Ma strano bello
«Manuel? Manuel, non vedo un cazzo! Oh... Ahia! Ma che sta un gradino qui? Dirmelo no?».
In quanto a lamentarsi Simone non ha rivali, ma in quella situazione forse non è proprio in torto: una benda gli sta coprendo gli occhi ed è guidato unicamente da Manuel che tiene le mani sui suoi fianchi.
Percepisce le sue ginocchia cozzare saltuariamente col retro delle proprie e... Insomma, sarebbe una bella sensazione se fossero da tutt'altra parte, magari senza vestiti e - si è capito, no?
Invece è lì tutto sudato, non vede niente e non ha la benché minima idea di dove si trovi: è stato messo all'oscuro di ogni cosa appena è salito in macchina quella sera e l'altro gli ha porto subito un lungo e largo fazzoletto nero, invitandolo a non guardare e non sbirciare fino al raggiungimento della loro meta.
Simone è un tipo curioso già di suo: la messinscena in cui è stato catapultato lo irrita ed eccita al contempo.
«Sei capace de sta' zitto pe' un secondo oppure no?» sbotta Manuel e vorrebbe urlarlo, tuttavia dalla bocca gli fuoriesce un sibilo.
Simone fa una smorfia e trattiene un sorriso «Potresti farmi star zitto te» replica con un pizzico di malizia nella voce; non sa minimamente come in quelle ultime settimane si è sforzato di essere meno timido e - beh, ha ancora estrema difficoltà a pronunciare la parola pompino ad alta voce e arrossisce in maniera imbarazzante quando Manuel se ne esce con posso farti una sega? però ci sta lavorando.
«Potrei» mormora Manuel e Simone sente perfettamente il suo fiato caldo pizzicargli la pelle appena sotto l'orecchio nel momento esatto in cui finalmente viene sbendato e le sue palpebre possono sollevarsi.
Non si è fatto numerose aspettative - ragiona sempre per il non costruirsi castelli di carta che cadono facilmente: sono in una casa che non conosce, l'arredamento è moderno con mobili lineari e semplici in tinta unita, privi di qualsivoglia decoro; le mattonelle sono lucide e di un colore grigiastro, c'è un divano di pelle nera che fa ad angolo e davanti ad esso spicca un televisore a schermo piatto di chissà quanti pollici - è enorme. È presente anche lì un soppalco sopra al quale riesce a scorgere quella che deve essere la camera da letto.
Si tratta di un bell'appartamento, non può negarlo, ma ancora non comprende il motivo per cui siano andati in tal posto.
Lancia una rapida occhiata al nuovo panorama, poi si volta verso Manuel con espressione confusa; l'altro sta sorridendo in maniera ebete e fiera «Te piace?» gli chiede.
Simone è ancora più perplesso «Uhm, sì?» dice «Ma che ci facciamo qui?».
«È casa di Matteo».
Rotea gli occhi e in realtà quel tizio non gli sta molto simpatico, lo ha appurato «E...?».
«E...» Manuel ha ripreso a sussurrare e si avvicina a Simone repentinamente; lo stringe a sé facendo scontrare con forza i loro bacini e la punta delle dita gli pizzica già il fondoschiena. Un ghigno gli compare sul volto frattanto che mordicchia il labbro inferiore di Simone in un bacio che non ha occasione di concretizzarsi «E siamo tutti soli».
«Oh» Simone schiude la bocca con finto stupore - e si dà un po' dello stupido per non averlo capito immediatamente; vorrebbe dire una qualsiasi cosa sensata eppure prima che possa avere occasione di farlo, Manuel lo assale con la sua lingua. Riesce a sentirlo in maniera perfetta sotto al palato e quasi gli smorza il respiro.
Artiglia i capelli ricci sulla nuca con le dita e lo spinge di più verso di sé come a comunicargli quanto il desiderio sia reciproco.
Manuel si stacca dopo qualche secondo unicamente per riprendere un briciolo di fiato e «Dio,voglio prenderti dal momento esatto in cui sei entrato nello studio per quello stupido tatuaggio» bofonchia.
