Capitolo 6: Preparativi
Era da tre giorni che erano state interrotti tutti gli allenamenti per piangere i caduti. Ma nessuno sembrava veramente pronto a riprendere la vita di tutti i giorni. E nessuno voleva sopratutto ammettere che la guerra era iniziata.
Le strade erano invase da petali di rose nere, i piu' anziani andavano al Tefra Felani, seguiti dalle secerdotesse. Il Grande Albero delle Ceneri era diventato piu' grande. Ogni sua foglia nuova era un'anima perduta al Palazzo di Pietra; mazzi di rose nere e bianche cingevano le sue radici.
Aislee era appoggiata al davanzale del Tempio, dove qualche sera prima c'era Solas. Era silenziosa e il suo sguardo si posava su ogni elfo che portava le rose all'albero e piangeva i suoi cari. Aveva un lungo mantello bordeaux, l'ampio cappuccio rimaneva sulle spalle,raccogliendo le ciocche di capelli cadute dal ciuffo. I pantaloni egli stivali neri la rendevano ancora piu' elegante.
Solas la raggiunse da dietro, cingendole il fianco sinistro con la mano. Lui era interamente vestito di nero, e solo una parte dell'armatura si colorava di argento con il bagliore del Grande Albero delle Ceneri.
"Tutto bene Aislee? So che per te non dev'essere facile tutto questo"
"Sto bene. Non dovrei neppure piu' sorprendermi se non provo piu' niente a guardarli piangere i loro cari. Aveva ragione mio padre: sono fredda come il ghiaccio"
"La vita ti ha messo duramente alla prova. Hai perso tutta la tua famiglia in battaglia quando eri ancora una bambina. Non hai mai fatto vedere un segno di debolezza davanti agli altri, tenevi tutto il tuo dolore dentro di te. Non sei di ghiaccio, tu tieni sotto controllo quello che provi, perche' hai una grande forza di volonta'. E non tutti la hanno"
Aislee si giro' verso Solas e i loro occhi si incrociarono. Accenno' un sorriso, ma distolse subito lo sguardo da lui. "Nessuno dovrebbe perdere coloro che ama, nessuno dovrebbe piu' provare quello che ho provato io. Se per proteggere il mio popolo devo combattere e perdere la vita lo faro', a patto che tu viva". Solo allora di giro'verso di lui e con gli occhi lucidi aggiunse: "Sei la persona piu' importante per me, non posso perdere anche te..."
"Kaya dovra' solo provarci a sfiorarti, o se la vedra' con ilmio irresistibile fascino"
"Perche' ogni volta che dico una cosa seria rovini sempre tutto? Forza adesso andiamo, abbiamo del lavoro da sbrigare" e mentre lo diceva gli tamburello' il petto con le mani.
Lui sorrise e la segui' giu' per le scale, verso l'uscita del Tempio.Stavano per varcare la soglia ed adentrarsi nel sentiero della foresta quando dalla parte opposta videro un gruppo di sacerdotesse tutte agghindate, che si dirigevano verso il Tempio. In prima fila stava Rivana che appena vide Aislee con Solas le mando' un'occhiata di fuoco e le disse: "Ah vedo che anche la nostra valorossisima guerriera e' venuta a portare i fiori per i nostri caduti. Peccato che non sia in grado di fare altro"
"Rivana.."
"Almeno io sono capace di difendermi, cosa che tu non sei in grado di fare dato che hai lasciato il campo adestramento per rifugiarti qui al Tefra. Certe volte mi chiedo se quello sfavillio sulla mano sia un vero potere o se anche quello sia finzione...". Dopo gli avvenimenti dei giorni scorsi, il temperamento di Aislee era un pochino suscettibile.
"Solas, cerca di tenere a bada la tua amichetta, non vorrei si facesse male.." e mentre lo diceva la sua mano iniziava a emettere uno strano bagliore verde. Aislee invece stava sfoderando i pugnali.
"Rivana, posa subito quella mano".
Gli occhi di Solas diventarono opachi e il bagliore della mano di Rivana si affievoli'.
La ragazza abbasso' la mano e disse alle sue compagne: "Andiamo ragazze, gli spiriti hanno bisogno dei nostri servigi" e mentre si incamminavano verso l'entrata, si tirarono sul capo i cappucci delle mantelle rosse.
Aislee stava per dire qualcosa quando Solas comincio' a camminare avanti a lei, senza dire una parola.
Arrivati al loro Hule, videro che c'erano anche Sharin, Fennen e Kenneth: avevano portato molte armi e attrezzi del Campo Base, insieme a coperte, archi e frecce. Sharin stava lucidando il suo arco di frassino, molto pregiato, intagliato nei minimi dettagli, con alle due estremita' delle corna di cervo. Kenneth invece stava aprendo una grande coperta, all'interno della quale aveva un posto per ogni suo singolo coltello o pugnale, tutti accuratamente sistemati per ordine di lunghezza o forma. Fennen invece stava cercando di accendere il fuoco, ma con scarsi risultati.
"Ragazzi, che ci fate qui? E perche' avete portato qui tutta questa roba?"
"Se dobbiamo prepararci per una guerra, almeno dobbiamo essere forniti, non credi?" disse Kenneth.
"Sharin ha avuto la brillante idea di creare qui il nostro "Quartier Generale", cosi' ci ha detto di portare armi,coperte.." aggiunse Fennen.
"Fermi fermi. Di cosa state parlando?"
"Aislee, Mi sembra chiaro: adesso siamo noi quelli che devono prendere le decisioni per la guerra imminente. Siamo i guerrieri piu' anziani, abbiamo anni e anni di allenamenti alle nostre spalle e sappiamo cavarcela abbastanza bene. Ormai e' da tre giorni che hanno interrotto gli allenamenti e i nostri istruttori sembrano essere svaniti nel nulla. Per non parlare della moglie del capo Bane: ha vietato a qualsiasi guerriero di girare per la citta' armato e che venissero sequestrate quelle dei guerrieri piu' vecchi. E questo none' sicuramente il modo adatto per reagire ad un attacco nemico. Ma dico che cosa ha quella donna in testa? Pannocchie?". Sharin non perdeva occasione per schernire Rivana. (Forse tra Aislee e Sharin, era proprio Sharin quella che preferiva ferire con le parole che con i coltelli).
"Ed ecco svelato il mistero: o mi portavo dietro i pugnali o quella vecchia megera se li intascava" disse Kenneth, mentre si faceva rigirare uno dei suoi pugnali in mano.
"Come puo' essere vero? Non puo' fare una cosa simile: e' contro il nostro credo e la nostra legge. Sin da piccoli ci hanno insegnato a combattere gli invasori, qualunque natura essi avessero. Ci hanno insegnato a non piegarci di fronte al nemico e di non scendere mai a compromessi"
"E noi la pensiamo esattamente come te, Aislee, ma lei no. Io non staro' con le mani in mano ad aspettare che uccidano altre vittime innocenti".
"Nessuno stara' immobile Fennen. Ma credo che prima dobbiamo fare un tentativo. Il Comandante Bane ripone molta fiducia in Aislee,d'altronde aveva combattuto fianco a fianco con suo padre. Credo che a lei possa dare ascolto"
Aislee guardo' Solas e poi uno per uno scruto' le espressioni degli altri compagni: avevano fiducia in lei, doveva almeno provarci.
E sperare che non solo loro cinque erano gli ultimi veri guerrieri Haenia.
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