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the diary

Giorno 1
Katie e Jack entrarono nella casa. La bambina aveva 10 anni e il ragazzo 12. Avevano deciso di comune accordo che avrebbero dormito lá per qualche giorno. La casa era molto grande e lontana dal resto del mondo, l'unica cosa che si poteva definire vicina era la villa di una signora bassa e grassottella di circa cinquant'anni. I due si addentrarono nelle stanze cercando quelle ancora utilizzabili. L'intera casa era coperta di polvere e in disuso, L'unica camera quasi pulita era quella piccolina, con due letti singoli affiancati al centro. "qui va bene" Jack sorrise "sembra la camera di due bambini, ci sono delle vecchie bambole e delle macchinine." Katie intanto si era messa a curiosare tra i cassetti. "guarda! C' è un diario! Chissà di chi era. Il nome del proprietario in prima pagina è illeggibile." la bambina lo aprì

23 gennaio 1950 ore 9.30
Caro diario,
Ci siamo trasferiti qua da qualche giorno ormai e la casa é proprio enorme. Ti ho trovato abbandonato in un cassetto, gli ex-proprietari di questo posto ti avranno dimenticato, e sei ancora bianco così ho pensato di usarti io. Qui con me ci sono la mia mamma e il mio fratellone. Il papà é a lavorare all'estero, non sa nemmeno che siamo qui.

"che noia! Andiamo a esplorare il giardino! " Jack corse alla porta principale lasciando Katie sola nella stanza. Arrivato all'ingresso afferró la maniglia e tiró forte. La porta era chiusa. "si sará bloccata" andò a una finestra e tentó di aprirla. Sbarrata. "ma come..." un urlo dal piano superiore lo interruppe. Il ragazzino corse nella stanzetta "Kat che succede?" la bambina si limitó aindicare il muro di fronte a se "è... É comparsa... " sull'intonaco bianco spiccavano poche parole in stampatello. LEGGETE IL DIARIO SE VOLETE USCIRE. Erano scritte in rosso e la sostanza colava dalle lettere sulla parete. "è... Sangue? " chiese Katie tremando. "continuamo a leggere. " si impose Jack " e usciamo da qui "

... Ore 15
La mamma oggi doveva uscire a fare la spesa, ma la porta era bloccata. Non abbiamo il telefono qui. C' è qualcosa che non va, anche le finestre non si muovono! Siamo chiusi dentro non possiamo uscire. Mi chiedo se sia stato tu diario, dopotutto fino a ieri andava tutto bene. Se sei stato tu sblocca le porte ti prego, non abbiamo molto cibo e vogliamo uscire.

"è tardi, andiamo a letto. Finiremo di leggere domani, e magari troviamo un'altra uscita" Imploró Katie sbadigliando. "non saprei, io non voglio dormire qui! " Jack era indeciso "smettila di fare i capricci" Katie quasi urlava. I due si posizionarono nei letti vicini e si addormentarono. Un grido lacerò la notte e il pavimento si tinse di rosso.
Giorno 2
Quando Katie si sveglió Jack era sparito. La bambina lo cercó in lungo e in largo per tutta la casa, ma di lui non c'era traccia.
Non sapeva che fare e perdipiú aveva fame. Si sedette contro il muro e pianse sconsolata. Poteva fare solo una cosa ormai, e se ne rendeva conto. Salì nella camera e prese il diario.

24 gennaio 1950
Ho paura. Non va bene. Non c'è nulla che possiamo fare. Abbiamo provato qualsiasi cosa ma siamo chiusi dentro, nemmeno i vetri si rompono. Non solo, ormai succedono cose strane: gli sportelli sbattono da soli, compaiono strane scritte sui muri, troviamo sangue in posti in cui non dovrebbe esserci nulla di simile. Ho fame. Non mangio nulla da un giorno, e andrà sempre peggio. La mamma si é chiusa in camera, il fratellone é l'unico che tenta ancora di uscire. Basta. Basta...

?? Gennaio 1950
Caro diario,
Si sono chiuse le imposte. Da sole. Ormai nemmeno mi stupisco. Ho perso la cognizione del tempo. Solo la fame costante segna le ore che passano. Se non avessimo acqua corrente sarei morta. Ormai anche il fratellone si è stufato di tentare. Passiamo le ore quasi al buio a fissare il muro. Se non fosse per te sarei impazzita. La mamma probabilmente lo é.

??? Gennaio 1950
Caro diario,
Ho bisogno di cibo. Non ce la faccio. Ho fame. Tanta. Troppa Moriremo tutti. Ormai a vedere mio fratello abbandonato li a terra mi vengono in mente i pensieri piu strani. Lui é carne. La carne si mangia. Ho fame. Ma non posso, devo resistere.

??? Gennaio 1950
Caro diario,
Non ci sono riuscita. Il coltello era dentro il cassetto della cucina. È stato facile. Lui era così stanco che non se n'è nemmeno reso conto. Non ha neanche urlato. Non ha detto nulla. Semplicemente è crollato a terra. Morto. Aveva solo dodici anni. Gli sono saltata addosso e l'ho addentato, Persino il sangue sapeva di buono. Sono sazia. Peró è successo qualcosa: quando lui è morto le imposte si sono aperte, mancano solo le porte. E se mi bastasse...

Katie era raggelata. Non poteva, non voleva continuare a leggere. Scappó al piano di sotto. Sul muro della cucina c'era una sagoma rossa. Sembrava quella di un ragazzino, accucciato. Il rosso colava dalla sagoma lungo il muro per poi radunarsi in una pozza sul pavimento. Sangue. Katie riprese a correre per i corridoi semibui terrorizzata, pianhendo e gridando, ma da quella trappola non c'erano vie di fuga. Dopo chissá quanto tempo crolló esausta sul pavimento. Si raggomitoló piangendo. L'unica cosa che le dava un sollievo, per quanto minimo, era l'anello dorato che portava al dito. Lo possedeva da così tanto tempo che ormai era confortante averlo con se. Si addormrntó qualche ora dopo con l'impressione che quellacasa maledetta stesse ridendo di lei.

Giorno 3
Katie si sveglió indolenzita. Le faceva male tutto il corpo, dalla testa ai piedi. Scattó non appena le tornarono in mente i fatti del giorno prima. Corse per la casa cercando un'uscita, un'apertura, qualsiasi cosa. Aprì l' ennesima porta per trovarsi di fronte a una rampa di scale buie. Nonostante l'idea non la allettasse scese le scalee si trovó in una cantina tastó la parete alla ricerca di un interruttore e, dopo averlo trovato, lo premette. Sul pavimento erano sparse decine di ossa. Ossa umane. E sulla parete di fronte campeggiava a chiare lettere una scritta CONTINUA A LEGGERE.
Corse più veloce che poté al piano superiore, e poi nella camera dei bambini. Che altro poteva fare in fondo?

?? Gennaio 1950
Caro diario,
Io ci ho provato. Non so se funzionerà. Ho ucciso anche lei. Il coltello è passato con una facilitá impressionante attraverso la carne. Non sono sicura che fosse ancora viva. Nemmeno lei si è mossa. Che morte stupida. Volevo bene alla mamma, ma la scelta era tra me e lei. Ho scelto me.
Sento dei rumori. Se è come penso io le porte sono aperte.

27 gennaio 1950 ore 10.30
Caro diario,
Sono andata in paese. Ho trovato data e ora. Sono viva. Viva. Sono tornata in questa casa perchè ho bisogno di mettere un punto a questa storia. Ho dieci anni. Ho rischiato di morire. Ho ucciso un ragazzino di 12 anni e una donna di 50. Sono viva. Devo lasciarmi questa storia alle spalle, perciò ti lascio qui, con i corpi di mia madre e mio fratello. Mi porto dietro solo l'anello d'oro di mia madre per ricordare quel'che ho fatto.

Katie sospira. Dev'essere l'ultima annotazione. Corre alla porta e tira. Chiusa. Gli occhi le si fanno grandi di paura. Si gira e sul muro c'è una scritta. NON È FINITA. Si avvia, lenta e rassegnata verso la camera e si siede su uno dei letti con il diario sulle ginocchia. Gira pagina e trova un'altra nota.

27 gennaio 1960
Caro diario,
Altro che mettere un punto. Un'ossessione senza capo ne coda. Chiudo gli occhi e li vedo. Odio me, gli altri e soprattutto te, stupido diario che mi ostino a chiamare "caro". Due giorni fa peró è successo qualcosa. Un pensiero. Non era mio, l'ho ricpnosciuto. Era tuo vero? "rifallo" mi diceva "ancora...ancora..." ti piace il sangue vero? Così sono tornata con un dodicenne e una cinquantenne e tu hai chiuso le porte per me. Li ho uccisi entrambi. Mi è piaciuto.

27 gennaio 1970
Caro diario,
Altri due!!!!! Il sangue mi ha dato alla testa, me ne rendo conto. Non mi interessa, quasi lo apprezzo. Non ho piu nemmeno sensi di colpa. Non faccio altro che ridere. E tu mi lasci corda. Ricrei in piccolo quello scenario che vent' anni fa mi aveva tanto spaventato, e che ora non fa altro che eccitarmi sempre di più. Mi sento viva, viva come non mai!

27 gennaio 1980
Ho ancora le mani rosse. Rido. Sto ridendo. Tanto. Troppo. Quasi non riesco a scrivere. Il sangue aveva un sapore fantastico questa volta. Era caldo, vivido. Rosso come null'altro. Mi piace!!!! Continueró ancora. Ho 40 anni, ho ancora tempo.

Finito. Era l'ultima pagina. Katie rimane a fissarla per qualche minuto, poi si spostó con calma innaturale verso il comodino. Aprì il cassetto e estrasse una penna a sfera nera. Tolse il tappo e alitó leggermente sulla punta e ciminció a scrivere.

27 gennaio 1990
Caro diario,
Ancora. Questa volta solo il bambino, per ora. Ho dovuto portarti solo lui per ora Mi dispiace tantissimo, provvederó il più in fretta possibile.

Katie posó la penna e il diario. Mentre attraversava la stanza uno specchio attiró la sua attenzione. Ci si specchió, ma il riflesso che le rimandó non era quello di una bambina, ma quello di una cinquantenne alta e slanciata, ancora atletica malgrado l'etá. Estrasse dalla tracolla che teneva con se un coltello, lo stesso che aveva utilizzato per obbligare Jack a venire in quella casa e a fingerla una bimba di dieci anni. Se lo puntó al petto. Un sorriso quasi sadico le si dipinse in viso.

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La figura leggeva tranquillamente il giornale. L'articolo in prima pagina faceva così:

Muore serial killer.
La spietata criminale miete l'ultima vittima, un bimbo di 12anni, e si suicida. L'identità dell'assassina non è stata ancora scoperta, ma si tratta di una donna sulla cinquantina, di statura bassa e leggermente sovrappeso, che è stata trovata ieri sera con un coltello nel cuore vicino al diario che la incriminava.

La figura rise nella penombra della stanza. Chiuse il giornale e una delle sue mani venne colpita da una lama di luce. Un anello dorato mandó un riflesso luminoso sul soffitto. Non era finita.

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