Capitolo 8
Ovviamente non riuscii a chiudere occhio per il resto della notte, così alle sei di mattino smisi di provarci e mi alzai, almeno per una volta non sarei arrivata in ritardo. Mi presi tutto il tempo per prepararmi, feci una lunga doccia calda, mi truccai con cura per evitare che il trucco si vedesse, anche quella era una forma d'arte, apparire al naturale pur essendo intensamente truccata, un velo di fondotinta, un po' di mascara, il tanto che bastava per allungare le ciglia, facendo attenzione a non lasciare grumi, un filo di matita nera per far risaltare il verde dei miei occhi, et voilà, l'opera era completata. Dopo quasi un'ora uscii dal bagno avvolta nell'accappatoio, scelsi i vestiti con attenzione, ormai sapevo che fuori faceva caldo, ma dentro la classe si gelava, quindi dovevo regolarmi di conseguenza, presi un paio di jeans neri a vita alta e una maglietta bianca a maniche corte, infine scelsi una giacca di jeans, anch'essa nera, ringraziai mentalmente mia madre che aveva insistito affinché me la portassi, indossai tutto abbinato a delle sneakers bianche, poi presi la borsa e uscii di casa chiudendo la porta a chiave, diedi una doppia mandata, dopo quello che avevo visto la notte precedente decisi che la prudenza non era mai troppa.
Prima d'incamminarmi al bar per fare colazione, i miei occhi andarono a posarsi sul lampione dall'altra parte della strada, dove quella notte avevo visto il mio compagno di corso e rabbrividì ricordando la paura che mi aveva invasa alla vista di quella figura nascosta nella semioscurità della notte, scossi la testa per tirarmi fuori da quel ricordo e continuai a camminare.
Perché la mia vita non poteva essere semplicemente ... normale? Volevo stare tranquilla, andare all'università, concentrarmi sugli studi, fare amicizia o andare a qualche festa, insomma quello che fanno tutti i ragazzi senza doversi preoccupare di pazzi maniaci che li perseguitano.
Il suono dei campanelli annunciò il mio ingresso, la ragazza al bancone alzò gli occhi su di me e un enorme sorriso spuntò sulle sue labbra. Mi dava l'idea di una piccola fatina: era bellissima ma sembrava in miniatura, esile, con grandi occhi castani tendenti all'oro e con dei capelli color rosa pastello tagliati in un cortissimo caschetto.
<<Buongiorno, il solito?>> chiese lei con voce squillante.
Era solo la seconda volta che mettevo piedi lì dentro, ma lei parlava del mio solito come se fossi un'assidua frequentatrice del locale, iniziavo a pensare che a tutti gli abitanti di Charleston mancava qualche rotella, ma gradii il suo entusiasmo, apprezzavo chi sapeva trattare con i clienti.
<<Mmm vediamo ...>> dissi io passando in rassegna tutto quello che era esposto dentro la vetrina del bancone <<una brioche e un cappuccino.>> lei prese la mia ordinazione ed io mi avviai al tavolo, lo stesso di due giorni prima, quello che di solito occupava Liam, almeno da quanto diceva lui. "Lo rivedrò anche oggi?"
<<Non viene mai di mattina.>> disse la ragazza mettendomi davanti la mia ordinazione, la guardai confusa, avevo parlato ad alta voce? Lei in tutta risposta si accomodò sulla sedia di fronte alla mia, che brutto vizio che avevano tutti, forse era colpa del tavolo <<Sono Lizi, piacere.>> disse allungando la mano sopra al tavolo ed io accettai prontamente.
<<Abbie.>> mi sorrise in tutta risposta <<A cosa ti riferivi prima.>>
<<Al bellissimo professore che era al tavolo con te l'altro ieri.>> ovviamente arrossii, sgamata! <<Stavi guardando insistentemente la porta, così ho pensato che forse avresti gradito l'informazione, lui viene quasi sempre il pomeriggio e non da tantissimo tempo, solo da un paio di settimane.>> questo non me lo aveva detto, mi aveva fatto credere che era del posto, avrei dovuto immaginarlo dall'accento <<Ma se vuoi un consiglio, lascia perdere.>>
Aggrottai la fronte al suo commento, non me lo aspettavo.
<<È solo un amico, anzi l'unica persona che conosco da queste parti, niente di più.>>
<<Meglio così, non mi sembra il tipo su cui costruire castelli in aria, non lo so, sembra molto sulle sue, sai che sei l'unica persona alla quale abbia rivolto la parola da quando frequenta il bar?>> mi sentii a disagio ad apprendere questa'informazione, improvvisamente il campanello trillò e mi tolse dall'imbarazzo della conversazione, lei mi piaceva ma era la seconda persona che, senza conoscermi, mi intimava di stare alla larga da Liam.
<<Mi auguro sia tutto di tuo gradimento, ora devo andare, è stato un piacere Abbie.>> le sorrisi mentre si alzava per andare a servire il nuovo cliente.
Diedi un morso alla mia brioche, era buona ma le mie erano più soffici, mi mancava così tanto la mia cucina, stare al bar e parlare con i miei clienti, era tutto cambiato in così poco tempo che ancora non riuscivo a credere alla piega che stava prendendo la mia vita, non riuscivo ad abituarmi ai nuovi ritmi, agli impegni così diversi da quelli che avevo di solito, faticavo a stare al passo, ma c'è l'avrei messa tutta, avevo fatto una promessa e l'avrei mantenuta.
Mi alzai e lasciai la mancia sul tavolo, raccolsi la mia borsa, me la sistemai sulle spalle e mi avviai alla porta.
<<A più tardi Abbie.>> mi salutò Lizi ed io le feci un cenno con la testa. Una volta uscita mi scoprii un po' delusa, inconsciamente mi aspettavo che Liam varcasse la soglia del bar da un momento all'altro, la sua era una compagnia piacevole, anche se continuavo a trovare strano che le altre due persone con le quali avevo interagito non erano della stessa idea. Dovevo certamente ampliare il cerchio delle mie conoscenze se mi ero ridotta a volere la compagnia del mio professore. Ripensandoci forse la decisione di andare ad abitare da sola non era stata una buona idea, avrei potuto sacrificare la mia privacy andando a dormire nei dormitori e lì di sicuro avrei stretto tante amicizie.
In poco tempo arrivai al campus, non c'era traffico, e proprio come il giorno precedente il prato che circondava l'edificio principale era gremito di studenti, da dove spuntavano tante persone? Mi avviai all'ingresso e mi fermai di botto, poco prima delle scale, addossato al muro c'era il nipote del professore Collins, aveva le cuffie, probabilmente stava ascoltando l'inno a Satana, non mi aveva vista, ma decisi di rimediare all'istante, dovevo chiarire una volta per tutte quella situazione. Mi diressi a passo spedito verso di lui, sentendo la rabbia montare dentro, riconobbi l'esatto momento in cui si rese conto che lo stavo puntando, i suoi occhi si sgranarono, non fece niente per nascondere quanta voglia avesse di scappare per non affrontare l'accaduto.
<<Posso spiegarti.>> disse agitato.
<<Maledetto maniaco!>> lo interruppi e lo spintonai, non me ne fregava niente se stavo dando spettacolo, dovevo essere incisiva o non avrebbe capito la gravità dei suoi atti <<Devi starmi lontano!>>
<<Abbie.>> provò ancora a parlare.
<<Non so per quale assurdo motivo pensi di potermi chiamare Abbie, così mi chiamano gli amici, tutti gli altri mi chiamano Abigail, e tu non puoi nemmeno chiamarmi, non conosco nemmeno il tuo nome.>>
<<Mi chiamo Kieran.>>
<<Non m'interessa>> urlai imbestialita, gli sembrava il momento opportuno per le presentazioni? <<E non capisco nemmeno perché mi perseguiti, se nel tuo mondo è normale essere appostato alle tre del mattino sotto la casa di qualcuno, ti comunico che nel mondo reale è da malati di testa.>> continuai a urlare, ero veramente fuori di me.
<<Non era mia intenzione spaventarti.>>
Ma l'aveva fatto, anzi mi aveva proprio terrorizzata.
<<No? E dimmi, di grazia, quali erano le tue intenzioni? E fa che ci sia una spiegazione plausibile, perché io non ne trovo nemmeno una che giustifichi il tuo comportamento.>>
<<Era per proteggerti.>> dichiarò convinto.
<<Proteggermi?>> domandai incredula <<Proteggermi?>> ripetei inorridita dall'assurdità che stavo sentendo <<Ma ti senti quando parli, sembri matto, e poi l'unica persona dalla quale dovrei proteggermi sei tu.>>
<<Stammi a sentire.>> pretese lui.
<<No che non ti sto a sentire, il beneficio del dubbio te l'ho dato su quella stramaledetta panchina ieri, e poi ti ho trovato come uno stolker sotto un lampione a guardare la mia finestra, ti rendi conto? Sai che ... io chiamerò la polizia la prossima volta che sarai a meno di dieci metri da me, sappilo.>> lo avvertii puntandogli il dito contro provando ad assumere un'aria minacciosa.
<<Volevo proteggerti da lui.>> indicò le colonne del portico dove faceva bellissima mostra di sé Liam, perfetto come ogni volta che lo vedevo, stava guardando da un'altra parte, fortunatamente non stava assistendo al mio spettacolo.
<<Senti, non ho idea dei problemi che tu hai con lui, ma devi starmi lontano, devi non voglio essere coinvolta nelle tue paranoie.>>
<<Lui era a casa tua ieri.>> affermò convinto.
<<Ma di che diamine stai parlando?>> domandai incredula, era una grossa cazzata, l'ultima volta che avevo visto Liam era stata al campus, dopo le lezioni, ma cosa stava dicendo?
<<Lui era lì.>> disse avvicinandosi e guardandomi negli occhi, non sembrava che stesse mentendo, ne era davvero convinto, forse era veramente un pazzo ossessionato da Liam <<L'ho visto uscire dalla tua finestra.>>
<<Devi smetterla d'inventarti queste assurdità, e poi tu che ci facevi lì?>> chiesi incrociando le braccia al petto.
<<Sapevo che sarebbe venuto da te, è un Mostro Abbie, devi stargli lontano se vuoi uscirne viva, penso che lui sia qui per te.>> addirittura? Ci andava giù pesante con la fantasia il ragazzo.
<<Sembra che tu mi stia minacciando.>> dissi chiudendo gli occhi a fessura.
<<Ti sto solo aiutando.>>
<<Hai uno strano modo di aiutare le persone, e non sono io che ho bisogno di aiuto ma tu, fatti curare da uno bravo.>> mi girai per andarmene e lo sentii dire...
<<Stagli lontano Abigail.>>
Sbuffai e senza girarmi me ne andai, non gli avrei dedicato neanche un secondo in più. Salii le scale come una furia, ancora fumavo di rabbia per le sue stupide parole, davvero credeva che le sue paranoie potessero dettare legge nella mia vita? Non mi conosceva nemmeno e si era permesso di minacciarmi e di intimorirmi.
<<Vacci piano.>>
Mi fermai di scatto sentendo quel bellissimo accento inglese, era a un passo da me, arrabbiata com'ero non avevo notato che era ancora dove lo avevo visto prima.
<<Cosa?>> domandai.
<<Vacci piano o lo ucciderai senza neanche toccarlo, la mente è un'arma potente lo sai?>>
<<Allora lo hai visto?>> chiesi sconsolata.
<<Penso lo abbiano visto tutti, lo hai rimesso in riga, ma penso che ci vorrà qualcosa di più forte per farlo smettere di starti addosso.>>
<<Era sotto casa mia ieri notte.>> mi sentii di giustificare in qualche modo quello a cui aveva assistito.
<<Cosa?>> domandò incredulo.
<<Si proprio così, appostato di fronte alla mia finestra, mi sono spaventata a morte.>>
La sua mano mi accarezzò la guancia e fu un contatto inaspettato che ebbe il potere di distogliermi dai brutti pensieri ma non mi tranquillizzò, solo una persona riusciva a farlo e non era lui.
<<Ci parlerò o lo farò spostare in un'altra classe, mi dispiace che a causa mia ti abbia presa di mira.>>
Di colpo mi resi conto dell'eccessiva vicinanza tra di noi e mi ricordai del luogo in cui eravamo, quindi mi allontanai e mi schiarì la voce.
<<Non ti devi preoccupare so cavarmela da sola.>>
Lui sorrise alla mia dimostrazione di indipendenza.
<<Oggi mi concedi l'onore di pranzare con me?>> domandò speranzoso.
Mi guardai alle spalle, mi sentivo osservata ed effettivamente individuai gli occhi di Kieran fissi su di me, fu quella sua insistenza a darmi la forza per accettare l'invito che in altre circostanze avrei sicuramente rifiutato ritenendolo prematuro.
<<Volentieri.>>
<<Volentieri e basta?>> disse lui incredulo <<Ero pronto ad una lotta all'ultimo sangue, avevo anche preparato l'elenco del perché sono un'ottima compagnia e tu hai ceduto subito ... mi deludi.>> aggiunse scherzando.
<<Ok, se vuoi cambio idea.>>
<<No, no, va benissimo.>>
<<Adesso io vado, non vorrei far arrabbiare il mio professore.>>
<<Ogni volta che mi chiami così mi fai sentire vecchio o sbagliato.>> chiese imbronciato facendomi sorridere.
<<Lo hai detto tu non io.>> sorrisi e m'incamminai verso l'aula lasciandolo ancora sull'ingresso della facoltà a fissarmi.
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