40 - Chiacchierata da amico
"Che intendi con 'sei occupata'?"
"Intendo che sono occupata, Draco." digrignò Aurora, i suoi occhi non lasciavano il libro aperto sul banco davanti a lei.
Draco deglutì, non era abituato a vederla comportarsi così con lui.
"Sei ancora arrabbiata per la partita? Perché non era colpa mi-"
"Li hai deliberatamente provocati!" gridò lei, ora distogliendo gli occhi dal libro per guardarlo. "E tu sapevi esattamente quello che stavi facendo. Quindi non fare la vittima innocente. Non funziona con me, Draco."
"Signorina Diggory, lei ha chiaramente qualcosa di importante da dire se la interrompe dalla lettura. Le dispiace condividerla con il resto di noi?"
Cazzo. La Umbridge si fermò davanti al suo banco, i suoi occhi guardavano giù ad Aurora maliziosamente. Il panico bruciava nello stomaco di Draco. Non poteva permettere che finisse in un'altra punizione.
"Professoressa, mi scusi - è stata colpa mia," saltò prima che Aurora potesse rispondere. "Le stavo chiedendo una cosa sul capitolo e stava cercando di spiegarmi."
"Oh, molto bene, allora." il disappunto sembrava illuminarsi nei suoi occhi alla mancata opportunità di punire Aurora. Si ricompose subito mentre sorrideva raggiante a Draco. "Ho ricevuto un adorabile gufo da tuo padre, Draco. E' bello sentire che i Malfoy supportano totalmente il mio ruolo ad Hogwarts. Questo non passerà inosservato."
"Certo, professoressa," disse Draco, cercando ma fallendo a mantenere la sua voce pomposa. "Mio padre ha sempre parlato bene di lei."
Poteva sentire gli occhi di Aurora su di lui, e non si era mai sentito talmente vergognato di essere un leccapiedi. Ma doveva mantenere certe persone dalla sua parte e, come suo padre gli aveva ricordato tante volte - la Umbridge era una di loro.
"Ti prego dimmi che mi incontrerai dopo cena," la pregò Draco, appena lasciarono la classe mezz'ora dopo.
"Te l'ho detto - sono...occupata." disse Aurora, anche se questa volta non sembrava molto dispiaciuta.
"Pensavo fossi solo arrabbiata. Guarda, ti ho salvata là dentro, no?" scattò Draco frustrato.
"Sì, è stato molto eroico, grazie." disse ironicamente.
"Dove andrai allora?" le chiese, cercando di ignorare il panico che gli stava crescendo nel petto.
"Solo una sessione di studio privato con Hermione...e altri."
"Quindi in poche parole mi stai abbandonando per il golden trio!" gridò Draco, la rabbia ribolliva ora.
"Non dire così, Draco," lo implorò, allungando la mano per prendere la sua. "non sei giusto."
"Come vuoi." fece il broncio, scostando la sua mano.
Era troppo arrabbiato per salutarla quando raggiunsero la Sala Grande per la cena. Invece, si lanciò dritto al tavolo Serpeverde senza guardare indietro.
"Problemi in paradiso?"
Draco ignorò Blaise mentre infilzava ferocemente le patate nel suo piatto.
"Preferisce uscire con san maledetto Potter che con me!" sputò alla fine Draco, una volta che aveva riempito il suo piatto.
"Amico, rilassati. A nessuno piacciono i ragazzi gelosi." ridacchiò Blaise, dando una pacca sulla spalla al suo amico.
"Come se tu avessi qualcosa di cui essere geloso! Almeno la tua signora non evita di stare...sola con te." mormorò Draco seccamente.
Era vero che dalla notte del bagno die Prefetto, non erano stati molto intimi come quella volta. Draco era preoccupato di averla spaventata. Blaise, invece, diceva sempre che lui e Cho Chang ci andavano dentro come conigli.
"Ho capito che tu e lei non...?"
Draco scosse la testa. "Lei è titubante."
"Amico, avete entrambi quindici anni. Magari smetti di tormentarla con questo e lei sarà felice di stare da sola insieme a te di nuovo."
"Però lei mi aveva detto solo l'altra settimana che voleva. Abbiamo anche - lei ha anche..." Draco si fermò, guardandosi furtivamente intorno per assicurarsi che nessuno li senta. Soddisfatto, abbassò il tono di voce. "Lei si è, lo sai - spogliata e altro."
Blaise alzò le sopracciglia e cercò palesemente di trattenere una risatina. "Amico, dimmi che non dato di matto per aver visto per la prima volta un paio di tette che non siano state quelle di tua madre quando eri un pargoletto?"
"Non ho dato di matto!" sputò Draco, quasi strozzandosi con la salsiccia. "Non voleva andare oltre e l'ho rispettata!"
"Avete parlato di...sai, le protezioni?" mormorò Blaise, abbassando la voce. "Forse è per questo che non è sicura amico, non vuole avere incidenti se mi capisci?"
Draco doveva ammettere di no, non ne avevano parlato. E non riusciva nemmeno a pensare alla parola 'preservativo' senza ricordarsi dell'umiliante scena con Piton e la banana.
"Cho prende una pozione. Solo una goccia al giorno ed è apposto. Potrei prendertene un po' se vuoi. Potrebbe tranquillizzarla, sai."
I occhi di Draco si illuminarono. Sì. Ecco cosa probabilmente preoccupava Aurora ultimamente. Se le desse quella pozione, si sarebbe più sentita a suo agio per andare oltre.
Appena accettò l'offerta di Blaise, Draco si sentì subito meglio rispetto agli altri giorni.
...
"Cos'è questa stanza?" sussurrai mentre entravamo dalla porta del settimo piano che era apparsa magicamente dal nulla.
Harry, che era già dentro, mi sorrise fiero. "Benvenuta nella Stanza delle Necessità, Aurora. La Sede dell'Esercito di Silente."
La stanza è stata sistemata con delle specie di strumenti per l'allentamento. Mi guardai intorno con stupore, finché i miei occhi non si fermarono su una vista che mi fece venire un nodo alla gola e il mio cuore fece un doloroso battito nel petto.
Sul muro in fondo, c'erano un centinaio di foto di Cedric che sbatteva le palpebre e mi sorrideva. I suoi occhi brillarono quando apparvero per incontrare i miei. Il mio bellissimo fratello.
Le lacrime pizzicavano nei miei occhi. Cercai di trattenermi, ma non riuscivo.
"E' la persona per cui lo stiamo facendo, Aurora. Cedric." disse gentilmente Harry, toccando timidamente il mio braccio mentre camminava verso di me. "Sarebbe fiero di te che ti unisci a noi. Che combatti per ciò che è giusto."
Annuì, ancora incapace di parlare per la sensazione della mia gola bloccata.
Harry sembrava capisse, e indietreggiò per accogliere gli altri arrivati, lasciandomi un momento da sola.
Si rivelò fantastico. Dovevo ammetterlo, Harry sapeva il fatto suo. Dalla fine della mia prima sessione, ero capace di disarmare con successo sia Fred che George con solo un gesto della bacchetta.
Era tardi quando uscii dalla Stanza Nascosta. Ma ero alta come un aquilone. Cho e io stavamo ridendo, saltando dai corridoi fino alla torre Corvonero, parlando di tutte le cose che avevamo imparato quella notte.
Crollai nel letto, ma appena posai la testa sul cuscino, non riuscivo a non sentire po' di paura.
Era come se avessi appena fatto un passo indietro da Draco.
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