Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

chapter six

La prima cosa di cui John si accorse una volta sveglio fu la sete. Molta sete. La seconda fu un atroce dolore che pulsava incessantemente dietro le sue palpebre semichiuse. La terza, e la più scioccante, fu accorgersi dell'odore di Sherlock che impregnava le lenzuola. Fu quest'ultimo fatto a dargli la forza di costringersi a svegliarsi, aprire gli occhi e sbattere le palpebre ripetutamente per chiarire la vista ancora appannata. La testa continuava a pulsare man mano che le figure sfocate di fronte a lui si facevano più chiare.
John non era nel suo letto. In realtà non era nemmeno nella sua camera. Per uno stupefacente momento non ebbe alcuna idea di dove fosse, i suoi pensieri erano ostruiti dal dolore e dal resto dell'inebriazione della sera prima. Quando finalmente si mise a sedere e realizzó dove si trovasse, si lasció subito ricadere sul letto; si mise le mani sugli occhi, cercando di scacciare il mal di testa.
Dopo un lungo momento, John spostó le mani dalla faccia e aprì gli occhi un ultima volta, pregando che fosse un sogno e di essere, in realtá, nel proprio letto come ogni mattina.
Purtroppo, invece, lo scenario rimase lo stesso.
"Cazzo" mormoró con voce roca. Deglutì, sentendo in bocca il sapore di tabacco; sfortunatamente in quel momento il fumo era la preoccupazione minore per John, che non riusciva a concepire l'assurdità della situazione. Era steso in boxer nel letto di Sherlock Holmes.
Stropicció gli occhi, cercando di farsi venire in mente i frammentari ricordi della notte precedente. Ricordava il pub ed una conversazione a dir poco ridicola, ma la sua memoria non andava oltre gli ultimi due shot. Il cuore gli sobbalzó nel petto.
Fece cadere la testa sul cuscino, rivolta verso l'esterno e notò un bicchiere d'acqua poggiato sul comodino insieme ad una confezione di paracetamolo. Con i muscoli ancora indolenziti riuscì a raggiungere l'acqua andando a tastoni e la bevve, nella speranza di placare la sete. Poi prese le pillole e riuscì a inghiottirne tre con molto più sforzo di quanto ci si sarebbe aspettati. Dopo averle ingoiate, tornò ad affondare la faccia nel cuscino, certo di avere i postumi peggiori di tutta la sua vita.
Steso lì, mentre aspettava che la medicina facesse effetto, fece del suo meglio per tentare di dare un ordine alla caotica moltitudine di pensieri che risuonavano nella su mente. Chi ha lasciato l'acqua e gli antidolorifici, io o Sherlock? (Se sono stato io, allora sono l'ubriaco più coscienzioso della storia, se invece è stato Sherlock credo che moriró per lo shock) Dov'è Sherlock? Quando ho fumato? Come siamo tornati all'appartamento ieri? Cos'abbiamo fatto quando siamo tornati? Come cazzo è possibile che io abbia pensato che sarebbe stata una buona idea dormire nel letto di Sherlock? Lui ha dormito qui? Abbiamo- Dovette fermarsi prima peggiorare il mal di testa. Questa doveva essere la "mattina dopo" peggiore della storia e la cosa assurda era che non sapeva nemmeno dopo cosa.
Mentre John dava un'occhiata alla stanza, si accorse di non averci mai passato così tanto tempo. Era pulita e precisa: ogni cosa aveva il proprio posto... peccato che Sherlock non esercitasse la stessa meticolosa organizzazione in tutto il resto della casa. Ovviamente, non è che spendesse molto tempo nella propria camera. Persino nelle rare occasioni in cui dormiva preferiva il divano al letto. È vero, Sherlock non dorme quasi mai qui cercó di rassicurarsi John.
