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Capitolo 15: Chiarimenti

Sebbene non fosse passato neanche un giorno da quando erano giunti nelle terre di Gregor, erano tutti impazienti di partire per la terra degli Avvar. Ma ad Aislee qualcosa non era ancora chiaro, e voleva levarsi ogni dubbio.

Chiese a Solas, Sharin e agli altri di indire una riunione, e in un attimo furono li tutti, pure Gregor li raggiunse. 

"Siamo in viaggio da molti giorni ormai, e non tutte le cose stanno andando secondo i piani: per esempio, non abbiamo ancora scoperto perchè gli Avvar ci hanno attaccato, e perchè non riusciamo a cavare nemmeno una briciola dai nostri alleati. Non abbiamo amici che ci si supportino nella guerra, non sappiamo nemmeno contro chi stiamo combattendo. Qualcuno ha dei suggerimenti?"

"Credo che per prima cosa dobbiate proseguire nel vostro viaggio: potreste avere delle informazioni sbagliate, e avanzare vi aiuterà a capire quali erano effettivamente quelle giuste. In caso contrario, è essenziale che conosciate il campo di battaglia nemico, non dovete farvi trovare troppo in svantaggio" disse Gregor, attento a scrutare ognuno dei cinque guerrieri, ognuno diverso e maestro nelle diverse arti. 

"Ha ragione, Aislee: dobbiamo proseguire. Non sappiamo se veramente l'esercito degli Avvar è così innocuo come dice Rivana. E comunque colpirli alla sprovvista sarebbe sempre meglio di aspettare qui con le mani in mano" disse Sharin. Gregor lanciò un'ultima occhiata nella loro direzione, poi si diresse verso le abitazioni del villaggio. 

"Io non sono molto convinto di tutta questa storia. Perchè attaccare ora, perchè fare tutta quella strada per un misero attacco al palazzo. Avanti ragazzi, se volevano attaccare seriamente saremmo già tutti morti. Quello era un avvertimento, ma non so per cosa" Fennen era pensieroso, e Sharin che prima era così sicura delle parole appena pronunciate, sembrava che ci avesse ripensato. 

"Beh" aggiunse Kenneth "penso che per mettere insieme i pezzi del puzzle è necessario, a questo punto, inserire il Negromante". Tutti rimasero un attimo in silenzio, poi Kenneth riprese: "Mettiamo caso che il nostro caro amico mago voglia qualcosa da noi, ma non ha le risorse. Allora, passa di popolo in popolo, finchè non trova la sua preda. Fa un accordo, dice loro di fare determinate cose e in cambio darà loro qualcosa di estremamente prezioso. Ed è qui che entriamo in gioco noi: viene a bussare alla nostra porta e noi rispondiamo, dirigendoci proprio dove lui voglia che andiamo. Stiamo facendo esattamente quello che vuole, dobbiamo cambiare i piani e iniziare a occuparci seriamente di questo Negromante".

"Nessuno si occuperà di lui, eccetto me ed Aislee" La voce di Solas era severa, scura. "Il suo potere va al di là della semplice magia. Era un mago, all'inizio, ma con il tempo e con lo studio delle arti oscure divenne prima un necromante, cioè si occupava del culto dei morti e della loro rinascita. Solo in un secondo momento divenne negromante, dedito alle arti magiche oscure. Con il tempo le due cose divennero una sola, ma il suo nome sottolinea proprio la sua indole nera, malvagia. Agli albori del suo potere era in grado di risvegliare interi eserciti sepolti sotto la terra, o semplicemente le loro ceneri e portarle al suo cospetto. Si muniva di animali, che gli facevano da scorta e da guardia. Manipolava le persone e faceva commettere loro crimini indicibili. Provava piacere nel vedere gli altri soffrire e bramava qualsiasi potere differente dal suo. Molti maghi rimasero ingabbiati dalla sua aura e non ne vennero più fuori vivi. Gli antichi, trovarono un modo per indebolirlo, ma non di ucciderlo. Per anni, decenni la sua presenza è scomparsa, tanto che molti lo credevano morto. Ma ora è tornato. Qualcosa lo ha attirato qui, qualcosa che brama di avere tra le sue mani. Meno pensate a lui, meno lui potrà entrare nei vostri pensieri. Non so quali capacità abbia riacquistato, per questo ce ne prenderemo carico solo io ed Aislee. Ora al lavoro". Dalle sue mani emerse una luce argentea e in pochissimo tempo tutti erano indaffarati a fare qualcosa: chi a sellare i cavalli, chi a lucidare le armi, chi a parlare con i cacciatori di draghi. Aislee era rimasta accanto a lui e lo fissava.

"Non guardarmi così, l'ho fatto per il loro bene"

"Allora mi chiedo perchè tu non capisca la mia scelta di tenere per me quello che so di Keeran"

Solas si voltò di scatto e le prese le braccia con forza. Tra i loro visi c'erano pochi centimetri, ma l'aria si tagliava con un coltello.

"Non lasciarmi all'oscuro di niente, o altrimenti non ti potrò proteggere. Fidati di me, Aislee. Fidati di me". Solas scandì le ultime parole così duramente che anch'egli, si discostò da lei e tolse la sua presa. Poi riprese, con un tono pacato: "Scusami, mi dispiace. Ma non voglio che tu affronti Keeran da sola, hai bisogno di aiuto"

Aislee gli accarezzò il viso dolcemente e rispose: "Tu fidati di me, Solas. Dammi ancora un po' di tempo, ho bisogno di capire da sola chi è veramente. Ho bisogno di vederlo senza filtri, ho bisogno di vedere la sua anima attraverso i suoi occhi. Solo allora ti chiederò aiuto, perchè saprò come affrontarlo". 

Solas sembrò quasi lievemente sollevato a quelle parole, ma dopo alcuni secondi, prese la sua mano nelle sue, la strinse e poi la lasciò andare, dirigendosi verso gli altri.

Aislee rimase sola, e ancora una volta, ripetè fra sè e sè "fidati di me, Solas". 

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