'Ce l'abbiamo fatta'
"Coome mai ci avete messo tanto?"ci domandò Ryan non appena entrammo in casa sua.
"Ringrazia che siamo venuti" rise Justin, abbracciando il suo amico. Io, semplicemente, arrossii e mi coprii il viso con una mano. Troppo imbarazzata, ma allo stesso tempo felice.
A rapporto c'erano tutti: Chaz, Barry, Charly, Ryley e Ryan, mancavamo solamente io e Justin. Il nostro team era davvero molto potente, dati i meravigliosi poteri che avevamo.
Chaz, anche detto Illusion, poteva teletrasportarti in ogni luogo con uno schiocco delle dita, ti faceva vivere una vera e propria illusione dalla quale non si poteva uscire facilmente.
Barry, chiamato The Flash, con la sua super velocità, era in grado di attraversare tutta l'America in meno di cinque minuti e di massacarti senza nemmeno poterlo vedere.
Justin, in arte The Storm, sapeva dominare tre elementi fondamentali: l'aria, l'acqua e la natura. Poteva fare cose straordinarie.
Ryley, che si era soprannominato Blaze, poteva non solo diventare un fuoco umano, ma poteva anche usare la telecinesi per poter spostare gli oggetti con la forza del pensiero e moltiplicare sé stesso creando dei cloni che ti facevano andare in confusione.
Io, Blazing, ero in grado di padroneggiare il fuoco e la telecinesi come mio fratello, l'unica differenza era che riuscivo ad usare la telepatia. E la telepatia, unita alla telecinesi, era uno dei poteri più grandi che potessero mai esserci.
Charly e Ryan, invece, anche se erano senza poteri, erano di fondamentale importanza per il team a cui si stava aggiungendo anche Justin. Loro erano le menti geniali che riuscivano a curarci, ad allenarci, a scovare i nostri punti deboli. Grazie alle loro conoscenze erano in grado di potenziare le nostre tute, di creare nuovi sieri in grado di aiutarci in caso di necessità. Ci guidavano verso il pericolo e ci aiutavano ad uscirne vittoriosi. Insomma, erano la mente, mentre noi eravamo il corpo.
"Quanto tempo è che non ci becchiamo, Storm?" Barry si avvicinò a noi, dando poi una pacca sulla spalla al biondino di fianco a me.
"Forse fin troppo, Flash. Da quanto sei qui in California? Le cose a Star City non andavano per il verso giusto?" Justin poggiò le mani nelle tasche. E devo ammettere, che era davvero bello.
"Mio padre si è risposato" disse semplicemente, cingendo con un braccio le spalle di Charly. "E mi sono ritrovato come sorellastra una bellissima ragazza,-" aggiunse con un sorriso, per poi continuare. "non trovi?" Justin invece sbiancò. Letteralmente.
"Uomo in trappola" mi girai verso mio fratello, fulminandolo con lo sguardo.
"Uomo in trappola" continuò Chaz, mimando una voce metallica.
"Beh, ammetto che è una bella ragazza" Justin si grattò la cute imbarazzato, dandomi poi un'occhiata fugace. "Tu invece non credi che questa ragazza, anche conosciuta come Blazing, sia un vero e proprio incanto in questa tutina aderente?" Justin mi prese per un fianco, guardando di sottecchi Barry che sorrideva compiaciuto.
"Oh, Justin. So a che gioco stai giocando" Barry gli puntò il dito contro, al che cominciai a ridere.
