5
Inghilterra
Sono le undici e mezza di sera quando sento bussare piano alla porta, metto in pausa la serie tv che in questo periodo mi tiene compagnia prima di andare a dormire, mi alzo dal letto e per una volta apro la porta a Charles completamente vestita, non con i vestiti della Scuderia, ma con una semplice maglia e un paio di pantaloni dal taglio classico, invece che con solo dell'intimo scelto con cura a coprirmi. Quando mi vede non sorride come sempre, si limita a guardare ancora una volta il corridoio fuori dalla mia stanza prima di entrare, chiudo la porta alle sue spalle. Mi giro a guardarlo e lui è lì, in piedi al centro della mia stanza, con le mani infilate nella tasca davanti della sua felpa di qualche brand di alta moda che sicuramente ignoro. So che è tutto quello che voglio, ma quando alza lo sguardo su di me all'improvviso il pensiero delle minacce di cui sono vittima prende l'idea di lui come amante e la mette da parte, chiudendola in un cassetto e spegnendola del tutto. Realizzo che ho le spalle al muro. Faccio un passo verso di lui e lo invito a sedersi sul letto, lasciando per me la sedia di fronte alla scrivania, è un momento delicato e voglio avere qualcosa di solido a cui aggrapparmi metaforicamente, il letto è un invito alla debolezza e in questo momento chiaramente Charles è il più forte dei due. Mi siedo a mia volta, ma non riesco a sostenere il suo sguardo, quindi lo rivolgo alla porzione di pavimento che si trova tra i suoi piedi. Faccio un respiro profondo mentre cerco di capire da che parte iniziare il discorso, ma lui mi anticipa, togliendomi questo compito scomodo.
"Hai cenato?" è una domanda banale, una di quelle che si fanno all'inizio dei discorsi seri per stemperare la tensione, probabilmente a lui non frega nulla della mia risposta. Deglutisco e alzo lo sguardo su di lui, consapevole che è un modo per aiutarmi a stabilire un contatto con lui.
"Si, avevo fame, ma il cibo inglese è abbastanza penoso." rispondo, accavallando le gambe e portando le braccia vicine al corpo, in posizione di difesa. Sorride alla mia frase dimostrandosi d'accordo e di riflesso sorrido anche io. "Che situazione di merda." dico con una risata accennata e Charles fa uno sbuffo divertito, sporgendosi verso di me e allungando una mano per arrivare a prendere la mia. Lascio che faccia, assaporando per qualche secondo la sensazione della sua pelle contro la mia in un modo nuovo, con le sue carezze delicate, non posso negare che ci sappia fare con questi piccoli gesti.
"So che hai paura, ma non sei la sola che ne ha." le sue parole escono piano, sa perfettamente come parlarmi in momenti del genere.
"Tra noi due tu sei quello che rischia di più. La gogna mediatica è terribile e non me la sento di metterti in pericolo così." faccio un respiro profondo prima di continuare la frase. "È per questo motivo che ho deciso che mi dimetterò." non mostra evidenti reazioni mentre lo guardo e cerco di capire cosa gli passi per la mente, l'unico segno è un piccolo movimento delle sopracciglia che fa dopo qualche secondo.
"Io veramente avevo in mente altro. E sappi che non appoggio questa decisione." risponde, la voce leggermente più alta e ferma. Aspetto che continui il suo discorso, ma ora che ho preso la mia decisione sarà difficile smuovermi dalla mia posizione. "Ho pensato a un investigatore privato, scoprirà chi ti minaccia." lo guardo negli occhi, a metà strada tra lo stupore e lo smarrimento, dopo poco nella mia testa si delineano troppi scenari di eventi che potrebbero andare storti. "Non devi dimetterti, lo fermeremo prima di settembre."
"È troppo rischioso." quasi lo interrompo, lui mi lascia parlare. "se gli dovesse sfuggire qualunque cosa su questa... relazione che abbiamo, finirebbe con lo stesso esito che ci sarà da qua a qualche mese se non mi dimetto, esclusa la fotografia."
"Elena, fidati di me, conosco una persona che sa fare il suo mestiere. Intendo pagarlo per il lavoro, per il suo silenzio e ci sarà anche un NDA." continua, gli occhi fermi nei miei. Sono riluttante alla sua proposta, perché in molti anni che sono su questo pianeta, ho imparato che non posso fidarmi praticamente di nessuno.
"Non lo so, non sono convinta." rispondo, con voce altrettanto ferma.
"Per favore, fammi provare." inizia con un tono leggermente implorante, che gli ho sentito solo mentre eravamo a letto insieme, e so che resistergli sarà di fatto impossibile, proprio come quando facciamo sesso, così tento di dissuaderlo.
"Charles io cerco solo di proteggermi. E proteggere anche te."
"Non devi proteggerti da sola sempre, è per questo che ti ho detto che siamo in due la scorsa volta. Sono io che proteggo te stavolta." mi toglie ogni risposta possibile di bocca con questa ultima frase e mi trovo a dover riflettere su cosa dirgli per un paio di minuti abbondanti.
