Capitolo 6
Take a Chance On Me
La sera del 30 ottobre tutti gli studenti di Hogwarts erano seduti al tavolo della propria Casa, emozionati per l'imminente arrivo delle due scuole che avrebbero partecipato al torneo TreMaghi. La Sala Grande era piena del vociferare dei ragazzi che creavano un gran caos, impazienti tra il conoscere i loro ospiti e il grande evento che avrebbe avuto luogo, dopo tanti anni, nel castello. La carrozza e la nave appartenenti alle due scuole era già stata avvistata quel pomeriggio, ma l'estasi che quell'evento stava per iniziare si faceva sentire sempre di più, momento per momento.
Il Preside richiamò a sé tutta l'attenzione e annunciò l'arrivo delle studentesse di Beauxbatons. La loro entrata piena di grazia ed eleganza incantò la maggior parte degli studenti di Hogwarts, specialmente il pubblico maschile.
«Oh Dio, lei è la loro Preside? Mi sentirei un nano da giardino al suo fianco.»
Anne osservò la preside francese, una donna alta e che troneggiava lungo il corridoio mentre camminava e si mangiava un metro in una falcata.
«E non saresti sola.»
Claudette rispose ad Anne con convinzione, indicando Silente al fianco di Madame Maxime. Arrivava a malapena alle spalle di lei.
L'arrivo degli studenti di Durmstrang fece alzare dal tavolo alcuni ragazzi per gustarsi meglio la loro entrata, aumentando i mormorii dei fanatici di Quidditch grazie all'arrivo di Victor Krum, famoso giocatore bulgaro, e di molte ragazze non necessariamente amanti dello sport.
Quando Silente rivelò l'oggetto nella quale i partecipanti avrebbero dovuto inserire il loro nome, un sospiro di stupore si alzò tra tutti gli studenti alla vista del calice con all'interno fiamme blu. Soltanto quando tutti furono accomodati vennero presentati due giudici del Torneo, Bartemius Crouch e Ludo Bagman. Il primo, Capo del Dipartimento per la Cooperazione Magica nel Ministero della Magia, annunciò le regole della competizione lasciando indegno tra gli studenti minorenni che non avrebbero potuto partecipare. Il torneo TreMaghi consisteva in un vero e proprio torneo composto da tre sfide, e le tre scuole partecipanti avrebbero mandato in gara soltanto uno studente a testa per poterle rappresentare. I concorrenti dovevano avere la maggiore età e nel mondo magico era di diciassette anni; oltre alla Coppa TreMaghi, in palio ci sarebbe stata una vincita in denaro.
«E' una sciocchezza!»
Si sentì urlare da qualche parte al centro della sala. Ma il Preside non accettò altre obiezioni e richiamò il silenzio.
La serata trascorse piena di chiacchiere sul Torneo tra un boccone e l'altro, il tempo passò in un attimo e tutti gli studenti si recarono verso i propri dormitori.
Il giorno seguente molti studenti si precipitarono nella Sala per inserire il proprio nome nel Calice. Dall'interno danzavano fiamme blu che avrebbero inghiottito l'iscrizione dell'impavido, ma una linea circondava la monocolonna: un incantesimo avrebbe scovato chi non avesse avuto la maggiore età. Anne sapeva che Cedric avrebbe voluto aderire e, seppur un po' spaventata, cercò di essergli il più possibile di supporto. Si impressionò di come molti studenti erano determinati a partecipare, Angelina compresa.
Stava per recarsi verso la propria Sala Comune passando vicino alla Sala Grande, quando un caos improvviso attirò la sua attenzione tra urla degli studenti e schiamazzi. Corse verso la direzione del trambusto, strizzando gli occhi nel vedere quelli che sembravano due anziani indaffarati a darsele di santa ragione. Lee, che era poco distante da loro, li guardava divertito.
«Ma che succede?» chiese Anne avvicinandosi a lui.
Girò il viso e guardò Anne, strabuzzando gli occhi nel frattempo che nascondeva qualcosa dietro la schiena.
«Giuro che è stata una loro idea!»
«Che diavolo avete combinato?!»
Non aspettò risposta e si avvicinò verso i due anziani - immaginando chi fossero, ed estrasse la propria bacchetta dall'elastico della gonna. L'agitò con un movimento di polso e fece separare i gemelli Weasley di qualche centimetro, lasciandoli confusi per un istante.
«In infermeria. Adesso!»
Fred e George si alzarono e Anne dovette sforzarsi al massimo per non scoppiare a ridere.
«Ma che cosa vi è saltato in testa? Se il Torneo ha delle regole un motivo c'è.»
Fred e George avevano architettato una Pozione Invecchiante per riuscire a sorpassare la linea d'età, senza però nessun successo: il Calice aveva letteralmente sputato i loro nomi, ritorcendo contro i gemelli la loro stessa pozione. Due anziani dai volti identici, capelli e barba bianca stavano al passo di Anne e nemmeno un velo di pentimento copriva il loro volto pieno di rughe. Lee camminava al loro fianco.