Simone ride e magari dovrebbe offendersi, ma è troppo impegnato a regolare i battiti del suo cuore che gli martella nel petto e a tenere a bada un certo problema appena nato tra le sue gambe «Pensavo ti piacesse il mio tatuaggio».
Manuel scuote vigorosamente la testa e gli ruba un ulteriore bacio sempre più avido e passionale «No» biascica «Fossi stato n'altro me sarei tipo rifiutato».
«Lo sai, non è una bella cosa da dire al tizio che stai per scoparti».
«Oh, Bambi è cresciuto» il tatuatore lo dice con un sorriso stampato sulla faccia mentre solleva da terra Simone permettendogli di allacciare le gambe attorno alla propria vita; le sue mani finiscono nell'immediato sul sedere dell'altro ragazzo tenendolo su e Simone si regge a lui appigliandosi alle grandi e larghe spalle.
Manuel cammina lentamente verso il divano ad angolo su cui cuscini si inginocchia; fa sdraiare Simone sotto di sé e gli è sopra in una frazione di secondo baciandolo dapprima sulle labbra, in seguito scendendo sul collo, assaporando la linea del mento dove è presente un rado - ed osceno - accenno di barba mal tagliata.
Simone ridacchia in modo acuto e il pomo d'Adamo vibra sulla sua gola; «Qui?» domanda socchiudendo le palpebre.
Manuel non si ferma e va ad afferrare il bordo della maglia a maniche lunghe dell'altro strattonandolo e tirando su la stoffa fino a scoprire il suo addome pallido e piatto. «Qui» attesta mentre la lingua va a stuzzicare la pancia di Simone soffermandosi sull'ombelico «Di sopra...» con una mano gli prende e gli solleva una gamba posizionandola a ridosso della propria spalla così che la suola della scarpa da ginnastica sfiori la schiena «Sul pavimento... In bagno... Ovunque».
Simone butta la testa all'indietro e porta le braccia in alto lasciandole aderire al tessuto sintetico del divano che gli si appiccica alla pelle complice il sudore che non fa che aumentare - spera solo di avere un odore quantomeno non disgustoso e accettabile; si aiuta con le gambe per spingere Manuel più giù, per fargli capire su quale zona deve concentrarsi - che potrebbe, ad esempio, slacciargli il pantaloni, sbarazzarsi dei boxer e così via.
Il ragazzo tatuato, tuttavia, non sembra realizzare i suoi piani - o ne ha di propri: si libera facilmente dalla presa blanda degli arti inferiori dell'altro e risale con busto; gli deposita un bacio casto sulla bocca schiusa e soffia «Oggi inizi tu». Poi si sposta strisciando di qualche centimetro sui cuscini del sofà e sorride serafico.
Simone si solleva con uno scatto e si passa una mano tra l'ammasso informe di capelli che ha in testa scompigliandoli; sbuffa sonoramente e «Spogliati, dai» glielo dice con finto fare annoiato. In realtà sta fremendo dalla voglia di vedere Manuel completamente nudo: sì, lo ha potuto ammirare senza jeans o senza t-shirt nelle svariate occasioni in cui si sono toccati a fondo, però mai nella sua completezza ed è sicuro sia un vera e propria visione.
L'altro non esita ad obbedire a quell'ordine privo di autorevolezza: alza il bacino per sfilarsi gli indumenti mentre le scarpe sono spazzate via direttamente con i piedi; la maglietta ancora non la toglie e i pantaloni insieme ai boxer si bloccano alle sue caviglie. Fa un cenno eloquente al compagno che fa una smorfia di disappunto poiché il suo desiderio non è stato del tutto esaurito - ma ci sarà occasione a breve, del resto.
Simone scivola in ginocchio sul pavimento e si piazza in mezzo alle gambe di Manuel, il quale intanto si è parzialmente sdraiato sul divano e ha portato un braccio dietro alla testa per tenerla sollevata e osservare ogni gesto che viene compiuto su di sé «Mica me mordi come l'altra volta, vero?».
«A te piace quando ti mordo» è la replica tempestiva che giunge.
«Me piace di più se usi solo la lingua».
