Capitolo 2- La mia anima con la tua, si dan manforte:
Purtroppo per i fratelli Pevensie, il giorno dopo pioveva a dirotto.
Tutti i loro programmi di esplorare la tenuta andarono in fumo e perciò si ritrovarono costretti a restare in salotto, l'unica stanza che la signora Macready gli faceva frequentare.
Emily si mise a leggere il proprio libro una seconda volta, mentre Susan non aveva intenzione di rimanere indietro con lo studio, anche se era lontana da casa.
-Gastrovascolare.- lesse sul vocabolario.- Forza Peter, gastrovascolare.-
Seduto su un divanetto accanto a lei che giocherellava con le proprie bretelle, Peter sospirò.- Viene dal latino.-
-Sì...-
-E il latino significa il gioco più noioso del mondo.- commentò Edmund, occupato a svitare e riavvitare la vite di una delle sedie.
-Perché invece non giochiamo a nascondino?- domandò Lucy, facendo alzare gli occhi di Emily dal libro.
-Ma no, ci stiamo divertendo un mondo già così, non trovi?- rispose Peter, prendendo in giro Susan.
A quel punto, Lucy gli fece labbruccio.- Avanti Peter, ti prego.-
Peter voltò lo sguardo verso Emily, che aveva tirato fuori la testa dal libro e gli stava sorridendo, come a dirgli che fosse una buona idea.
Allora anche Peter sorrise.- 1...2...3...-
Il fatto che avesse cominciato a contare aveva dato il via al gioco.
Così, Peter chiuse gli occhi e tutti gli altri si andarono a nascondere.
Ma prima, ora che non poteva vederla, Emily si mese cautamente dietro Peter.
Lo faceva molto spesso, senza che lui se ne accorgesse.
Gli rimaneva ad un centimetro di distanza e annusava il suo dolce profumo.
La chioma bionda e la pelle bianca emanavano odore di borotalco e pulito.
La casa era enorme e c'erano centinaia di nascondigli, ma bisognava trovare quello più adatto.
Susan trovò un baule vuoto adatto alla propria misura, mentre Emily e Lucy si allearono in combutta contro Edmund.
Poiché aveva rubato un posto dietro una tenda a Lucy, Emily le aveva afferrato la mano e si erano dirette verso uno stretto corridoio dove c'erano solo due porte.
Se la Macready le avesse viste correre in quel modo, le avrebbe sicuramente rispedite a casa.
La prima porta era chiusa a chiave, così le due optarono per entrare nella seconda.
Non c'era molto al suo interno.
Ciò che si poteva notare subito era qualcosa di grande e alto, che stava stipato alla fine della stanza, coperto da un lenzuolo bianco.
Entrambe fecero una smorfia di chi non capiva che cosa fosse.
Alla loro sinistra c'era due ampie vetrate, stava ancora piovendo.
Emily osservò che sul davanzale ci fosse una mosca e si chiese come fosse possibile dato che era tutto chiuso.
Lucy, piccola e curiosa, si avvicinò alla cosa coperta con il lenzuolo.
-Wow, è davvero enorme.-
Di fatti, esso era alto almeno due metri, Lucy a stento vedeva la fine.
-Chissà che cos'è.-
Emily si accorse di esser curiosa quanto lei e le fece un sorrisetto furbo.- Scopriamolo.-
All'unisono, le due misero le mani sul lenzuolo e lo tolsero, scoprendo un armadio di legno, il più grande che avessero mai visto.
Le ricamature erano accurate e il legno lucido.
Lucy si apprestò ad aprirne la porta che non era chiusa a chiave e ne uscì qualche pallina di naftalina, che di solito si usa per non far mangiucchiare i vestiti alle tarme.
Di fatti, al suo interno, vi erano stipate su delle stampelle varie pellicce, leggere e pensati, da uomo e da donna: un perfetto nascondiglio per Lucy ed Emily.
Avevano lasciato la porta della stanza semi aperta e riuscivano a sentire ancora Peter contare.
-Avanti, andiamo!- esclamò Emily, invitando Lucy ad entrare.
Socchiusero la porta dell'armadio, per avere una via d'uscita e si ritrovarono al buio.
-Qui non ci troverà mai.- mormorò Lucy, divertita.
Senza accorgersene, le due ragazze si facevano sempre più indietro, per nascondersi meglio.
Quando, ad un certo punto, Emily percepì un vento freddo alla schiena e Lucy sentì qualcosa di appuntito sulla guancia.
Era un pino.
Un albero dentro un armadio.
Lucy ed Emily si voltarono e quello che videro gli fece sgranare gli occhi.
C'era una foresta davanti a loro: la neve cadeva fresca sul terreno, fino a formare un alto strato.
Gli alberi ne erano pieni e soffiava un vento freddo, ma sopportabile dato che possedevano dei vestiti invernali.
Le bambine erano solite portare calze, gonne e ballerine ai piedi.
-Emily, guarda!- esclamò Lucy, alzando le braccia in cielo.
Per un primo momento, Emily non sapeva che cosa dire.- E' impossibile...-
Solo in quel momento si accorse che Lucy le stava indicando qualcosa.
Infatti, a pochi metri più in là, ergeva un lampione ghiacciato, ma dentro la quale vi erano alcune candele accese.
C'era tutto un mondo dentro quell'armadio e loro ci erano finite dentro.
Emily si diede un pizzicotto sulla spalla, credendo di trovarsi in uno dei propri sogni, ma niente, era ancora lì.
Ancora non aveva realizzato, quando udì qualcosa muoversi dietro le cortecce.
Lo stupore lasciò spazio al sospetto ed Emily prese la mano di Lucy.- Lucy, è meglio che torniamo adesso...-
-No, aspetta!-
Lucy si dimenò dalla presa e si avvicinò sempre di più all'albero da dove era venuto il rumore.
Improvvisamente, vi uscì una strana creatura che, incrociato lo sguardo di Lucy, gridò dalla paura.
Emily e Lucy insieme ad essa e si andarono a nascondere dietro una quercia.
Emily non capiva se fosse vero o solo frutto della propria immaginazione: giurò di aver visto degli zoccoli.
Era una persona?
Lucy fu la prima a prendere coraggio e a fare capoccella.
Notò che gli fossero cascati alcuni pacchi a terra e, anche se titubante, la creatura spuntò di nuovo fuori.
Ora Emily poté vederla meglio: era un ragazzo, ma non era del tutto umano.
Aveva folti capelli ricci e biondi, dalla quale spuntavano due piccoli corni.
Gli occhi azzurri, la pelle pallida e un pizzetto sotto al mento.
Al collo portava una sciarpa rossa, mentre il suo petto era scoperto.
Emily aveva ragione: invece dei piedi, possedeva degli zoccoli.
-Ti nascondevi per noi?- gli domandò Lucy, come se si fosse dispiaciuta di averlo spaventato.
Egli la guardò di sottecchi mentre raccoglieva lentamente ciò che gli era caduto.- N-No, certo che no...-
Emily rimase a guardarlo per un po' e capì che forse era innocuo; perciò, si avvicinò e i due si guardarono negli occhi per la prima volta.
-Se non sono indiscreta...Posso chiederti che cosa sei?- gli domandò Lucy, anche lei confusa.
Egli fece una smorfia di chi non si aspettava quella domanda.- I-Io sono un fauno, naturalmente...- rispose con aria tranquilla.- E voi? S-Siete una specie di nano senza barba e-e-...- balbettò, incrociando di nuovo gli occhi di Emily, come meravigliato.- ...Una fata?-
-Io non sono un nano! Sono una bambina!- rispose Lucy, ridacchiando.
Dopo averle sentito dire quella frase, il fauno la guardò stupito.- M-Mi stai dicendo che siete figlie di Eva?-
Nessuno aveva mai usato quel curioso appellativo per definire Emily.
Tuttavia, la ragazza conosceva la storia della genesi: Adamo ed Eva, nell'Eden, il primo uomo e la prima donna.
Perciò, alla fine, il fauno aveva ragione.
-Voi siete...Umane?- chiese ancora egli.
Lucy lo guardò accigliata.- Ma certo.-
-E che cosa ci fate qui?-
Emily decise di iniziare a parlare per capire che cosa stesse succedendo. -Beh, noi eravamo dentro l'armadio che si trova nella stanza vuota e...-
-Armadio? Qui a Narnia?- la interruppe il fauno.
-Narnia? Che cos'è?-
-M-Mia cara, voi ci siete dentro. Dal ramo più alto, fino a giù giù sulle colline di Cair Paravel...Ogni cosa qui è...Narnia.- spiegò la creatura, con gli occhi che gli brillavano.
Finalmente Emily capì: si trovavano in tutt'altro mondo, un mondo che si trovava all'interno dell'armadio, a meno che quel suddetto armadio non fosse una specie di porta su di esso.
Un mondo in cui esistevano creature fantastiche come i fauni.
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