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Rabbia

Ventiduesimo capitolo.

ELENA

Manuel strofina il suo naso sul mio e in un attimo mille brividi mi percorrono la spina dorsale.

Forse perché ho solo sedici anni e non mi è mai successa una cosa del genere, però il mio stomaco è totalmente in subbuglio.

Manuel poggia, con una calma disumana, il palmo della mano sulla mia guancia. Non riesco a muovere un muscolo. Sento ogni fibra e ogni molecola del mio corpo congelata.

La cosa strana è che se potessi percepire il mio corpo come mi succede normalmente, mi farei cullare dal suo calore ugualmente.

Ed è la stessa identica sensazione che provai quel giorno sul mio letto. Io con la febbre, aspettavo che la medicina facesse effetto, sdraiata e ad un tratto sentii la sua mano sulla mia guancia.

Mi fa sentire così bene inspiegabilmente, non è solo un calore umano che interpreto io... manda sicurezza e dolcezza alla mia essenza. Lui è diverso dagli altri, riesce a vedere ciò che gli altri non riescono a scorgere.

Un tonfo improvviso proveniente dall'atrio buca la bolla in cui ci eravamo rintanati. Manuel si stacca facendomi percepire la sua improvvisa lontananza.

E mentre lui si gira verso il suono appena sentito io rimango ad osservare il punto in cui poco prima c'erano i suoi occhi magnetici. Continuo a sentire la gota bruciare.

Chiudo gli occhi con forza e scuoto leggermente la testa, dandomi una scossa interiore. Manuel mi rivolge nuovamente lo sguardo.

Perché sembra essersi pentito di aver distolto il contatto visivo con me? Dischiude le labbra come se avesse voglia di proferire parola ma io lo supero, dirigendomi verso il rumore sentito poc'anzi.

Mentre cammino comincio a sentire le mani formicolare, ho tenuto stretto il bordo del marmo per tutto questo tempo. Le guardo appena, massaggiandole un po' ma la vista di Gloria, chinata sulle ginocchia e un mucchio di vestiti sparsi per terra, mi distrae.

-Gloria non dovevi stare a letto?- chiedo quasi con rimprovero per poi chinarmi per terra ed aiutarla. Noto il secchio blu all'angolo del divano e lo afferro.

-Lo so, però dovevo raccogliere i vestiti. Il meteo prevede pioggia e si sarebbero sporcati nuovamente-

-Beh, potevi chiederlo a me... forza, torna a letto... ci penso io qui-

Prendo due maglie e le ripongo dentro il secchio, mentre Gloria si alza in piedi e mi guarda con levigato orgoglio. Mi alzo in piedi tenendo il secchio dal manico e vado verso destra, dove ci sono altri vestiti, tra cui dei capi intimi femminili e maschili, più qualche asciugamano.

-Non immaginavo potessi essere così gentile, grazie Elena- dice Gloria. Mi blocco con in mano dei vestiti, la guardo e li ripongo dentro il secchio. Alzo le spalle.

-Non mi costa nulla, vai a riposarti-

Mi sorride, ricambio e la vedo scomparire dietro l'angolo dove presiedono le scale. Lascio entrare dell'aria pulita nei polmoni, cercando di rilassare il più possibile i nervi.

Finisco di raccogliere gli ultimi indumenti e lascio il secchio sopra il tavolino. Mi siedo sulla punta del divano e comincio a sfregare le mani sulle cosce.

Manuel mi stava baciando? Lo stava facendo per davvero?

Sento il cuore accelerare pericolosamente al solo pensiero, la gola inaridirsi e il respiro irregolare impossessarsi di me.

Il problema fondamentale è che non mi sarei allontanata, anzi credo di essere delusa dal fatto che non sia accaduto.

Piego la schiena in avanti, porto una mano in testa e gratto leggermente la cute, lascio andare un respiro e mi alzo di scatto, andando dritta verso la mia camera. Non scenderò a cena, non ho appetito.

Manuel mi sta facendo impazzire.