Simone trattiene una risata ed è strano il fatto che si senta perfettamente a suo agio anche in una situazione del genere: certo, è sempre presente quell'imbarazzo innato che lo caratterizza, tuttavia con Manuel gli viene tutto naturale che non ci si focalizza troppo.
Trattiene il respiro frattanto che con due polpastrelli sfiora i contorni del tatuaggio ad inchiostro nero e blu che spicca sulla parte frontale delle coscia di Manuel: un timone di una nave contornateo da strani intrecci di corde; con l'altra, invece, va a sfiorare la base del membro parzialmente eretto, la pizzica con pollice e medio, sale e massaggia tutta la lunghezza con ogni dito.
Manuel sospira sommessamente e prende a torturarsi il labbro inferiore tra i denti: una parte di lui è stanco di quei preliminari che paiono non finire mai poiché fino a tal momento è tutto ciò che hanno potuto fare; eppure, come ogni volta, il tocco che l'altro ragazzo gli riserva lo fa andare di matto, lo inebria e non gli chiederebbe mai di accelerare, di essere più veloce in modo di arrivare dritti al vero punto.
Simone non ci sta pensando, non perde tempo ad analizzare la situazione: procedere per gradi gli è andato bene - anzi, meglio così altrimenti avrebbe avuto un infarto nel giro di poco; tutto sommato è felice di come le vicende si siano svolte tra loro. È tranquillo, sereno e - no, e va bene, un briciolo agitato lo è ancora: cerca di non badarci eccessivamente e con la bocca assapora la punta delle erezione di Manuel, ci passa la lingua sopra con un movimento lento e circolare, con le dita tira la pelle sottile ed esercita una lieve pressione sulle venature sporgenti.
Col sesso orale se l'è sempre cavata piuttosto bene ed è probabilmente uno dei punti di sicurezza che ha in qualsivoglia relazione.
Percepisce la mano del tatuatore sulla propria nuca, si sente pressato verso il basso ed è un chiaro invito ad andare più a fondo, a spingersi più in là; allora si stacca e solleva lo sguardo dispiegando le ciglia «Sei impaziente?».
Manuel ha gli occhi ridotti ad una fessura ed è palesemente a corto di fiato «Un po'».
«Lo vedo» Simone aggiunge qualcosa di a stento comprensibile e una sua guancia si sfrega contro l'erezione ormai turgida e bagnata di liquido preseminale di Manuel; schiude le labbra e geme in maniera acuta senza fare nulla che non sia far incatenare i loro sguardi.
È una sorta di provocazione, un ti sto dando piacere, però non del tutto e lui ne è perfettamente consapevole. Manuel, d'altro canto, pensa di essere sul punto di impazzire e piagnucola «Simone, per favore», ma Simone non lo sta ad ascoltare, va avanti con quella deliziosa tortura gemendo ancora e ancora e adesso con l'indice preme sulla punta, forte ottenendo un leggero urlo come reazione e poi f—
«OH. MIO. DIO» di sicuro una voce così squillante non appartiene a nessuno dei due nonostante, per un primo momento, entrambi non realizzino e non abbiano il coraggio di muoversi.
È soltanto dopo almeno quindici secondi che Manuel sussulta, il suo sguardo guizza in direzione della porta a scorgere una ragazza dai lunghi, folti e ricci capelli biondo cenere che è in piedi a pochi metri di distanza, con una mano a coprire gli occhi e la bocca spalancata e non fa che ripetere «Oh, mio Dio! Oh, mio Dio! OH, MIO DIO».
Simone si rifugia dietro di Manuel cercando di sparire dietro alla sua figura e quest'ultimo si piazza un cuscino in mezzo alle gambe per coprirsi almeno in parte per quanto il membro eccitato adesso gli faccia pure male. «E tu chi cazzo sei?» domanda furioso.
«Chi cazzo sono io?» sbotta la ragazza con fare frenetico «Chi cazzo siete voi!» un dito scivola e lascia intravedere un solo suo occhio; poi pare ripensarci e si nasconde di nuovo «Oh, mio Dio! Che schifo! OH, MIO DIO!». Si leva definitivamente la mano dal viso quando appura che non sussiste più il rischio di trovarsi davanti cose che non dovrebbe - e non vorrebbe - vedere.