Gli uomini sono davvero tutti uguali, le uniche cose a cui sanno pensare sono la bellezza esteriore delle donne, allo sport e al cibo. Ogni cosa, diversa da queste, è una cosa a sé e sopratutto sconosciuta all'universo maschile. Noi donne, invece, non siamo tutte uguali come fanno capire i vari film, i libri, i media, i commenti, i post su Facebook. Noi donne abbiamo ognuna una personalità diversa, punti deboli diversi. Noi donne siamo un punto di domanda, un interrogativo, ma anche un libro aperto in certi casi. Basta conoscere ogni donna per ciò che è, basta aprirle il proprio cuore e renderla partecipe della propria vita per trasformarla in un libro aperto. Non è vero che siamo tutte cattive, gelose, ossessive, maniache. C'è chi può esserlo, certo, ma esistono anche donne gentili, permissive, altruiste: non esiste solo la donna che vieta al proprio fidanzato di andare a vedere una partita, esiste anche la donna che accompagna il proprio fidanzato ed esulta con lui anche se tifa un'altra squadra. Siamo tute diverse, siamo tutte uniche a modo proprio. Ma infondo, sotto sotto qualcosa ci accomuna: l'amore. Basta mostrarci vero amore, e anche la più chiusa, la più apatica o la più indifferente riesce a sciogliersi.
Proprio come mi stavo sciogliendo io, sentendo il calore delle braccia di Justin sulle mie spalle.
Eppure era strano: io ero fatta di fuoco.
Ma be', l'amore è capace di fare anche questo.
"Che ne dite, cominciamo?" Ryan interruppe i miei pensieri, avvicinandosi a Charly e prendendola per un braccio. Dato che dirigevano il team e le nostre prestazioni dall'esterno, avevano bisogno di monitorarci costantemente, sopratutto a me e mio fratello giacché eravamo, per così dire, nuovi. Andarono, infatti, a sedersi di fronte ad una scrivania, piena zeppa di computer di alta tecnologia: i privilegi del salvare il mondo, anche se in realtà io ancora non avevo salvato nessuno.
"Io avrei qualcosa da dire, o meglio, chiedere" disse Justin, mettendosi al centro del gruppo.
"Spara" disse Ryley, porgendo poi i palmi delle mani verso Justin. "Ma non letteralmente" aggiunse, provocando un risolino generale.
"E' pessima, Ryley" urlò Charly, guardando qualcosa sul monitor.
"Ma intanto avete riso" Ryley alzò le spalle, risi ancora di più. Mio fratello era davvero la persona migliore che conoscessi, riusciva a farmi sorridere anche con una pessima battuta e, in quel momento, ne avevo davvero bisogno dato tutto ciò che avevo appena scoperto.
Mio padre era un metaumano. Mio padre, non una persona qualsiasi. Lo aveva nascosto a me e a mio fratello per anni, senza nemmeno preoccuparsi del fatto che, forse, il metagene avrebbe potuto tramandarlo anche a me e mio fratello e, chissà, forse anche al resto della famiglia. Ero arrabbiata e delusa da lui, aveva nascosto così bene i suoi poteri per tutti quegli anni. Ma ugualmente, ero contenta del fatto che fosse anche lui proprio come me e Ryley. Almeno avevamo il nostro mentore, il nostro eroe, proprio al nostro fianco. O almeno, speravo che lo sarebbe stato. Inoltre, il fatto che entro dieci giorni ci saremmo dovuti battere contro i Flyin mi metteva ansia. Sapevo che quella battaglia sarebbe stata decisiva, sapevo che quella battaglia sarebbe stata l'ultima della nostra guerra contro di loro. Erano forti, erano come noi. Non sapevo cosa volevano, ma non volevo che potessero avere la meglio. Avevamo bisogno di allenarci, intensamente.
Infatti, fui molto contenta di sentire Justin dire "Ognuno di voi si è già battuto contro Ryley e Rebecca, o meglio, Blaze e Blazing. Ognuno di voi conosce i loro punti deboli, io invece no. Non mi sono mai battuto con loro, o almeno non con Ryley ma questa è un'altra storia. Vorrei battermi con te, Ryley. E dopo di te, vorrei che sia Rebecca a battersi con me."
"Penso che si possa fare" rispose mio fratello, indossando la maschera della sua tuta.
"Potrai vendicarti per il fatto che adesso dovrai dividere tua sorella con me" Justin divenne aria per un minuto, per poi tornare con la sua tuta.
"Può darsi" rispose mio fratello, scagliandosi contro il ragazzo al mio fianco.