MANUEL

Non posso credere al fatto che dopo quello che è successo con Elena, non sono riuscito a vederla. Ieri sera non è scesa a cenare, seppur Tobia l'avesse chiamata più volte, stamattina non è voluta venire in macchina con noi e adesso che siamo a mensa, non si è fatta viva.

Riesco ancora a sentire la rabbia dentro di me, per due fondamentali motivi. Il primo è perché è riuscita ad abbracciare un ragazzo qualunque mentre io non posso mai sfiorarla, mi guarda sempre come se l'avessi violata in qualche modo.

E non provo gelosia, so distinguerla... l'ho provata quel giorno a scuola, quando Bruno l'ha guardata in modo ammiccante.

Il secondo motivo mi fa imbestialire ancora di più. Dannazione, l'avevo così vicina e così coinvolta ed io che faccio? Mi allontano incuriosito dal rumore inaspettato. Lei mi guardava in modo diverso, se solo fossi rimasto concentrato l'avrei potuta baciare.

Elena avrebbe ricambiato, l'ho percepito dal modo in cui mi guardava e come il suo corpo sussultava alla mia vicinanza.

Quanto sono stupido!

Perché ha abbracciato quel ragazzo? Perché gli ha lasciato il permesso di darle un bacio sulla guancia? Da quanto lo conosce? Dove lo ha conosciuto?

Mi passo una mano sui capelli scompigliandoli un po', la testa sta scoppiando. Troppe domande a cui non so rispondere e troppi quesiti che mi provocano rabbia.

Lei mi rifiuta di continuo, mentre riesce ad essere naturale con altri. Io non merito questo, non dopo quello che ho fatto per lei. Più cerco di farla stare bene e più mi odia.

-Jade come fai a mangiare ancora?- chiede Simon sorridente.

Jade fa spallucce non curandosene minimamente. Luca intanto sta leggendo gli appunti di chimica che gli ho passato.

-Chissà come fai a rimanere così magra...- dice Bella alludendo a qualcosa in particolare.

A Jade va di traverso il pezzo di tortino al cioccolato. Comincia a tossire, riscuotendo Luca, il quale alza il capo dai suoi appunti e rivolge completa attenzione alla sua ragazza.

Ammiro così tanto questo ragazzo, riesce ad amare così immensamente. Alle volte lo invidio perché ho sempre sognato perdere la testa e donare il mio cuore ad una ragazza.

Perdere la testa può essere più semplice e può capitare più spesso. Insomma, puoi perdere la testa per due gambe slanciate, per delle forme sui punti giusti, per i modi di fare o di pensare, per come si veste quella determinata ragazza.

Ma donare il tuo cuore a qualcuno significa amare. Significa mettere la propria felicità nelle mani dell'altro. Significa fidarsi perdutamente e ciecamente della persona al tuo fianco.

Plasmi il tuo modo di essere in funzione di lei. Cerchi di migliorare quegli angoli spigolosi del tuo carattere che compromettono il vostro rapporto. Vuoi migliorarti per lei, per te stesso e soprattutto per quel "noi" che si viene a creare.

Perché non siete più due persone distinte e separate. Siete un'unica cosa. Questo è il vero amore. Quello che non finirà mai, né sotto le macerie né col passare del tempo.

Esiste e non smetterà mai di bruciare. Anche se il fuoco dovesse spegnersi, le ceneri saranno pronte a captare e fare proprie qualsiasi impulso per poter far rivivere quel fuoco ardente. Come fosse un bisogno.

-Tutto ok?- chiede preoccupato.

Jade, diventata paonazza per lo sforzo, annuisce lentamente. Guarda Bella per un attimo, la quale regge tranquillamente lo sguardo e subito dopo beve un po' di succo alla pesca.

-Sapete dov'é Elena?- chiede la moretta.

Ha la voce un po' rauca. Luca comincia ad accarezzarle i capelli. Non posso non notare gli occhi di Simon saettare dalla mano di Luca sui capelli di Jade al suo quaderno aperto.

-Non lo so. Forse è con Tyler... l'ha chiamata mentre era davanti al suo armadietto- dice Bella.

-Gilbert?- chiedo.

E' la prima parola che pronuncio da quando siamo entrati in mensa. Bella annuisce prima di dare un ultimo morso al suo panino dietetico.

-Guarda come si è rianimato Russo- commenta Simon con un sorrisetto malizioso stampato in viso.

-Gelosia portami via- aggiunge Luca, facendo ridere Jade e Simon e facendo sorridere Bella. Sbuffo annoiato dai loro commenti.

-Luca, mi spieghi il contratto di subfornitura?- chiede Simon dopo qualche secondo.

Lascio perdere la spiegazione di quest'ultimo e anche il dibattito aperto tra Bella e Jade su chi secondo loro è più attraente tra Damon Salvatore e Stefan Salvatore di The Vampire Diaries.

Elena abbraccia un apparente sconosciuto, passa del tempo con Tyler e mi aggredisce solo perché le tocco un coscia. Cosa richiesta dal copione, durante una prova di recitazione. E' assurdo!

Devo fare lo stronzo? Devo cominciare a fregarmene? Chiudo con lei prima di iniziare?

Il suono della campanella mi avvisa che la pausa pranzo è finita. Sento un colpetto al braccio e vedo Simon con addosso uno sguardo interrogativo. Scrollo le spalle in risposta. Non ho voglia di parlarne.

Jade prende sottobraccio Bella e vanno di corsa a lezione, mentre io, Simon e Luca ci dirigiamo a lezione di economia.

Sono così incazzato che ignoro persino le imprecazioni continue di Simon verso la materia che tanto odia e le risate di Luca. Ha sempre adorato vedere il suo amico in crisi.

Voglio solo fumare e stare un po' da solo a riflettere.

Ci sediamo nei nostri posti, Luca con me e Simon nella nostra stessa fila ma un banco dopo, ci separano solo qualche centimetro. Allungo un braccio e gli do un pacca d'incoraggiamento, mi sorride grato. Il mio telefono emette una vibrazione, avvisandomi che qualcuno mi ha inviato un messaggio.

Sarà sicuramente Melody o Jack, con il quale ho preso un appuntamento per farmi un altro tatuaggio. Precisamente sul dorso della mano sinistra. Mentre il professore saluta e si sistema al suo posto, prendo il telefono e quasi non mi viene un colpo nel leggere il mittente.

Messaggio da Elena:

Domani devo studiare per una ricerca di filosofia quindi non posso provare la scena. Possiamo provarla oggi?

Un sorriso spontaneo, che non riesco a fermare sul nascere, spunta sul mio viso. Subito dopo mi do una scossa immaginando alla scena in cucina e la rabbia prende il posto della sensazione positiva che ha provocato un semplice messaggio. Digito velocemente una risposta, per dopo riporre il telefono in tasca. Successivamente cerco un po' di concentrazione per poter seguire la lezione.

Messaggio ad Elena:

Come preferisci.

-Allora... spero abbiate studiato approfonditamente gli ultimi argomenti. Oggi voglio sentire qualcuno- dice il professore, tirando indietro con l'indice gli occhiali di un blu ormai sbiadito.

Ha gli stessi occhiali dal mio primo anno. Non ha intenzione di cambiarli? Noto Simon farsi piccolo sul suo banco, si porta una mano fra i capelli, scivola sulla punta della sedia e finge di leggere qualcosa sul libro di economia.

Come faccio a capire che finge? Il libro è sottosopra. Neanche si appresta ad aggiustarlo per quanto l'ansia si sia impossessata di tutto il suo sistema nervoso.

Il professore Jhonson scorre con l'indice sul registro della classe. Odio quando fanno così, mettono solo ansia.

-Evans... forza esponi ciò che hai capito degli argomenti spiegati durante la lezione antecedente-

Chiude il registro ed incrocia le mani sotto il mento ponendo attenzione alle parole di Jack Evans. Simon lascia andare l'aria dalla bocca in modo liberatorio, si solleva e fa una smorfia verso il libro. Subito dopo lo gira mettendolo nel verso giusto. Io e Luca ridacchiamo scuotendo la testa.

ORE 16:43

-Eccomi... non trovavo il copione- dico un po' con il fiato corto.

Elena fa spallucce e si siede meglio sul divano. Porta una ciocca di capelli dietro l'orecchio destro e bagna le labbra. Schiarisco la voce e mi siedo vicino a lei. Sento vibrare il telefono e lo afferro. Ho un nuovo messaggio.

Messaggio da Melody:

Ho casa libera, quando vuoi... puoi passare. Ti aspetto, tesoro :)

Ignoro il messaggio e lascio il telefono sul tavolino. Se mi rimane del tempo, magari ci andrò... per adesso ho altro a cui pensare. Guardo Elena.

Non capisco perché vedo il suo petto alzarsi e abbassarsi continuamente. E' forse a disagio per quello che è successo, o per meglio dire non è successo fra di noi?

E' pur vero che dopo ieri non ci siamo visti e in più siamo soli e dobbiamo provare la scena. La voce di Elena mi risveglia dai miei pensieri.

-Evita di toccarmi- sputa fuori.

La guardo perplesso. Sul serio? Serro prepotentemente la mandibola e ispiro tutta l'aria che i miei polmoni possono contenere.

I nervi sono talmente tesi che mi è anche passata la voglia di provare.

Però ieri non sembravi così riluttante al mio contatto, sai?

Avrei tanta voglia di dirglielo ma la rabbia ha prosciugato persino la saliva. Prendo la bottiglietta d'acqua sopra il tavolino e ne bevo dei gran sorsi. Stringo un po' troppo la bottiglietta di plastica, deformandola leggermente, e il rumore fa eco nell'atrio.

Elena mi guarda con le sopracciglia alzate come per dirmi "quando parti?". Chiudo gli occhi cercando la calma ormai perduta nei meandri del mio essere. Leggo la prima battuta e la ripeto meccanicamente, neanche la guardo negli occhi, non cerco di toccare la sua mano e non ci metto anima.

-Ti prego piccola, io posso spiegare-

Non uso le pause giuste, non metto dentro la disperazione e la speranza che la mia amata possa perdonarmi. Non m'importa. Voglio andare a fumare una sigaretta. Oggi ho fumato più del solito, per giunta. Elena mi guarda in un modo indecifrabile, so che ha notato la mia svogliataggine, ma sta cercando di passarci su.

-Cosa vuoi spiegare? Cosa? Ti ho visto!-

Rispetto alla prima prova sento che da parte sua c'è più trasporto. Si sta impegnando, peccato che a me dia fastidio il solo pensiero di stare seduto qui.

Lo so, potrebbe sembrare un pensiero bipolare ma mi altera il suo modo di respingermi come se avessi qualche malattia contagiosa. Chiudo gli occhi e muovo il collo da destra verso sinistra, un paio di volte. Ripongo lo sguardo sul copione. Mettendoci la stessa energia di un esattore delle tasse ripeto la seconda battuta.

-E' stata lei. Lei mi ha baciato, io non ho avuto il tempo di staccarmi perché ci hai visti... ma hai frainteso tutto-

Mi scompiglio il ciuffo e sento Elena sbuffare. Lascia il copione sul tavolino.

-Forse è meglio che la finiamo qui, non ho tempo da perdere- annuncia indispettita. Passo la lingua sulle labbra, prendo il telefono ed invio un messaggio a Melody.

Messaggio a Melody:

Sto arrivando

-Perfetto, neanche io- dico senza alcun interesse.

Mi alzo, poso il telefono in tasca e lascio il copione sul divano. Elena rimane a guardarmi interdetta dalla mia reazione, ha le labbra schiuse e un sopracciglio alzato.

Dio mio, quanto è eccitante!

Scuoto la testa rimproverandomi mentalmente. Supero il tavolino e mi dirigo verso la porta d'ingresso.

-Non puoi dire sul serio. Non ti sei neanche impegnato!-

Alza la voce di un'ottava. Mi volto e la vedo in piedi con le mani chiuse in due pugni e le labbra serrate così tanto da farle sembrare meno carnose di quanto lo siano. I suoi occhi oggi sono la miglior sfumatura di grigio azzurro mai vista in vita mia.

