Capitolo 3: Il tempio delle Ceneri
Era da tutta la sera che Aislee girava per la stanza nervosa. Camminava avanti e indietro nella stanza, con il pugnale tra le mani. Aspettava solo che le luci fuori nelle strade si spegnessero, così poteva passare inosservata. Continuava a pensare a chi fossero gli invasori, e perchè proprio adesso. Dopo decenni di pace e prosperità, sperava che non fosse necessaria un'altra guerra. Dopotutto, lei era una guerriera, era stata addestrata sin da piccola a sopportare il dolore e a combattere per difendersi.
I guerrieri Haenia erano così: spiriti guerrieri. Non di indole bellicosa, come altre tribù elfiche, ma si erano adattati all'idea di dover sempre essere pronti alla guerra, al sacrificio per salvare il proprio compagno, la propria gente. Avevano una struttura sociale abbastanza conservatrice, veneravano gli dei elfici con molto rigore e, per lo più, i capi del governo erano ex-guerrieri, comandanti ormai troppo vecchi per rimanere ancora sul campo. Alle origini c'erano tre classi: guerrieri, maghi e sacerdoti. Ma, con il passare del tempo, le ultime due classi vennero sempre di più emarginate, sino alla loro quasi totale scomparsa. I più anziani raccontavano che ai loro tempi, ogni anno, ogni bambino che avesse compiuto i dieci anni, doveva recarsi alla piazza principale e partecipare ad un combattimento. Venivano estratti a sorte due nomi, un maschio e una femmina, e questi dovevano mettersi l'uno di fronte all'altro; al via, si dava inizio al combattimento.
Coloro che combattevano senza esitare e nonostante le cadute, si rialzavano sempre, erano classificati come guerrieri: da quel giorno in poi, sarebbero andati al campo base ad allenarsi, sino a che la guerra non li avesse richiamati al fronte.
Coloro che invece si preoccupavano più per il compagno, quelli che lo aiutavano ad alzarsi invece che infierire sul loro avversario, erano classificati come sacerdoti: avrebbero seguito il sentiero verso il Tefra, il grande tempio, dove li aspettava una vita dedita alla preghiera e alle arti curative. Il Tefra era stato un grande luogo di culto e di preghiera, e con il passare degli anni e delle guerre diventò quasi un luogo di silenzio, dove i caduti potessero riposare sorvegliati dagli antichi dei elfici, per questo il suo nome venne cambiato in Tefra Felani, ovvero Tempio delle Ceneri.
Coloro che invece non rientravano in nessuna delle due categorie, forse perchè presentavano entrambe queste abilità, erano classificati come maghi: venivano formati dei piccoli gruppi, a capo dei quali, stavano i necromanti. Proprio per la loro misteriosa indole i necromanti non venivano visti di buon occhio, perchè nessuno sapeva sin dove potessero spingersi. Parlavano con i morti, eocavano demoni e risvegliavano spiriti, insegnavano ai loro alunni come si controllava il pensiero del nemico. Infatti, i maghi erano stati ideati per la protezione dei guerrieri in battaglia.
Ma, questa suddivisione, dopo alcuni decenni, non era più possibile: alcune linee di sangue si incrociarono con altre e nessun bambino ormai rientrava in una sola classe, ma due o, in rari casi, in tutte e tre. Si decise allora di addestrare come guerrieri tutti i bambini, in modo che chiunque sarebbe stato in grado di difendersi, e solo chi presentava spiccate abilità nella magia o nella medicina, veniva iniziato anche per quella strada.
