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Erano passati tre mesi da quando ero arrivata in via definitiva in Canada. Da quel momento non era cambiato granché, Alice e Gabriel continuavano la loro storia d'amore a cuor leggero. I miei genitori non mancavano mai di chiamarmi ogni sera.
Carter, beh Carter era Carter un tiranno scorbutico e dispotico, niente era cambiato. In questo periodo in realtà non ci eravamo conisderati granché, per mia grande fortuna.
Si diceva impegnato con delle questioni di vitale importanza per il branco tanto che era stato costretto una settimana prima a partire per conferire con l'Alpha del branco del Nord che a parere del re, parole sue, "Non si sta dimostrando all'altezza del compito che gli ho assegnato generosamente ".
Ovviamente il giorno della sua partenza arrivò come una liberazione per me, in tutto ciò non mancò di certo di ribadirmi cosa sarebbe successo se avessi tentato nuovamente la fuga.
Ovviamente da quel momento avevo iniziato ad escogitare vari piani per scappare da quella prigione dorata e allo stesso tempo per salvare i miei genitori.
Ed eccomi qua una settimana dopo, pronta a mettere in atto il piano perfetto.
Sarei scappata eludendo i vari membri del branco, sopratutto Aillin e Gabriel, con la scusa di fare una passeggiata nel bosco per riprendermi da un mal di testa.
A quel punto avrei preso una macchina qualsiasi dal deposito poco distante dalla fortezza e sarei scappata all'aeroporto più vicino.
Appena arrivata all'aeroporto avrei avvertito i miei genitori di scappare immediatamente e di trovarci in Spagna a casa di alcuni zii di mia madre.
Non ci avrebbe trovato mai, tutto sarebbe filato liscio.
Una volta arrivati in Spagna avrei fatto perdere definitivamente le mie tracce a Carter e alla fine si sarebbe dimenticato di me.
Ignorai il moto di fastidio e paura che questo pensiero mi aveva provocato e mi preparai ufficialmente ad iniziare.
Andai in bagno e decisi di fare una doccia veloce come al solito e indossai dei pantaloni della tuta, adatti a scappare senza problemi.
Feci un respiro profondo e mi preparai a scendere le scale per andare in cucina.
Appena entrai con mio grande fastidio notai che la stanza era piena di persone. Mentire sarebbe stato più complicato così.
Mi preparai deglutendo alla messa in scena. Iniziai a salutare tutti con aria sofferente tenendomi di tantoin tanto la testa fingendo una smorfia di dolore.
"Victoria tutto bene?"
Finalmente riuscii ad ottenere la reazione sperata.
"In realtà non mi sento granché Dan, ho una tremenda emicrania che mi sta tormentando. Forse dovrei prendere una boccata d'aria"
"Potresti provare magari un po' d'aria fresca può alleviare il dolore."
Sì stava andando tutto come previsto.
"Ti accompagno io"
Gabriel...ovvio. Dovevo prevederlo.
Adesso non mi restava altro che trovare una soluzione e inventarmi una scusa.
" Gabriel apprezzo veramente ma credimi se ti dico che mi scoppia la testa e sentir parlare le persone peggiora solamente la situazione"
"Oh non preoccuparti Victoria non parlerò"
Gabriel maledetto degno scagnozzo del tuo re.
"Non mi allontanerò Gabriel starò a vista d'occhio, lo prometto."
"Victoria mi dispiace ma queste sono le condizioni: o esci con me o non esci affat-"
Non riuscì a terminare la frase perché arrivò Alice che gli sussurrò qualcosa nell'orecchio, rivolgendomi un'occhiata d'intesa.
"D'accordo puoi andare da sola ma non allontanarti mi raccomando. Tra mezz'ora cerca di tornare."
"Certo Gabriel sta tranquillo, con questo mal di testa non riuscirei comunque ad andare molto lontana."
Perfetto.
Alice era riuscita a darmi una finestra di tempo, certo non era molto ma era veramente la mia ultima opportunità e dovevo farmelo bastare ad ogni costo.
Uscii di casa con disinvoltura iniziando piano piano ad allontanarmi.
Una volta che mi fui assicurata di non avere più la fortezza a portata d'occhio guardai l'orologio.
25 minuti rimasti per arrivare minimo al deposito delle auto che distava circa 2 chilometri da lì.
Iniziai a correre come una dannata ignorando, non senza fatica, le fitte ai muscoli e ai conati provocati dalla fatica.
La corsa sembrava non finire più, guardai distrattamente l'orologio.
Mi erano rimasti 12 minuti.
Alzi lo sguardo e vidi finalmente il deposito del branco, pieno d'auto.
Ero ormai arrivati davanti al portone quando sentii un latrato minaccioso dietro di me.
Mi girai lentamente per niente pronta ad affrontare la furia di Gabriel.
"Gabriel senti non è come pen-"
Mi bloccai di scatto.
Il lupo che avevo davanti non era Gabriel, assolutamente, e neanche un membro del branco.
Nel branco del Re non c'era nessun lupo nero all'infuori di Carter.
Sarei morta, questa volta davvero.
Guardai l'orologio ma adesso al contrario di prima non vedevo l'ora che scadessero i trenta minuti cosicché qualcuno sarebbe potuto venire a cercarmi.
5 minuti.
In cinque minuti quella bestia avrebbe avuto il tempo di sbranarmi almeno tre volte.
Mi guardai intorno cercando una soluzione quando lo vidi avvicinarsi lentamente a fauci scoperte, pronto a balzare all'attacco.
Stava per attaccare quando il suono della sirena che segnalava la presenza di ribelli nel branco catturò la nostra attenzione.
Il branco sapeva della sua presenza e presto mi avrebbe trovato e sarei stata salva, almeno fino al ritorno di Carter.
Tuttavia il predatore ritrovò ben presto la concentrazione e stavolta non si lasciò sfuggire l'opportunità di attaccare.
Mi saltò addosso facendomi cadere per terra, con l'impatto mi si era rotto il fiato in gola lasciandomi del tutto inerme sotto la sua violenza.
Il lupo non perse tempo e affondòle potenti fauci nella morbida carne del mio fianco facendomi urlare di dolore e di paura vedendo il sangue scorrere copioso dalla mia ferita al terreno, espandendosi a macchia d'olio.
Stava già puntando il mio collo quando dei lupi del Re sbucarono alle sue spalle circondandoci.
Non riuscii a vedere ciò che accadde dopo perché gli occhi mi si chiusero di scatto permettendomi di vedere solo un muro nero.
L'unica cosa che riuscii a fare fu quella di sentire l'ultimo guaito del lupo prima che un rantolo soffocato gli uscì dalle fauci, e delle braccia che mi sollevavano nervosamente.
Tuttavia l'ultimo pensiero andò a Carter e a quanto alla fine avrei desiderato che fossero le sue quelle braccia che mi stavano stringendo probabilmente per l'ultima volta
Eccomi con un altro capitolo. Victoria non riesce a rinunciare alla sua libertà anche se questa volta avrebbe sicuramente fatto meglio a rimanere dove stava.
Vediamo cosa succederà nel prossimo capitolo.
Come al solito fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti.
Un bacio 😘
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