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Capitolo 19: Consigli preziosi

Era già buio, ma Aislee non aveva ancora deciso. Continuava a camminare avanti e indietro per la stanza, nervosa. La guerra, i Dalish, Solas... Solas. Cerca di distogliere la mente da lui, ma non ci riusciva. Provava male fisico a pronunciare il suo nome, le si formava un nodo alla gola. Ma ora non doveva pensarci, doveva concentrarsi, doveva escogitare un piano. 

Lo studio di Suledin era ricco di libri, un'ampia scrivania e molti fogli sparsi ovunque. Dei preziosi quadri arricchivano l'ambiente e un grande tappeto decorato rimaneva quasi incollato sotto la sedia. Sharin era già entrata numerose volte per dirle che era ora di convocare gli altri, ma Aislee l'aveva pregata di pazientare ancora un po'.

D'un tratto qualcuno bussò alla porta.

"Ti prego Sharin, ho ancora bisogno di tempo.."

Suledin aprì la porta. Portò un vassoio con una fetta di torta e un piccolo bicchiere con dell'assenzio.

"Ho pensato che ti servisse qualcosa di forte per prendere una decisione così importante.." sorrise e appoggiò il tutto sulla scrivania.
Aislee si fermò e con un accenno di sorriso, per un attimo sembrò sollevata.

"Avanti siediti, la tensione non ti andrà giù scavandomi dei buchi sul pavimento!!".

I due si sedettero sul piccolo divanetto a sinistra della scrivania. Aislee prese il bicchiere, e bevve tutto d'un fiato l'assenzio. Tossì e poi si rivolse al satiro: "Non mi ricordavo che questa roba fosse così forte"

"Ops, forse ci ho calcato troppo la mano.. Ma è tutta salute!"

"Spero ancora di essere in grado di parlare decentemente, una volta uscita da qui"

Suledin le mise una mano sulla spalla e la accarezzò, come faceva quando era una bambina.

"Qualunque cosa ti stia turbando, ti sta consumando da dentro. Non devi per forza tenere tutto per te, io sono sempre stato bravo ad ascoltare.."

Aislee lo guardò come faceva da bambina: per cercare conforto e saggezza. Fece un respiro profondo e poi chiese: "Come si affronta qualcuno che non è concreto? Che si trasforma e che inganna?"

"Avendo fiducia in sè stessi. Non bisogna solo credere a ciò che si vede, a volte i nostri peggiori incubi sembrano reali, ma non lo sono. Il nostro inconscio non è impenetrabile, la magia è in grado di fare molte cose. Ma si può sempre rimediare, basta accorgersene in tempo..."

Ad un tratto, le tornarono in mente queste parole:"divenne negromante, dedito alle arti  magiche oscure...."    "meno pensate a lui, meno lui potrà entrare nei vostri pensieri..."

Aislee si voltò di scatto verso Suledin e disse a bassa voce: "Solas...". Si alzò di scatto e corse fuori dalla stanza. Sharin la guardò con aria interrogativa: "Aislee ma dove stai andando...??!"

Senza dire una parola, spalancò la porta di casa e si diresse verso il suo cavallo. Pioveva a dirotto e la luna era l'unica fonte di luce possibile, là fuori. Montò in sella e incitò il cavallo a partire.
Gli altri erano rimasti sulla porta, mentre la guardavano allibiti.

"Ma cosa diavolo stai facendo?! Sei impazzita per caso??" disse Fennen.

Ma Aislee era già lontana, il suo destriero galoppava più forte che poteva, mentre lei continuava a spronarlo con le gambe e con le redini. Il sentiero in mezzo alla foresta era stretto ed era difficile vedere con il buio e la pioggia incessante. Con il cuore in gola, Aislee non si preoccupava minimamente dell'acqua che le cadeva addosso, pensava solo a lui.

In poco tempo arrivò alla radura, dove lo aveva lasciato, e cominciò ad urlare a squarcia gola il suo nome. Ma nessuno rispose.
Scese da cavallo, e continuò a gridare.
Trovò l'albero a cui era legato, ma non c'era più: le corde erano strappate, forse dal morso di qualche animale.

"SOLAAAASS!!! SOLAAASS! DOVE SEI??!!!!". Continuava a urlare, ma nessuna risposta, solo il ticchettìo costante della pioggia sulle foglie.

Una voce dietro di lei le disse: "Sei tornata finalmente.."

Non era la persona che voleva vedere, ma forse che si aspettava di vedere. I suoi lunghi capelli neri erano bagnati dalla pioggia, ma stranamente il suo viso sembrava intatto, senza una goccia.

Ad Aislee iniziò a ribollire il sangue nelle vene e riuscì a mala pena a parlare, tanta rabbia aveva in corpo:"KEERAN.... che cosa mi hai fatto???!!"

"Nulla di speciale... mi è bastato entrare nella tua mente...quando sogni, hai una fervida immaginazione.... ci è voluto poco"

Aislee, rossa d'ira, estrasse il pugnale e si gettò sopra di lui. Lo colpì ad una spalla: con sua sorpresa, riuscì ad affondare il coltello nella carne. Spinse forte e la ferita iniziò a sanguinare.
Keeran si riprese e i suoi occhi diventarono neri. Prese il braccio di Aislee e le fece estrarre il pugnale dal suo corpo. Aislee non riusciva a fermarlo, la sua forza era impressionante.
La spinse a terra e si mise una mano sulla spalla, per cercare di fermare il sangue.

"La pagherai per questo...".