Simone si è rannicchiato con le ginocchia strette al petto cercando di farsi più piccolo del dovuto sul divano; ha le guance in fiamme e desidera solamente sparire - questa scena è addirittura peggiore di quella avvenuta settimane prima con Matteo.
Manuel è all'apparenza più rilassato, ma è una maschera che potrebbe infrangersi presto; «Allora?» chiede ancora «Come - cazzo, come sei entrata?».
La ragazza fa una smorfia e sembra veramente in procinto di mandarlo - mandare entrambi - a quel paese; incrocia le braccia al petto e «Ho le chiavi, ovviamente» spiega tranquilla.
Manuel alza gli occhi al cielo e maledice mentalmente Matteo che sì, ha delle buone idee, però a quanto pare molla le chiavi di casa sua a un po' troppe persone; sta per dire qualcosa tipo okay, hai le chiavi, ma al momento siamo occupati, ti dispiacerebbe andartene?, tuttavia la sconosciuta lo precede e interrompe prima che possa farlo «Devo solo prendere delle cose» esclama e Manuel la vede salire saltellando le scale fino a giungere sul soppalco.
Non è in grado di scorgerla da quella posizione e si scambia qualche occhiata fugace con Simone - il quale non sa se deve ridere o piangere; la sente urlare «Ah, e non fate come se non ci fossi, trattenetevi per un attimo, ci metto poco».
Seguono alcuni rumori indistinti, presumibilmente una borsa che ricade sul pavimento, una cerniera che viene chiusa e i tacchi che picchiettano sulle mattonelle.
La ragazza torna al piano inferiore con una tracolla addosso e si ravviva i capelli frizionandoli con una mano; «Sapete, credo che quel divano abbia strani effetti sulla gente» fa un commento che nessuno ha richiesto «Perché l'altra sera - oh, non sto manco a dirvi, tanto avete il vostro da fare qui, eh?».
Ride da sola - Manuel assume un'espressione stranita e confusa. La ragazza schiocca la lingua sul palato e si congeda con un «Ciao, poveri» che è probabilmente la cosa più stramba che loro abbiano mai udito, ma tanto la situazione è talmente paradossale che non si sorprendono nemmeno più.
Quando la porta viene chiusa e sbattuta, Simone ha deciso che l'opzione ideale è quella che consiste nel ridere fino a farsi venire le lacrime il che è ciò che accade sotto lo sguardo truce di Manuel che bofonchia «Che ti ridi?».
Simone cerca di controllarsi appoggiando la fronte alla spalla dell'altro e si aggrappa alla sua maglietta all'altezza del petto «Dovevi vedere la tua faccia» singhiozza tentando di riprendere fiato «Così impari, l'altra volta con Matteo volevo morire».
Per un istante, Manuel rimane fermo e imperturbabile tanto che Simone pensa sia sul punto di gridare, alzarsi indignato e andarsene - motivo per cui lui torna serio e serra di colpo le labbra; il tatuatore, invece, con uno scatto lo costringe a sdraiarsi nuovamente sul divano e gli è sopra, il cuscino scivolato via e l'erezione che preme contro il suo bacino ancora ricoperto da troppa stoffa.
Gli blocca i polsi appena sopra la testa e preme abbastanza forte da essere in grado di lasciare dei segni evidenti sulla pelle «Scemo» sbuffa e lo bacia premendo le labbra contro le sue.
**
«Oh, l'hai chiusa bene la porta?» Simone è ancora incerto e osserva bene l'ingresso dell'appartamento oltre le spalle di Manuel per quanto possa effettivamente farlo.
Alla fine il divano l'hanno abbandonato presto come se dovessero riempire ogni angolo della casa con la loro presenza - la verità è che hanno combinato un mezzo casino con il lubrificante alla ciliegia, hanno sporcato tutti i cuscini ed è stato meglio spostarsi.
Scusa, Matteo.
Sono entrambi nudi - o quasi: Simone ha addosso gli anfibi di Manuel che gli stanno un po' larghi specialmente sulle caviglie e in realtà non li avrebbe se non fosse per una fantasia disarmante del tatuatore che ha insistito tanto, ma peggio per lui poiché adesso si ritrova la suola premuta sul coccige e un briciolo gli fa male.