In meno di pochi secondi, ci allontanammo tutti. Ryan, tempestivamente, attivò un pulsante che cambiò l'intera stanza: da salotto, si trasformò in una stanza vuota, quasi come se fosse stato un capannone. Solitamente, ci allenavamo lì. Le pareti erano insonorizzate, le persone non potevano ficcanasare dato che le finestre erano programmate per poter riprodurre delle immagini che ritraevano il salotto. Alta tecnologia, Ryan era sensazionale.
Vedere mio fratello e Justin combattere non era poi così bello. Era allenamento, certo, ma sentivo che infondo, molto in fondo, mio fratello voleva davvero fargliela pagare per il fatto che, ormai, il mio cuore apparteneva a Justin. Justin era molto bravo nel padroneggiare l'aria, i miei occhi si beavano vedendo le sue braccia agitarsi e creare tornadi. Erano così muscolose, e in più la tutina così attillata lo faceva sembrare ancora più.. sensuale.
Re bacca, tu stai delirando.
Olga, come sempre, era la solita guasta-pensieri. Alzai gli occhi al cielo smettendo di ascoltare la mia coscienza, concentrandomi poi su quel ragazzo che mi aveva mandata in estasi solo guardando le sue braccia: Justin.
"Hei, biondino, posso unirmi anch'io?" chiesi, attirando l'attenzione dei ragazzi. Justin mi sorrise, guardandomi intensamente negli occhi.
"Sei sicura di volerti sfidare con me?" mi si avvicinò, sovrastandomi con la sua altezza. Ma io ero più furba.
"Piuttosto,-" mi alzai di qualche centimetro da terra con l'aiuto di un paio di fiamme sotto i miei piedi "tu sei sicuro di volerti sfidare con me?" gli sorrisi sfacciatamente, per poi girarmi e toccare il pavimento con i piedi.
Una folata di vento mi circondò, vento che si mischiò all'acqua e si sa, il fuoco non resiste con l'acqua. Così decisi di fare qualcosa di diverso, di usare la telecinesi e di aprire un varco nel cerchio con la forza del pensiero. Mi fiondai all'interno del varco, ormai a terra mi girai e scagliai il tornado d'acqua addosso alla persona che lo aveva appena creato.
"Che l'allenamento abbia inizio" sussurrò Ryan, poggiandosi al muro e sorseggiando la sua aranciata light con la cannuccia.
-
Quando tornammo a casa, era davvero molto tardi. Avevo sonno, molto sonno, ma dovevo preparare la cena e aiutare i bambini a lavarsi e ad andare a letto. Justin era ormai andato via da un po', ma ugualmente non faceva altro che mandarmi messaggi. Aveva finalmente capito che era importante per me, anche un semplice e stupido messaggio. Noi donne alla fine siamo così, complicate, certo, ma allo stesso tempo ci accontentiamo di poco, di ciò che ci fa sorridere che può anche sembrare una banalità ma che invece per noi vale tanto. E be', per quanto valeva il parlare con Justin, dato che sapevo usare la telepatia potevo stressarlo per sentirlo per cui.. non gli conveniva lottare contro di me. E, quel pomeriggio, lo aveva ben capito.
"Becky, mi aiuteresti?" mi chiese mio fratello, entrando in cucina e sedendosi al mio fianco. Aveva un mano un libro, di matematica.
"Certo Zack, dimmi pure" asciugai le mani con uno strofinaccio, avvicinandomi a lui. Nel frattempo, entrò in cucina anche mio papà che sporse il naso verso il tegame in cui la carne per la bolognese stava soffriggendo.
"Ho fatto queste divisioni, però qui mi dice di fare anche la prova. La maestra a scuola lo ha spiegato, però non mi ricordo come devo fare.." sorrisi dolcemente, la sua innocenza e la sua spontaneità mi portavano indietro nel tempo, nei ricordi. Quando anch'io ero piccola, quando ancora non sapevo nulla circa la vita.
"La divisione è 27 diviso 9, giusto? E, come hai scritto bene tu, il risultato è 3. Adesso, la prova consiste nel moltiplicare il divisore, quindi 9, col risultato, che è 3. Se il risultato è giusto, allora la divisione è giusta. Però attenzione, questa divisione è senza resto. Quando c'è il resto, ti basta moltiplicare normalmente i due numeri, dopodiché devi aggiungere il resto e il gioco è fatto. Hai capito, campione?" gli scompigliai i capelli, ricevendo un suo sorriso ma anche un suo sbuffo.