«Ogni tanto bisogna sgarrare le regole, altrimenti che divertimento c'è?» rispose Fred scrollando le spalle, sogghignando mentre cercava complicità nei suoi colleghi dietro di lui.
Anne lo guardò accigliata mentre apriva la porta dell'infermeria. Guardò entrambi i gemelli passarle di fronte mentre varcavano la soglia della stanza, e udì in tempo le urla di Madame Chips prima di chiudere il portone.
Ci volle quasi mezz'ora per rimetterli in sesto e, nel frattempo, Lee e Anne aspettarono fuori.
«Questa cosa della Linea dell'Età è una cavolata.» disse il ragazzo.
«Lo so, Lee... Ma se c'è questa regola un motivo c'è. Non è uno scherzo questo Torneo.»
«Sei troppo agitata, tu.» rispose il ragazzo guardandola dall'alto e le spalle contro al muro, le braccia incrociate al petto.
«Be', possibile, ma non è comunque uno scherzo, lo ha detto anche il Preside! E davvero pensavate che una Pozione Invecchiante poteva funzionare? Saresti diventato un vecchio bacucco pure tu! Bisognava lasciarvi in quelle condizioni.»
I gemelli Weasley, che nel frattempo erano usciti dall'infermeria, si erano gustati per bene quella scena avvicinandosi ai due. Fred mise un braccio intorno alle spalle della ragazza e si avviarono per il corridoio.
«Sai, sarei stato comunque un vecchietto affascinante.»
La sera di Halloween, momento in cui i vincitori del Torneo TreMaghi venivano annunciati, arrivò e lasciò tutti a bocca aperta quando Harry Potter fu scelto come quarto partecipante. Insieme a Cedric, avrebbe rappresentato Hogwarts. Per Beauxbatons uscì il nome di una ragazza snella e bionda, Fleur Delacour, e per Durmstrang Victor Krum.
L'uscita del quarto campione smosse le acque a ritmi di un maremoto per diversi motivi: un quarto campione non avrebbe dovuto esistere, il regolamento ne considerava solo tre e ognuno di scuole diverse. Harry Potter era minorenne e, non solo: il fatto che proprio il ragazzo sopravvissuto fu pescato come un coniglio dal cilindro creò tensione anche tra i professori.
Per giorni la scuola non parlò d'altro, dividendosi in pareri contrapposti su chi pensava che Potter avesse trovato un modo per imbrogliare la Linea d'Età e su chi, invece, pensava che infondo non era così stolto da andarsele a cercare.
Era una sera di qualche giorno dopo il sorteggio che Anne e Cedric parlavano con altri ragazzi Tassorosso nella loro Sala Comune. Per quanto la stanza tonda in legno e le piante sparse davano un senso di relax, quella discussione parve più accesa di molte altre.
«Potter ha imbrogliato!»
«Giusto! Ha trovato il modo di farsi scegliere e adesso vuole rubarci la vittoria!»
«Esatto!»
«Ma ragazzi,» saltò su Anne, sporgendosi con il busto dal divano, «è impossibile che un ragazzo del quarto anno abbia fatto una cosa del genere! Avete visto cosa è successo ai gemelli Weasley con quella pozione.»
«Quindi pensi che non sia stato lui?» chiese Cedric.
«Be', se io fossi Potter non andrei a cercarmi altri guai, sapendo cosa gli è successo.»
«Ma tu non avresti nemmeno partecipato al Torneo se fossi stata maggiorenne.» saltò su un ragazzo.
«Non stiamo parlando di questo, idiota!» Anne si alzò, fulminandolo, «Nessuno può sapere cosa è successo realmente, è meglio aspettare e capire.»
Per quanto credesse vivamente che Harry Potter non avesse messo il suo nome nel calice, parlare in quel momento era come comunicare con un muro. Mentre la ragazza si allontanava, in sottofondo udì qualcuno additarla come doppiogiochista da quando stava con quel Jordan e quei Weasley.
«Deficienti.» mormorò Anne mentre entrava nel proprio alloggio.
Per fortuna, non tutti la pensavano come loro o, altrimenti, il piano B sarebbe stato dormire nella Foresta Proibita.
Erano state settimane infernali per i Tassorosso, gli alunni sembravano essere divisi in due. Anne ascoltava discorsi illogici senza dire ormai nulla, guardando Harry stare da solo per la maggior parte del tempo.
«E' incredibile come anche il suo amico non gli parli più.» pensò Anne ad alta voce, arricciando le labbra di lato.
Lee era al suo fianco, seduto con lei in una delle panchine di marmo al di fuori delle mura e voltandosi per guardarla con la fronte corrugata mentre osservava il giovane ragazzo.
«E' la quinta volta che te lo sento dire, perché te la prendi così a cuore?»
«Non lo so.» Anne scosse il capo e si girò verso il fratello.
Le gambe erano accavallate e le mani poggiate sul ginocchio. Attese qualche attimo prima di rispondere, riflettendo per bene.