All'epoca della nascita di Aislee, i bambini appartenenti alle altre due classi si contavano sulle dita di una mano. Aislee, Sharin, Fennen e Kenneth non avevano nessun dubbio sulla loro natura puramente guerriera, Solas, invece, aveva lasciato trapelare qualche interesse per la magia, ma nessuno, a parte Aislee, sapeva che spesso si recava al Taruk, la Bibioteca Sommersa, per colmare le sue lacune e migliorare le sue tecniche. Il Taruk era una specie di grande pozzo, in fondo al quale, c'erano scaffali e scaffali di libri antichi, tutti ammassati senza un ordine preciso, che si stagliavano per decine di metri di altezza. Al centro era presente un grande leggio, che sorreggeva il Grande Libro della storia del popolo Haenia. Per scendere, c'erano delle catene a cui bisognava aggrapparsi, e tramite vari ingranaggi, queste permettevano la salita e la discesa senza una grande fatica. Era stata sommersa dall'acqua delle Grandi Cascate molto tempo prima, quando la diga aveva ceduto e da lì aveva preso il nome. Nonostante l'acqua, i libri si conservarono stranamente bene.
Ormai la luna era sorta da un pezzo e Aislee, ormai troppo impaziente per aspettare che si spegnessero i lampioni che illuminavo i piccoli ciottoli della via, si incamminò verso la foresta, almeno poteva sempre dire che andava ad allenarsi se l'avessero scoperta. Arrivata all'Hule, prese un sentiero poco battuto, ricco di rampicanti e piante infestanti. Quella era l'antica strada per il Tefra Felani. Si era convinta che Solas si sarebbe recato là e non sbagliava.
Solas era appoggiato alla ringhiera mezza malandata, come tutto il resto del tempio d'altronde. Dal grande rosone dietro di lui filtravano i limpidi raggi della luna, che gli illuminavano il volto. Ai lati della navata, c'erano differenti statue di pietra raffiguranti vari dei elfici, e alcune di esse erano in parte coperte da edera. Al centro del tempio si stanziava il Grande Albero delle Ceneri, un salice creato dal potere dei vecchi spiriti. Era fatto di pura luce bianca, che risplendeva ancora di più quando la luna lo illuminava. Solas lo guardava ammirato e i suoi occhi quasi brillavano per il bagliore che le foglie emanavano.
Aislee si era nascosta nella scalinata a destra del rosone, che una volta portava al sottotetto, ormai distrutto. Stava per scendere le scale per raggiungerlo, ma sentì dei passi arrivare dall'entrata principale e si acquattò di nuovo. Man mano che i passi si facevano più chiari, si iniziava ad intravedere una figura femminile, con un abito rosso molto attillato, scollato sul davanti. La ragazza portava molti gioielli e sul suo viso erano presenti gli antichi simboli dei sacerdoti elfici, sinuosi disegni che le scolpivano il viso quasi perfetto. I suoi capelli biondo cenere erano raccolti e la sua mano sinistra emanava un luce verde. Quel particolare non metteva alcun dubbio: si trattava di Rivana.
"Ma guarda guarda chi si vede, il mio caro Solas" e mentre lo diceva passava la sua mano destra sul braccio di lui.
"Sei in ritardo Rivana, ti avevo detto che era una cosa urgente"
"Oh scusami caro, ma avevo da fare con questo luccichio verde, sai, in questi giorni, è poco controllabile, ma se vuoi potresti darci un'occhiatina..". Continuava ad avvicinarsi a lui, si era quasi appoggiata completamente sulla sua schiena.
"Ed è anche per questo che ti ho chiamata. Se anche il tuo potere di sacerdotessa non è più silente, questo è un segno. Sei riuscita a raccogliere le informazioni che ti avevo chiesto?"
"Ma come siamo frettolosi... E poi vorrei qualcosa in cambio, i miei servigi sono a caro prezzo.."
"Cosa vuoi? Denaro, gioielli?"
"Oh no mio caro, tu lo sai che cosa voglio..." così facendo, gli mise le mani sul petto e avvicinò il suo viso a quello di Solas. "Avanti Solas, non fare il difficile, so che non ti dispiacerebbe passare la notte con una delle più belle sacerdotesse del popolo Haenia...".
Aislee riusciva a stento a trattenere la rabbia, continuava a toccare i due pugnali con le mani irrequiete. Non sopportava che Rivana facesse così, sopratutto con Solas.
Solas guardò negli occhi Rivana e poi disse: "Farò quello che vuoi, ma prima fammi vedere che cosa hai scoperto"
"E va bene, mi fido. Allora.." si staccò da lui e con la mano sinistra creò una specie di sfera verde, all'intero della quale comparvero delle immagini, anche se Aislee da lontano non riusciva a vedere bene. "Ieri sono stata alle Grandi Cascate e, come avevi previsto, ho trovato qualcuno che non doveva esserci".
Mentre spiegava si vedevano le Grandi Cascate sullo sfondo e un gruppo di donne con i capelli neri; portavano delle grandi pellicce bianche e sul viso erano ricoperte di linee nere tribali. Il loro sguardo era fisso sull'acqua e sembravano discutere animatamente.
"Kaya e Tara, vedo che gli Avvar non hanno perso tempo a nominare due nuovi capi... Di cosa hanno discusso?"
"Ero troppo lontano per sentire tutto il discorso, ma dicevano qualcosa sull'Oscuro Negromante, e che non avrebbero permesso un'altra nostra invasione. Kaya continuava a sottolineare che stavolta non aspetteranno, attaccheranno appena saranno pronte"
"È ovvio che ci sfugge qualcosa. È ormai da decenni che il Grande Negromante se n'è andato via dalla città, perchè dovrebbe tornare proprio adesso? Non avrebbe senso attaccare gli Avvar, per noi figuriamoci, siamo troppo pochi e impreparati per una guerra"
"Beh, l'ultima volta che abbiamo invaso le loro terre non l'avevano presa molto bene, ma allora c'era un motivo e se l'erano cercata. Stavolta non saprei neanche cosa ci sarebbe di così interessante da rubare"
"Quanto tempo abbiamo prima che attacchino?"
"Non lo so di preciso, ma non credo presto: sono tanti ma ancora troppo poco esperti, le guardie di Kaya e Tara non sembrano poi così sveglie. In questi anni ho monitorato il loro esercito e non è ben equipaggiato, anzi mancano di armi, e rifornimenti. Se vogliono attaccare presto, dovranno avere degli alleati"
"Allora l'unica cosa da fare è avvertire i nostri alleati. Non vorrei arrivare allo scontro, ma se la diplomazia non dovesse bastare, dobbiamo essere pronti"
"Mi sfugge però un dettaglio: perchè vuoi prenderti tutta questa cosa sulle tue spalle? Non è compito tuo"
"Arrivano segnali ben chiari da mesi ormai e nessuno fa niente, tutti credono di essere in pace eterna per sempre. Ma questo non succede nella realtà e dovrebbero rendersene conto".
"Ecco perchè mi piaci Solas, tu si che sai sempre cosa fare.." tentava di nuovo di approcciarsi a lui, ma Solas la dileguò dicendole: "Deduco che adesso devo ricambiare il favore.. va bene domani sera davanti alla casa di Aislee? Non fare tardi"
A quelle parole Aislee rimase a bocca aperta e, tra sè e sè, continuava a ripetersi "Ma guarda che bastardo, domani assaggerà i miei pugnali".
Rivana invece, molto soddisfatta, baciò sulla guancia Solas ed iniziò ad incamminarsi verso l'uscita.
Solas si strofinò la guancia con la mano, e si diresse anche lui verso l'uscita.
Ormai era notte fonda e il Tempio era quasi buio. Aislee si alzò e si diresse verso il grande salice. Si accucciò ai suoi piedi e chiuse gli occhi. Non aveva senso tornare a casa, non si vedeva nulla.
Appena prima di entrare nel sonno più profondo disse, tra sè e sè: "Domani vedrai che bel risveglio avrai, Solas".
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