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Part title

Eccoci al secondo capitolo! Anche questo conterrà dei momenti un po' spinti... tutto molto delicato, come sempre, anche se stavolta credo di aver usato la parola cazzo. L'ho usata? Credo di sì. L'ho usata nella mia testa. Conta lo stesso, no?

Detesto fare le valigie." si lamentava Sherlock seduto sul proprio letto. John alzò gli occhi al cielo mentre chiudeva l'ennesimo cassetto in legno e ne apriva un altro.
"Beh, sei fortunato che non ho dignità e sono disposto ad aiutarti a farle. Ora, quante paia di calzini vuoi?"
"Nessuna."
"Non è un'opzione."
"Ventisei."
"Mi stai dicendo che vuoi portare ventisei paia di calzini?"
"Settantotto." lo corresse il moro con sguardo divertito.
"Stai dicendo numeri a caso nella speranza che io mi arrenda e decida per te, non è vero?"
"Trecentonovantaquattro virgola sei."
John lanció un'occhiata furente alla figura minuta vicino a lui prima di chinarsi a prendere un numero perfettamente ragionevole di calzini e lasciarli cadere nel trolley nero appoggiato sul letto.
"Okay, questo dovrebbe bastare per quanto riguarda i vestiti. Dobbiamo sbrigarci, o perderemo il treno: c'è qualcos'altro che potrebbe servirti?"
"Posso portare il barattolo di laringi che c'è in frigo?"
"No."
"Perché no?"
"Perché stiamo andando in un bel posto, Sherlock, grazie a tuo fratello e assolutamente non grazie a te."
"Ugh, Dio, non riesco a credere che tu l'abbia chiamato."
"Mi doveva un favore."
"Almeno fammi portare i miei campioni di muffa, se proprio insisti ad umiliarmi per
leccare il culo a mio fratello."
John inspirò profondamente per calmarsi prima di parlare, sapendo che altrimenti avrebbe potuto fare qualcosa di cui si sarebbe pentito.
"Sherlock, non mettermi alla prova. Niente arti, niente esperimenti, niente muffe. Lo hai promesso."
"L'ho fatto? L'ho fatto. Perché l'ho fatto? Forse ricorderei meglio se mi permettessi di baciarti."
"Bel tentativo."
Dio, sapeva essere davvero insistente quando ci si metteva.
"Sono otto giorni che non ci baciamo." piagnucolò; come se John avrebbe potuto dimenticarselo.
"Te l'ho detto. Niente baci, niente contatto fisico, niente di niente fino a che non fossimo partiti." Era una restrizione che probabilmente avrebbe dovuto dare più fastidio a lui che a Sherlock, ma per qualche ragione stava funzionando alla perfezione a suo favore.
Dopo due settimane di frustrazione, si stava prendendo la propria vendetta guardando Sherlock alle prese con il rifiuto. Niente gli faceva volere qualcosa più che sapere di non poterlo avere e John lo sapeva bene.
Anche se l'irritazione di Sherlock era una consolazione davvero soddisfacente, il vero motivo per cui aveva stabilito quella regola dal principio era la propria sanità mentale: più Sherlock gli metteva le mani addosso più lui si ritrovava perso nella vastità dei propri, incompresi, sentimenti. Era il suo ultimo tentativo di auto-preservazione.
"Sei completamente irragionevole, John. E poi che cosa dovrei fare in questo benedetto hotel? In pochi minuti mi annoierò e andrò fuori di testa, tu ti arrabbierai e non faremo niente comunque."
"È quello che voglio, Sherlock, e hai detto che avresti fatto ciò che ti chiedo. Perché non ti porti qualche libro per passare il tempo? Che libri vorresti?"
"Non importa." rispose Sherlock fatalisticamente.
"Come ti pare." John prese la valigia e la trascinò in salotto: una volta lì, prese una manciata di libri - i primi che trovò a portata di mano - e ce li cacciò dentro senza troppi complimenti. Aveva appena finito di chiudere il trolley e poggiarlo accanto al proprio quando la figura smilza di Sherlock emerse dalla sua stanza.
"John." disse, aggiustandosi il bavero della giacca ed avvicinandosi al biondo.
"Non devi farlo se non vuoi, non ti sto costringendo."
"Lo so." sospirò il detective afferrandogli la mano con delicatezza. "Ma voglio farlo. Questo," disse indicando sé stesso e il coinquilino "ne vale la pena e intendo provartelo."
Si sporse in avanti con lentezza, chiaramente timoroso che John pensasse che intendeva infrangere le regole, e con sua grande sorpresa gli diede un leggero bacio sulla guancia.
John rimase a fissarlo piuttosto sorpreso. Nel corso degli ultimi giorni aveva assistito ai tentativi più assurdi da parte dell'uomo accanto a lui per cercare di convincerlo a baciarlo: il più assurdo era stato fingere di stare soffocando per ottenere una respirazione bocca a bocca. John non lo aveva trovato affatto divertente. "E poi se è stato Mycroft a prenotare, l'hotel sarà sicuramente comodo e terribilmente sfarzoso."
"Non ne dubito. Ora, perderemo il treno se non ci sbrighiamo, sono quasi le dieci. Per l'ultima volta, sei sicuro di volerlo fare?"
"Positivo."
John dovette sforzarsi per nascondere il sorriso spontaneo che gli stava nascendo sulle labbra mentre si dirigeva verso il taxi parcheggiato davanti al 221b di Baker Street.

