. Ed era così spaventoso quel mondo.
"Ryan, vieni a vedere un po' qua" disse Chaz, Ryan si avvicinò a lui.
"Interessante.." mugugnò, prima di girarsi e prendere una sedia che scaraventò appositamente verso Charly.
"No!" io e mio fratello urlammo all'unisono, porgendo il palmo della mano verso la sedia che si stava scagliando verso Charly e che, improvvisamente, si fermò a mezz'aria. Con un gesto secco della mano, la portai in aria mentre mio fratello la scaraventò dall'altro lato della stanza. Mi girai verso Ryley, sentendo una strana energia scorrere nelle mie vene. Brillavo, letteralmente, mentre i miei occhi erano velati di bianco proprio come quelli di mio fratello. Mi piaceva quella sensazione, non era più paura ma semplicemente.. adrenalina.
Sì, adrenalina. Quell'adrenalina che provi quando scopri qualcosa di nuovo, qualcosa di elettrizzante e accattivante. Sentivo, però, che quell'adrenalina era diversa: non era pura, era mista all'energia. Sentivo le mani tremare, così come tutto il resto del mio corpo. E Ryley, proprio come me, tremava. E proprio come me, sorrideva. Mi avvicinai al suo corpo, toccandogli la mano. Chiusi gli occhi, sentendo un legame ancora più forte della fratellanza crearsi. Era come se ci stessimo fondendo insieme, era come se stavamo diventando una cosa sola quando invece eravamo ancora due persone diverse. Io mi alimentavo con la sua energia, lui con la mia. Era una sensazione unica, e sorprendentemente bella.
"Lo sapevo!" urlò Ryan, venendo verso di noi e interrompendo quel meraviglioso contatto.
"Cosa sapevi?" chiese mio fratello, smettendo di tremare.
"Una cosa pazzesca ma anche molto pericolosa, per cui sedetevi" a passo svelto, mi sedetti sul divano assieme a mio fratello e Charly, mentre Barry e Chaz digitavano qualcosa al computer. Secchioni peggio di me. "Analizzando il tuo DNA, Rebecca, ho notato qualcosa di diverso rispetto a ciò che solitamente trovo nel DNA dei metaumani che sanno padroneggiare il fuoco. E la stessa anomalia, l'ho trovata anche nel tuo DNA, Ryley. Ho provato a formulare qualche ipotesi, tra cui una che si è rivelata quella esatta dato che è appena successo. Entrambi, ragazzi, avete il potere della telecinesi, potete spostare gli oggetti semplicemente con la forza del pensiero e in più tu, Rebecca, sei anche telepate. Sai cosa significa?" scossi la testa, troppo shoccata per parlare. "Puoi comunicare con le menti umane, leggerle, controllarle, influenzarle e anche creare illusioni. Non come Illusion, che riesce a smaterializzarsi da un posto per poter arrivare in un altro posto, ma vere e proprie illusioni mentali. Puoi comunicare con chiunque qui sulla terra, ti basta solo immaginare il suo viso e pensare di parlare con quella persona. Anche tu, Ryley, oltre alla telecinesi hai qualcosa in più. Ma devo ancora capire cosa" concluse Ryan, guardandoci entrambi negli occhi. "Penso che d'ora in poi, ci alleneremo molto intensamente. Tutti quanti"
Justin's POV.
Essere canadese aveva i suoi lati positivi, sopratutto quando si trattava del visitare posti molti freddi come Berlino quel giorno. Nonostante fossimo a maggio, pioveva e tirava un vento davvero molto, molto forte. Il tedesco non mi piaceva molto, sembrava quasi che ogni persona che mi si avvicinasse mi stesse prendendo a parole, quando magari mi aveva semplicemente detto 'buongiorno, posso aiutarti?'. Non sapevo esattamente dove dovevo andare o come muovermi, infatti per non perdermi usai il navigatore sul mio cellulare per poter arrivare a Babelplatz. Per quanto mi piacesse esplorare, non mi piaceva perdermi, sopratutto in posti così grandi e sconosciuti. Una volta arrivato a destinazione, sospirai. Ma del mio contatto, ancora nulla. Cominciai a girarmi intorno, pensando al da farsi. Non sapevo esattamente cosa cercare ma sapevo che pochi anni prima Lucas Flyin aveva fatto commesso un errore col suo progetto 'Supernova', per cui avrei fatto ricerche partendo da lì.
Quando vidi il mio amico Benedikt corrermi in contro, sorrisi. Era un hacker informatico oltre ad essere uno scienziato, per cui mi sarebbe stato molto utile.
"Guten Tag, Justin!" Benedikt scosse la mano salutandomi, io lo guardai con le sopracciglia alzate.
"Ciao anche a te. Sempre se mi hai salutato" ridacchiai, abbracciando poi il ragazzo dai capelli neri e gli occhi marroni.
"Ma quanto tempo è che non ci vediamo?!"
"Tre anni, penso" alzai le spalle, ricordando gli anni passati al liceo a ridere e scherzare come due bambini in Canada. Anche se era nato in Germania, si era trasferito in Canada a cinque anni ed era rimasto fino al diploma, per poi tornare in patria. Appoggiavo la sua scelta, anche se mi mancava davvero tanto la sua compagnia. "Non abbiamo tempo da perdere" dissi, socchiudendo gli occhi.
"Non parliamo qui, andiamo a casa mia" mi disse, trascinandomi con sé in una Volswagen nera.
Durante il tragitto, pensai a cosa dire. Dovevo scoprire più informazioni possibili su Lucas Flyin, capire le sue intenzioni e cercare di proteggere Rebecca, il tutto il più in fretta possibile. Non potevo permettere che le succedesse qualcosa, volevo primariamente proteggerla. Ryan ancora non mi aveva dato notizie circa le condizioni di Rebecca, lo avrei chiamato quella sera stessa. Anche se c'era il fuso orario a dividerci, dovevo assolutamente sapere tutti gli sviluppi della faccenda, rimanere informato su Rebecca e sul suo stato. Volevo che stesse bene - cosa in cui io, in quel momento, non potevo esser d'aiuto.
Dopo circa cinque minuti, Benedikt parcheggiò l'auto sotto un palazzo abbastanza alto. Salimmo fino all'ultimo piano, il nono, e fu davvero tremendo doversi fare a piedi nove piani a causa della claustrofobia. "Benvenuto nel mio mondo, posso offrirti qualcosa?"
"Dell'acqua va più che bene" risposi, sedendomi sul divano come se fossi a casa mia. Benedikt tornò qualche secondo dopo dalla cucina con una bottiglia d'acqua e due bicchieri.
"Allora, cosa succede amico?" mi chiese passandomi il bicchiere, dopo averlo riempito.
"Stanno succedendo troppe cose, Benedikt" mi passai una mano tra i capelli, guardandolo.
"Racconta" mi incitò, guardandomi con i suoi occhi scuri.
Gli spiegai la situazione, senza tralasciare nulla. Gli raccontai dell'incontro con Rebecca, della sua situazione familiare, dei sentimenti che mi faceva provare. Gli raccontai del fatto che avessi rivelato a Rebecca la mia vera identità, cosa che nessuno sapeva oltre a lui, Ryan, Chaz e Barry Allen; nemmeno alla mia ex fidanzata avevo detto che ero The Storm, ma sicuramente lo aveva scoperto. Gli spiegai del periodo difficile che avevamo attraversato, dei suoi improvvisi poteri e della lotta avuta qualche giorno prima in cui l'avevo quasi uccisa. Gli raccontai delle mie scoperte su Flyin, del fatto che Rebecca fosse già un metaumano ma che le era stato iniettato l'Accelerator per poter far sviluppare subito i metageni. Insomma, gli raccontai davvero tutto, tutto ciò che mi era successo in un mese. Il mese più movimentato della mia vita, ma anche il più bello. Se solo non fosse stato per ciò che stava accadendo..
"Quindi, a cosa ti servo io esattamente?" mi chiese Benedikt, non appena finii di parlare.
"Ho bisogno di sapere qualcosa in più su Supernova"
"Supernova? Era un progetto di tanti anni fa per produrre energia, finito però male"
"Questo lo so anch'io, ma devo sapere di più" gli dissi.
"Ci penso io" mi fece l'occhiolino, alzandosi e portandosi il computer portatile chiuso sul tavolino, sulle sue gambe. Le sue dita agili si muovevano velocemente, digitando lettere e numeri a me incomprensibili. Tante scritte bianche sullo sfondo nero mi fecero incuriosire, ma mi fece incuriosire ancora di più una foto che Benedikt riuscì a trovare.
"Fermati un secondo" dissi, cominciando a leggere l'articolo sotto la foto. "L'esplosione di Supernova è stato un vero e proprio inconveniente per la scienza e sopratutto, la fine di tre carriere brillanti e lo sconvolgimento di una vita innocente. Lucas Flyin, Jeremy Olsen e Richard Pew non sapevano che il loro progetto potesse presentare delle pecche, non pensavano potesse verificarsi un corto circuito con un mini prototipo di Supernova, e menomale che quel prototipo non aveva le dimensioni che i tre scienziati avevano pensato. L'esplosione rase al suolo un edificio di ventitré piani, facendo morire più di cento persone. Gli unici Superstiti furono i tre scienziati e Gregory Myers, un amico di vecchia data del dottor Flyin che era giunto dalla California solo per poter dare coraggio al suo amico. Non avrebbe mai pensato di finire su una barella in un ospedale, come non lo avevano pensato i tre scienziati ideatori. Da quel momento in poi, la loro vita cambiò radicalmente. Ogni cosa toccassero, prendeva fuoco. Dopo l'incidente, i quattro cambiarono nazione per potersi rifare una vita e vivere tranquilli. Che ne è adesso di loro?" conclusi l'articolo, deglutendo.
Gregory Myers era il papà di Rebecca.
Il papà di Rebecca era anche lui un metaumano, che molto probabilmente aveva tramandato il metagene ai suoi figli maggiori.
Ma ugualmente, cosa volevano i Flyin da Rebecca?
Da: Butsy.
"Justin, ci sono novità"
Rebecca's POV.
"Sono sfinita" gracchiai, stendendomi sul divano di Ryan dopoessere tornati al piano di sopra. Nel suo seminterrato, Ryan aveva unvero e proprio centro di addestramento metaumano, super tecnologico edavvero sensazionale. Aveva spiegato sia a me che a mio fratello varietecniche di combattimento e avevamo scoperto che mio fratello era ingrado di usare la bilocazione, ovvero aveva la capacità ditrovarsi in due o più posti diversi in un solo momento. Una cosadavvero fighissima, ma anche inquietante. Entrambi avremmo dovutoesercitare le nostre capacità per poterle padroneggiare bene,anche se sapevo che sarebbe stato difficile dato che era un mondocompletamente nuovo per noi.
"Io no" mio fratello sorrise, gettandosi al mio fianco.
"Fate come se foste a casa vostra" rise Ryan, poggiandosi allo stipite della porta.
"A proposito di casa, noi dobbiamo andar via. Già oggi hacucinato la mamma, non voglio che lo faccia anche stasera" mi alzai daldivano e corsi in bagno, spogliandomi della tuta e mettendo i vestiticon cui ero andata da Ryan; tanto non avrei usato più il fuocoquella sera. Charly e Barry sarebbero tornati insieme più tardi,volevano farsi un giro ad Hollywood per cui ci preparammo solo io e miofratello. Ryley salutò tutti con un caloroso abbraccio e lofeci anch'io, stringendo particolarmente la mia migliore amica. Quandomi ritrovai di fronte a Ryan, lo strinsi forte e gli sussurrai un"Grazie" all'orecchio, perché davvero stava facendo tanto pernoi.
"Reb, prima che tu vada via devo dirti una cosa" mi disse, guardandomi negli occhi: sembrava serio.
"Cosa?" gli chiesi, sorridendo appena.
"E' un messaggio da parte di una persona davvero importante"
"Chi?" gli chiesi, corrugando le sopracciglia. In tutta risposta, si avvicinò al mio orecchio.
"Justin voleva che tu sapessi che ti ama da impazzire" continuò.
I muscoli del mio viso, inevitabilmente sorrisero.
E in quel momento, pensai a Justin.
'Ti amo da impazzire anche io', pensai.
E sperai davvero tanto, che quel messaggio gli arrivasse forte e chiaro.
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