Mantiene l'altro ragazzo in equilibrio sulla penisola della cucina, il bacino sollevato a qualche centimetro da essa; Simone non è seduto e nemmeno sdraiato, semplicemente si tiene in equilibrio con i palmi delle mani ben aperti e appoggiati al marmo freddo di quella sorta di tavolo moderno e le gambe sono allacciate attorno alla vita di Manuel che esclama «Ho girato la chiave tre volte» e lo ha fatto sul serio, per evitare spiacevoli interruzioni.
Che poi, seriamente, qualcuno ha deciso di complottare contro di loro altrimenti a ciò che è successo non vi è spiegazione.
Simone è rimasto soddisfatto dalla visione completa di Manuel senza vestiti: i tatuaggi gli ricoprono parzialmente tutto il petto - soltanto l'addome è rimasto immacolato; l'immagine che c'è sulla spalla è forse quella che gli piace di più, un cuore trafitto e martoriato da spine, sanguinante. È tragico e poetico al contempo e lo trova relativamente affascinante.
«Okay, allora dovremmo muoverci» dice tirandosi l'altro più vicino «Altrimenti le mie braccia non reggono, sappilo». Manuel sogghigna, gli afferra i fianchi e in seguito posa le mani sulle cosce; i preliminari non si sono protratti per molto tempo, probabilmente sono diventati talmente bravi in tali atti che non vi è la necessità di farli durare troppo oppure la frustrazione è salita ad un livello così estremo da costringerli ad arrivare al punto prima di subito.
«Adesso chi è l'impaziente?» sibila facendo sfiorare le bocche.
«Sempre tu» replica Simone con falso scherno nella voce perché gli piace stuzzicarlo in quel modo «Io ho solo male alle braccia».
Manuel gli tira un pizzicotto sul sedere mentre con una mano va a rinvigorirsi il membro perfettamente eretto e avvolto nel profilattico; «Simone?» lo chiama e fa sciogliere l'intreccio delle sue gambe, facendogliele in seguito piegare e spingendole indietro così da crearsi spazio. Si protende in avanti tenendo i palmi pressati contro il retro delle ginocchia di Simone e lo penetra dapprima piano, solo con la punta, dopo osa una spinta forte, decisa, secca e profonda senza alcun preavviso.
Simone sussulta un po' per la sorpresa, un po' per il piacevole dolore che lo assale: spalanca la bocca, non emettendo però alcun suono, e getta la testa indietro; strizza le palpebre e solo allora i movimenti incalzano, prendono ritmo.
Manuel sposta le mani a fasciare del tutto le cosce dell'altro ragazzo; le usa come leva per tirarselo più contro ed enfatizzare le spinte che è in grado di compiere.
Simone è scosso da continui e ripetuti fremiti, ogni parte del corpo gli duole e formicola; vorrebbe toccarsi perché l'erezione ha cominciato a pulsargli, ma se solo osasse farlo cadrebbe e sbatterebbe contro il marmo della penisola per quanto la distanza che lo separa da esso sia ridicola; tuttavia, se ciò accadesse, sicuramente Manuel si fermerebbe e non può permetterlo.
Quindi quel che è in grado di fare è solamente supplicare «Ma-Manuel» in un mugolio intriso di gemiti sconnessi e l'altro pare capire subito con nessuna necessità ad aggiungere ulteriori spiegazioni poiché si sporge col busto fino a che non si ritrovano faccia a faccia.
Gli respira sulle labbra prima di prendere quello inferiore tra i denti e successivamente succhiarlo piano con la bocca; sposta le mani sulle natiche di Simone e lo tiene su da tale posizione per evitargli troppo peso sulle braccia.
Lo solleva e adesso Simone può aggrapparsi alle spalle del tatuatore e assecondare i suoi movimenti frenetici col bacino; preme il tacco degli anfibi alla base della schiena dell'altro e gli graffia la pelle con le unghie.