***

"Dimmi che è uno scherzo." esclamò Sherlock non appena ebbe aperto la porta del loro scompartimento.
"Secondo me è carino." ribatté John entrando nella piccola stanza e facendo cadere la valigia di tela per terra. Si mise le mani sui fianchi e si guardó intorno: in effetti sembrava comoda, anche se mancava del fascino che John immaginava appartenerle. Aveva sempre desiderato passare la notte in treno e a quell'idea il suo cervello suggeriva immagini
più applicabili a un libro di Agata Christie che alla realtà.
Le amenità di cui Sherlock si lamentava tanto, comunque, erano minimali. C'era un modesto lavandino sotto la finestra, una mensola ed un paio di cassetti. Il letto a castello sospeso riempiva un'intera parete; John era sicuro che sarebbe riuscito ad entrarci comodamente, ma non avrebbe saputo dire lo stesso per quanto riguardava Sherlock. Gli sta bene, pensó, è lo svantaggio di essere così alto.
"Se con carino intendi orribile sono d'accordo con te. Pensavo che Mycroft ti avesse dato una mano."
"Lo ha fatto, sono io che ho voluto dormire qui. Di solito ci vogliono mesi di anticipo, Mycroft ha velocizzzato il processo."
"Mi sembra di stare in prigione. Deve essere una rara forma di tortura."
"Vai al lounge se ti va così schifo. Ho sonno. Io vado a dormire nel mio comodissimo letto."
aggiunse.
Tentó di girarsi aggraziatamente e mettersi a sedere suo letto inferiore. Sfortunatamente, nel processo sbatté la testa contro la parte inferiore del letto di sopra con un tonfo sonoro. Con la testa ancora dolorante, fece tutto ciò che era in suo potere per evitare di guardare Sherlock, ma la curiosità gli impedì di resistere più di dieci secondi.
"Comodissimo?"
"Oh, va al diavolo" rispose John cominciando a sbottonare la camicia.
Sherlock lasciò lo scompartimento con più eleganza del solito probabilmente solo per prendersi gioco di lui.
Nel tempo che ci impiegò a spogliarsi fino a rimanere in boxer, abbandonando anche la maglietta dal momento che lo scompartimento era molto più caldo di quanto non si aspettasse, cominciò a riflettere sui tre giorni che lo attendevano. Il viaggio stava già andando non-proprio-splendidamente, anche se non era sicuro di cosa si aspettasse con precisione. Le relazioni non erano l'area di Sherlock, da nessun punto di vista, eppure aveva scioccamente sperato in un periodo da "luna di miele" senza intrusioni, senza distrazioni. Ora era a letto da solo come lo era stato per due settimane e Sherlock era al lounge a fare dio solo sapeva cosa senza di lui. Se non ci fosse stato il rumore regolare del
treno a placare il suo animo, probabilmente non sarebbe riuscito ad addormentarsi, ma c'era. In pochi minuti di addormentò e sognò di due occhi grigi, capelli neri e pelle pallida.

***

Qui inizia la parte a rating rosso. Se la cosa vi potrebbe disturbare, saltatela pure, non è cruciale per la trama!
-Moony

