De Amicitia
O di come siano diversie le amicizie una volta diventati adulti.
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Sarò sincero: io con le amicizie ho sempre avuto molto sfiga. Di base io ho difficoltà a fare davvero amicizia perché non mi fido delle persone e la fiducia è alla base di qualsiasi tipo di relazione umana.
Delle amicizie che ho avuto, metà sono scomparse quando ho fatto coming out e l'altra metà sono degenerate in situazioni tossiche molto poco piacevoli e me ne sono andato io.
Le uniche costanti nella mia vita sono Lizzie e Calliope, citate e stracitate nelle mie raccolte perché sono i miei due Soli, rispettivamente il Papato e l'Impero (perché Dante docet in ogni aspetto della mia esistenza).
Però è da un anno a questa parte che, tra l'essere sbarcato all'università e l'aver cominciato la terapia, sono riuscito a farmi un gruppo di amici. A volte me ne stupisco ancora, non so come sia possibile, ma ho degli amici veri che mi vogliono bene anche se il più delle volte sono solo molesto (wow).
Visto che sono un overthinker fissato con le categorizzazioni, ho elaborato la mia personale teoria delle amicizie che andrò ora ad esporvi in maniera molto dantesca.
Nuvola di glitter.
Il primo tipo di amici sono quelli che conosci da quando sei piccolo, ovvero dall'asilo o al massimo dalle elementari. Gli amici d'infanzia sono quelli tipo di amici con cui ritorni ad essere un ragazzino di sei anni che vuole andare a vedere i film della Disney al cinema, giocare a Monopoly e lamentarsi quando tua madre rompe il cazzo (ovvero sempre).
La mia unica amica d'infanzia è Lizzie, che ha avuto letteralmente solo quindici giorni di pace prima nella mia venuta in questo strano mondo (poraccia), ed è l'unica con cui ho una relazione "innocente", nel senso che la brutalità della vita adulta e delle relazioni amorose restano tendenzialmente al di fuori della discussione.
Per questo dico che è il mio Papato, nel senso che con lei c'è ancora un minimo di sacralità infantile.
Con Calliope invece no, perché lei rientra nel secondo tipo di amici: quelli che ti trovi nell'adolescenza e con cui affronti per la prima volta la merda del mondo. Sono quelle persone con cui hai fatto le prime esperienze "da adulto" e sono state lì quando la scuola metteva a rischio la tua sopravvivenza.
E, ora che stiamo davvero iniziando a muoverci nel mondo degli adulti, questi amici diventano degli alleati contro la sensazione di non essere abbastanza bravi a gestire tutto, o perché loro la stanno vivendo peggio di te o perché sono lì a farti notare che stai andando forte e devi solo correggere il tiro. Poi che metà delle volte nessuno la stia gestendo bene e si faccia i coglioni insieme è un altro discorso.
Calliope è la mia alleata nella guerra contro l'esistenza da adulti, in questo senso è il mio Impero.
E alla fine ci sono loro, gli amici che ti fai una volta che sei "grande": le fasi strane le hai passate, le prime esperienze le hai fatte, devi solo imparare a nuotare con i pesci grossi. Sono quegli amici che un po' ti scegli e un po' ti capitano perché avete gli stessi interessi o personalità più o meno affini.
E la cosa che mi ha stupito è quanto queste relazioni gemmino più in fretta e diventino significative molto più velocemente rispetto alle altre. Perché le amicizie che ti fai quando vai all'asilo o comunque a scuola sono "lente", nel senso che stando sempre con le stesse persone alla fine trovi qualcuno con cui essere amico.
Quando sei grande e hai duemila robe da fare e nessuno ti costringe a frequentare nessuno, è come se ti scegliessi quei tre o quattro o dieci soggetti su cui appoggiarti e a cui dedicare il tempo e le energie necessarie ad avere un rapporto. E la cosa avviene in modo molto spontaneo perché è come se ci fosse qualcosa che vi tiene tutti raggruppati ed è molto bello perché non mai avuto un gruppo di amici vero e proprio.
Mi dicono dalla regia (er Nerd stamattina) che è il potere dell'affetto, ma non sono così sentimentale e penso sia più una questione di "incastro", come se fossimo i pezzi di un puzzle che stanno bene gli uni con gli altri perché abbiamo la forma giusta.
C'è un senso di tranquillità in tutto questo, non lo so spiegare.
Nuvola di glitter.
Se ve lo steste chiedendo: sì, questo capitolo è il risultato dell'isolamento da sessione invernale (vi prego uccidetemi, non ce la faccio più).
Un bacio a Lizzie (che sicuro ha letto) e pure a Cal (che è tornata su Wattpad e mi segue, ma non ovunque e quindi boh, non so se legge pure questo).
Scrivetemi qui nei commenti i vostri personali "De Amicitia" e ricordatevi di coprirvi, che fa freddo e il mondo è un posto crudele (lunedì si ricomincia col trantran accademico).
Ave atque vale
Una Narnia che va a continuare Jujutsu Kaisen (giuro che studio, ma non adesso)
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