"O forse dovremmo semplicemente smettere di vederci, sarebbe meglio dire e..."
"No." non mi lascia finire la parola, mi ferma con un tono che non ammette repliche. Sarebbe meglio dire edge e finirla qui per sempre, penso. "Smettere di vederci non cambierebbe il passato, non cancellerebbe in automatico le minacce. Siamo già compromessi, una scopata in più non cambia nulla." il suo sguardo è duro, in contrasto con i lineamenti del suo viso. Rimango in silenzio, riflettendo sulle sue parole, capisco che ha ragione. La mia mano è ancora nella sua, dopo qualche secondo compie un gesto che mi mostra nuovamente il lato più dolce di lui: intreccia le sue dita alle mie, tirando leggermente il mio braccio verso di lui. "Lasciami un mese e mezzo e troverò qualcosa per salvarci." mormora, sul viso l'espressione che torna di nuovo dolce. Abbasso lo sguardo e annuisco, sapendo comunque che un mese e mezzo è un lasso di tempo troppo limitato, non c'è margine di errore. Non capisco perché stia rischiando così tanto per me, in fondo andarmene sarebbe la soluzione più naturale di tutte, implicherebbe smettere di vederci ma eviterebbe che uno dei due pronunci la parola edge. Ma la realtà è che non voglio andare via, la Ferrari è il mio sogno di bambina e Charles è una tentazione a cui non so resistere. Per un attimo penso che vorrei che lui lasciasse Alexandra, ma tiene troppo a lei, non accadrà mai. Mi fa male il petto mentre lui mi tira il braccio e mi avvicina a sé delicatamente, sento un macigno che mi schiaccia mentre realizzo che in un modo o nell'altro alla fine lo perderò e nessuno dei due potrà fare abbastanza per impedirlo. È vicino a me, respiriamo la stessa aria, il mio sguardo si posa sulle sue labbra. Nella mia mente si forma un pensiero, che scaccio subito via, evitando anche che mi esca dalle labbra, che ora si allontanano dalle sue, mi rincorre e allora devo fermarlo.
"Non dovremmo baciarci." quello che dovrebbe suonare come un rimprovero esce in realtà proprio come un'osservazione retorica e disperata, un invito implicito a ignorare le mie parole, ed è quello che lui fa.
"Non dovremmo, ma è da quella sera a Monaco che non penso ad altro se non a quanto vorrei baciarti." risponde, vanificando in un attimo tutti i tentativi fatti per resistergli. Così, per la seconda volta in due settimane, le nostre labbra si incontrano e posso di nuovo sentire quanto siano morbide e delicate sulle mie. Mi tira a sé, mi costringe ad alzarmi dalla sedia e le nostre labbra si separano, giusto il tempo di avvicinarmi e sedermi su di lui, la sua mano lascia la mia e va a posarsi sulla mia schiena, facendo aderire il mio ventre al suo petto. In un gesto dettato ormai dall'abitudine mi tolgo la maglietta, restando in reggiseno, mi fermo a qualche centimetro dalle sue labbra, assaporando il momento. Con entrambe le braccia attorno alla mia vita mi tiene vicino a sé, i miei capelli cadono sul lato sinistro del mio viso e ci tolgono la visuale da quel lato, ma non mi importa. Poso una mano sulla sua spalla e lo invito a sdraiarsi sul letto, seguendo il suo movimento subito dopo. Tolgo una parte dei miei capelli dal suo viso, portandoli dietro l'orecchio e oltre la mia spalla, mi abbasso fino a sfiorare le sue labbra con le mie, le sue mani sui miei fianchi scendono fino a trovare il bottone e la zip dei miei pantaloni, lo bacio mentre me li toglie, insieme agli slip. Si allontana quando non ha più fiato, il braccio che mi circonda di nuovo il corpo. "Non mi concedi quasi mai il controllo, lascia che sia io ad occuparmi di te oggi." mormora, per poi farmi cadere di lato sul letto. Non posso nulla contro la sua forza, in un attimo è sopra di me, le dita che mi sfiorano l'addome, procurandomi un brivido. Infilo le mani sotto la sua felpa e i suoi muscoli reagiscono al contatto, contraendosi sotto il mio tocco. Con l'altra mano si appoggia al letto, accanto alla mia spalla, senza smettere di sfiorarmi, percorre tutto il mio fianco e scende giù fino all'esterno della mia coscia. Sposta le gambe, mettendo le ginocchia proprio tra le mie, piego le gambe e così mi ritrovo sotto di lui, praticamente nuda, alla mercé dei suoi tocchi delicati, mentre lui è ancora completamente vestito, che non accenna a volersi spogliare, è così che mi comunica che stavolta sono io quella sottomessa e mi sta bene. Sposta le dita senza preavviso, passando sopra la mia gamba e andando a fermarsi proprio sul mio clitoride. Il mio corpo reagisce subito al suo tocco, le mie gambe si stringono attorno alla sua vita senza che le possa controllare.
