16
Era arrivato il momento di usare i miei poteri telepatici sul messaggero per bloccarlo. Guardai Jeff e lui mi rispose con un leggero cenno della testa, per far intendere che aveva capito ciò che volevo fare. La Montagna corse verso il pick-up, mentre l'uomo dal mantello rosso, spiazzato, mi fissò dritto in viso. Doveva aver pensato che volevamo scappare.
Feci un lungo respiro e mi concentrai a fondo per cercare di usare a pieno i miei poteri, ma presto capì che era inutile! Quel dannato monaco non era come l'autostoppista. Quando tentai di visualizzare la sua mente, mi ritrovai davanti ad un muro di quattro metri. Non importava quanto alto fosse il muro, mi concentrai con tutto me stessa sul frantumarlo ma ciò fu soltanto del tempo sprecato. La mia mente barcollò dal dolore... Provai ancora con tutte le mie forze, ma le mie energie erano completamente esaurite. (Com'è possibile?!?) -Tutti dentro! DENTRO!- Quando aprì gli occhi notai Caleb con le mani in avanti mentre sprigionavano una luce abbagliante da esse e la sua camicia svolazzava mentre si intravedeva la sua tartaruga ben curata. La barriera che aveva creato non avrebbe resistito a lungo. Certo, mi piacerebbe ricevere dei consigli sul combattimento corpo a corpo da lui, ma questo non era il momento per una lezione.
-Vai a nasconderti, se vuoi. Io sono qua per combattere! Non per fuggire.- Avevo dato a Jeff abbastanza tempo per recuperare il suo fucile a pompa dal pick-up. Ora ci aveva raggiunto e sembrava pronto a scontrarsi con il messaggero scarlatto.
Il servitore continuò a sorridermi da sotto il mantello, come per schernirmi. Chiusi nuovamente gli occhi . Probabilmente riusciva a sentire che stavo cercando di entrare nella sua mente... -Esci da qui prima che ti faccia uccidere! La tua mente è così debole che potrei mandarla in frantumi con un solo schiocco della dita.- Urlai. All'improvviso sentì come se la mia mente venisse schiacciata in una morsa. Urlai a squarciagola e la mia concentrazione si trasformò in dolore. Un dolore insostenibile che lentamente mi strappava in due la mia mente. La figura scarlatta era veramente potente, molto potente.
-Hai ragione. Sono molto potente! Ma c'è ben più di questo, ragazzina!- Quei pensieri non erano neanche rivolti a lui, pensavo di averli tenuti per me... Ma sembrava che quel demone era in grado di penetrare i diversi strati della mia coscienza.Non mi era mai capitato nulla del genere! Cercai di evitare che il demone si insinuasse nella mia testa ma venni immediatamente colpita da un'emicrania senza precedenti! Lame affilate stavano squarciando la mia testa portandomi all'agonia. Il dolore peggiorava e riuscivo solo a visualizzare due occhi rossi che bruciavano nell'oscurità attorno a me.
Avevo quasi esaurito tutte le mie forze. Le mi gambe tremavano all'impazzata ed ero sul punto di crollare a terra esausta. Aprì nuovamente gli occhi, la mia faccia contorta dalla sofferenza, ma mi rifiutavo di fallire. Caleb si girò verso di me, con le mani ancora avvolte dalla luce. Si vedeva che anche lui era stremato e sulla sua barriera si era formate delle crepe. -Basta!- Urlò ad un tratto. Venni scagliata indietro con una forza tale da farmi atterrare in mezzo al salotto di Jeff! La porta si chiuse da sola dietro di me, facendone tremare i cardini!
Mi rimisi in piedi con difficoltà e quando ci riuscì mi sentì completamente stordita dalla forza della mia caduta. Che cosa era successo? Caleb non aveva alzato un dito su di me ma mi aveva comunque portata forzatamente fuori dal suo campo visivo. La porta si era aperta e chiusa immediatamente dopo che ero stata lanciata via. Il Paladino doveva possedere poteri psichici che andavano ben oltre la mia conoscenza. Non avevo mai conosciuto un telecinetico prima d'ora, ma avevo una gran idea di che poteri possedeva. La telecinesi non era esattamente comune, anzi, era veramente rara da trovare in un corpo così giovane. Normalmente tale potere si manifesta in una persona molto anziana e piena di esperienza. Ma se Caleb credeva che me ne stavo lì, buona come un cane... Beh, vuol dire che ancora non mi conosce affatto.
Byte interruppe i miei pensieri poggiandomi una mano sul braccio. -Come stai?- Domandò quasi sussurrando.
-Bene, credo...- Il dolore mentale inflittomi dal servitore scarlatto era sparito e in quel momento avevo una sola idea in testa: dovevo uscire immediatamente da quel salotto e aiutare Jeff a combattere il demone. Così, avanzai verso la porta, ma quando girai il pomello, scoprì che la porta era bloccata. Un'altro dei trucchi di Caleb! Era la porta di casa, ma si trattava di un'emergenza e così, senza indugio, gli diedi una spallata per sfondarla ma essa non si mosse di un millimetro! In compenso però, la spalla mi faceva un male cane. -Come ha fatto quel maniaco a chiuderci dentro?!-
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