Si svegliò con un gemito e ben presto si accorse che a disturbarlo era l'ingombrante corpo di Sherlock, sdraiato sopra di lui nel buio. Disteso a pancia in giù con la faccia schiacciata sul cuscino, cercò di girarsi per distribuire meglio il peso, solo per accorgersi che riusciva appena a muoversi.
"Il letto è troppo piccolo." mormorò, ancora mezzo addormentato. Non aveva ancora aperto gli occhi ma poteva dedurre che anche Sherlock, come lui, era in mutande. "Vai nel tuo."
"Siamo in vacanza, John, e le coppie dormono nello stesso letto." ribatté Sherlock, il quale sembrava genuinamente convinto di star facendo la cosa giusta soffocandolo nel sonno.
"Sì, quando c'entrano. Sei pesante."
Sherlock si spostò leggermente verso il muro, in maniera che i loro corpi si sovrapponessero solo parzialmente.
"Meglio?"
"Un po'. Voglio sapere cos'hai fatto finora?"
"Sicuramente no."
"Buono a sapersi." John era troppo stanco per indagare più approfonditamente, per cui preferì lasciar perdere. Richiuse gli occhi, decidendo di dormire ancora qualche ora prima di alzarsi.
Un attimo dopo, tuttavia, fu riscosso dalla sensazione di due labbra contro il suo collo, delicate ma impossibili da ignorare. La mano di Sherlock scese percorrendo il suo fianco destro.
"Sherlock, il tempismo."
"C'è un problema?"
Senza aspettare una risposta (e d'altronde John non era sicuro di averne una) fece scendere la mano fra il suo bacino ed il materasso; John fu percorso da un brivido.
"Gesù."
Sherlock, che John sentiva essere duro contro la sua gamba, sorrise prima di cominciare a lasciargli numerosi piccoli baci sul collo.
"Nuovo deodorante?" domandò affondando il viso nella pelle dell'altro.
John annuì con una breve risata. "Creativa come pillow talk [1], Sher-"
Tacque quando le affusolate dita di Sherlock si strinsero intorno alla sua intimità. Per un attimo si domandò se la presenza di un'altra erezione oltre alla sua avrebbe dovuto sembrargli bizzarra, ma in quello stato di sonnolenza la trovava perfettamente naturale. Non essendo completamente in sè, aveva abbandonato tutte le sue insicurezze e l'inesperienza per concentrarsi sulle pure sensazioni. Chiuse gli occhi e seguì il suo istinto.
Sherlock sembrava aver capito la sua compiacenza e spostó leggermente la mano facendo scivolare in giù i boxer dell'altro con un unico movimento fluido. John gemette e si spostó, facendogli spazio.
"Mi stavi punendo, non è vero?" domandó Sherlock di punto in bianco.
"Io- io non- cosa?"
La coerenza stava cominciando ad abbandonare il dottore: tremava, stava inziando a perdere il controllo. Apparentemente il sovraccarico sensoriale non era una reazione data dalla malattia, forse era semplicemente l'effetto che Sherlock aveva su di lui.
"Impedirmi di toccarti è stata una vendetta. Ti piaceva vedermi frustrato." si interruppe un attimo come per esaminare quell'idea. "Comprensibile, suppongo."
John deglutì, non sapendo cosa rispondere.
"Ammettilo."
"No, ti sbagli-" Sherlock spostó i fianchi in avanti con decisione, ricollocandosi velocemente sopra l'altro. Distese il braccio ed afferró la mano di John, intrecciando le loro dita.
"Non mentirmi. Non mentirmi mai." sussurrò, solleticandogli il collo col respiro e facendogli venire la pelle d'oca. L'oggetto duro premuto contro al sua pelle si faceva sempre più pressante e difficile da ignorare. Stavolta era molto più intimo, molto più esigente di prima.
Affondó il viso nel cuscino per soffocare un gemito e afferró la mano di Sherlock in una presa d'acciaio. Sarebbe stata quella la loro posizione se avesse lasciato che lo prendesse completamente? Non aveva mai pensato di concedere ad un'altra persona tutto quel potere su di lui, eppure eccoli lì.
"Sh-Sherlock, io..."
"Shh, va tutto bene." sussurró, quasi si stesse rivolgendo ad un qualche animale selvaggio.
"Ma-"
"Volevi una dimostrazione, lascia che te lo dimostri."
John, ancora in dormiveglia, si sentiva come se fosse tutto un sogno erotico più che la realtà, ma la cosa non lo disturbava. Si fidava implicitamente dell'amico: nessuna domanda, nessuna esitazione, nessuna contemplazione. Era un istinto di base. Primario.
"John?"
"Sherlock," rispose in tono interrogativo.
"Posso?"
"Sì, certo che-"
E proprio mentre entrambi raggiungevano l'orgasmo, John sentì i denti di Sherlock affondargli nella spalla con delicatezza, in un perfetto equilibrio fra piacere e dolore.
Mentre le ultime pulsazioni svanivano collassó sul letto, esausto.
Poco dopo anche Sherlock lo seguì, facendo cadere pesantemente il volto sul cuscino accanto al suo. Rimasero a guardarsi per un po', respirando all'unisono.
"Sherlock?"
"Sì?
"Magari la prossima volta togliamo del tutto le mutande, o le finiremo prima di tornare a casa."
"Annotato. Posso anche suggerire di toglierle ora prima che si fondano permanentemente con i nostri corpi?"
Entrambi eseguirono e si sdraiarono nuovamente, John fra le braccia di Sherlock e questi con il mento poggiato sulla fronte dell'altro.
"Ancora troppo piccolo." mormoró John prima di cadere in un sonno profondo.

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