Introduzione: Fine.
La vita è strana.
Io ho sempre pensato di amare la stranezza, l'essere unico, ma poi mi ritrovo in queste situazioni e dico di odiare la mia vita.
Eppure dovrebbe piacermi, con tutte le sue complicazioni e i suoi colpi di scena.
Quasi come fosse un film, per me, che adoro il cinema.
Un film ipocrita, che vorrebbe insegnarti che le cose belle accadono, ma alla fine muoiono tutti.
Questa è la fine della mia storia, la scena finale, la morte della persona amata.
Che bella tragedia.
Che scelta strana iniziare alla fine di tutto, quando le cose belle sono già accadute, e rimangono solo la tristezza e la nostalgia a farti compagnia. Un mare di lacrime che scorre, per seguire il cliché ed aggiungere una metafora scontata.
Manca soltanto qualcuno che cade in ginocchio davanti alla tomba e il film passerà ai titoli di coda.
Guardo mio zio, a pochi metri di distanza da me e prego che cada.
Prego che tutto questo finisca, che io scompaia.
Che di me resti solo il ricordo di una storia malinconica, già sentita.
Perché io, che amo l'unicità, di unico non ho nulla. Sono un ragazzo qualunque con una storia triste. Una storia che magari farà avere ad una famiglia un argomento di cui parlare a cena, che farà scendere qualche lacrima ad un paio di persone, ma poi finirà nel dimenticatoio. Non vedo l'ora che accada.
Che l'oscurità prenda possesso di questo schermo e io possa finalmente smettere di esistere. O forse non sono mai esistito.
O forse non vorrei mai essere esistito. Quante complicazioni per una storia talmente banale.
Una storia d'amore come tante altre, con un finale strappalacrime.
Quanto mi piacerebbe scappare. Potrei farlo.
Andare da lui e dimenticarmi di tutto il resto, amarlo.
Ma poi cosa penserebbe la gente? La mia storia deve avere un insegnamento, uno qualsiasi, che faccia cambiare la prospettiva di vita.
Non si può pensare che io abbia ucciso mia madre e poi torni da lui, solo per il mio piacere.
Povera madre, con un figlio bisessuale.
Povero figlio, che ha perso la madre che non riusciva a capire.
Povero ragazzo, che ha perso l'amore, perché sennò la storia non avrebbe avuto la morale giusta.
Ma soprattutto, povera la mia sanità mentale, quando ancora una volta guardo mio zio e prego che, se da qualche parte c'è un Dio, lui lo faccia cadere in ginocchio.
Perdonami entità indefinita, fallo cadere, fai che finisca.
Il sipario deve chiudersi.
È il momento giusto.
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