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50. Respira. Ragiona. Reagisci

- Tra il clamore della folla ce ne stiamo io e te, felici di essere insieme, parlando senza dire nemmeno una parola. 
Walt Whitman.

Josephine

Neanche il tempo di riflettere un attimo, che questa giornata mi è scivolata dalla mani. E vola di qua, corri di là. Sono dovuta starmi ad ammattire con quel colloquio e le infinite chiamate di Cleo e di mia madre; eccitate come ragazzine, mi hanno obbligato a raccontare per filo e per segno che sì, il colloquio è andato bene.

Questo, non posso negare, mi ha reso davvero felice. Talmente felice che non me ne frega un cazzo di esser stata con le mani in mano fino ad ora, per almeno trenta minuti, su questo divano sconquassato e con il televisore a basso volume per poter captare il rumore dell'ascensore che, alle mie orecchie, giunge ormai come un suono buono. Lo stridio più piacevole al mondo; un avviso per l'arrivo di Harry.

Ed eccolo.

Mi alzo dal divano quando sento il tintinnio del suo mazzo di chiavi e poi la serratura scattare. E finalmente la porta si apre.

"Ciao, Joss." Gli sorrido, tanto felice da non saper contenermi e saltargli in braccio. Voglio raccontargli di oggi, del colloquio. A dir la verità, la prima cosa che mi viene in mente dopo che succede qualcosa, bella o brutta che sia, è: voglio raccontarlo subito a Harry!

Ma quand'è successo che sono diventata così?

Io avvinghio le gambe alla sua vita, ma lui resta freddo, distaccato, rigido e "Harry, Dio santo, che c'è 'sta volta?" Come se non l'avessi capito che c'è qualcosa che va per il verso sbagliato... già mi pesano le spalle di qualche tonnellata in più, perché non voglio sorbirmi i suoi sbalzi d'umore insensati, non oggi.

"Vorrei dire che non c'è niente, davvero." Sbuffa, mollando il mio corpo dal suo e lanciandosi sul divano.

Resto confusa. "Harry? Che succede?"

Lui non mi risponde. Io mi allarmo ancora di più notando il suo sguardo apatico fisso nel vuoto.

"Non tenermi sulle spine. Dimmi che c'è, per favore?" Quando trovo i suoi occhi ci infilo un po' del mio sguardo e del mio sorriso compassionevole, magari funziona e si decide a rendermi partecipe delle sue preoccupazioni. E infatti si ammorbidisce un po', rilassando la sua mandibola affilata e troppo contratta.

"Succede che ho letto la lettera, Josephine." La lettera?!

Sussulto, ma resto calma, anche se il cuore mi batte all'impazzata.

"Stai scherzando?" Su che mi attacco, adesso? Come dovrei reagire io, a questo colpo?

Respira, Joss. Respira e ragiona e reagisci. Ed eccola, la nuova regola che ho appena coniato: la regola delle tre R. Questa è più facile da ricordare, questa qui la tengo a mente pure se sono nel pallone.

"Non voglio incazzarmi, ma mi riesce difficile Harry."

Respira, ragiona, reagisci... anche se Harry sembra furioso.

"Non vuoi incazzarti?" I suoi occhi sono ingranditi dalla collera. "Tu, non vuoi incazzarti? E io che dovrei fare, porca puttana? Mi hai detto una cazzata. Ti ho vista mentre la leggevi e poi ti sei inventata una stronzata delle tue pur di tenermi all'oscuro!"

Mentre mi inveisce contro cerco di mantenere ancora quel residuo di calma rimasto, perché urlarsi addosso sarebbe ben poco produttivo. Decido di improvvisare, così una delle mie mani vola sul suo viso in una delicata carezza. "Harry!" Lo richiamo, determinata a farlo ragionare. Lo guardo negli occhi e non interrompo il contatto, sorridendogli. "Sta' tranquillo. Datti una calmata e siediti per favore, okay?"

Non si siede, ma io già lo sapevo. E sapevo anche che avrebbe preso e assorbito con gli occhi quello sguardo e quel mio sorriso pieno di gentilezza, perché è troppo curioso di scoprire la mia prossima mossa. Quindi cattura quegli attimi con le iridi trasparenti e con dei piccoli sospiri per regolarizzare lo stress e scacciarlo via, ma si alza e si allontana da me.

"Mi ascolti? Dài, guardami. Sono calma, non mi arrabbio e non lo fai neanche tu, eh?"

