Incantesimi d'amore
Le lezioni di incantesimi erano da sempre il momento preferito di Antheo. In quelle lezioni Serpeverde e Corvonero erano insieme a studiare nell’aula di Flitwick una casa di fronte all’altra o a volte mischiati.
Il professore agitava la bacchetta mostrando il movimento corretto e ripetendo la pronuncia adeguata mentre gli studenti ripetevano a poro volta, poi restavano affascinante come di consueto ogni volta che ne vedevano gli effetti. Ma Antheo da due anni era affascinato da un’altra cosa, che si trovava di fronte e lui e non alzava lo sguardo dal suo libro di incantesimi se non per vedere il movimento corretto della bacchetta. Non qualcosa, qualcuno.
Capelli scarlatti e ondulati, lunghi lunghi da avvolgere la sua schiena delicata; occhi verdi che le illuminavano il viso timido e qualche le ti oggi ne che le decorava la pelle candida. L’aveva incontrata una notte in biblioteca e da allora era diventata la sua ragione di vita.
Se quella notte non avesse esitato, si sarebbe certamente portato quel peso sulla coscienza in eterno; se non avesse esitato nemmeno un istante avrebbe ucciso quella dolce creatura e si sarebbe logorato le viscere dal dolore. Ora invece lei era proprio lì davanti che studiava con dedizione, viva e vegeta e soprattutto ancora circondata dalle sue amiche.
Continuava a dire in giro che lei era solo una nata babbana senza valore, ma avrebbe capito in seguito che natale nanna non era in realtà; cercava in tutti i modi di allontanarsi quei pensieri ma erano troppo importanti per scacciarli via. Lei aveva preso possesso della sua lente, della sua anima, e solo guardandolo con occhi colmi di lacrime lo aveva stregato senza l’uso della bacchetta. La sognava di notte e la cercava con lo sguardo di giorno.
E ripeteva dentro di sé il suo nome come se fosse la più bella armonia mai sentita: Béatrice. Un unico suono che mischiava lettere morbide con un sibilo finale che lasciava scivolare la voce in modo armonico. Béatrice.
Lei alzò lo sguardo solo un po’verso il Mangiamorte, e lui imbarazzato lo distolse in fretta simulando un richiamo da qualche compagno. Troppo orgoglioso per ammettere che era innamorato? No. L’orgoglio non gli era mai stato amico. Ma troppo freddo per ammettere che finalmente sentiva un calore dentro di sé dopo il vuoto lasciato dai genitori.
“Signor Lestrange, non la vedo attento. Mi vuole dire che sa già come si esegue bene l’incantesimo?” la voce di Flitwick lo riportò alla realtà facendolo sussultare leggermente. Ma ignorando le risatine degli altri compagni e quasi zittendoli con un solo gesto, nel momento in cui gli venne chiesto di eseguire il movimento di bacchetta e di pronunciare l’incantesimocone si deve, Antheo lo aveva eseguito con una perfezione che fece esitare anche il professore.
“Molto bene, davvero molto bene” la voce di Flitwick non nascose l’ammirazione per quello studente temuto e amato allo stesso tempo. Ma Antheo non guardò lui, ma la ragazza che fissava impressionata il suo incantesimo ben riuscito. E quegli occhi affascinati per lui erano pura poesia. Erano il sole al mattino e il tramonto di sera, un tramonto rosso come i capelli morbidi di lei.
Antheo ottenne l’incarico di aiutare alcuni studenti nell’esercizio, ma non era da solo. Con lui c’era anche la bella Béatrice che come lui si era dimenticata tra i migliori, e Alessio che passava in rassegna le file ordinate per distribuire l’oggettoda incantare.
Il cuore batteva all’impazzata, le gite si addossavano e con la pelle bianca che avevano entrambi si potevano notare anche troppo. Ma se lei era più timida e tendeva a nasconderle, lui se ne in fischiava, almeno dimostrava di non essere un morto in piedi.
“Se vuoi io faccio quella fila e tu quella sotto” disse Antheo con una nota di imbarazzo quasi troppo evidente per la voce provocatoria che aveva di solito. Béatrice non rispose a voce, ma abbassando lo sguardo gli restituì un sorriso leggero e delicato, in segno di assenso. E Antheo avrebbe voluto lanciare un Arresto Momentum seduta stante per godersi all’in finito quel momento meraviglioso. Sentì gli occhi tornare a brillare dopo tempo e mesi di depressione. Béatrice era forse la sua fuga da quell’esistenza divenuta troppo grigia?