Manuel lo bacia avidamente quasi volesse sottrargli il fiato e sospira «Bravo, piccolo». A tale appellativo, Simone storce il naso guardandolo con gli occhi ridotti ad una fessura «C-come...» bofonchia, la voce resa tremante e disconnessa dal piacere che lo avvolge «Come m-mi hai chiamato?».
«Piccolo».
«Dio, f-fai schifo con i n—AH!» la sua frase viene troncata quando Manuel gli sfiora la prostata e Simone pensa di essere seriamente sul punto di impazzire; aumenta il ritmo e lascia perdere il disappunto sul nomignolo che gli è appena stato assegnato - del resto possono discuterne dopo.
Manuel sorride soddisfatto e spinge il compagno nuovamente sulla penisola di marmo, con il sedere del tutto appoggiato su di esso così da penetrarlo più a fondo, più a lungo, più di continuo.
Esce fuori di lui per un paio di secondi scaturendo un lieve disappunto in Simone che lo fissa in maniera torva, ma quest'ultimo non ha nemmeno occasione di lamentarsi che Manuel gli è di nuovo dentro, a tratti soltanto con la punta, in seguito più a fondo in una deliziosa tortura che prosegue per dei minuti interi fino ad un movimento più netto e deciso che fa gridare entrambi.
Manuel smette di penetrarlo poco prima di venire e prende a masturbarsi con vigore fissando lo sguardo in quello di Simone che, intanto, compie i medesimi gesti su di sé.
L'orgasmo li assale quasi in contemporanea sporcando i loro addomi e soffocano un grido facendo scontrare le bocche e intrecciare le lingue.
«Giuro che può entrare chiunque adesso» bofonchia Manuel col fiatone «Ma ti porto di sopra e lo rifacciamo». Simone ride sonoramente e gli tira appena i capelli intrisi di sudore dietro alla nuca «Impaziente e insaziabile» commenta.
«È colpa tua».
«Certo, certo» sbuffa in modo falso e lascia un bacio distratto sula guancia del tatuatore «Però chiamami piccolo un'altra volta e non ti piacerà quando ti morderò».
«Impossibile» attesta Manuel e lo ha già di nuovo sollevato, tenendolo per bene alzato premendo i palmi sulla piega tra gluteo e coscia «Me piace sempre».
«Manuel?» la voce gracchiante di Simone è la prima cosa che sente e potrebbe definirlo un ottimo risveglio poiché è il più bel suono che abbia mai raggiunto le sue orecchie. Tuttavia, Manuel è ancora un po' assonnato: tiene gli occhi chiusi - faticano ad aprirsi - mentre si rigira nel letto, nella penombra della loro stanza. «Mh?» bofonchia.
È quasi mezzogiorno eppure la luce nella camera è a malapena accennata. A quel punto, Simone di norma urlerebbe e salterebbe sul letto per scuotere il materasso; adesso, invece, non agisce così.
Manuel percepisce le mani dell'altro accarezzargli piano l'addome al di sopra della maglietta bianca che usa per pigiama, risalire fino al collo e sfiorargli la guancia. Successivamente, le sue labbra sono sulle proprie, un bacio che non fa attenzione all'alito pesante dettato dalla notte trascorsa - ed è un particolare a cui Manuel non presta minimamente attenzione perché catturato da qualcosa di diverso, dalla sensazione fredda e pungente di metallo che gli pervade la lingua.
Spalanca gli occhi e improvvisamente è sveglio e lucido; riesce a scorgere il sorriso dispiegato sulla bocca di Simone il quale esclama «Noti niente di nuovo?».
Le guance di Manuel avvampano e «Dio, grazie!» quasi urla.
Alla fine ha davvero convinto il suo ragazzo a farsi il piercing sulla lingua.
**
(Note autore:
Innanzitutto mi scuso per questa schifezzuola e per lo smut osceno, but mi sembrava una storia carina e divertente per smorzare un po' gli animi.
Ovviamente essendo una AU mi sono presa un briciolo di libertà poetica con Manuel più possente e Simone più mingherlino - ecco, esigenze di trama.
Oltretutto questa storia ha una sua prima versione nel 2016, è stata revisionata e adattata ai Simuel.
Grazie per aver letto e alla prossima❤️
-Lilith)
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