Lanció uno sguardo alle pareti. Fra i pochi oggetti decorativi spiccava una tavola periodica incorniciata e John si domandó come mai l'avesse appesa. L'aveva sicuramente memorizzata, quindi l'unica ragione era il... sentimento. Se John non avesse saputo che si trattava di Sherlock l'avrebbe definita "dolce" ma quello era l'ultimo aggettivo al mondo che si potesse riferire al suo coinquilino.
Eppure la cosa sorprendente era che la stanza non rifletteva quasi per niente l'eccentricità dell'uomo. Oltre alla tavola periodica, l'unica altra cosa "da Sherlock" era una vetrinetta piena di antichi attrezzi medici e insetti incorniciati. Si sarebbe aspettato che fosse piena di libri, fogli, esperimenti non finiti, animali impagliati e dio solo sa cos'altro, invece era pulita, quasi normale.
Dopo essere riuscito ad imprimere nella propria memoria ogni piccolo dettaglio della camera, riuscì ad alzarsi e andare alla ricerca del cellulare; lo trovó nella tasca dei jeans, che erano poggiati per terra. Riuscì a prenderlo muovendosi pateticamente e lo accese. Lesse l'ora sul display: le 12:41. Spalancó gli occhi, stupito. Era dai tempi dell'università che non dormiva così tanto e persino allora non accadeva spesso.
Dopo qualche minuto, con difficoltà, riuscì a digitare un messaggio con le dita pesanti
"Sherlock?"
La risposta giunse dopo pochi secondi.
"Buon pomeriggio. Il tè sta arrivando SH"
John rimase a fissare le parole impresse sullo schermo luminoso. Il tè sta arrivando? pensó acidamente tutto qui? Riuscì a resistere all'impulso di darsi uno schiaffo con il telefono e si infiló i jeans. Con molta attenzione a non cadere si sedette, aspettando che la stanza intorno a lui smettesse di girare.
"Non berró mai più" mormoró fra sè e sè infilando la maglietta, la quale odorava fortemente di tabacco.
"Bugiardo. SH"
John riuscì a trattenersi dal tirare fuori una sfilza di insulti e prese invece due respiri profondi, riuscendo a reggersi in piedi e arrivare alla porta.
Contempló la possibilità di correre fuori dalla stanza senza farsi notare dal coinquilino, anche se probabilmente avrebbe vomitato durante il tragitto. Le prove erano schiaccianti. Forse avrebbe potuto fingere che niente fosse successo; Sherlock probabilmente avrebbe fatto così, ma poi sarebbe rimasto in eterno senza sapere e la curiosità lo stava già uccidendo. Questo, presumendo che Sherlock ricordasse qualcosa. Magari invece era seduto in poltrona tanto disorientato quanto lui.
Gli ci volle non poco coraggio per girare la maniglia e aprire la porta. Sherlock era seduto sulla solita poltrona, vestito impeccabilmente come sempre con un vecchio volume polveroso in mano. I suoi occhi corsero a John per un attimo prima di tornare alle pagine ingiallite.
John fece un passo, ma Sherlock sporse una mano per fermarlo, senza smettere di leggere.
"Fermo. Tè. Per terra." lo avvertì, indicando il pavimento di fronte a lui.
John guardó la tazza fumante ai suoi piedi con un sorriso.
"Se mi piego per prenderla credo che ci vomiteró sopra" ammise dopo un lungo momento. Sherlock lo guardó nuovamente e l'intensità di quello sguardo per poco non lo fece cadere a terra. Le sue iridi erano assurdamente chiare nella luce grigia, quasi trasparenti. John deglutì, sentendo una strana sensazione invadergli il petto mentre Sherlock si chinava per raccogliere la tazza e porgergliela. C'era qualcosa nel suo sguardo che gli fece girare la testa nuovamente; afferró la tazza con dita tremanti.
"Non hai una bella cera" constató Sherlock.
"Ma non mi dire!" ribattè l'altro, punto sul vivo. "Tu invece sei uguale ad ogni altro giorno"
"Ovviamente"
John riuscì a stento a trattenersi dall'urlare. Superó Sherlock barcollando e andó a sedersi sulla propria poltrona, tentando di mantenere un minimo di dignità; lo sforzo di tenersi in piedi era troppo. Guardando il detective, tranquillamente seduto sulla poltrona come se avesse avuto la più ordinaria delle notti, gli divenne finalmente chiaro perchè molti litigi domestici sfociassero in omicidi.
"Tu... figlio di puttana"
"Cosa?"
"Guardati. Sei uguale a sempre, con la camicia perfettamente abbottonata e i capelli elegantemente spettinati e quegli zigomi. Non è giusto. Io mi sento uno schifo"
"In effetti il tuo aspetto non è dei migliori"
"Buono a sapersi. Grazie per il tuo brillante commento, stronzo" borbottó
"Evitare i postumi di una sbronza è una semplice questione di chimica-"
"Ogni tanto te lo scordi (e con ogni tanto intendo sempre), ma sono un medico. Le ho studiate queste cose"
"Oggi sei particolarmente acido" ghignó Sherlock.
"Scusa. È solo- grazie per il tè. Immagino che non mi potresti dire" esordì, senza sapere come spiegarsi "perché mi sono svegliato nel tuo letto" Si corpì la faccia con le mani, sperando che Sherlock non notasse il rossore che gli stava bruciando le guance.
"Non ricordi proprio niente?" John annuì con un cenno del capo.
"Non posso credere di startelo chiedendo ma... siamo stati a letto insieme?"
Sherlock alzó un sopracciglio.
"No, no, non- non in quel modo. Intendo, abbiamo dormito nello stesso letto? Non sto chiedendo se abbiamo... beh insomma hai capito. Sarebbe assurdo, perché io non sono... noi non siamo..."
"Qual è l'ultima cosa che ricordi?" chiese Sherlock, che sembrava ingenuo di fronte all'evidente imbarazzo di John. Egli si schiarì la  gola.
"Rammento di aver bevuto due shot."
"Gli ultimi due?"
"Già, per il resto della mia vita"
"Mmm" mormoró, socchiudendo leggermente gli occhi. John spostó le mani dal viso e lo guardó.
"Tu ti ricordi tutto, non è vero?"
"Ovviamente. L'alcol mi rallenta la mente, ma non la spegne del tutto."
"Allora? Cosa ricordo e cosa non ricordo?"
Sherlock sorrise enigmaticamente.
"Non penso che te lo diró"
"Cosa? Che intendi? Devi dirmelo." disse John, improvvisamente isterico. Poggió la tazza semivuota sul tavolino accanto a sè per evitare di farne cadere il contenuto a terra.
"No, in realtà no. Usa le tue doti di deduzione. Devo dire che mi hai davvero colpito ieri sera, e ci vuole molto per colpirmi. Hai tutte le prove che ti servono davanti agli occhi, devi solo metterle in ordine."
John spalancó gli occhi, allibito. Aveva visto l'auto dichiarato sociopatico fare molte cose discutibili e persino immorali, ma questa le batteva tutte.
"Tu... tu..." balbettó in preda all'ira, mentre la testa continuava a pulsare dolorosamente.
"Io esco" annunció Sherlock, sorridendo velocemente prima di afferrare il cappotto e infilarselo. "Hai il resto del giorno per capirlo."
"Oppure?" chiese John in tono leggermente allarmato.
"A dopo!" Sherlock gli rivolse un sorriso raggiante prima di uscire chiudendo la porta dietro di sè. John si alzó, con l'intenzione di raggiungerlo e urlargli contro, ma si dovette immediatamente risedere. La bile saliva per la gola e gli pareva che la testa stesse per esplodere.
Restó lì seduto, in preda a un capogiro, a fissare il tappeto. Riuscì a prendere il cellulare, poggiato sul tavolino accanto a lui.
Ti odio
Dopo pochi secondi esso vibrò nella sua mano.
Bugiardo. SH

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro