Capitolo 41 Loki
LOKI
Mi materializzo al quartier generale degli Avengers, nel punto esatto dove sono scomparso. Presumo che l'assenza sia durata più di qualche secondo, perché Barton è seduto a terra con la schiena posata al muro, accanto a Romanoff.
Bucky è vicino a Steve, mia cognata con Thor. Più spostati gli altri. Ai piedi di ciascuno ci sono tazze di caffè, bottigliette di acqua minerale, incarti di panini già digeriti.
Clint scatta e si getta verso di me, deduco per l'assenza di Eyra al mio fianco. Stranamente non è ricomparsa e nemmeno Sigyn "T'ammazzo, te lo avevo giurato: Eyra che fine ha fatto?".
Non riesco a dire mezza sillaba che un gancio sinistro dal basso mi colpisce la mascella. Credo che l'arciere ci abbia messo tutta la forza che possiede, anche a contropartita delle battute e frecciatine, sua specialità, sopportate dalla mia voce.
Un sapore dolciastro e metallico di sangue mi riempie la bocca, intanto che oscillo e ricado al suolo perdendo la Gemma dalla mano aperta.
La pulsazione azzurra non si interrompe; l'unico altro in grado di gestirla, della mia medesima stirpe, la ripone nella tasca posteriore dei propri jeans attillati.
Il Falco è piegato per darmi il resto delle botte promesse, Barnes lo trattiene usando il braccio in vibranio, stasera il solo accessorio fashion utile per abbattere il vecchio pennuto.
"Fratello, tutto a posto? Stai bene?" Thor si abbassa porgendomi la destra per aiutarmi a rimettermi in piedi, l'occhio ceruleo sano è dilatato dalla paura per la sorte di mia figlia.
E' lo stesso batticuore che maschero; cerco di raccogliere ogni idea possibile per una risposta che è un vuoto mentale, spolverando la pulitissima tuta.
Clint schiuma dalla bocca, Bruce e Vedova Nera provano l'inottenibile impresa di calmarlo "Fai parlare Loki, dagli il tempo di spiegarsi". Banner, gentilmente, mi si rivolge, speranzoso di una buona notizia. Che non ho.
Terrorizzato che le mie donne siano diventate materia cosmica, odo la voce concitata di mia figlia che, correndo, si precipita nell'hangar, seguita da Sigyn.
Eyra lancia il casco sul pavimento e piomba fra le braccia del Falco, che ha trovato il vigore per liberarsi dal vibranio del Soldato d'Inverno "Clint, siamo ricomparse sul prato".
Non ho mai visto un abbraccio simile, c'è da temere sul serio per la sopravvivenza del bambino "Era una sorpresa, e tu non apprezzi mai il mio umorismo, dannazione. La stai stritolando, ne rimarranno polpette".
"E' sangue. Ho un genero che picchia duro, dunque" la mia sposa, anche lei senza elmo, mi terge il labbro superiore spaccato con un fazzolettino di cotone bianco con le nostre iniziali ricamate in verde, preso dall'interno del corpetto della veste.
"Lei è Sigyn, la mia sposa" la distanzio col braccio piegato verso destra per permetterle una riverenza di presentazione agli sconosciuti Avengers.
"Troppo bella ed elegante per una serpe come te, hai creato un ologramma" Natasha è pungente e garbata, e si introduce prima degli altri, persino prima del parentame scettico della mia intuizione sull'esistenza in vita della mia metà.
Lascio Sigyn ad Álmadis e Thor e agli inutili midgardiani, facendo un passo indietro per godermi la scenetta.
L'arciera passa la mano sulla stoffa verde del bustino dell'abito elegante "Che nostalgia". Realizzato in stile asgardiano, ci riporta alle cene ufficiali e ai balli di gala a cui abbiamo partecipato assieme.
Mia moglie fa una figura incredibile, la sua bellezza raffinata colpisce gli astanti.
Ovviamente c'è una voce stridula e inopportuna fuori dal coro. "Sono Clint Barton, è un onore conoscerla, maestà!". Esagera, affettato e innaturale, in un buffo inchino. E' l'unico istante in cui mi rallegro che Asgard non esista più; Barton non sarebbe potuto intervenire ad alcun momento conviviale, non sapendo stare né in società né al suo posto.
"Mamma, lui è Clint, il mio promesso sposo" Eyra sottolinea l'ovvio.
"L'eroe della profezia, dunque; speriamo sia valsa la pena dell'esilio per un incontro simile, figliola. Credevo fosse più giovane e meno segnato sul corpo" Sigyn gli dà una battuta scherzosa, riferendosi all'età e al repellente tatuaggio, che l'Avenger non coglie, diventando rosso come un pomodoro maturo.