Alzo le spalle incurvando le labbra in giù. -E quindi?- Elena fa una smorfia.

-E quindi? L'hai fatto apposta- dice portando le mani ai fianchi.

-Tu hai interrotto la prova, non io- Elena schiude ancora una volta le labbra.

Smettila di muoverle in quel modo.

Lo so che questo mio atteggiamento la sta sorprendendo ma sono davvero incazzato e fin quando non si comporterà con me, come si comporta anche con gli altri, d'ora in poi le riserverò lo stesso trattamento.

-P-perché io mi stavo impegnando e tu invece... insomma, non è colpa mia-

Il suo tono cambia dopo ogni parola. All'inizio insicura fino ad arrivare alla solita Elena fredda e diretta.

Ma a chi la do a bere? Non la tratterei mai male, non ce la faccio. Quasi mi sciolgo nel vedere la sua smorfia accusatoria.

-Era Melody al telefono, vero?-

Inclino leggermente il capo, sorpreso dalla sua domanda. Mi osserva più di quanto non faccia capire. Un'idea mi balena in testa all'improvviso.

-Sì, mi ha detto che ha casa libera-

Socchiudo leggermente gli occhi aspettando una sua reazione. Devo captare ogni suo movimento.

La vedo battere più volte le palpebre, subito dopo lascia cadere le braccia lungo i fianchi. Corrugo le sopracciglia quando comincia a ridacchiare.

-Oh, ora è tutto chiaro. Hai provato male così io mi sarei stufata e tu avresti potuto fare quello che avevi progettato- Fa un passo avanti, verso me. -Se non ti andava di provare, bastava dirlo. Che poi perdi più tempo a stare con lei che altro-

La vedo sussultare appena dopo le sue ultime parole. Probabilmente non voleva dire quella frase, visto che attraverso essa traspare tutto il suo disaccordo nel sapermi con Melody.

Un piccolo sorriso laterale nasce sul mio viso al pensiero di sapere Elena gelosa di me. Perché, lo voglia ammettere o meno, questa è gelosia. Avanzo verso lei con cautela e quando mi ritrovo di fronte, decido di proferire parola.

-Sei gelosa?- chiedo quasi in un sussurro. Mi perdo a guardare le sue labbra carnose e rosee schiudersi impercettibilmente. Deglutisce.

-Non so nemmeno cosa sia la gelosia- controbatte. Vedo le sue labbra muoversi sinuosamente mentre pronuncia queste parole.

La guardo negli occhi e sento i battiti del cuore aumentare notevolmente. Due pozzi pieni di emozioni nascoste e di parole non dette. Dio, quanto sono belli.

-Impossibile... tutti sanno interpretare la gelosia-

Ammetto che ho proferito parola con grande fatica. Sto cercando di frenare il più possibile il mio impulso di baciarla proprio adesso. Devo scoprire se è gelosa di me. Devo rimanere lucido e reagire in modo razionale.

-Sono l'eccezione che conferma la regola, allora-

-Tu sei tutt'altro- dico lasciando andare i freni. Elena mi guarda interrogativa.

-Cioè?- chiede titubante.

-Tu sei l'interruttore che ha accesso la mia di gelosia-





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SPAZIO AUTRICE 

Allora, ciao people! Eccomi qui con un nuovo capitolo. Spero vivamente che rispecchi le vostre aspettative perché in questo periodo ho avuto paura che non le rispettassero.

Come vi sembra? Cosa pensate succederà nel prossimo capitolo?

Elena sembra sempre più coinvolta e quasi... gelosa? O le dà semplicemente fastidio l'apparente menefreghismo di Manuel?

E lui? Forse stanno arrivando un po' di gioie anche per lui? 

Vi dico che le cose ormai si stanno evolvendo e la storia sta prendendo un'altra piega... penso l'abbiate capito.

Vi spoilero qualcosa: A BREVE SCOPRIREMO LA STORIA DI MANUEL... pronte?

Baci, -N :)

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