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Capitolo 5- Colline rigogliose, alberi rosa:

Il professor Kirke era un uomo anziano, con un ciuffo di capelli bianco latte e una lunga barba dello stesso colore che gli arriva fino all'inizio del petto.

Lucy lo stava abbracciando mentre piangeva e l'uomo guardò tutti gli altri con sguardo interrogativo.

-Un'altra monelleria e vi spedisco nella stalla a dormire!- gridò la signora Macready: i ragazzi si resero conto che, senza volerlo, avevano appena trasgredito ad una delle regole fondamentali, ovvero non disturbare mai il professore.

Tuttavia, Emily non riusciva a togliergli gli occhi di dosso, come se qualcosa dentro di lei le dicesse che già lo conoscesse.

-Stia tranquilla signora Macready, non credo che lo abbiano fatto apposta. Ci penso io. Intanto, credo che a questa bambina serva un po' di cioccolata calda.- disse il professore, conducendo Lucy nelle braccia della governante.

Imbarazzati, Susan e Peter fecero dietro- front, sperando di non finire nei guai.

Però, Kirke si schiarì la voce, come a chiedere la loro attenzione e gli fece cenno di seguirlo nel proprio studio.

Esso si trovava proprio dietro la porta che Emily aveva visto il primo giorno: era molto grande, con divani, una scrivania e circondata da una libreria piena di volumi che Emily prese subito a curiosare.

-A quanto pare avete scombussolato gli equilibri emotivi della mia governante.- esordì l'uomo, accendendosi la pipa.

-Ci dispiace molto, non succederà più.- affermò Peter.

-Si tratta di nostra sorella, signore.- intervenne Susan.

-La piccola che piangeva.-

-Vede...Credo che sia confusa...-

-E quindi piange.-

Intanto, Emily passò a rassegna col dito tutti gli scompartimenti della libreria e, quando arrivò ad un particolare riquadro, vide che mancava un libro.

Tutti gli altri intorno avevano titoli di storie riferite alla mitologia greca, come Daphne e Apollo e che parlavano di creature magiche come Driadi e Centauri.

Come mai il professore possedeva libri del genere?

Subito dopo, Emily estrasse il libro di favole che teneva nella tasca della vestaglia e lo inserì nello spazio mancante: coincideva alla perfezione.

Quel libro, quindi, sarebbe dovuto stare lì.

Che Kirke lo avesse messo nella stanza di Emily apposta?

-Vede...Crede di aver trovato un modo magico dentro l'armadio della stanza di sopra.- spiegò Susan.

A quel punto, Kirke la guardò sgranando gli occhi.- Che cosa?!-

-Sì, dice di aver trovato una foresta e parla di un fauno: non fa che dire altro.- aggiunse Peter.

-E com'era?-

-E'...Come guardare uno che delira.- commentò Susan, sospirando.

-N-Non lei, la foresta.-

Emily si voltò a guardare il professore e si stupì che egli non fosse sorpreso di ciò che stavano parlando.

-Innevata.- gli disse lei, d'un tratto.- Cade sempre la neve e l'unica cosa calda è un lampione che sembra non spegnersi mai.-

Kirke la fulminò con lo sguardo.- Quindi l'hai vista anche tu?-

-Lei le crede, mi pare...- balbettò Peter, imbarazzato.

-E voi no?-

-Ma come potremmo? Insomma...Logicamente è impossibile.- rispose Susan.

-Edmund dice che facevano per gioco.-

-E lui è sempre solito dire la verità?-

Emily ridacchiò.- Oh, no.-

-Quindi, se la bambina non è bugiarda o impazzita, dovremmo presuppore che dica la verità.- affermò dunque il professore, facendo un tiro dalla pipa. -Insomma, è vostra sorella! Siete una famiglia!-

Emily osservò che fossero entrambi molto confusi e fece un sorrisetto soddisfatto a Peter: ora perfino il professore ci credeva.

***

Il giorno dopo, finalmente, spuntò il sole e così la famiglia Pevensie decise di andare a giocare in giardino,

Lucy restò più che altro in disparte sotto un albero, a leggere il libro che le aveva dato Emily.

Lei, invece, si mise a raccogliere dei fiori, mentre Susan, Edmund e Peter giocavano a baseball.

Peter lanciò una palla ad Edmund che il ragazzo nemmeno provo a colpire.

-Ehi! Svegliati bella addormentata!- esclamò Peter, ridacchiando.

-Perché non giochiamo a nascondino?- brontolò Edmund, sospirando.

Ad Edmund non erano mai piaciuti quei giochi da bambini, perciò, Emily si chiese come mai avesse quel desiderio.

-Ma è una bellissima giornata e ci fa bene prendere un po' d'aria.- commentò Susan.

-Come se l'aria non ci fosse anche dentro.-

Emily trovò curiosa quell'affermazione di Edmund e crebbe che quelle sue parole confermassero il fatto che era stato a Narnia.

-Ehi, ti piace?- domandò poi a Lucy, accovacciandosi su di lei. La più piccola annuì, anche se un po' triste.- Non ti preoccupare, ho un piano.-

Emily la guardò con un sorrisetto: ci aveva pensato tutta la notte.

Se Susan e Peter dovevano credere che Narnia esistesse davvero, allora lei avrebbe dovuto trovare un modo per farli entrare nell'armadio.

-Dai, faccio io!- intervenne Emily, scansando Edmund e prendendo la mazza.

Peter la guardò con le sopracciglia alzate.- Sai giocare?-

-E' perché sono una ragazza?- gli chiese con un sopracciglio alzato.

-N-No, certo che no...-

-Allora tira...E tira forte.-

Imbarazzato, Peter prese la rincorsa e lanciò la palla verso Emily che la colpì con grande maestria.

Tuttavia, la palla andò piuttosto in alto e colpì il vetro di una delle stanze della villa.

I fratelli Pevensie corsero dentro e scoprirono che la palla aveva fatto cadere una vecchia statua che si era rotta.

La Macready si sarebbe arrabbiata tantissimo.

-Bel colpo, Emily.- borbottò Susan.

Emily fece spallucce, fingendosi dispiaciuta.- Me l'ha tirata lui.-

-Che cosa state combinando lì?!-

Improvvisamente, la voce della Macready risuonò nel corridoio: se li avesse scoperti, probabilmente li avrebbero cacciati via.

Così, i cinque fratelli corsero per la villa, alla ricerca di un nascondiglio dove mettersi per sfuggire alla governante.

Trovarono tutte le stanze chiuse, tranne, ovviamente, una.

Peter si chiuse la porta alle spalle quando entrarono nella stanza vuota dell'armadio ed Edmund corse subito verso di esso.- Entriamo!-

-Oh, ma vorrai scherzare!- sospirò Susan.

A quel punto, udirono i passi della donna farsi sempre più vicini e quindi capirono di non avere alternative.

Peter li spinse dentro l'armadio e lasciò la porta socchiusa.

Stipati in quel posto stretto e buio, i ragazzi continuarono ad inciampare nelle pellicce, facendosi sempre più indietro.

Emily aveva Peter davanti a sé e poteva già sentire gli aghi dei pini innevati che le pungevano la schiena.

Così, mordendosi il labbro per l'eccitazione, Emily afferrò le bretelle dei pantaloni di Peter e lo spinse più indietro.

Peter cadde quindi a terra, con Emily che inciampò sopra di lui.

Dopo essersi guardati per un momento negli occhi, il ragazzo capì di esser atterrato su qualcosa di morbido.

Era pura neve bianca che cadeva dal cielo: un cielo di un mondo che si trovava dentro l'armadio.

Finalmente Peter e Susan capirono che Lucy ed Emily avevano sempre avuto ragione.

-Ma è impossibile...- mugugnò Susan, sgranando gli occhi.

-Tranquilla...Magari è solo la tua immaginazione.- le disse Lucy, con un sorrisetto soddisfatto.

-Credo che chiedervi scusa non sia abbastanza.- intervenne Peter, rosso in viso per la vergogna.

Emily e Lucy si guardarono arricciando il naso, come se stessero tramando qualcosa.

-Hai ragione, non lo è...- rispose Lucy.

Subito dopo, Emily gli lanciò una palla di neve.- Ma questo è meglio!-

I quattro iniziarono a prendersi a palle di neve, mentre Edmund se ne stava in disparte a guardare l'orizzonte.

Ad un certo punto, una palla di neve arrivò anche a lui.- Ehi! Smettila!-

Peter lo guardò assottigliando gli occhi.- Sei un piccolo bugiardo!-

-Nemmeno tu ci hai creduto!-

-Chiedi subito scusa a Lucy!- gli ordinò Peter. -Chiedile scusa!-

-Va bene!- sbuffò Edmund.- Mi scuso.-

-Tranquillo: lo sai come sono i bambini al giorno d'oggi.- continuò Lucy, per prenderlo in giro.

-Mh, che spiritosa.-

-Ora dovremmo tornare indietro.- intervenne Susan, strofinandosi il braccio per il freddo.

-Io credo che dovrebbero decidere Lucy ed Emily.- ribatté Peter.

-Potremmo portarli dal signor Tumnus.- disse Emily a Lucy.

-Oh, sarebbe fantastico!-

-Portateci dal signor Tumnus, allora.-

-Ma...Non possiamo camminare nella neve con questi vestiti.- balbettò Susan.

Peter ci aveva già pensato e distribuì le pellicce che si trovavano dentro l'armadio.- Non credo che al professore dispiacerà se le prendiamo. Possiamo dire, logicamente, che nemmeno le facciamo uscire dall'armadio.- spiegò, dandone una anche ad Edmund.

Il fratello lo guardò male.- Ma questa è da donna!-

-Lo so.-

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