"Sì. Grazie sorellona" mi abbracciò dolcemente, dopodiché uscì dalla stanza lasciando solo me e mio padre.
Sorrisi nel vedere l'uomo al mio fianco, era sempre stato il mio mito e c'ero rimasta molto male nel sapere che anche lui aveva superpoteri di cui non mi aveva detto nulla per ben diciannove anni, non era affatto giusta una cosa simile. Decisi, quindi, di metterlo alla prova. Una delle mie capacità, era quella di saper assorbire il fuoco, il calore. Dato che sapeva farlo anche mio fratello, c'era un'alta possibilità che lo sapesse fare anche lui.
"A cosa pensi, tesoro?" mi girai verso di lui, con un'espressione tra il misto e il sorpreso. E sperai, che non fosse telepate proprio come me.
"A nulla" gli sorrisi rassicurante, schiarendomi poi la gola. "La mamma è di sopra?"
"E' di sopra"mi sorrise, dandomi poi un dolce bacio sulla fronte. "Ma adesso, pensa ad abbracciarmi, piccolina" mi strinse forte a sé di getto, quasi come se sentisse il dovere di farlo. Inizialmente restai sorpresa, ma dopo pochi secondi ricambiai l'abbraccio e mi strinsi anch'io a lui. "Sono così fiero di te e di Ryley" mi sussurrò solamente. E ancora una volta, meno di dieci parole avevano scatenato il mio sorriso e il mio amore.
"Ed io sono fiera di avere dei genitori come te e la mamma" ammisi, suscitando il suo sorriso. E in quel momento, decisi di mettere in atto il mio piano per smascherare mio padre.
Usando la telecinesi, portai un angolo del panno che avevo tra le mani e che avevo poi poggiato affianco ai fornelli proprio vicino al fuoco, così che prese si incendiò. La fiamma si espanse in poco tempo, finendo anche sul grembiule che avevo e di conseguenza sui vestiti. "Papà, papà sto prendendo fuoco!" urlai, fingendo di essere spaventata. Cercai di spegnere il fuoco con le mani ma finsi di non riuscirci e mi allontanai verso la finestra spaventata, aumentando il calore e il fuoco che arrivò a circondarmi il corpo. Era così appagante e così rilassante sentire quel calore sul mio corpo. Ma dovevo fingere.
"Oh mio Dio, Becky!" urlò mio padre, provando a spegnere il fuoco con uno strofinaccio invano. In preda al panico, prese dell'acqua ma ancora nulla. "Oh, no, no, no" sussurrò tra sé e sé, continuando a gettare ancora dell'acqua sul mio corpo.
"Papà, fa qualcosa, ti prego!" urlai, e con uno sforzo riuscii a farmi uscire delle calde lacrime salate dagli occhi.
Mio padre mi guardò negli occhi, dopodiché sospirò e, con un po' di insicurezza, mi toccò i fianchi, socchiudendo gli occhi. In pochi secondi, il fuoco sparì dal mio corpo. Mio padre rimase con gli occhi chiusi sui miei fianchi, mentre io invece sorrisi e, sussurrando, ammisi con tono contento 'Lo sapevo'.
Istintivamente, strinsi forte a me l'uomo che mi aveva dato la vita. "Ti ho sgamato" ridacchiai, beandomi del suono della sua risata.
"A dire il vero sono io che so recitare bene" mi allontanai quel poco per poterlo guardare negli occhi, leggermente spiazzata. "Ricordati che sono tuo padre, mia piccola telepate" mi baciò la fronte, guardandomi nuovamente negli occhi. "Mi sento sollevato nel sapere che sai del mio piccolo grande segreto, anche se io già sapevo del tuo. E che ne sai, forse so anche dove vai quasi tutti i pomeriggi e forse sono io ad aver detto a Ryan il modo giusto in cui comportarsi con te e tuo fratello" rimasi ancora più spiazzata nel sentire le sue parole.
