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I lati dei Black

Lo aveva visto nascere; lo aveva visto crescere; fare progressi di crescita; imparare a camminare, a parlare e a correre; aveva perfino fatto in tempo a vederlo approcciarsi per la prima volta con la magia, e ad andare a scuola. Eppure, tutti quei ricordi ora rievocavano solo tristezza e dolore, mentre vedeva quella creatura davanti a sé, grondante del suo stesso sangue e non e con la bacchetta di noce puntata contro.

Ma come si erano potuti ridurre a tanto? Come poteva una visione si idee diversa spaccare in due un’intera famiglia? Era uno dei tanti dispetti crudeli della vita, una delle tante volte in cui il destino ti ricorda che la tua esistenza non è felice e che le persone a cui tieni sono sempre le prime a lasciarti, in un modo o nell’altro.

E quella era proprio una di quelle volte, l’Ordine della Fenice, riesumata alla bell e meglio, e la Causa di Lord Voldemort con tutta la sua famiglia come Mangiamorte, tra cui la persona che più di tutte non avrebbe mai voluto perdere.

“Allora è così” riuscì a dire a bassa voce, mentre lo sguardo rude e feroce di quello che un tempo era il suo cuginetto pareva trafiggerlo “Siamo destinati ad essere nemici”

Lo scenario intorno a loro pareva muoversi a rallentatore: schiantesimi e coltelli aleggiavano per tutto il paesaggio in cornici andò li come se loro due potessero decidere la sorte della battaglia, erano come due divinità che si battevano per il dominio, Sirius da un lato, Antheo dall’altro. Due parenti, Black – anche se Antheo era il rampollo Lestrange – che avevano condiviso tutto nella vita, ora si ritrovavano a lottare l’uno contro l’altro per difendere una loro visione personale del mondo magico.

Come se non fosse stato già abbastanza pesante affrontare Bellatrix e Regulus, come se non fosse stato difficile staccarsi da quella famiglia che, seppur scomoda e odiosa, era pur sempre famiglia, come se la vita stessa non lo avesse privato già di tutte le care persone a cui voleva bene. Ci si metteva anche Antheo, che altro non aveva visto se non l’orrore della guerra e della Causa.

“Siamo destinati ad essere nemici Antheo?” chiese ancora Sirius, che tutto poteva sopportare tranne quella scena “Io e te dobbiamo uccidervi a vicenda?”

“Abbiamo fatto delle scelte che comportano certi prezzi Sirius” disse piano Antheo, abbandonando pian piano quello sguardo assassino e prendendone uno sfinito dalla battaglia “Tu cos’altro faresti?”

Cosa faresti? Quelle parole sembrarono scavare dentro alla testa di Sirius. Cosa farebbe lui per evitare un o scontro del genere? Potrebbe impedire un simile risultato? Essere l’assassino del suo stesso cugino, non potrebbe sopportarlo. Gli voleva bene, tanto, e aveva giurato a sé stesso di proteggerlo e di essergli vicino in una realtà tanto crudele, eppure lui per primo non aveva tenuto fede a tale promessa lasciandolo solo. Era convinto che Regulus avrebbe potuto badare a lui, continuare quello che avevano promesso, ma la sua prematura scomparsa sembrò solo punirlo per quello gesto vigliacco.

Sentì il braccio tremare, forse per lo sforzo che stava subendo a furia di tenere la bacchetta puntata contro la gola di Antheo, e anche Antheo faceva lo stesso. Erano fermi come due statue. Nonostante tutto, nesduno dei due aveva ancora reagito. Poteva essere un segno positivo o no? Erano entrambi convinti di poter fare qualcos’altro oppure stavano solo aspettando che uno dei due agisse?

“Non ti biasimo sai?” Antheo riprese a parlare, con un tono calmo e uno sguardo rilassato, lasciando intravedere tutto il dolore che aveva subito in quei lunghi anni “Non hai colpa se vuoi uccidermi. Tutti vogliono uccidermi al giorno d’oggi. E se questo può aiutarti, se questo è il tuo fine, io non mi opporrò, non a te”

Sirius vide Antheo abbassare il braccio e la bacchetta. Si mise in una posizione di resa, pronto a subire la peggio Maledizione pur di mettere fine a tutto questo. Ma Sirius poteva mai terminare la scena? Uccidere suo cugino, colui che lo aveva sempre trattato con amore?

“Coraggio Sirius, fallo. Ti agevolo anche il compito” Antheo lanciò lontano la bacchetta, sensazione che Sirius potesse capire il gesto fino in fondo “Preferisco morire per mano tua, o di Ninfadora, piuttosto che da uno schifoso ministeriale o un altro Auror. È ironico comunque quanto noi due ci somigliano in fatto di testardaggine, ma forse è solo perché abbiano delle idee ben precise, almeno noi due” Sirius lo guardò perplesso, perché Antheo si metteva a fare discorsi del genere in un momento simile?