«Penso che la solitudine sia la peggior nemica, tutto qui. Non avere qualcuno con cui parlare, confidare timori e gioie. Non penso sia bello.»
Lee non rispose, perché in parte poteva capire il discorso di Anne. Mise una mano sulla sua spalla, mosse appena le dita. Lee aveva sempre un sorriso smagliante, il contrasto dei denti bianchi con la sua carnagione scura era davvero impressionante.
«La tua indole da Tassorosso mi stupisce sempre, anche se non è mai bello vederti arrabbiata.»
«Non la conosci la leggenda?» rispose lei dopo aver riso.
«Quale?»
Anne si avvicinò a Lee, gli occhi poco più aperti e le sopracciglia alzate, con un gran sorriso.
«E' sempre meglio non far perdere la pazienza a un Tassorosso!»
Il 24 novembre arrivò e con lui giunse la prima prova del Torneo TreMaghi. Tutti rimasero senza fiato quando videro la sfida: ad ogni campione era stato assegnato un drago e il compito dell'animale era difendere l'Uovo, premio della gara. Ogni partecipante avrebbe dovuto sfoggiare la sua miglior abilità magica per riuscire nell'impresa e, grazie a quella ricompensa, avrebbe avuto accesso alla sfida successiva.
I Tassorosso festeggiarono la vittoria di Cedric nella loro Sala Comune e lui sbandierò il premio con orgoglio. L'uovo, dalle dimensioni di una testa, fu aperto e ne uscì solo un suono assordante, che costrinse la chiusura di esso all'istante. Ricordava lo stridio che provocavano le unghie su una lavagna.
Cedric avrebbe avuto una bella gatta da pelare se avesse voluto scoprire quale indovinello si celava all'interno.
In compenso, nei giorni successivi sembrò tornare tutto alla normalità. Molti ragazzi si erano ricreduti su Potter e che non fosse così stolto da mettere il proprio nome nel calice. Anne sospirò di sollievo quando lo rivide assieme ai suoi amici.
«Ti sei presa anche tu una cotta per Potter?»
Fred spuntò d'improvviso e lei sobbalzò dallo spavento.
«Direi di no, potrei essere sua sorella. Cosa fate voi due piuttosto?»
«Per una volta non vogliamo dire bugie e possiamo dire che non stiamo facendo niente.»
Anne li guardò credendoci ben poco. Posizionò lo sguardo verso George mentre alzava le mani, in segno di resa.
«Volete far nevicare.»
E il cielo bianco che illuminava i paesaggi della Scozia pareva che avesse intenzione di buttar fiocchi di neve da un momento all'altro, con quel frescolino che faceva rabbrividire di tanto in tanto mentre si aprivano le porte a un Dicembre con altre novità.
Il Ballo del Ceppo venne annunciato poco dopo la fine della prima prova, un'usanza che accompagnava il Torneo TreMaghi durante la vigilia di Natale. Era compito dei quattro professori che rappresentavano le casate insegnare ai loro studenti la buona condotta e il ballo tradizionale dell'evento.
Non solo avrebbe aiutato le tre scuole a fraternizzare e collaborare tra loro, ma durante quella serata la danza sarebbe stato il tema principale e, questo, causò agitazione tra gli studenti. Molte ragazze speravano di essere invitate da chi desideravano loro e, viceversa, molti ragazzi trovarono il coraggio di invitare la fanciulla adocchiata da tempo. Come una palla colta al balzo, in pochi giorni molte coppie spuntarono come funghi.
Angelina era stata invitata al ballo da Fred Weasley e ciò la rese stranamente... Estasiata.
«Tu con chi andrai al ballo, Anne?»
Il silenzio assordante della biblioteca venne rotto da quella domanda che si fece spazio in modo prepotente, facendosi udire da una Anne che sollevò lo sguardo lentamente verso l'amica dagli occhi fin troppo sognanti. Un'intuizione le cantò che il pensiero del ballo non l'aveva mai lasciata dall'invito del suo accompagnatore.
«Non saprei... Nessuno me lo ha chiesto, ma non è importante.»
«Secondo me te lo chiederà George.»
Anne si fermò con la piuma sulla pergamena, guardando l'amica come se stesse guardando un fantasma.
«Cosa vai dicendo...»
«Ma non vedi il modo in cui ti guarda? Secondo me te lo chiederà lui.»
Da qualche parte arrivò un "sssh!" insistente.
Anne preferì non commentare, riabbassò lo sguardo sulla pergamena macchiata d'inchiostro provocata dalla piuma che si era bloccata dalla sorpresa, mentre udiva la risatina dell'amica di fronte a sé.
Iniziò a sentire uno piccolo vortice d'ansia al centro del petto, un'agitazione non prevista e che entrò in lei senza nemmeno bussare.
Neville entrò nella Sala Comune dei Grifondoro sconsolato, adocchiato da un Lee seduto sul divano a parlare con i gemelli.
«Ehi Neville, che succede?»
Tutti i Grifondoro conoscevano Neville e la sua goffaggine e, seppur fossero i primi a prenderlo in giro, erano molto protettivi nei suoi confronti.