"Tu cosa?" sbottai, guardandolo negli occhi. Quegli occhi che ho sempre amato.
In tutta risposta mi fece l'occhiolino, baciandomi poi la fronte. "Ti spiegherò tutto quando ne sarà il momento. Adesso dobbiamo solamente prepararci, si sta avvicinando il gran giorno in cui sarà deciso cosa ne sarà della vita di tutti noi. C'è molto di più sotto tutto ciò che sai, tesoro mio, ma non temere: ce la faremo"
Le parole di mio padre mi rassicurarono parecchio. Quella sera, infatti, andai a letto tranquilla. Sapevo a cosa andavo incontro, sapevo che non sarebbe stato facile, ma sapevo che ce l'avremmo fatta.
-
Il lento passare dei giorni da un lato mi facilitava le cose, dall'altro le peggiorava. Odiavo sentire così tanto su di me il peso delle responsabilità. Potendo leggere le menti dei miei nuovi amici aka colleghi, sapevo che stavano male e che erano in ansia tanto quanto me. Si stavano mettendo in gioco per me e mio fratello, si stavano mettendo in pericolo per noi e mi sentivo così in colpa.
D'altro canto, il lento passare dei giorni mi aiutava molto dato che potevo allenarmi per relativamente più tempo. Avevo imparato molto negli ultimi nove giorni, così come mio fratello. Avere nostro padre come mentore era un grande aiuto per me e Ryley, ci sentivamo più motivati a fare del nostro meglio col nostro eroe ad aiutarci.
Grazie a Chaz avevo imparato a combattere nei posti più ardui data la sua capacità di materializzarsi e smaterializzarsi. E non solo, avevo anche imparato a fuoriuscire dalle illusioni.
Grazie a Barry avevo imparato a volare velocemente e a resistere agli attacchi super veloci.
Grazie a Justin, invece, avevo imparato a non farmi sovrastare troppo dall'acqua e a sfruttare la forza del vento a mio favore per poter alimentare le mie fiamme.
Tutti mi avevano insegnato qualcosa di importante e fondamentale, ma ciò che avevo scoperto da sola superava di gran lunga qualsiasi mia aspettativa. Grazie alla telepatia, potevo non solo leggere la mente ma anche riuscire a trovare altri metaumani, potevo entrare nel loro essere e vedere le cose dal loro punto di vista. Potevo spingerle a fare ciò che volevo, potevo farmi dire ciò che desideravo. Potevo gestire chi e cosa volevo, senza nemmeno muovermi e senza lasciare tracce. E inoltre, avevo anche scoperto che la telepatia, se male usata, avrebbe potuto causare danni gravissimi, enormi. Con una crisi telepatica, potevo radere al suolo un'intera città. E no, non volevo arrivare a tanto.
Era per questo che quel pomeriggio, il pomeriggio prima del grande scontro, avevo deciso di restare ancora un po' ad allenarmi a casa di Ryan. Dato che erano le due di notte erano già andati tutti via, tranne ovviamente Justin e Ryan che stavano giocando ai videogame.
"Becky, sei dalle quattro del pomeriggio ad allenarti. Penso sia abbastanza" Justin mi si avvicinò, poggiandomi una mano sulla spalla.
"Justin ha ragione. Se strafai adesso, domani sera sarai senza forze" continuò Ryan, guardandomi dal divano.
Socchiusi gli occhi e sospirai. Infondo, avevano ragione.
"E se non dovessi essere abbastanza pronta?" chiesi, abbassando lo sguardo.
"Lo sarai" Justin mi prese il viso, puntando il suo sguardo nel mio.
Ryan si alzò dal divano ma, sbadato e stanco com'era, sbatté il mignolo sul piede del tavolino, facendolo traballare. Su di esso era presente un vaso antico che barcollò e si capovolse, ma proprio mentre stava per infrangersi al suolo riuscii a salvarlo attraverso la telecinesi. "Lo sei già" continuò Justin, baciandomi dolcemente il naso.
In quei pochi giorni, il nostro rapporto si era sempre più solidificato. Mi sentivo unita a lui, al suo essere, alla sua persona. Non solo quando usavo i miei poteri su di lui per capire le sue intenzioni, ma in ogni attimo della giornata. Dopo aver salutato Ryan, entrambi sfrecciammo veloci verso casa mia, volando. Una volta essere entrati attenti a non fare troppo rumore, ci sdraiammo a letto esausti.
"Sei pensieroso" esordii, poggiando la testa sul suo petto. Riuscivo a percepire strane vibrazioni nella mia mente, segno che qualcosa in lui non andava.
"Sono solo preoccupato. Rebecca, non mi sono mai sentito così in tutta la mia vita. Ho paura per ciò che potrebbe succedere domani. Il solo pensiero di perderti mi fa venire la pelle d'oca. So che avremmo tregua solo quando sarà tutto finito, e mi spaventa il fatto che proprio domani sarà il giorno decisivo" prima di continuare, sospirò. "Ciò che so per certo, è che domani sarà una giornata davvero difficile per noi ma che,nonostante questo, riusciremo a superare. E, una volta tornati a casa, ci stenderemo a letto, ci guarderemo negli occhi, ci baceremo, faremo l'amore e ci addormenteremo abbracciati, soddisfatti per avere chiuso un capitolo della nostra vita e contenti per il nuovo che cominceremo a scrivere".
Justin's POV.
L'ansia era appena diventata parte essenziale di me.Mancavano pochi minuti allo scontro e tutti noi eravamo già arrivati al Griffith Park, pronti per ogni eventuale attacco.
"Stanno arrivando" esclamò Rebecca, nell'istante in cui cinque persone si materializzarono di fronte ai nostri occhi.
Lucas, Taylor e Brigitte erano vestiti nello stesso modo e avevano quell'aria spavalda che riusciva a caratterizzare il loro carattere. Nel momento in cui gli occhi di Brigitte e di Ryley si scontrarono, riuscii a percepire solo tanta frustrazione. Becky sembrò capirlo, perché fulminò con lo sguardo la bionda che distolse lo sguardo.
"Tutto qui? Questi sarebbero coloro contro cui dobbiamo sfidarci?" esclamò un uomo alto, dai capelli brizzolati e gli occhi di ghiaccio: Ice.
"Non arriveremo a sfidarci se gli accordi verranno accettati" continuò una donna alta e slanciata, capace di cambiare forma: Mistery.
"Noi non accetteremo nessun accordo" ghignò Rebecca, posizionandosi in prima linea.
"Se mi fossi reso conto prima della tua stupidità, Rebecca, non ti avrei promossa a pieni voti" Lucas si avvicinò a Rebecca e dovetti trattenermi per non correre da quell'essere orribile e spaccargli il viso con un pugno.
"Fidarmi di te sarebbe da stupidi" ringhiai, stringendo i pugni.
"Consegnateci i fratelli Myers e qui non ci sarà nessuno scontro" alzò le mani Lucas, per poi riportarle dietro la sua schiena. "A voi la scelta".
"Non verremo mai con te" mi girai verso Ryley, che affiancò la sorella in prima linea. "Con voi" continuò, guardando Brigitte che abbassò lo sguardo.
E fu a quel punto, che una scaglia di ghiaccio venne scagliata verso di me. Prontamente la presi e ricambiai facendo crescere sotto i piedi di Ice delle radici che lo intrappolarono, ma che spezzo congelandole.
In men che con si dica, quel piccolo parco poco conosciuto divenne il nostro campo di battaglia. Io mi occupai di Ice, Barry di Mistery, Ryley di Brigitte, Chaz di Tyler e Becky di Lucas. Nonostante i giorni di allenamento intenso, un veterano come Ice stava quasi per avere la meglio su di me. Barry, usando la super velocità, aprì una breccia nell'aria catapultandoci all'interno Ice e Mistery che finirono direttamente in una cella sotterranea costruita per i criminali metaumani da un organizzazione segreta, la SMO (Secret Metahuman Organization).
Chaz stordì Tyler con un illusione, così che fu molto più facile per Barry trasportare anche lui alle prigioni dell'SMO.
