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-Quindi fammi capire, si sono scordati di prendere la legna?-
-Così sembra.-
Questo era l'ultimo giorno della vacanza che io e la mia
migliore amica, Alice, avevamo fatto con le nostre famiglie in
Canada. Ai nostri genitori non era venuto in mente modo
migliore per trascorrere queste ultime ore che quello di fare
un pic-nic, e ovviamente in tutto questo si erano scordati di
prendere le legna per accendere il piccolo barbecue in pietra
di cui l'area pic-nic al confine con un grande bosco era
munita.
Giustamente il compito di andare a raccimolare un
po' di legna era toccato a me e ad Alice.
-Come faremo a riabituarci ad andare a scuola e a quelle
bestie che abbiamo come compagni di classe? Questo è
quello che abbiamo sempre sognato Victoria. Non voglio
tornare in quella squallida città.- disse Alice guardandomi.
Effettivamente tutto ciò aveva detto lo pensavo anche io ma
mi limitai a dire un semplice e banale "Già".
Il clima in Canada era così dannatamente rigido rispetto al
nostro, in quel bosco poi sembrava anche peggio.
-Hey Lice guarda lì, quel punto. Lo vedi? Sì quello è pieno di
legna, prendiamone un po' e poi andiamo a scaldarci vicino
alla brace, si congela qui.-
Raggiunsi un albero e iniziai a raccogliere la legna depositata
per terra.
Occupata ad eseguire quel movimento così
meccanico non mi resi conto neanche che la mia mente era
volata via, pensando a cose completamente diverse.
Alice aveva ragione da vendere, questi posti erano tuttoquello che io e lei avevamo sempre sognato, tutto quello a
cui aspiravamo. In quel momento però mi chiesi se ce l'avrei
davvero fatta tra qualche anno a lasciarmi alle spalle la mia
vita così monotona e dominata dalla routine ma che
comunque mi faceva sentire sicura e protetta per qualcosa
di nuovo e sconosciuto.
In poche parole, sarrei riuscita a fare
quel salto nel buio che agognavo ma al contempo temevo?
Alzai la testa e indirizzai il mio sguardo alla mia migliore
amica intenta ad inveire contro dei pezzi di legna che le
erano caduti dalle mani.
Un sorriso involontario mi spuntò
sulle labbra.
Lei che qualche anno prima si era imposta nella
mia vita con la forza e la prepotenza di un uragano. Come le
dicevo sempre era caduta a pennello. Io e Alice ci eravamo
conosciute all'inizio delle superiori, io avevo appena chiuso
l'amicizia più importante della mia vita e lei era
semplicemente circondata da troppe persona ma da nessuna
veramente importante.
Il primo giorno di scuola non potei
fare a meno di provare un moto di fastidio scoprendo di
averla seduta nel banco immediatamente dietro al mio, mi
sembrava solo una delle tante ragazze popolari che con uno
schiocco di dita erano in grado di avere tutti ai loro piedi.
Io
dal conto mio essendo tutto tranne che una a cui piace farsi
vedere pensai di aver trovato solo un'altra di quelle galline
senza cervello a cui avrei voluto solo far scomparire quel
sorrisetto di superiorità a suon di schiaffi.
E poi eccola lì.
Una stupida battuta a cui io tuttavia non potei fare a meno di
ridere.
Da quel momento eravamo diventate molto più che migliori
amiche, tanto che certe volte non servivano neanche parole
per capirci.
La guardai e mi chiesi se tra qualche anno sarebbe cambiato
qualcosa tra di noi.
Se avesse scelto un'altra strada, sareistata capace di lasciare anche lei?
Così all' improvviso glielo dissi
-Hey Lice, ti voglio bene. -
Non face neanche in tempo a sorridere o a fare qualsiasi
altra cosa perchè un uomo sbucò fuori da degli alberi con
aria tesa e mi puntò gli occhi addosso.
-Mia. - ringhiò questa parola con un tale grado di furia mista
a possessività che istintivamente strinsi la mano della mia
migliore amica che evidentemente stava provando lo stesso
mio terrore.
-Corri. - feci appena in tempo a sussurare a Lice che un altro
tizio uscì allo scoperto, non uscì da solo.
Dietro ai due uomini infatti iniziarono a sistemarsi una serie
di lupi, quattro o cinque enormi lupi che ci fissavano con aria
minacciosa mostrando di tanto in tanto le zanne.
Mi si stava annebbiando il cervello non capivo più niente,
paralizzata dalla paura. In tutto questo ero riuscita ad
inctercettare lo sguardo che l'altro uomo rivolgeva a Lice,
uguale a quello del tizio che mi aveva proclamata sua.
In più proprio in quel momento arrivarono anche i nostri
genitori con aria preoccupata che appena videro la scena
rimasero completamente in balia del terrore come noi.
Silenzio.
Nessun rumore.
Io e Lice ci guardammo e allo stesso tempo stringemmo di
più le nostre mani come a volerci confortare a vicenda,
almeno il minimo indispensabile per rimanere un po' lucide.
A rompere il silenzio fu l'uomo che non aveva mai smesso difissarmi. Si avvicinò a passi lenti. Continuando a guardarmi
attentamente non facendosi sfuggire nemmeno il più piccolo
dei miei movimenti.
-Dimmi il tuo nome. - disse duramente come se stesse
pronunciando un ordine.
In quel momento Dio solo sa dove presi il coraggio per fare
quello che feci.
-Tu sei solo pazzo. - cercai di dire il più duramente possibile.
