thirteen
Non riuscivo a leggere la pagina successiva. Mi sentivo impotente. Ancora di più.
L'unica cosa che mi faceva sentire qualcosa era una persona, una persona che non aveva nessun motivo per restare al mio fianco.
Quel giorno ricordo che avevo deciso di andare a fare una passeggiata. Ammirando la natura e la sua effimeralità. Era un freddo autunno. Ero in uno stato di stordimento mentale. Ero confuso e perso in un luogo vagamente familiare. Sapevo dov'erano i negozi, dov'era il parco, ma il resto dei miei ricordi? Non riuscivo a metterci le mani sopra.
Sentii dei brividi lungo la spina dorsale prima di starnutire.
"Non hai freddo, Jimin?"
Mi girai abbastanza agitato. Lo vidi con il suo cappotto nero che corniciava la sua vita in modo stupendo, un paio di occhiali neri poggiati sulla base del naso quasi rosa.
"Beh, potrei farti la stessa domanda, credo."
"Posso portarti a casa mia per una cioccolata calda? Si dice che può fare miracoli." Non sapevo con certezza cosa volesse dire con quelle parole.
Ma non glielo chiesi. Era la persona con cui volevo passare più tempo per creare un legame più forte.
Entrai nel suo appartamento.
Caro diario, Lunedì 18 Settembre 2004
Il tuo amato, Park Jimin
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