"Pensavo mi amassi sul serio" gridò Ryley, scagliando delle palle infuocate contro Brigitte.
"Io ti amavo sul serio" urlò di rimando Brigitte, contrattaccando.
"E allora perché sei qui con lui?" Brigitte si girò verso suo padre, che stava ancora combattendo contro Rebecca.
"Perché è mio padre" la voce di Brigitte si affievolì.
"Vieni con me, scappa via con me. Se mi ami sul serio non devi essere costretta a stare con lui, Brigitte" Ryley prese le mani di Brigitte, per poi guardarla negli occhi. "Vieni con me". continuò.
Era strano vedere la donna che stavo quasi per sposare con un'altra persona, la quale era il fratello della ragazza di cui mi ero innamorato. Distolsi lo sguardo della scena, notando che Rebecca era completamente immobile ma con lo sguardo fisso su Lucas, e volteggiava in aria.
"E' per questo che ti volevo con me" disse, quasi senza voce. "Con me potresti diventare molto più di tutto ciò che potresti diventare con loro" continuò.
"Non è il successo nel mondo del crimine che rende felici" gli occhi di Rebecca si velarono di un bianco ancora più intenso. Il vento si alzò, nonostante io non facessi praticamente nulla. Le foglie cominciarono a volare, le altalene a fare su e giù da sé, il cielo a tuonare. "Devi lasciarci in pace." continuò Becky, cominciando a fluttuare. "E ci lascerai in pace." esclamò, puntando i suoi occhi bianchi in quelli del suo ex professore che si stava librando in aria verso di lei, ma non di sua volontà: era Becky ad averlo immobilizzato con la forza del pensiero, facendolo poi volare verso il suo corpo.
Barry aprì una breccia, nella quale Rebecca scagliò il suo professore che aveva ormai perso i sensi.
Quando Rebecca tornò con i piedi per terra, questa tremò leggermente. La mora chiuse gli occhi, come se stesse assorbendo l'energia dal terreno. Mi avvicinai al suo corpo, porgendole poi la mano.
"Brigitte, adesso tocca a te decidere" esclamai.
"O con noi, o con loro" continuò Rebecca.
"Sicuramente non vi fiderete di me dopo quello che ho fatto.." Brigitte abbassò lo sguardo.
"Io non ho mai smesso di fidarmi di te." Ryley le alzò il viso. "Andiamo a casa" le disse semplicemente, mettendole un braccio sulle spalle. Dopodiché sparirono entrambi in un batter d'occhio.
Eravamo rimasti solo noi quattro, il professor Flyin con suo figlio erano in prigione grazie alle brecce create nell'aria da Barry grazie alla sua super velocità, così come Ice e Mistery. Chiusi gli occhi, respirando a pieni polmoni. E sorrisi, realizzando solo in quel momento che ce l'avevamo fatta. Riaprii gli occhi, guardando i ragazzi posti al mio fianco.
"Ce l'abbiamo fatta" chiusi gli occhi nuovamente, per poi riaprirli. "Ragazzi, ce l'abbiamo fatta". abbracciai, eccitato, Rebecca, che sorrideva raggiante.
"Finalmente potrò dormire sogni tranquilli. Hai sentito, Charly?" Barry sorrise, parlando attraverso l'auricolare che portavamo per comunicare con la base.
"Ed io finalmente potrò smetterla di allenarmi tutti i pomeriggi e riprendere con una maratona di videogame." esclamò Chaz.
"Torniamo alla base?" chiese Rebecca, librandosi in aria.
Tutti noi la seguimmo. Ryan, Charly e il papà di Rebecca ci accolsero calorosamente una volta tornati alla base, sembrava quasi che fossimo stati via una vita. Alla fine, il nostro si era rivelato un bel team. Non eravamo solo colleghi di lavoro, ma amici. E quando c'è amicizia, le cose vanno da sé.
"Siete stati fantastici" esclamò Charly, catapultandosi addosso alla sua migliore amica.
"Lo saremmo anche stati, ma attualmente ho bisogno di riposare." Rise Rebecca, staccandosi dall'abbraccio.