Sicuramente non gradì la mia sfacciataggine perchè mi
strinse a se nel giro di due secondi, cosa che provocò degli
urletti agitati da parte dei miei genitori e di Alice, e con le
dita mi sollevò il mento in maniera veramente poco delicata
anche se stette attento a non farmi male.
Cosa che mi
sembrò quasi impossibile vista la sua stazza così imponente.
-Ragazzina ti consiglio di tenere a freno la lingua quando
parli con me. Non ho intenzione di permettere alla mia
compagna di parlarmi così, non accetto che il mio branco mi
si rivolga in questi termini e tu non fai eccezione.-
Branco? Compagna?
Nella mia testa regnava il caos più totale, questo tizio
sembrava parlare di cose che non riuscivo a capire.
-Ma cosa stai dicendo...- dissi guardandolo terrorizzata.
Per la
prima volta mi concentrai sul suo viso.
Gli occhi azzurri così
duri e profondi circondati da lunghe e folte ciglia nere come i
suoi capelli. Il naso era dritto e come le guance era
costellato di minuscole lentiggini che tuttavia spiccavano in
quella pelle così liscia.
-Tesoro hai avuto la sfortuna di essere la mia compagna. La
compagna del Re degli Alpha. Non ho nessuna intenzione di raccontarti la storia della mia vita o l'immensità del mio
potere. D'ora in poi ti basta sapere che sei mia. -
I miei genitori iniziarono ad avvicinarsi e urlare cose
sconnesse.
Feci due più due e tutto mi sembrò più chiaro.
Quei lupi non
erano semplici lupi ma licantropi appartenenti al branco del
Re degli Alpha. In quanto a lui, beh lui era il più forte tra i
forti, il più potente tra i potenti. Il re dei re, in poche parole.
Come era possibile che io fossi la sua compagna.
No al
diavolo.
Con un movimento rapido mi divincolai dalla sua presa, fu
questione di fortuna.
Utilizzai quel momento di sorpresa generale per guardarmi
intorno.
L'altro ragazzo guardava Alice sorridendo e la stava
stringendo a sè in maniera protettiva, e in tutto questo lei
sembrava completamente presa da lui come se fossero stati
soli.
I miei genitori e quelli di Alice erano tesi e preoccupati.
I miei
occhi incontrarono quelli di mio padre, lui mi tese la mano ed
io cercai di afferrarla ma qualcuno me lo impedì tirandomi in
avanti tanto da farmi sbattere contro il suo petto.
-Pranzerete con me oggi. - disse ancora con quel suo tono
odioso che non ammetteva repliche.
-Scordatelo. - tuonai.
Mi pentii quasi subito di essere scattata
in quel modo, i lupi infatti iniziarono ad avvicinarsi
minacciosi alla mia famiglia.
I miei occhi saettarono verso quell'essere che avevo davanti.
-Che diavolo di intenzioni hai?!
-Te lo dirò ancora. Oggi tutti voi pranzerete con me. Io
accetterei fossi in te, questione di punti di vista. - conlcuse
con un ghigno.
Mi voltai per controllare la situazione, i lupi si erano
avvicinati di più ai miei genitori ma erano immobili come se
aspettassero la mia prossima mossa.
Non erano difficili da
intuire le loro intenzioni: rifiuta e puoi dire addio ai tuoi
genitori, accetta e non sarà torto loro un capello.
Mi girai lentamente verso Lice come per cercare conforto.
La
vidi aggrappata al braccio del ragazzo come se cercasse di
convincerlo a fermare quel maledetto.
Non avevo scelta.
Tuttavia provai ancora in maniera più diplomatica, sperando
di dissuaderlo dalle sue idee.
-Non abbiamo molto tempo tra poco più di un'ora abbiamo il
volo di ritorno per Sheffield. Non possiamo fermarci a pranzo
o perderemo il volo. -
-Scordati pure di ritornare a casa. D'ora in poi tu e la tua
amica vivrete qui. -
Panico.
-No. No. No. No. Non posso, non voglio. Ho sedici anni devo
finire il liceo, ho progetti per il futuro. Devo diventare un
medico, non posso stare qui in un bosco sperduto. Non
esiste, no. Ho tutti i miei amici e i miei parenti a Sheffield,
non voglio lasciarli sapendo che non potrei più rivederli. Non
puoi farmi questo. Verremo a pranzo ma ti prego, ti prego,
poi lasciaci andare via. -
Lui mi guardava confuso, sembrava riflettere sulle mie
parole.
-Pensi veramente di riuscire a cavartela così? Il tuo posto è
con me, non c'è possibilità di scelta. Oggi verrai - fece una
pausa guardando il resto della compagnia - verrete a pranzo.
In quanto a te, ti do 3 anni e due mesi non un minuto di più.
Il tempo necessario per finire il liceo.
Se entro la prima
settimana di Agosto non sarai qui, sappi che verrò a cercarti
e non mi limiterò ad una minaccia la prossima volta. - finì
guardando i miei genitori.
Dio, la mia vita era finita. Non potevo far altro che firmare
quella mia condanna.
-D'accordo. - dissi solamente.
Mi guardò sorridendo come chi guarda il proprio avversario
soccombere.
Così facendo, dopo avermi afferrato il viso con una mano mi
baciò. Rendendo ufficiale quel patto così ingiusto.
Ed eccoci qui in questa nuova folle corsa, cosa ne pensate di questo primo capitolo? Fatemi sapere se vi è piaciuto e soprattutto se volete il secondo capitolo.
Un bacio.
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