La osservò dirigersi verso la fila designata, ma qualcosa dentro di lui si mosse senza il suo volere prendendole il polso di scatto. Erano in un punto dell’aula quasi nascosto, quindi nessuno li avrebbe visti. Béatrice si girò di scatto, improvvisamente con uno sguardo preoccupato e quasi spaventato, e a quella visione Antheo sembrò essersi scottato lasciando subito la mano della ragazza.
“Scusami, non so…” non sapeva cosa dire, maledetto approccio impacciato, non si sentiva a suo agio. Lei si allontanò subito, nella direzione presa prima, e Antheo rimase per una manciata di secondi fermo a male dirsi da solo, sapendo che ogni suo gesto poteva essere frainteso.
Non voleva ferirla. Farle del male non era nei suoi programmi, mai nella vita, e odiava la costante sensazione che potesse risultare un pericolo per lei.
Si avvicinò alla sua fila, intercettando una persona che avrebbe potuto aiutarlo, almeno per un po’, solo per starle vicino senza spaventarla: Cedric Dorca, un Corvonero che aveva conosciuto al primo anno durante una lezione di Erbologia. Poteva essere il migliore in assoluto, un Corvonero avrebbe potuto facilmente avvicinare una Corvonero essendo della stessa casa.
“Mi serve il tuo aiuto”
“Romeo non riesce ad avvicinare la sua Giulietta?” Cedric lo guardò sorridendo divertito per l’espressione scocciata dell’amico. Antheo conosceva a memoria quella storia e ogni volta che facevano riferimenti ad essa, si ricordava le lezioni pesanti di zia Walburga quando era più piccolo.
“Evita certi riferimenti, ma comunque sì. Come faccio a parlarle senza spaventarla? Ogni volta mi sembra solo di peggiorare”
“Che tu abbia adocchiato proprio la Corvonero più irraggiungibile ormai lo sanno tutti, ma non sei del tutto senza speranze. Lei di sera parla con le sue amiche di te”
“Mmh, immagino quali cattiverie saltino fuori. Sono abituato”
“No Antheo, almeno non lei. Leila e Aurelia criticano tanto, ma lei ti giustifica. Non so cosa tu le abbia fatto, ma in qualche modo hai fatto breccia in lei. E se pensi che ti voglia stare lontano, fidati che non è così”
“Come posso esserne sicuro? Non fa altro che guardarmi con quel viso spaurito!”
Cedric gli sorrise comprensivo: “Quello è il suo volto normale sai?”
Antheo passò in rassegna ogni compagno sospirando. Non poteva essere vero, come poteva lei non essere realmente spaventata da quel Mangiamorte? Antheo in fondo era consapevole di quale visione stesse dando di sé stesso, e fino a quel momento non gli era mai importato niente, ma con lei era diverso, molto diverso. Con lei si sentiva un altro, si sentiva improvvisamente troppo esposto e a volte troppo rozzo, proprio tutto suo padre che mai nella vita avrebbe voluto mostrarsi in quel modo. Un disagio che percorreva le vene mischiandosi al sangue.
Arrivò alla fine della fila e il suoi occhi diversi incrociarono di nuovo quelli di Béatrice, quel verde timido di nuovo inondò i suoi mari azzurri diversi nelle iridi.
Antheo questa volta abbassò lo sguardo, non sapeva come comportarsi, come atteggiarsi davanti a lei per evitare un'altra figuraccia.
Ma lei questa volta non si allontanò subito, forse voleva dargli un’altra possibilità, vedendolo così tranquillo. Lui sembrò trovare il coraggio di guardarla e, dato che sono trovavano di nuovo in quel punto dell’aula nascosto dagli occhi indiscreti, lui fece un incantesimo e la sua bacchetta fece crescere sulla punta un germoglio, che si diramò in aria mostrando una profumata rosa rossa come i capelli di lei.
“Per quella volta, in biblioteca… volevo dirti che… è stato un piacere aiutarti”
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