"Charles..." la voce mi esce a fatica mentre lui continua a toccarmi, scende tra le labbra, ma senza entrare.
"Cazzo, sei già fradicia... me lo fai diventare durissimo se fai così." commenta, stuzzicandomi ancora con le dita. Le mie unghie affondano nella sua felpa e mi godo la sensazione chiudendo gli occhi per qualche secondo.
"Ti voglio." mormoro, quando apro di nuovo gli occhi. Le gambe mi tremano e sento che il suo respiro si è fatto corto, le sue labbra schiuse me lo confermano.
"Ho voglia di..." lascia in sospeso la frase, ma non passa molto prima che io afferri il significato di questa frase lasciata a metà. Si allontana da me, ma solo per posare le mani sulle mie ginocchia e divaricare le mie gambe, non perde tempo prima di abbassare il viso e sparire tra di esse, mi sfugge un gemito quando le sue labbra toccano le mie, si mette subito all'opera, regalandomi una scarica di brividi. Chiudo gli occhi, sopraffatta dalle sensazioni che mi regala, la sua lingua gioca fuori e dentro di me, assapora il liquido che perdo, la mia mano tira un po' i suoi capelli sulla sua nuca, mentre l'altra si aggrappa con tutte le forze alla coperta del letto.
"Oh, sì, esattamente così." mi lascio sfuggire, mentre una scarica di adrenalina mi investe, seguita da molte altre.
"Mi era mancato questo sapore." sussurra, e fatico a sentirlo. Non mi lascia il tempo di registrare le sue parole, sostituisce la lingua con le dita, entrando in me, le sue labbra si posano sul mio clitoride, lo succhia delicatamente, lo lecca, e questa combinazione letale mi uccide, facendomi resistere ancora solo un paio di minuti. I miei gemiti sono senza controllo ormai, vengo sulle sue dita, inarcando la schiena e stringendo le gambe attorno a lui. Me le tiene aperte mentre lecca tutto il liquido del mio orgasmo, provocandomi altri brividi. "Sei stata bravissima." le sue parole mi fanno aprire gli occhi e lui è in ginocchio, che si sta togliendo la cintura, apre in fretta il bottone e la cerniera dei suoi jeans, abbassa appena i boxer, giusto per liberarsi quel tanto che basta, mi soffermo ad ammirare le vene sulla lunghezza del suo pene il tempo che lui si abbassi per entrare in me, afferra una delle mie gambe e se la porta sopra la spalla, le spinte iniziano subito dopo. La mia mano, quella che riesce a raggiungerlo, torna sotto la sua felpa, dove il calore della sua pelle ormai è aumentato di qualche grado.
"Fammi vedere di cosa sei capace." mormoro, senza smettere di guardarlo negli occhi e godendomi la sua reazione. Risponde con la forza, spingendo quasi fino a farmi male, andando più in fondo possibile, facendomi sentire quanto è grosso e duro dentro di me. Non ha praticamente più fiato ed energie, quando dopo un po' capisco che sta arrivando al limite. "Avanti Charles, voglio sentirti venire dentro di me." porto l'altra mano tra i suoi capelli e glieli tiro, senza fargli male, le unghie dell'altra mano che affondano di nuovo nella pelle del suo fianco. Anche io sono senza fiato, quando un brivido lo percorre e si lascia andare a un gemito.
"Sei mia, mia, cazzo." geme, mentre sento che viene dentro di me. Si ferma solo qualche istante a riprendere fiato prima di allontanarsi. Si siede sulle ginocchia e si sistema i boxer, poi passando una mano sulla mia gamba raggiunge la mia e mi fa alzare, per avvicinarmi a lui. Infila le dita tra i miei capelli e le nostre labbra si sfiorano di nuovo. "Pensavi che non ti avessi sentita a Monaco, quando hai detto che ero tuo? Non pensare di aver detto una cazzata, perché lo sono. Lo sono ogni volta che sto con te e ogni volta che sono dentro di te."
"Sei mio." escono da sole, in automatico, due parole a cui prima non credevo nemmeno per sbaglio, mentre ora lui mi ha fatto capire come stanno le cose. Lo bacio di nuovo, passando a mia volta le dita tra i suoi capelli, per un tempo che mi sembra infinito. "Resti a dormire?" gli chiedo, sfiorandogli la mandibola con il pollice. Annuisce in risposta.
"Resterei a dormire con te sempre se potessi." dice, con un accenno di sorriso. Si alza, lasciandomi libera di posare i piedi a terra e sto per fargli una domanda che mi balena per la testa in questo istante, ma mi fermo. Lo guardo mentre si allontana verso la porta del bagno della mia stanza, chiudendola poi alle sue spalle, dichiarando silenziosamente che da questo momento e fino a domani mattina questa stanza è anche territorio suo.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro