Prologo
A disturbare la tetra quiete di questa notte, buia e solitaria come nessun'altra prima d'ora, solo il mio respiro affannato dalla corsa e i miei passi che pestano l'asfalto con tonfi secchi, provavo a sfuggirle, volevo sfuggirle, stavo mettendo tutta me stessa, le mie speranze e la mia energia in questa corsa sfrenata che vedeva come unica meta la salvezza... la vita. Non lo sento, ma so che è dietro di me a darmi la caccia. Avevo ancora davanti agli occhi il suo bellissimo viso quasi trasfigurato dalla brama, quella smorfia crudele, quel sorriso che un tempo mi sembrava affascinante ora riusciva solo a incutermi terrore, come potevo essere stata così cieca da non vedere il mostro che si nascondeva dietro i suoi atteggiamenti, i modi eleganti, la gentilezza, la sua amicizia.
Mi guardai indietro senza rallentare la mia corsa, cercando di scovare la sua figura, ma il buio della notte cospirava contro i miei fragili nervi, proiettava ombre dappertutto dove sapevo che stava trovando rifugio, si stava divertendo come fa il gatto con il topo, rallentava l'inevitabile.
Svoltai l'angolo, ormai avevo perso il senso dell'orientamento, durante questa folle corsa non avevo fatto caso alle vie che transitavo. Un'ombra mi piombò addosso, non vedevo chi fosse, ma non serviva, poteva solo essere lui, urlai in preda al panico, pregando che qualcuno venisse a soccorrermi, che sentisse le mie grida disperate, quelle che solo la paura di morire poteva generare. Mi sentì spintonare contro una superficie solida, il muro del palazzo alle mie spalle, ma io non mi arresi non poteva finire tutto così, non era il mio momento, dovevo lottare. Mi dimenai come una ossessa, tirando pugni, calci, e finalmente riuscì a scivolare via dalla sua presa, provò ad artigliarmi il collo ma riuscì solo a sfiorarmi. Mi rimisi in marcia senza perdere un secondo, forse non si aspettava che io lottassi e questo mi diede qualche secondo di vantaggio, non ero il tipo di persona che si arrendeva, non sarei andata incontro alla morte a braccia aperte.
Ma qualcosa non andava, la mia vista cominciava a offuscarsi, il paesaggio attorno a me iniziò a perdere i contorni, e i passi divennero ogni volta più pesanti, non era solo colpa della stanchezza, c'era qualcosa che non andava. Arrivai nei pressi della piazza che avevo visto al nostro arrivo in città, avevo girato in tondo, mi aveva portato dove voleva lui ed io stavo partecipando al suo macabro gioco, venire a Charleston non era stata una buona idea e frequentarlo era stata la peggiore della mia vita, da quando avevo perso Anima, la mia migliore amica, avevo perso una spalla, lei di sicuro avrebbe capito che non era quello giusto e mi avrebbe consigliato o meglio obbligata a lasciarlo.
Dall'altra parte dello spiazzo intravedevo quella che forse poteva essere la mia salvezza, dovevo riuscire ad arrivare nella chiesa, di sicuro ci sarebbe stato qualcuno pronto ad aiutarmi. La testa mi girava, e il collo mi bruciava, lo toccai per capire la causa di quel fastidio crescente, era bagnato così come la spalla, guardai in basso e quello che vidi mi sconvolse ancora di più, i miei abiti erano tinti di rosso. Era riuscito a farmi del male, ed era abbastanza grave se anche i miei passi erano malfermi, non riuscivo a camminare dritto, perdevo molto sangue. Affrettai l'andatura per quel che le mie condizioni mi permettevano, entrai nell'androne del luogo sacro sperando di trovare riparo dal mio aggressore.
No! Non poteva essere, il luogo era deserto.
Ormai sbandavo, mi trascinai fino all'altare e mi ci accasciai dietro, le forze mi stavano abbandonando, pregai che qualcuno mi trovasse prima che fosse troppo tardi, prima che lo facesse lui, prima che venisse a finire il lavoro che aveva iniziato quando si era rivelato per la bestia che era, quando mi aveva ferita in quel vicolo. Provai a tamponare la ferita, ma il liquido denso non voleva saperne di fermarsi, continuava a sgorgare tra le mie dita che si affannavano a compiere un'impressa impossibile.
Guardai l'affresco sul soffitto, chissà se quel luogo esisteva davvero, il Paradiso, così anelato da tutti, un luogo del quale tutti parlano ma di cui nessuno può testimoniare l'esistenza. Avevo visto tante volte quest'immagine, tanti angeli sulle nuvole che accompagnano i beati, non avrei mai immaginato che sarebbe stata la mia ultima visione, l'immagine che mi avrebbe accompagnato nella mia discesa verso la morte. Non ero mai stata credente, ma avrei voluto disperatamente tutta la fede che non avevo per credere che dopo la fine miserevole che stavo facendo c'era di meglio.
Il sangue mi chiuse la gola e cominciai a tossire, mi girai con le mie ultime forze e provai a prendere ossigeno, per ritardare la fine...chiusi gli occhi ma quando li riaprii vidi un paio di stivali da uomo avvicinarsi a me...almeno quest'agonia sarebbe arrivata alla fine!
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