Il più giovane scosse la testa, ma ammise, dopo un po' di insistenza, la sua agitazione per il ballo per la sua estrema imbranataggine. Nonostante furono di grande aiuto le parole della McGranitt di far uscire in loro il leone nascosto, la spinta creatasi s'era già persa in un angolo remoto del castello.
«Puoi sempre chiedere aiuto a qualcuno, no?» disse Fred con lo stesso tono di chi aveva appena detto la prima cosa che gli passasse per la testa.
Neville mormorò una risposta, gli altri tre si avvicinarono un po' di più per capire meglio.
«Mi vergogno!» sbottò, liberandosi di quelle parole alla svelta.
«Puoi chiedere a mia sorella, ad Anne. Ascolta molta musica e ha senso del ritmo, potrebbe aiutarti.»
«Esatto, Anne è molto gentile e non ti direbbe di no.» saltò su George.
In un primo momento Fred e Lee lo guardarono, per poi rivolgersi nuovamente al povero Neville.
«Se aiuta Seamus in Pozioni con tutte le volte che ha fatto esplodere il calderone - rischiando di bruciarle i capelli, perché dovrebbe dire di no a te? E poi... Poi so che adora anche lei Erbologia! Non hai niente di cui vergognarti, amico!»
Con una pacca sulla schiena che lasciò una smorfia di dolore a Neville, Lee si sentì soddisfatto per quel gesto. Il più piccolo si sentì carico e annuì con decisione, ostinato a cercare la sorella di Lee.
Quando Neville sparì, Fred si girò verso George.
«"Molto gentile e non ti direbbe di no."» lo imitò ridendo, beccandosi una gomitata dal gemello.
George alzò lo sguardo e incontrò quello di Lee. Era sottile e penetrante fino a un centimetro dell'anima, e un sorriso divertito gli arricciava le labbra. In un lampo ricordò le parole che l'amico disse la prima notte dell'anno scolastico e un'ondata di caldo gli percorse la schiena dall'agitazione improvvisa.
L'unica cosa che le venne in mente di fare, fu di voltarsi verso il fratello e scoppiare a ridere.
Aiutare Neville con il ballo per Anne non era di certo un problema, per quanto la sua richiesta la lasciò basita in un primo momento. Quando scoprì che l'artefice era Lee, tutto le fu più chiaro. Non sapeva se fosse una coincidenza o meno, ma da quando passava il tempo con lui le sembrò che molti più studenti l'avessero notata, lasciandola col dubbio se la situazione potesse piacerle o meno.
Con il permesso della McGranitt chiesto dopo la lezione sull'Incantesimo Testabolla, Anne iniziò ad aiutare Neville ogni volta che entrambi potevano. Non che avessero tutto questo tempo a disposizione e, per questo, Neville sembrò molto impaziente di potersi esercitare e non fare brutta figura con la sua accompagnatrice.
«Con chi andrai?» chiese Anne, mentre entrambi erano alle prese con il Valzer.
«Ho chiesto a Ginny Weasley.»
La bionda sorrise nel vedere le guance paffute del ragazzo colorarsi di rosso. Neville e la sua timidezza erano una cosa sola, eppure se si passava del tempo assieme si scopriva un cuore d'oro e un'intelligenza affascinante.
«Direi che riuscirai a farle girare la testa se continuiamo così.»
Il ragazzo rispose con un sorriso soddisfatto. Aveva imparato in fretta, non c'è che dire: rispetto alla prima lezione ove si vergognava a metter la mano sul fianco di Anne, erano alla quarta e già riusciva a portare senza nessun intoppo.
Alla fine della lezione, Anne prestò qualche vinile a Neville.
«Non balleremo solo il Valzer, dovresti ascoltare altre canzoni, farti entrare il ritmo nel sangue. E poi le piante adorano la musica, sai?»
Si mise la borsa a tracolla in spalla, abbracciando Neville come saluto e lo ringraziò.
Quando uscì dall'aula di Musica del quinto piano, un ragazzo dai capelli rossi corse verso di lei e sventolò la mano per salutarla. Era uno dei gemelli e, questa volta, Anne non si fece trovare impreparata.
«Ehi, cosa ci fai qui?»
«Volevo vedere come andava con Neville.»
Il rosso si fermò davanti a lei e si mise al suo fianco mentre riprendeva a camminare.
«Molto bene direi! Impara molto in fretta.»
«Sul serio? Direi che è fantastico.»
Anne si convinse che era George dalla risposta e, in un secondo momento, dopo aver gongolato dentro di sé per averlo riconosciuto, si sentì quasi in imbarazzo.
Maledetta Angelina e le sue sue fantasie del cavolo che l'avevano contagiata.
George le disse qualcosa ma la mente era altrove, udendo solo un mormorio confuso.
«Come scusa?»
«Ho detto che questa storia del ballo ha creato un gran caos.»
«Oh, sì! Mai visto così tanta... Agitazione? Sembra quasi un evento dei Reali.»
George la guardò e si mise a ridere, seguito dalla risata di lei. Entrambi guardavano il pavimento in un momento di silenzio improvviso e ci mancò solo che contassero una piastrella a testa.
«Però almeno c'è qualcosa di diverso, no? E poi è una cosa carina da passare assieme anche alle altre scuole.»
«Ti ha invitato qualcuno di Durmstrang?!» chiese lui di getto.
«Cosa? Nono! Intendo dire... Insieme, tutti insieme. Un momento di festa per spezzare anche la tensione del Torneo.»
Anne svoltò l'angolo mentre George annuiva, ma i passi si arrestarono quando il ragazzo le prese il polso con le sue dita lunghe. A gran voce, qualcuno urlò il suo nome dal fondo del corridoio e la fece voltare.
Lee l'aveva chiamata e le fece segno di avvicinarsi.
«Perché ti sei fermato?» disse ritornando a guardare George, ma il suo sguardo era concentrato su altro, oltre la propria spalla.
Quando si voltò a guardare, Lee si era posizionato di schiena contro il muro, braccia incrociate al petto e li osservava incuriosito.
«Perché... sono arrivato! Io devo entrare in quest'aula.»
«Ma... George...»
«Ci vediamo più tardi!»
«George!»
Il ragazzo si bloccò con la mano sulla maniglia, le pupille che fissavano la ragazza che, invece, sorrideva divertita.
«Quello è il ripostiglio delle scope...»
George rimanendo immobile, guardandola con occhi spalancati.
«Mi... Serve una paletta per le scope.»
Aprì il ripostiglio e afferrò l'attrezzo. Anne lo guardò salutarla con un cenno del capo e allontanarsi, scrollando di tanto in tanto la paletta come se la stesse maledicendo.
Mancavano due settimane al ballo e Anne si ritrovò immersa in cose da fare che si dimenticò completamente dell'evento.
Era una sera inoltrata di metà settimana quando la ragazza stava facendo il solito giro per il castello in cerca di qualche ribelle che infrangeva le regole, ma, a differenza delle altre volte, era da sola. Cedric era indaffarato con l'Uovo vinto durante la prima competizione del Torneo e sembrava più deciso che mai a risolvere l'indovinello, nonostante mancassero due mesi alla seconda prova.
Sbuffò guardando i soffitti marmorei alti del castello del quarto piano, udendo dei passi nel corridoio a destra che portava alla Biblioteca. Un lampo di convinzione la portò a pensare che i gemelli Weasley fossero in giro, così camminò verso quella direzione nella speranza di trovare un po' di compagnia, almeno fino alla fine della ronda.
Il silenzio era assordante, in sottofondo sentiva soltanto i propri passi poco rumorosi con qualche scricchiolio di tanto in tanto. Le pareti erano più scure per via del buio e la luce fioca delle candele appese al muro rendevano poco luminosi i passaggi. Forse stava inseguendo una sensazione o, peggio ancora, quel demonio di Pix.
Che la stesse attirando in una trappola?
Estrasse la propria bacchetta e la impugnò davanti a sé, agitandola appena.
«Lumos!»
La punta si illuminò e un fascio di luce le aprì la visuale sull'ingresso buio e silenzioso. Si fermò e si guardò attorno in attesa di un altro rumore che l'avrebbe aiutata a capire cosa esattamente stesse cercando, ma la bacchetta illuminava soltanto i mattoni delle pareti. Anche loro, in un castello pieno di magia e sorprese, sembravano addormentati. Abbattuta, si voltò per tornare sui propri passi, quando il fantasma di un cavaliere in groppa a un cavallo spuntò improvvisamente dal muro alla sua sinistra. Anne lanciò un urlo mentre si portava le mani sul volto e sentì il cuore scoppiare dallo spavento. Il cavaliere urlò d'incoraggiamento e innalzò l'animale che nitriva su due zampe, lanciandosi alla carica. Sparì nel muro di fronte e lasciò la ragazza immobile come uno stoccafisso in mezzo al corridoio silenzioso.
«Sei qui da sei anni e ancora ti spaventi dei fantasmi?»
Anne si voltò verso la voce dietro di lei, il cuore ancora palpitante. Abbassò di scatto le braccia mentre cercava di capire cosa rispondere.
«Mi piacerebbe dirti di no, ma a quanto pare ti direi una cavolata.»
Le uscì una risata nervosa non prevista che cercò di smentire con uno schiarimento della gola. Con un «Nox.» sussurrato, spense la bacchetta.
La voce spuntò dall'angolo buio del corridoio e un ragazzo dai capelli scuri camminò verso di lei. Anne notò la cravatta blu e argento sistemata a puntino e sul mantello nero spiccava la spilla da prefetto con un Corvo su sfondo blu.
Ethan Roberts era il prefetto dei Corvonero. Un ragazzo alto con la carnagione chiara, gli occhi azzurri acquamarina e i capelli scuri ondulati, pettinati sempre all'indietro in modo ribelle o come se ci passasse la mano continuamente. Aveva un viso ben definito e la mascella squadrata. Quando sorrideva, si notavano gli incisivi superiori poco più lunghi, con le fossette ai lati delle labbra che risaltavano un neo nella parte sinistra, poco più in basso della bocca. Aveva quel non-so-che di affascinante, una calamita che t'arrirava seppur non si sapesse il motivo, con un luccichio negli occhi che brillava in continuazione.