"Smettila, cazzo. Dio, mi stai urtando il sistema nervoso!" Alza le mani e guarda il soffitto, adirato. "Mi irrita, questa tranquillità."

Adesso finisce così...

"Se mi ascoltassi, magari..."

"Che c'è, allora? Dimmi Joss, sto ascoltando."

Respira, ragiona, reagisci.

"Sarò chiara ed esaustiva." Suo determinata. "Harry, tu hai frugato nelle mie cose. Sono arrabbiata perché hai volutamente violato la mia privacy, consapevole del fatto che cercavo di tenere alcune cose per me." Allarga gli occhi, sorpreso e furibondo, posso dedurlo perfettamente. Per questo mi precipito verso di lui e, delicatamente, porto una mano sulla sua bocca. "E dài, fammi finire" dissuado. Socchiude gli occhi in uno sguardo che dovrebbe essere cattivo ma, a dirla tutta, sembra buffo. Buon segno: vuol dire che non riesce ad essere del tutto furioso.

"Aver ammesso che sono innamorata di te non implica il fatto che io debba comunque correre da te a raccontarti ogni minimo particolare della mia vita." Sono una contraddizione vivente – esattamente pochi minuti fa ho ammesso a me stessa che vorrei raccontargli ogni cosa e nell'immediato, ma forse non se implica creargli delle preoccupazioni... come Zayn! "Specialmente se si tratta di qualcosa che reputo abbastanza delicato, come quella lettera, e soprattutto se non mi sento ancora ben disposta a parlarne. Ci ho messo giorni e giorni a riuscire a leggerla, capisci? Non me la sentivo perché era bizzarro ricevere una lettera dall'amichetto d'infanzia di tuo fratello. Nonché, ad oggi, tuo fratellastro."

Adesso gli levo la mano dalla bocca.

"Cazzo Joss, lo capisci che mi hai ment – "

Adesso gli rimetto la mano sulla bocca.

"Non era una bugia. Non veramente. Era una piccola bugia bianca e momentanea, per tutelare un minimo la sanità mentale mia e tua. Un'omissione, più che altro. Te lo avrei detto non appena avrei assimilato il tutto io stessa. Che comunque, per la cronaca, non l'ho ancora fatto. Ma con la tua invadenza di merda..." A quelle parole allarga gli occhi, offeso. "E la tua cattiva sfiducia nei miei confronti, hai solo peggiorato le cose. Hai dovuto fare di testa tua e leggerla prima del tempo, quando in ogni caso avevo davvero intenzione di parlartene non appena sarei stata pronta per farlo. E' una cosa delicata, che ancora non riesco a comprendere io stessa. Capisci?"

Silenzio.

Silenzio e poi socchiude gli occhi.

"Ti odio" dice, mentre levo la mano. Lo guardo confusa. "Per la prima parte del discorso giuro che ti odio. Io ti ho detto di amarti ed è per questo che ti direi ogni cosa. Perché, cazzo, tu..." Si strattona leggermente alcune ciocche dei capelli, tornando finalmente a guardarmi, poi allunga una mano verso di me per attirarmi al suo corpo e dice: "Il dizionario dei sentimenti non implica sincerità e onestà, brutta stronza?"

Ammorbidisce le sue parole avvolgendo il mio polso nel suo palmo ruvido, per poi accompagnare la mia mano nuovamente sulla sua guancia tiepida, simulando il gesto che ho fatto io all'inizio della discussione. Come se mi stesse invitando a riprendere, ora che è più calmo.

"Il dizionario dell'amore, razza di coglione, implica anche di rispettare i tempi dell'altro. Sono sincera e vera, Harry. Ma sono lenta. Ho i miei tempi, i miei trip. Le seghe mentali. Lo sai. Sono fatta così, ma non per questo sono meno sincera di te."

Lo vedo che riesce a capirlo, cosa intendo, e che ormai si è calmato. Ma non sorride anche se vorrei davvero lo facesse. Piuttosto sporge leggermente il labbro inferiore: "Hm" emette, con poca convinzione.

"Ti amo." Tento con una ruffianata; funziona, perché per quanto io mi sia limitata semplicemente ad esprimere il vero, lui sorride e mi attira a sé.

"Io ti odio, invece." Si inginocchia del tutto e abbandona il corpo sul pavimento rinfrescante, trascinandomi con lui. "E non mi dire mai più le cazzate, razza di stronza."