Corse contro di lei, ma Aislee si era già alzata da terra e aveva ancora il pugnale in mano. Provò ancora ad attaccarlo, ma da un lato questa volta. Lui riuscì a respingerla, ma dal suo viso si vedeva che quella pugnalata lo aveva indebolito. Aislee si era di nuovo rialzata e pronta al contrattacco, ma Keeran la fissò, e creò un'onda d'urto che la fece cadere di schiena alcuni metri indietro.
Per quello sforzo, Keeran si era inginocchiato, ma i suoi occhi erano ancora neri. Dai suoi capelli, si crearono dei corvi che andarono dritti verso Aislee, pronti ad attaccarla. Lei si difese con il pugnale, mai i perfidi uccelli le avevano creato parecchi tagli sulle braccia.
L'elfa resisteva, ma i corvi continuavano ad arrivare, sempre più forti e pericolosi. Quando ormai pensava di essere spacciata, i corvi sparirono e al loro posto rimasero solo delle piume.
Era dolorante, ferita e a mala pena sentiva le gambe. Tentò di alzarsi in piedi, ma non ci riuscì.
Keeran, intanto, si era alzato, e con molta fatica si stava avvicinando a lei. Aislee non mollava il pugnale e cercava con tutte le sue forze di allontanarsi da lui.

"È ora che mi consegni quello che mi spetta. Lo prenderò con le buone o con le cattive... devi solo scegliere"

"Non avvicinarti a me, lurido bastardo..". Si trascinava sul terreno per sfuggire al suo aggressore, ma era più veloce di lei.
Le piombò addosso, le prese il coltello e lo lanciò via. Aislee cadde all'indietro sull'erba bagnata e lui si mise sopra, mentre le teneva fermi i polsi.

"Allora che cosa hai deciso? Non ti rimane molto tempo.."

"Qualsiasi cosa tu voglia da me, dovrai passare sul mio cadavere per averla..."

"Come vuoi...". Tolse le mani dai suoi polsi e le mise le mani al collo. Cominciò a stringere ed Aislee si dibatteva in ogni modo per liberarsi. Continuava a colpire la sua ferita, ma sembrava non gli facesse più nulla.
Ad un tratto Keeran si mise le mani alla nuca e iniziò ad urlare di dolore. Aislee colse l'occasione per scivolare lontano da lui, mentre lo guardava esterrefatta.

"Non provare ancora a toccarla Keeran, o patirai le pene dell'inferno.."

"TU...Come osi..."

Solas gli si avvicinò dal fianco e toccò la ferita aperta. Keeran emise un grido lancinante e si accasciò a terra.
Solas si stava per avvicinare ancora di più, ma un folata di piume nere avvolse il Negromante e in un attimo sparì.

Aislee fissava gli occhi di Solas, opachi e luminosi. "Solas....".
Lui si voltò di scatto, e corse verso di lei.

"Aislee, sei ferita? Dammi il braccio..."

"Solas...Solas...io... mi dispiace... io..."

"Ssshh...". La prese tra le braccia, e con una mano le accarezzò i capelli, ormai bagnati dalla pioggia. "È tutto finito ora.. è tutto finito". La stringeva a sè e la cullava, come una bambina.
Aislee aveva la testa appoggiata al suo petto e poteva sentire il suo cuore che batteva forte.

"Io.. io.. ti avevo visto quella notte con Keeran... gli stavi dicendo che..."

"Lo so Aislee, lo so..." e così dicendo chiuse gli occhi e le baciò la fronte.
Le prese il viso tra le mani e le disse: "Io ti amo Aislee, e non permetterei mai che qualcuno ti faccia del male. Ti ho sempre amato e ti amerò ogni giorno della mia vita. Questa è la verità ed è solo questa..". I loro sguardi ero fissi l'uno in quello dell'altra.
Aislee disse quasi con un filo di voce il suo nome, mise le mani sul volto di Solas e lo baciò. I loro respiri erano affannosi, ma nessuno dei due voleva che quel bacio finisse. Erano stretti l'uno all'altra, mentre le gocce di pioggia continuavano a cadere su di loro.
Aislee gli accarezzò la guancia, ma le sue mani tremavano.

"Avanti, troviamo un riparo.. stai tremando".

Tentò di alzarsi, ma i muscoli non la reggevano. Solas allora la prese in braccio e lei appoggiò la testa nell'incavo del suo collo. La ripose sotto una grande quercia, dove le sue radici erano ancora asciutte.
Le tolse i vestiti bagnati e la prese tra le braccia. Con una mano accarezzò la sua schiena, sprigionando una piccola fonte di calore che la fece smettere di tremare. Aislee si raggomitolò accanto a lui, mentre Solas guardava preoccupato le sue ferite.
La stanchezza ebbe presto la meglio su di lei.

Solas la guardava come se fosse una creatura indifesa, come se fosse la sua creatura indifesa. Tutto il mondo gli era crollato addosso due giorni prima, e adesso, appena aveva percepito la sua presenza, era ritornato, in uno schiocco di dita. Per tutta la sua vita aveva amato una persona e una persona soltanto. Quella persona l'aveva di nuovo tra le braccia, e non avrebbe permesso più a nessun altro di portargliela via. La guardò ancora, e ancora, perchè non poteva credere di conoscere e amare una persona così bella, forte, impavida. La strinse a sè, e come quando erano bambini, le intonò una ninna nanna.  

"Elgara vallas, da'len
Melava somniar
Malataren aravas
Ara ma'desen melar...."

(("Il  sole è sorto, piccolina

È tempo di dormire

La tua mente viaggia,

Ma io ti terrò qui..." ))

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Questo è decisamemte il capitolo che ho amato di più in assoluto. A voi come è sembrato? :)

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