«Come mai una ragazza vaga tutta sola nel Castello?»
Anne arricciò le labbra per trattenere una risata.
«L'hai sentita in qualche film babbano questa frase?»
«Ah, sì.» Ethan sorrise di sbieco, affiancando la giovane ragazza e riprese a camminare, «da quando mamma si è presa una televisione babbana non fa altro che guardarsi film la sera.»
«E' una cosa carina! E poi guardare film è sempre bello.»
Anne camminava al suo fianco mentre andavano nella direzione della Biblioteca, nonostante fosse convinta che ormai non ci fosse più nessuno da quella parte.
«Allora, come mai sola questa sera?»
«Cedric aveva da fare con l'Uovo del Torneo.» Anne annuì appena e alzò di poco le spalle. «E tu?»
«Rose aveva da fare con lo studio, così ho pensato di farmi due passi da solo nella speranza di incontrare qualcuno che si spaventa a morte per colpa di un fantasma.»
Ethan disse la frase con un mix di semplicità e di ironia che lasciò perplessa Anne per un paio di secondi, facendola voltare verso di lui con le sopracciglia corrugate.
«Ehi! Chiunque poteva spaventarsi.» disse, lasciandosi sfuggire una risata.
«Non lo metto in dubbio!» il ragazzo alzò le mani e sorrise mentre la guardava, «ma non puoi negare che era una scena divertente!»
Anne si portò una mano verso la fronte e sospirò con un lieve sorriso d'imbarazzo.
«Allora posso dire di esser contenta di averti intrattenuto.»
«Direi che mi è andata piuttosto bene.»
Entrambi sbuffarono una lieve risata e iniziarono a parlare di cose varie. Condividevano la maggior parte delle lezioni - di cui in alcune era capitato esser vicini di banco, e Anne conosceva Ethan soltanto grazie a voci di corridoio. Era figlio di due maghi, un ragazzo che non passava inosservato agli occhi del corpo studentesco femminile e la media dei suoi voti era alta, seppur non si facesse vedere più di tanto con un libro in mano nelle Sale Studio o nella Biblioteca. Almeno quella sera, Anne aveva avuto il piacere di conoscere in parte il ragazzo oltre a quelle voci e ammise che era simpatico e di buona compagnia, trascorrendo quell'ora in maniera piacevole.
«Vai al ballo con qualcuno?»
Stavano discutendo delle lezioni di Pozioni del professor Piton, quando dal nulla Ethan fece quella domanda inaspettata.
Anne si voltò e si fermò, impreparata.
«Il... Ballo?»
Ethan la guardava con un ghigno beffardo mentre fermava i suoi passi.
«Oh! Il ballo, giusto. Penso che andrò con delle amiche.»
La bionda riprese a camminare come se il discorso per lei fosse già chiuso in un cassetto, dimenticato ancora prima di iniziarlo.
«Quindi non ci andrai con nessuno.» continuò lui.
La ragazza roteò gli occhi verso Ethan con un sorriso, ma rimase in silenzio.
Temeva quella fatidica domanda da parte sua. La speranza che qualcun altro la invitasse a quel dannato ballo era ancora dura a morire. E se avesse detto sì a Ethan e poi George glielo avesse chiesto? E se George con lei non ci voleva andare e si stava solo costruendo castelli fatti di carta?
«Be'... Potremmo andarci insieme, se ti va.»
Anne arrestò nuovamente i propri passi, questa volta davanti a una scalinata. Poggiò la mano sulla ringhiera in legno e un piede sul gradino più basso, voltandosi verso Ethan.
«Il nostro turno è finito, il tempo è scaduto.» alzò un sopracciglio con una smorfia divertita sul viso.
«Ho ancora dieci giorni per chiedertelo e, se i miei calcoli non sono errati, abbiamo una probabilità molto alta di vederci durante i prossimi giorni.»
Questa volta Ethan si avvicinò di un passo verso la ragazza, poggiando il gomito sul corrimano. La schiena ben diritta, sicuro di sé, e guardò Anne con fare malizioso ma senza nessuna cattiveria. In tutta risposta, lei piegò il viso da un lato, lasciandolo con un ultimo sguardo prima di voltarsi e scendere le scale.
«Ci vedremo al ballo.»
«E' un sì?»
«Non ho detto quello!»
Anne lo congedò con quelle quattro parole, sospirando con pesantezza una volta girato l'angolo per dirigersi verso la Sala Comune dei Tassorosso.
Perché doveva essere così complicato andare al ballo con chi ti interessava?
L'insistenza del ragazzo non finì in quella sera e tutto iniziò un paio di giorni dopo quell'incontro, mentre Anne stava camminando verso la lezione di Storia della Magia e Ethan la affiancò. Il suo solito sorriso smagliante era stampato sul suo viso.