"Festeggeremo domani" Chaz fece un'inchino, per poi scomparire.
"Noi possiamo pure stasera" sussurrò Barry a Charly, che rise sotto i baffi. "Gregory, ti accompagniamo noi a casa." continuò, ad alta voce, Barry. E in poco tempo, andarono via anche loro.
"Non ci resta che salutarci, amico" abbracciai il mio migliore amico.
"Ci vediamo domani, Ry" anche Rebecca abbracciò Ryan, e mentirei se dicessi che non mi aveva dato fastidio.
Una volta essere usciti fuori casa di Ryan, sentii il vento fresco picchiettarmi sul viso. Presi la mano di Rebecca e insieme, volammo verso casa. Sentivo una strana sensazione, che non provavo da tempo: libertà. Libertà di vivere, di scegliere, di amare, di essere felice. Mi sentivo finalmente libero, senza più alcun peso. Finalmente non dovevamo più preoccuparci di Lucas, dei suoi piani loschi, dei nuovi superpoteri di Rebecca. Finalmente la situazione era tornata sotto controllo.
Finalmente potevo vivermi Rebecca per sempre senza troppe preoccupazioni.
Rebecca's POV.
La camera di Justin era molto più accogliente, quella sera. Stremata, mi gettai sul letto e socchiusi gli occhi, pensando a ciò che era appena successo. Avevo combattuto con Lucas Flyin, mio ex docente, prevalendo su di lui. Avevo vinto. Ce l'avevo fatta. E ne ero davvero soddisfatta.
Lasciai che Justin si stendesse sul letto al mio fianco e mi beai per un attimo sentendo le sue braccia stringermi forte.
"Sei pensierosa." mi disse.
"Sto solo pensando." mi girai verso di lui. "E sai a cosa?"
"Sei tu la telepate" ridacchiai, per poi guardarlo negli occhi.
"Sto solo pensando al fatto che ci siamo stesi sul letto e che ci stiamo guardando negli occhi, sto pensando al fatto che desidero baciarti e fare l'amore con te per poi iniziare insieme questo nuovo capitolo della nostra vita. Sto pensando al fatto che tu, Justin Drew Bieber, mi hai cambiato la vita, mi hai completamente stravolto. Sto pensando al fatto che senza te non riesco a stare. Sto pensando al fatto che ti amo e che, adesso che non abbiamo più preoccupazioni, possiamo finalmente essere felici."
In tutta risposta, Justin mi baciò. Un bacio così morbido e dolce, così leggero e unico, voluto, desiderato, aspettato, sperato. Un bacio, che segnò l'inizio di tanti altri schiocci, l'uno più voluto dei precedenti. Un gioco di passione venne a crearsi, che sfociò poi in un ampolla piena zeppa d'amore. Amore, misto a dolore, un dolore piacevole che mi faceva stare bene. Anche se ero stremata e senza forze, volevo dimostrare a Justin il fatto che ero completamente sua, che mi sentivo completamente sua e che volevo essere completamente sua.
"Insieme" sussurrai, socchiudendo gli occhi quando avvicinò la sua fronte alla mia.
"Insieme" sussurrò a sua volta, senza staccarsi dal mio tempo.
Insieme. Sette lettere, una parola, un significato. Il nostro.
Insieme. Sette lettere, una parola, una promessa. La nostra.
Insieme. Sette lettere, una parola, miriadi di speranze. Che non avrebbero smesso di far parte di noi.
Insieme. Una parola, carica d'amore.
Che racchiudeva il significato del nostro essere, della nostra forza.
Che ci dava l'impulso per andare avanti, per continuare ad amare.
"Insieme, sarà la nostra parola d'ordine. Nulla potrà mai separarci fin quando lo vorremo. Nulla potrà mai indebolirci fin quando ci saremo l'uno per l'altra. Nulla, amore mio, nulla potrà mai allontanarti da te, fin quando sarai con me. Nulla segnerà la fine del nostro amore. Non lo permetterò. Perché ti amo. E so per certo, che non ti lascerò andare."
-The Storm, mi hai cambiato la vita.
-Blazing, tu sei la mia.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro