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Capitolo I

Capitolo I

Losanna, 1900


Nuvolette di vapore si condensano nell'aria fredda e cupa di Losanna.
Un ticchettio di tacchi a spillo, leggero e limpido, si ode a un chilometro di distanza.
Mademoiselle Dupont, con passo sicuro ed elegante, ondeggia la chioma scura, osservando a destra e a manca in cerca della casa editrice che aveva contattato qualche tempo fa.
Respira l'aria inquinata di Parigi e boccheggia per qualche secondo, in cerca di aria pura.

Dopo una buona mezzora, si trova sotto l'imponente portone di mogano scuro della Éditions L'Âge d'Homme.
Le apre una ragazza sulla ventina, con un sorriso a colorarle il volto e il naso puntinato da efelidi aranciate. Sprizza gioia e serenità da tutti i pori, quello che serve per tirare su il morale di Isadòra.

«Si accomodi signorina» pronuncia la giovane segretaria del presunto capo, indicandole una poltrona rossa.

Anne la ringrazia frettolosamente, accomodandosi sullo scranno posto al centro della stanza, posando gli arti superiori sui braccioli di quest'ultimo.
In questo istante, spera che il suo manoscritto viene accettato per attuare la sua tanto desiderata, fatidica vendetta.

***

Dopo estenuanti ore di attesa, un signore piuttosto affascinante avvolto in un completo nero di raso fa il suo teatrale ingresso.
Anne, oramai addormentata sulla poltrona, viene scossa da quello che dovrebbe essere il capo.

La ragazza riduce a una fessura gli occhi cerulei, per mettere a fuoco il luogo sconosciuto in cui si trova.

«Oh merda, ma dove cazzo mi trovo?» le sue labbra pronunciano queste parole poco raffinate, che fanno sobbalzare l'uomo che ha dinanzi a sè.
Si alza di scatto dalla poltrona dopo aver assimilato ciò che sta succedendo.

«Oh mio Dio mi scusi!» urla con una voce stridula, estremamente preoccupata per la prima impressione che aveva dato sul capo, e di sicuro non è molto buona.

«Non si preoccupi» afferma in tono gelido.

«Ora mi segua, così possiamo parlare meglio del suo manoscritto» dice, porgendole il braccio, che Isadòra accetta volentieri.

Dopo qualche minuto si trova in uno studio arredato solamente da una scrivania nera, uno scaffale ricolmo di libri e documenti, e per finire un lampadario che illumina l'intera stanza.

«Salve signorina, io sono Andrew Bloodwood, nonchè, da come avrà già capito, il capo della Èditions L'Âge d'Homme. Invece, io, con chi ho il piacere di parlare?»

«Anne Dupont, piacere» balbetta, mettendo in mostra la piccola mano che Andrew stringe con forza assurda.

«Cosa prova quando scrive? E, domanda più importante, cosa l'ha spinta a scegliere la Èditions L'Âge d'Homme per pubblicare il suo romanzo?»

Cosa deve rispondere? Che quando scrive non prova assolutamente nulla e che aveva scelto quella casa editrice per i suoi piani sadici e malsani? No, è ovvio che non può rispondere così.

«Non so esattamente cosa provo, posso solamente dire che i miei personaggi decidono da soli le loro scelte; per aver scelto questa casa editrice, invece, è perché la trovo la migliore di tutta Parigi» mentì.

Andrew sembra poco convinto della risposta della giovane, come se sa fin dall'inizio che è un'intrusa. Ma nonostante ciò, annuisce con un cenno del capo.

«Ho letto il suo romanzo, e devo dire che non è il massimo dell'originalità, abbiamo macchine da soldi molto più efficaci. Non accetterò mai che il suo strambo romanzo venga pubblicato»

«La prego, farò qualsiasi cosa» balbetta, disgustata dal suo stesso comportamento. Non si è mai abbassata al livello di una puttana da quattro soldi, ma per vendicare la sua famiglia avrebbe rinunciato alla sua stessa vita.

«Qualsiasi, hai detto?» domanda, e per la prima volta si rivolse a lei dandole del tu, segno che, probabilmente, aveva accettato la sua proposta.

«Qualsiasi»

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