“Vedi noi due abbiamo subito un torto dalla parte a cui credevamo: tu hai sempre servito la tua grazie ai tuoi amici e all'Ordine della Fenice, mentre io ho servito il mio signore. Ma tu sei stato arrestato senza processo ed io sono stato ingannato. Allora perché siamo ancora qui l’uno contro l’altro? Lo sai?”

Non voleva che finisse il discorso, non voleva sentire quello che Antheo avrebbe presto detto, piuttosto avrebbe preferito che riprendesse la bacchetta e che fosse lui a ucciderlo sul posto, invece che dover compiere un atto che gli avrebbe sporcato l’anima a vita, peggio della prigionia.

“Ti prego no…”

“Sai benissimo perché siamo in questa situazione. Perché nessuno dei due si piegherebbe mai a passare dalla parte del nemico facendo la parte del povero reo, non ci verrebbe mai l’idea di chiedere scusa al nemico e di eseguire a capo basso ogni loro ordine umiliandoci pubblicamente!”

Sirius si coprì le orecchie con le mani, distogliendo lo sguardo dal cugino. No, non poteva seriamente commettere un atto del genere, non avrebbe dato ascolto alle sue parole, alla sua testa, dovranno ascoltare il cuore, doveva ricordare tutti i momenti felici, anche se pochi, con Antheo e mettersi in testa che ne sarebbero usciti insieme senza ulteriore ferite, anche se quello avrebbe significato una seconda battaglia o peggio.

Si ricordò del laghetto a casa Black, quando Antheo era più piccolo e lui e Regulus gli stavano insegnando a lanciare i sassi e a farli saltare. Lo sguardo del piccolo, così allegro e divertito, gli riaffiorò nella mente quasi di prepotenza. Era l’unica persona che non lo aveva mai odiato e che, più tardi, non aveva mai odiato Andromeda, andandola a trovare di nascosto pure di avere un legame con la zia.

E poi ancora si ricordò i suoi primi natali, i compleanni, fino al giorno in fui Sirius scappò di casa, lasciando almeno un biglietto di scuse ad Antheo e promettendogli che ci sarebbe stato lo stesso.

Ci sarebbe stato lo stesso. E ora cosa stava per fare?!

“Sirius” la voce del cugino lo riportò alla realtà, e Sirius scoprì il volto fradicio di lacrime “Adesso io andrò a riprendere la bacchetta, e prima che io possa contrattaccare tu dovrai uccidermi, hai capito?”

“No…” Sirius nemmeno riusciva a parlare, non poteva chiedergli una cosa del genere “Deve esserci… un altro modo…”

“Non c’è un altro modo! È per questo che ti sto dicendo di farlo! So cosa provi, e so quanto tu mi sia legato, ed è per questo che devi farlo tu e nessun altro”

No. No, no, no, no, no! Non lo aveva detto sul serio! Non so era arreso così su due piedi pur di agevolare Sirius! Maledetto senso della famiglia che mette sempre in primo piano!

Alzò lo sguardo verso Antheo. Sorrideva, sincero, felice, senza una nota di colpa. Non lo odiava, lo aveva scelto, lui aveva scelto l’esito della battaglia. Lo vide arretrare di qualche passo con un cenno della testa come per dirgli: sei pronto?

Non c’è un altro modo. Era vero. Non potevano trovare un’alternativa, quale poteva mai essere? Scappare insieme? Non avrebbe concluso nulla, due disertori e una guerra ancora da completare, quale disonore inutile. Non c’è un altro modo. Le lacrime di Sirius quasi scavavano la pelle di lui, gocce grosse come pietre bagnavano il terreno rumorosamente, per quello che di lì a poco sarebbe successo. Non c’è un altro modo. Vide il viso di Antheo, sembrava piangere anche lui in quel sorriso così amaro e sincero, aveva rinunciato alla sua stessa vita.

“Non prendertela. Non c’è più nulla per le in questo mondo. La guerra finirà ed io che farò? Morirò comunque, condannato a morte. Voglio piuttosto cadere in battaglia e vedere come ultima cosa un mio parente, che mette fine alle mie pene”

Poi Sirius vide Antheo scattare verso la sua bacchetta. Appena mi volterò, prima che possa contrattaccare, uccidimi. Era più vicino. Prima che possa contrattaccare. Gli stava dando tempo per almeno avere una lotta nobile. Uccidimi.

Il braccio di Sirius, seppur tremante, si alzò in direzione del cugino rannicchiato a raccogliere la bacchetta. Si voltò leggermente. Il suo sguardo parlò senza voce: ti voglio bene Sirius.

“Mi dispiace… Antheo…”

Un lampo verde accecante illuminò a giorno il campo di battaglia attirando l’attenzione dei due fronti. Il tempo parve fermarsi per un istante. E un solo urlo di dolore fu udibile dopo.

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