«Ehilà, compagna di ronde.»
«Ehi, Ethan, tutto bene?»
«Sì, grazie. E tu? Qualche fantasma ti ha spaventata ancora?»
Anne rise alla domanda del moro mentre si voltava per un istante per guardarlo.
«No, per fortuna, ancora non mi sono presa nessun tipo di infarto.»
«Ed è un bene, non vorrei perdere la mia opportunità di chiederti di andare al ballo.»
«Ethan... Ma già ti ho risposto.»
«Ma per me non è una risposta valida.»
Anne aprì bocca per rispondere, ma Ethan si allontanò con passo svelto e le schioccò un occhiolino. La lasciò confusa e con le parole morte in gola, pensando che, però, nel giro di pochi giorni si sarebbe stancato di ricevere la stessa risposta. Si voltò per guardare Lee e i gemelli, notando come George non ricambiasse lo sguardo e, anzi, sembrava osservare tutt'altra direzione.
Gli occhi di Ethan, penetranti come pochi, la seguirono per i giorni a venire, sentendosi bruciare dietro il collo ogni qualvolta durante le lezioni aveva scelto il posto davanti a lui. O durante i pasti nella Sala Grande in cui Anne cercò di non farci molto caso o quando, casualmente, si incrociavano nei corridoi. Era impressionante come la guardava di sottecchi sotto quelle sopracciglia scure, come se stesse calcolando la prossima mossa. Temeva che a fine giornata sarebbe arrivata con un buco in testa per l'intensità di quello sguardo.
Mancavano due giorni al ballo e Anne si lanciò fuori dall'aula di Difesa Contro le Arti Oscure una volta che la lezione sugli Inferius finì. Aveva l'ultimo appuntamento con Neville nell'aula di Musica e, a notare di come Ethan si stava avvicinando con un sorriso, la bionda si complimentò con sé stessa di come riuscì a congedarsi con facilità senza nessun intoppo.
Corse lungo il corridoio con la tracolla che sbatacchiava ovunque, scoppiando a ridere quando per poco non investì un gruppo di alunni del primo anno e li spaventò a morte.
Aveva raggiunto l'aula con il fiatone, guardando Neville con i vinili che gli aveva dato in prestito ancora tra le braccia.
«Allora, ti sono piaciuti?» chiese Anne, poggiando la tracolla in un angolo della stanza.
«Davvero un sacco!»
La ragazza fu felice di questo, ché per lei non c'era cosa più bella che condividere musica con qualcuno. Se solo la McGranitt non avesse sottolineato mille volte che quelle mini-lezioni sarebbero state soltanto sul valzer, Anne non avrebbe esitato a mettere nel giradischi della scuola uno dei propri vinili.
Quel giorno avevano a disposizione soltanto un'ora per allenarsi, ma Neville era diventato così bravo a tenere il ritmo e a portare che Anne la giudicò più che sufficiente. Il giovane, al termine, l'aveva ringraziata di cuore con un enorme abbraccio, staccandosi da lei con un lieve imbarazzo per il gesto così tanto spontaneo.
«Vuoi che ti dia una mano a sistemare?»
«Tranquillo Neville, vai pure. Ci vedremo al ballo.»
E così il ragazzo la congedò con un enorme sorriso, stringendole le mani con le sue e canticchiando una canzone mentre usciva dalla porta. Anne lo guardò andare via e si voltò per rimettere i banchi a posto con la bacchetta.
La porta si aprì nuovamente e la ragazza si voltò, pensando che l'amico avesse dimenticato qualcosa. Vide Ethan entrare nell'aula e si stupì, tornando a muovere la bacchetta per sistemare la stanza. I banchi che prima erano disposti uno sopra l'altro contro il muro, presero il volo e tornarono in fila al centro della stanza.
«Ehi, Ethan.»
«Stavi scappando per venire qui, allora.»
«Già, davo una mano a Neville e non volevo fare troppo tardi.»
Ethan si avvicinò all'enorme giradischi e raccolse i vinili dal pavimento per guardarli. Li osservò uno per uno con attenzione e li girò per guardare le tracce, con le sopracciglia corrugate dalla concentrazione.
«Sono tuoi?» chiese lui.
«Sì, ne conosci qualcuno?»
Il moro non rispose concentrato com'era a guardare i titoli dei vari artisti, nonostante ad Anne andasse bene così: finché non le avesse chiesto del ballo, le sarebbe andata bene ogni cosa, anche prendere il vinile degli ABBA e posizionarlo sul giradischi.
«Aspetta... Cosa stai facendo?!»
Anne sgranò gli occhi quando vide Ethan con il vinile in mano, pronto a posizionarlo sul giradischi. Si avvicinò di corsa, le mani già allungate per poterlo bloccare. Lui aveva un sorriso divertito, occhi che brillavano di allegria nel frattempo che bloccava la bionda per non farle raggiungere l'aggeggio. Al contrario, lei era terrorizzata che qualche insegnante li scoprisse da un momento all'altro.