"E' un falco saggio, cognata; Clint è il miglior arciere dei Regni esistenti e il miglior amico e combattente da avere al fianco" Thor ci aiuta a uscire da una gaffe involontaria a cui la mia signora pone rimedio "E' da tantissimo tempo che non vedevo mia figlia, mi sono sempre chiesta se fosse viva e soprattutto se fosse felice. Quando ci siamo incontrate, poche ore fa, il suo viso splendeva del più bel sorriso che abbia mai avuto. E il merito è dell'amore; quando si è innamorati, si vola, Clint, e tu sei già parecchio avanti".
"Vorrete rinfrescarvi e cambiarvi d'abito" le nostre tute sono pesanti e anche il vestito di Sigyn era adatto all'invernale clima di Jotunheim, quando invece sulla Terra è primavera inoltrata. Álmadis conduce la mia consorte allo spogliatoio dove le docce comuni, distinte fra uomini e donne, ci permetteranno di lavarci, ancorché separatamente.
Le femminucce già chiacchierano; sento Natasha offrirsi di prestare degli indumenti a Sigyn, in effetti hanno la stessa altezza, un girovita diverso tuttavia.
"Devi lasciarla andare o vi incollerete e Banner vi separerà con un raggio laser ad altra frequenza" ironizzo verso l'arciere, il cui braccio non ha lasciato il fianco di mia figlia. Le labbra peggio.
"Vado, raggiungo la mamma" Eyra, che si tratterrebbe per altre effusioni, fugge al mio accenno di rimprovero.
Entro nello spogliatoio togliendo la casacca con l'aiuto di Thor, per poi sedermi sulla panca di legno a lato degli armadietti metallici e liberarmi con facilità di calzoni e stivali. L'acqua calda e il bagnoschiuma al cedro mi attendono nella cabina dove mi appropinquo, notando solo allora il pubblico rimasto per lo show "Lo so, da nudo sono uno spettacolo. Mio fratello passerà a raccogliere l'obolo, offerta libera".
"Loki, debbo scusarmi" è un evento, Clint sta facendo ammenda e ho dei testimoni che potranno giurarlo "Quando ti ho visto materializzarti nella nuvola azzurra senza Eyra ho perso la testa. Non è da me, ma se c'è di mezzo lei divento irrazionale. Sono un tipo di poche parole; rigidità, introversione e disciplina mi hanno temprato e tenuto separato dal mondo delle relazioni finché non è arrivata lei. Ho creduto che non fosse sopravvissuta al passaggio temporale o che le fosse accaduta una disgrazia sul Regno di Jotunheim e ti ho colpito. Non avrei dovuto". Il tono è diretto.
Mi volto, detergendomi i capelli con lo shampoo, e noto che lo sia anche lo sguardo. Ha coraggio, Barton, e scelleratezza, sa che avrei potuto annientarlo con uno dei miei poteri e non l'ho fatto.
"Ti capisco perfettamente" in quel momento si è sentito perso senza mia figlia e il bambino che aspettano; io ho provato la medesima angoscia, Sigyn e Eyra sono gli affetti speculari ai suoi che mancavano e l'incertezza sulla loro sorte aveva sbigottito anche me. Mi sciacquo della schiuma e passo il sapone liquido sul corpo, restando col viso reclinato indietro sotto il getto dell'acqua. Chiudo il rubinetto, apro l'anta della doccia e il Falco è ancora lì, che mi passa l'accappatoio con inconsueta premura.
Lo indosso con pudicizia, allacciando la cinta di spugna e una mano tesa mi compare davanti al naso "Spero tu possa perdonarmi e che i nostri rapporti migliorino, per il bene di tutti noi, di Eyra soprattutto. Ci terrei molto e mi impegnerò a farlo".
Thor mi fa cenno di sì con la testa, minaccioso.
Gli Avengers ci hanno raggiunto a semicerchio: conto Sam, Bucky con la protesi micidiale, Rogers sulla seggiola a rotelle, Bruce nelle sue sembianze umane, oltre a mio fratello e a Clint, a cui stringo la mano in un gesto pacificatorio.
E siccome i midgardiani sono sentimentali e fisici, mi ritrovo, seminudo, abbracciato a un vecchio pennuto.
💘
L'immagine che apre il capitolo mi è stata inviata da un'amica, è un Loki con un falco in mano. Crediti allo sconosciuto artista.
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