"E tu non essere uno stronzo invadente." Prima che possa ribattere, mi avvento sulle sue labbra e creo una delicata pressione con le sue, più sottili ma soffici. Harry mi contagia di un sorriso nel bacio, quindi mordo le sue labbra per non sorridere troppo, che altrimenti sembro scema.

"A proposito, piccola..."

"Hm?" Mi appoggio sul suo petto.

"A proposito della lettera... visto che pretendo sincerità da te, devo esserlo anche io..."

"Oh cazzo... Harry che hai fatto?" Di scatto alzo il viso e lo guardo, lui sta già studiando i miei movimenti.

"Ne ho parlato con Zayn. E non rompere i coglioni su questo, non puoi biasimarmi se l'ho fatto." E lo dice convinto! E' impazzito se l'ha fatto davvero, non è stata di certo una mossa saggia parlarne con lui. E se Zayn pensasse che gliel'ho fatta leggere di proposito?

"Ma come? Adesso gli devo pure delle spiegazioni!" E mi portando una mano sulla fronte.

"Ma va'. Non gli devi nulla. Io mi sono solo fatto prendere dal momento."

"Sì, beh. Ormai il danno è fatto... comunque, penserò a qualcosa."

"Non ora però." Harry, con uno scatto dell'addome, si alza dal pavimento. "Domani, okay? Adesso devo darti una cosa. Non ti muovere."

Resto dove sono seduta sul parquet, lo osservo sgambettare goffamente in camera sua. Torna quasi subito con degli oggetti incartati malamente e un sorriso stampato sul viso.

Mi viene incontro ed io, imbarazzata, mi copro il viso. "No, dimmi che non è quello che penso."

Lui ride e poi assume l'espressione di qualcuno che sembra essersi dimenticato di qualcosa. "Cazzo! Aspetta un secondo ancora." Corre in camera sua mente gli grido che non mi sarei mossa. Comunque riprendo a ridere nel momento in cui riappare nella stessa tenuta di prima e con lo stesso pacchetto in mano, ma con allegato un foglietto di carta.

"Harry! Che ti avevo detto sui regali?" Faccio finta di essere un po' irritata mentre lui mi piazza in mano la confezione.

"Scarta e zitta, avevamo detto che lo avresti ricevuto in un giorno casuale così da non farlo sembrare un regalo di compleanno, e ora è..." Adesso Harry guarda l'orologio al suo polso "...è passata la mezzanotte del 31. Ormai è primo giugno, ci vuole ancora un giorno intero al tuo compleanno. Non rompere e apri." Harry mi concede uno dei suoi sorrisi e giuro che mi basterebbe quello come regalo di compleanno, ma sono sinceramente curiosa di scoprire cosa c'è nel pacchetto.

Sorrido ampiamente e prendo il foglio:

Buon non compleanno, Joss. Lo sai già che t'amo, ma amo anche ripetertelo.

Scoppio in una risata sincera: almeno partiamo in modo ironico. Lo sorprendo a guardarmi impaziente, quindi gli schiocco un bacio sulla guancia prima di dedicare la mia attenzione al pacchetto.

"Su, forza, vuoi una mano?" Insiste mentre con delicatezza apro il regalo.

"Leva quelle manacce, non voglio rovinare l'incarto!"

E poi, il cuore mi prende a battere ancora più intensamente, nel momento in cui rimuovo interamente la confezione.

Ci sono due oggetti, ma quello che mi ritrovo davanti per primo è un piccolo note-book con tanto di disegno (prodotto da Harry) stampato sulla copertina e sul retro. E' stupendo, non potevo aspettarmi altro se non un ritratto del genere: ali.

Un bel paio d'ali fresche di bianco e ricche di minuscoli dettagli. Lungo tutto il cartoncino della copertina, a ricoprirla interamente, c'è la riproduzione delle stesse ali che dipinse su di me, ma in una versione più minuta e chirurgicamente dettagliata, nonostante sia molto più piccola.

"Harry, oh mio Dio! – Aspetta un attimo. Ma questa è..."

Non posso crederci.

"E' quello che credi" dice, soddisfatto di sé.

"Oh mio Dio Harry, mi hai comprato una polaroid! Sei pazzo? Ma quanto ci hai speso!" Con uno slancio che non controllo gli salto in braccio, mentre lui mi afferra e ride.

"Ma vuoi calmarti? Non hai neanche aperto il diario..." Mi invita così a farlo, con quel suo sguardo divertito e marpione.

Io ingrandisco gli occhi e corro a recuperare il delicato quaderno e, dopo essermi ancora incantata su quel magnifico disegno che ricopre l'intera rilegatura, apro e noto la sua grafia scombinata e diversamente ordinata (definirla disordinata non sarebbe del tutto corretto) riempire la prima pagina.

"Ma hai deciso che vuoi farmi mettere a frignare, eh?"

La finisco con le polemiche e le lagne quando Harry alza gli occhi al cielo, emettendo un sospiro imbarazzato. Prendo a leggere, col cuore in gola che sembra impazzire.

Il primo giorno in cui mi abbandonasti da solo sul divano (dopo esserti approfittata del mio calore per dormire un po' meglio), mi sono ritrovato, pensandoti, a disegnare delle ali piumate.
Ritrassi quindi queste ali nel mio blocco da disegno, ma erano incastonate al suolo ed erano oppresse dal metallo pesante di alcune catene cattive.
Non so perché lo ritrassi, ma lo feci, presumo fosse perché era così che io ti vedevo, già da allora.
Di quelle catene, però, ora te ne sei quasi del tutto liberata, e voglio aiutarti ad accantonarle del tutto; ed ecco la ragione di questi oggetti, Joss.
Voglio che tu usufruisca di questo piccolo diario come un cofanetto ermetico, in cui segnarti tutto il bello che ritrovi nel mondo, nelle persone e... in te, soprattutto! Che almeno così te ne ricordi e potrai rileggerlo nei momenti brutti e in cui credi di essere piccola così, ma in realtà sei una grande persona, Josephine.
Lo stesso motivo puoi ricondurlo alla polaroid: potrai allegare delle immagini vere, autentiche, immediate, a quel piccolo tuo momento casuale di bellezza. Delle piccole e introspettive emozioni, racchiuse in modo invalicabile nelle immagini che tu stessa saprai rendere speciali e significative.
Ho bisogno che tu sia felice, e ne ho bisogno più della mia felicità. Spero tu ami l'idea quanto la amo io, piccola. E almeno un decimo di quanto io amo te.

Il tuo Harry.

Non riesco a fermare le lacrime che mi riempiono gli occhi mentre lo guardo in modo impaziente. Dopo quella confessione straordinaria, dopo le istruzioni per l'uso di un semplice quadernino (almeno all'apparenza), per la quale però Harry riesce a trovarci quel piccolo dettaglio significativo ma celato dalla semplicità di ciò che è per natura. Basta metterci quei frammenti di se stessi, per rendere delle pagine speciali... è questo che vuole insegnarmi Harry. E' meraviglioso.

Non dico nulla, fino a "E' carica? C'è la cartuccia, di già?" Harry annuisce leggermente, in attesa ancora di una mia reazione che non siano lacrimoni di felicità. Ma io mi limito a portarmi la macchinetta davanti al viso per poi puntare l'obiettivo sul mio Harry.

Che sorride, ed è meraviglioso. Lo è sempre.

Non appena la macchina rigetta fuori la fotografia ed è ormai pronta e asciutta, mentre ancora la mia gratitudine si trasforma in qualche lacrima, inserisco la foto nella pagina usando il supporto di una spilletta.

Vita morte, sorrisi lacrime.

Scrivo, sul lato. Non serve altro perché Harry mi sorrida: "Hai capito", sussurra, riferendosi all'uso del diario. Mi ruba la macchinetta dalle mani per scattare una foto a entrambi. E' una fotografia stupenda. E' bellissimo mentre mi sorride, fiero e orgoglioso del suo incredibile regalo.

Non ci sono parole inutili a riempire i minuti che scorrono, ci limitiamo a guardarci intimamente e con gli occhi a dirci quante più parole vorremmo fare in realtà, confessandoci un amore più grande di quel che entrambi riusciamo a realizzare e a trattenere.

Ma poi spezzo il silenzio, per poi abbracciarlo: "Grazie, amore. E' meraviglioso, davvero."

"Grazie a te angelo, che ci sei." Sussurra sulle mie labbra, in un bacio salato di lacrime di gioia e commozione.

E poi, Niall fa irruzione nell'appartamento, sorprendendoci nel bel mezzo del corridoio. l'uno avvinghiato all'altro, come se da questo ne dipendesse delle nostre vite.

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