«Ethan, se ci scoprono siamo nei guai!»
Lui si voltò e la allontanò verso il centro della sala. Estrasse la bacchetta e con un paio di colpetti in aria cambiò alcune canzoni, per poi agitare la bacchetta e alzare il volume a tutto spiano.
Anne sgranò gli occhi e quando cercò di raggiungere il giradischi, Ethan la bloccò ancora: la prese dalle spalle e la fece roteare al posto di prima. La afferrò per il polso in maniera delicata quando la vide estrarre la bacchetta, dando un altro colpetto con la propria fino a trovare la traccia Take A Chance On Me.
If you change your mind I'm the first in line! Honey I'm still free, take a chance on me! If you need me, let me know, gonna be around, if you've got no place to go, if you're feeling down!
(Se cambi idea sono il primo della fila! Dolcezza sono ancora libero, dammi una possibilità! Se hai bisogno di me, fammelo sapere, sarò intorno, se non hai un posto dove andare, se ti senti giù!)
La canzone riecheggiava nelle mura in maniera provocatoria, come lo erano le intenzioni di Ethan a guardare il suo sorriso sfacciato e gli occhi azzurri più brillanti del solito.
«Ethan, per l'amor di Dio! Se ci beccano siamo nei casini!»
Non sapeva se l'intera situazione era assurda o esilarante, ma il fatto che Ethan si fosse messo a cantare a squarciagola seguendo la canzone la rendeva sicuramente più bizzarra.
«If you're all alone when the pretty birds have flown, honey I'm still free take a chance on me! Gonna do my very best and it ain't no lie, if you put me to the test if you let me try [...]»
(«Se sei tutta sola quando gli uccellini graziosi volano via, dolcezza, sono ancora libero, dammi una possibilità! Farò del mio meglio e non è una bugia, se mi metterai alla prova, se mi lascerai provare [...]»)
Alcuni alunni che passeggiavano da quelle parti si erano affacciati per guardare da dove proveniva quel caos, incuriositi da quella melodia movimentata e tanto allegra. Se fosse stata in un'altra occasione, Anne non sarebbe rimasta lì a crogiolarsi nel panico con il timore che qualche professore arrivasse da un momento all'altro. Si sa, Hogwarts era sì magica, ma non era di certo il Paese dei Balocchi e su molti comportamenti erano davvero rigidi.
«Ethan!»
«Allora andiamo al ballo insieme e non verremo beccati!»
«E VA BENE, VA BENE! MA SPEGNI QUEL COSO!»
Alle prime due parole Ethan aveva già spento il giradischi con un colpo di bacchetta, facendo udire la voce di Anne - che sapeva essere molto alta, in ogni angolo del castello. Quando lei se ne accorse, iniziò a sentire le guance prendere fuoco e si portò le mani davanti alla bocca in uno scatto.
«Signorina Evans e Signor Roberts.»
La voce della McGranitt spuntò d'improvviso con tono pieno di indegno, fulminando i due ragazzi al centro della sala. Senza stupirsi troppo, il resto degli alunni era già scomparso.
«Immagino che abbiate delle spiegazioni per tutto questo baccano.»
«E' colpa mia, professoressa, mi dispiace.» iniziò subito Ethan con tono serio, «Volevo provare il Valzer per il ballo per non fare brutta figura ma ho sbagliato canzone.»
Gli occhi severi della McGranitt saettarono su entrambi i giovani, rimanendo in silenzio per un momento.
«Uscite immediatamente da questa sala dopo aver rimesso a posto tutto quanto. Avete cinque minuti di tempo.»
E così fecero. Riordinarono tutto quanto alla velocità della luce, Anne prese i propri vinili e si diresse verso la porta d'uscita seguita da Ethan.
«E' stato divertente.»
«Sei davvero cretino...»
Chiusa la porta dell'aula, si guardarono per un secondo prima di scoppiare a ridere, scaricando tutta la tensione del panico che avevano avuto pochi minuti prima. La ragazza poteva giurare di sentire le gambe molli e per questo si poggiò contro la parete, tenendo fra le braccia le proprie cose.
«Allora... Ci vediamo al ballo?»
Ethan aveva le mani in tasca nel frattempo che attendeva una risposta, questa volta con un senso di pace e tranquillità.
«Sì... Sì. Ci vediamo al ballo.»
Si salutarono velocemente e presero strade diverse per raggiungere i propri Dormitori, senza voltarsi indietro.
Era un semplice ballo, no? Questo non voleva dire assolutamente nulla.
Nonostante Anne cercasse di convincersi di ciò, sapeva che avrebbe fatto tutto un altro effetto se fosse andata con George Weasley, che l'emozione e l'ansia di partecipare a quell'evento sarebbero stati diversi. Si era semplicemente fatta influenzare da alcune fantasie di Angelina che, senza nessuna colpa, era emozionata per l'appuntamento con Fred e, probabilmente, augurava la stessa esperienza a tutti.
Dopotutto, doveva aspettarsi che George sarebbe andato con qualcun altro.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro